Blades of Fire, la recensione di un action forgiato per la seconda volta
Blades of Fire approda finalmente anche su Steam in questa nuova versione 2.0 che migliora il titolo dal lato tecnico e aggiunge nuove funzionalità. Ecco la nostra recensione!
Dopo l’uscita su Epic Games Store e console nel Maggio del 2025, ecco che arriva su Steam in una versione riveduta ed arricchita Blades of Fire 2.0, un action adventure in terza persona che con le sue meccaniche combina For Honor, God of War e Dark Souls, creando qualcosa di nuovo e semplificato, un titolo che richiama l’attenzione sul combattimento e soprattutto sul crafting delle armi. MercurySteam ha dunque cercato di fare del gameplay e dell’essenzialità i punti di forza di questo gioco oltre che, come già detto, arricchire il tutto con nuovi contenuti e funzionalità.
Questa nuova versione sarà disponibile proprio da oggi 14 Maggio anche su console, e nello store di Epic, sottoforma di patch gratuita, dunque tutti coloro che lo avevano acquistato in precedenza potranno godere di questa rivisitazione senza costi aggiuntivi.
Gli sviluppatori di questa nuova creatura, coloro i quali ci hanno portato in passato titoli come Castelvania Lords of Shadows e Metroid Dread, saranno riusciti a dare una valida seconda occasione a questo titolo? Noi abbiamo forgiato appositamente questa recensione per scoprirlo.
Lineare e semplice, ma non del tutto
La premessa narrativa di Blades of Fire è chiara sin da subito. Il mondo fantasy in cui è ambientato era un tempo governato da possenti giganti detti Forgiatori, i quali regnarono con saggezza e magnificenza, fino a quando una devastante guerra fece cadere la loro civiltà in rovina. Di fronte alla minaccia del totale annientamento, i forgiatori crearono gli esseri umani, affinché raccogliessero la loro più grande eredità: Il Segreto dell’Acciaio, grazie al quale poterono elevarsi al potere dominando ogni cosa.
Migliaia di anni più tardi, la potente Regina Nerea, utilizzò la magia taumaturgica per tramutare l’acciaio dei suoi nemici in pietra, rivolgendo l’eredità degli Antichi contro gran parte dell’umanità. Tuttavia c’è ancora speranza, Aran De Lira erede del potere divino della forgiatura, è in grado di creare armi capaci di opporsi all’oscuro potere della Regina. Forte, resiliente e coraggioso, il protagonista dell’avventura è accompagnato da Adso de Zelk, un sagace studente dell’Abbazia di Egion, abile nell’analizzare i nemici e decifrare antichi testi e incantesimi, il quale si rivelerà un alleato fedele e indispensabile.
Il duo protagonista dell’avventura, ricorda molto il modello degli ultimi God of War, in cui il personaggio primario grande e possente è accompagnato da un alleato più giovane ed esile, che pur non possedendo grande forza fisica, si rivela utile in molte situazioni ed arricchisce la narrazione del gioco. Nonostante l’obiettivo principale della missione sarà ben chiaro sin dall’inizio e sempre rappresentato da un segnalino sulla mappa e nella bussola, raggiungere il punto indicato non risulterà sempre facile.
Le varie ambientazioni infatti, saranno caratterizzate da diversi percorsi che si intrecciano tra loro creando scenari piuttosto labirintici, nei quali è facile perdersi e girare in tondo per un po’, prima di aver trovato tutti gli oggetti nascosti e i percorsi che ci porteranno effettivamente avanti nella nostra avventura. Saranno proprio degli artefatti segretamente custoditi in alcuni bauli, a permetterci di potenziare Aran. Esplorando sarà possibile trovare gemme che incrementano la salute e il vigore del nostro personaggio o manufatti che forniscono bonus relativi a questi due attributi e alla forgiatura delle armi.
Il cuore dell’esperienza: i combattimenti
I combattimenti sono la base dell’esperienza di gioco, con un combat system che snellisce ma al contempo raffina e rende più accessibile ciò che abbiamo già visto in titoli come The Surge o For Honor. Sarà possibile infatti direzionare i nostri attacchi puntando alla testa, al torso o alle braccia, facendo roteare la nostra lama in varie direzioni o lanciandoci in un affondo, anch’esso direzionabile in uno dei punti appena citati.
Il nostro stile di combattimento sarà costantemente messo alla prova da una varietà di nemici sempre maggiore, il che ci porterà a modificare il nostro approccio in base all’avversario che avremo di fronte a noi. Puntando un nemico infatti, sarà possibile vedere per qualche secondo un sottile contorno colorato attorno alla sua figura, che ci indicherà se l’arma e lo stile che stiamo usando, riuscirà a ferire il nemico al massimo dei danni possibili, se l’armatura attutirà parte del colpo, o se quest’ultimo non avrà alcun effetto se non quello di rimbalzare, senza arrecare alcun danno al nostro avversario.
Gli scontri dunque, andranno affrontati con calma e pazienza, osservando i movimenti del nemico e cercando di capirne le fragilità e i punti deboli. Lanciarci a testa bassa non sarà una buona idea nella maggior parte dei casi e non risulterà raro perire durante i primi scontri con nuovi avversari.
Nel caso in cui dovessimo cadere in battaglia, perderemo l’arma equipaggiata e ritorneremo al nostro ultimo checkpoint sbloccato, ovvero una delle varie incudini che si possono trovare in giro per la mappa, un meccanismo che ricorda in tutto e per tutto quello della serie dei Souls, seppur meno punitivo e molto diverso nella sua essenza. Morire infatti non comporterà la perdita di materiali e l’arma potrà essere recuperata semplicemente recandoci nel punto in cui l’abbiamo persa.
