Ripper, la recensione del nuovo global manga Francese di Star Comics:

Un mondo già perduto, mostri senza pietà e un protagonista destinato a cambiare le regole del gioco

Ci sono quei momenti rari in cui inizi un manga nuovo e senti subito una scintilla. Non qualcosa di razionale, ma quasi fisico. Ripper è esattamente questo: una scarica immediata, come quando apri un gacha e capisci al primo istante che sta per uscire qualcosa di raro. Solo che qui la sensazione è più ruvida, più sporca, più disperata.

Pubblicato in Italia da Star Comics, in arrivo il 21 aprile, Ripper Vol. 1 dall’ autore Jéronimo Cejudo si inserisce nel filone dei global manga, ma lo fa con una consapevolezza rara. Non cerca di imitare il modello giapponese: lo assorbe, lo rielabora e lo ributta fuori con una propria identità, fatta di tensione, istinto di sopravvivenza e un worldbuilding che, pur ancora parziale, ha già un forte impatto.

La serie ha già conquistando il cuore di migliaia di lettori e ricevuto il prestigioso “Daruma Award” al Paris Japan Expo 2024 come miglior produzione manga francese e, finalmente, anche i lettori italiani potranno conoscerla e apprezzarla.

Un mondo che ha già perso e la sfida di Ripper

L’aria sulla Terra è diventata irrespirabile a causa di una catastrofe senza precedenti e creature malvagie e mostruose chiamate “Wendigos” hanno preso il controllo del pianeta, attaccando ogni forma di vita umana e costringendo i pochi sopravvissuti a rifugiarsi in una torre improvvisata. Tra loro ci sono i “Ripper”, guerrieri in grado di fronteggiare i Wendigos grazie ai loro poteri straordinari. Durante una missione di ricognizione, una unità di Ripper si imbatte in Junk, un ragazzo energico e ottimista con una forza sovrumana, che sembra essersi adattato al nuovo ecosistema terrestre. Ma, quando il ragazzo ritrova una strana maschera dalla provenienza misteriosa, tutto cambia…

È una premessa semplice, ma funziona perché evita spiegoni e catapulta subito il lettore dentro un mondo che non perdona. Non c’è speranza eroica, non c’è destino glorioso: c’è solo sopravvivenza. I Wendigos, in questo contesto, non sono semplici nemici da abbattere ma hanno una presenza disturbante, quasi opprimente, più simile a certe boss fight che non sconfiggi davvero, ma a cui riesci solo a sopravvivere.

I Ripper e la fragilità della condizione umana

A opporsi a queste creature ci sono i Ripper, guerrieri dotati di poteri straordinari. Ma anche qui, niente eroismo classico: non sono salvatori, sono strumenti di resistenza. Combattono perché devono, non perché credono davvero di poter vincere. È in questa zona grigia che il manga trova uno dei suoi punti più interessanti: i personaggi non sono mai completamente “puliti”. C’è sempre una tensione latente, una fragilità che li rende credibili e, soprattutto, umani.

E poi arriva Junk. Un protagonista che, sulla carta, è il più classico possibile: energico, ottimista, fuori scala. Ma inserito in un mondo così disperato, diventa qualcosa di diverso. Junk è una stonatura, una variabile impazzita. La sua energia sembra quasi fuori posto, come se non appartenesse a quell’universo (ed è proprio questo a renderlo interessante). Inoltre ad accompagnarlo troviamo il suo fidato “amico” Crappy, un orsetto lavatore blue parlante che impersona il lato comico risoluto del duo.

Il suo incontro con i Ripper segna l’inizio della storia, ma è il ritrovamento della misteriosa maschera a cambiare completamente le regole del gioco. Non è un semplice power-up: è uno di quegli elementi narrativi che senti subito destinati a ridefinire tutto (personaggio, mondo, conflitto).

Equilibrio instabile tra azione pura e mistero

Il primo volume di Ripper sceglie una direzione chiara: ritmo alto, azione costante, poche spiegazioni. È un approccio che funziona perché cattura subito, ma lascia volutamente molte domande aperte. Il worldbuilding è ancora parziale, i personaggi secondari restano sullo sfondo e il sistema di poteri è solo accennato. Ma non è un limite totale ma una promessa infatti, tutto sembra costruito per esplodere più avanti.

Quello che colpisce davvero è la sensazione di equilibrio instabile. Ogni elemento (la sopravvivenza, i mostri, i poteri, il passato della Terra) sembra pronto a collassare in qualcosa di più grande.

Dietro Ripper c’è Jéronimo Cejudo, autore con un percorso che molti appassionati riconosceranno come familiare: la scoperta del disegno da bambino, l’influenza di Akira Toriyama e dei grandi shonen, gli anni di tentativi, studio e crescita. Il secondo posto al Tezuka Manga Contest con Devil Dive Inferno e i complimenti ricevuti da Kazue Kato sono tappe importanti, ma ciò che emerge davvero è la sensazione di un autore che conosce bene il linguaggio del manga e sa come utilizzarlo.

Sul piano artistico, Jéronimo Cejudo dimostra una grande sicurezza; Le tavole sono dinamiche, leggibili, pensate per esaltare l’azione. I combattimenti funzionano, hanno peso, velocità, impatto. Il design dei Wendigos è efficace, inquietante senza essere eccessivo, mentre quello dei personaggi mantiene un equilibrio tra stile manga e sensibilità più internazionale. È uno di quei casi in cui il disegno non è solo supporto alla storia ma diventa parte integrante dell’esperienza.

L’eccellenza tecnica dietro le tavole

Ripper arriva in un momento in cui consumiamo storie velocemente, passando da una all’altra senza fermarci. Eppure, qui c’è qualcosa che ti spinge a restare. Non è solo l’azione, non sono solo le trasformazioni: è l’atmosfera. Quel senso di mondo tossico, ostile, ma incredibilmente affascinante, che ti rimane addosso anche dopo aver chiuso il volume. È un manga che non chiede solo di essere letto, ma di essere vissuto.

Ripper Vol. 1 è un debutto potente, imperfetto ma pieno di energia. Non rivoluziona il battle manga, ma lo reinterpreta con un tono più cupo e una forte identità visiva. È uno di quei primi volumi che non ti conquistano per completezza, ma per potenziale. E quel potenziale è enorme. Un esordio che colpisce duro e lascia il segno. Se manterrà le promesse, Ripper potrebbe diventare una delle sorprese più interessanti del panorama global manga.

Ripper

Ripper Vol. 1 si presenta come un esordio ruvido ma estremamente promettente, capace di distinguersi grazie a un’identità visiva forte e a un’atmosfera costantemente tesa. Pur muovendosi all’interno di dinamiche familiari allo shonen moderno, riesce a ritagliarsi uno spazio proprio grazie al suo tono più cupo, alla violenza mai gratuita ma funzionale al mondo narrativo e a un protagonista che lascia intravedere un’evoluzione tutt’altro che scontata.

Non tutto è ancora perfettamente a fuoco: la costruzione dell’universo e il ritmo narrativo hanno margine di crescita, ma proprio questa sensazione di “caos controllato” contribuisce a rendere la lettura imprevedibile e viva. Ripper è un manga che sembra ancora trattenere il suo vero potenziale, e proprio per questo incuriosisce.

Se i prossimi volumi sapranno sviluppare con maggiore profondità personaggi e mitologia, potremmo trovarci davanti a una serie capace di lasciare il segno nel panorama più oscuro e underground dello shonen contemporaneo.

7.5 / 5

Pro
  • Atmosfera cupa e coinvolgente
  • Disegni dinamici e d’impatto
  • Protagonista con forte potenziale
  • Worldbuilding intrigante ma.....
Contro
  • ...spiegazioni ancora limitate
  • Personaggi secondari poco sviluppati
  • Struttura iniziale molto classica
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