Le incudini tra l’altro sono presenti in numero abbastanza generoso nelle mappe e non sarà necessario percorrere eccessive distanze tra un punto di rientro e l’altro. Dopo vari scontri, noteremo che la lama e la punta della nostra arma perderanno il filo e andranno quindi affilate, azione che può essere compiuta in pochi istanti anche durante un combattimento. Affilare l’arma tuttavia la rende sempre più fragile, e alla lunga sarà quindi assolutamente necessario sostituirla, ed è qui che il gioco introduce la meccanica chiave dell’esperienza, la forgiatura.
Battere il ferro finché è caldo!
Forgiare un’arma richiede innanzitutto la conoscenza di quest’ultima, oltre che materiali, necessità che vengono entrambe soddisfatte dal dilaniare i nemici. Uccidere una certa quantità di avversari che impugnano un determinato tipo di arma, ci renderà ricchi di risorse e ci permetterà di sbloccare nuovi strumenti di morte da poter realizzare alla Forgia Divina, luogo in cui Aran può recarsi tramite un’incudine per poter creare nuove armi.
La meccanica della forgiatura non è eccessivamente complessa, ma richiede una certa pratica per essere padroneggiata al meglio. Il minigioco infatti permette, man mano che lo si comprende, di poter realizzare armamenti di qualità sempre migliore, che possano essere riparati più volte prima di essere sostituiti. Doveroso anche porre l’accento sulla struttura dell’arma stessa, che in base a come verrà realizzata e ai materiali di cui è composta, potrà essere più o meno veloce, resistente e bilanciata, oltre che forte in termini di danno.
Esiste una grande varietà di tipologie di armi in Blades of Fire, ma non sarà possibile affezionarsi a nessuna di esse, in quanto la varietà dei nemici esigerà un ricambio continuo dei nostri strumenti, per poter proseguire. In base al tipo di avversario che affronteremo, sarà necessario utilizzare una determinata tipologia di arma al quale egli è vulnerabile per poterlo sconfiggere.
Durante gli scontri sarà quindi necessario alternare l’equipaggiamento, che in fasi più avanzate del gioco potrà subire anche alcuni incantamenti che ci permetteranno di affrontare nuove tipologie di nemici e sbloccare altri percorsi nella mappa. Non sarà raro infatti ritornare in zone precedentemente esplorate per poter accedere ad alcune aree apparentemente inaccessibili, fino a quel momento, con un backtracking che anch’esso ci ricorda un pochino GOW.
Alti e bassi artistici e tecnici
Tecnicamente il titolo non è eccelso e risulta graficamente anacronistico, con modelli dallo stile fumettoso che palesemente non puntano al realismo. Ciò non significa che sia brutto da vedere, ma che probabilmente un po’ più di ambizione e inventiva sarebbero stati sicuramente apprezzati, specialmente in una fase di rifinitura come questa versione 2.0. Il colpo d’occhio resta comunque molto gradevole, e la fisica dei personaggi e dei colpi è molto ben riuscita.
Blades of Fire si presenta in questa nuova versione 2.0 con una buona ottimizzazione tecnica, ad eccezione di alcuni brevi momenti in cui abbiamo riscontrato cali di frame rate e alcune animazioni non sempre precise.
Le stupende musiche del gioco, caratterizzate spesso da canti corali dalle più classiche inclinazioni fantasy, vi accompagneranno in questa lunga avventura della durata di circa 60 ore e il clangore delle spade vi farà venire la pelle d’oca nel momento in cui un vostro colpo andrà a segno mozzando di netto un arto dal nemico.
Il titolo consiglia espressamente di essere giocato col pad per essere goduto al meglio, in effetti l’esperienza di gioco risulta ampiamente più comoda rispetto a mouse e tastiera, con una mappatura dei comandi facilmente memorizzabile.
La versione 2.0 di Blades of Fire, oltre ad alcuni miglioramenti tecnici, include anche nuove funzionalità e aggiunte molto gradite come il new game plus, nuove componenti per la creazione delle armi, una nuova meccanica che permette la trasmutazione, consentendo ai giocatori di cambiare la tipologia dei materiali alla forgia in base alle esigenze, una nuova modalità che permette di affrontare nuovamente i boss per ottenere ricompense maggiori e tanto tanto altro.
Il gioco punta senza alcun dubbio al divertimento, con combattimenti avvincenti e al crafting delle armi molto ben approfondito e interessante, facendo di questi due elementi i suoi punti di forza, riuscendo nel complesso a convincere nonostante alcune piccole incertezze tecniche e uno stile grafico non proprio moderno. Un mix ben riuscito quindi, di alcune meccaniche già familiari ma saggiamente rivisitate.
Blades of Fire
Blades of Fire è action adventure single player in terza persona, il cui fulcro risiede nei combattimenti e nel crafting delle armi. Un titolo che mescola saggiamente elementi di gamplay già familiari limandone i bordi per creare un’esperienza più accessibile e altrettanto gradevole. Nei panni del fabbro divino Aran De Lira, intraprenderemo un viaggio per sconfiggere la Regina Nerea, che con la sua magia ha trasformato l’acciaio dei suoi nemici in pietra, imponendo la sua malvagia autorità in tutto il Regno. Nonostante il comparto tecnico non gridi al miracolo, il titolo è ottimizzato in maniera solida e riesce nel complesso a convincere e soprattutto a regalare sessioni di gioco molto divertenti.
7.5 / 5
Pro
- Gameplay divertente e appagante
- Nel complesso, possiede una sua identità stilistica
- Esperienza di gioco intuitiva, ma con un buon livello di sfida
Contro
- Alcune piccole incertezze tecniche
- Artisticamente poco di ambizioso







