Michael, la recensione dell’ascesa del Re della musica
Analizziamo in questa recensione il biopic Michael esplorandone la portata narrativa la potenza recitativa di Jaafar Jackson e le scelte registiche di Fuqua
Non prendiamoci in giro: nessuno è (e mai sarà) più grande e iconico di Michael Jackson. Il Re indiscusso della musica, colui che ha plasmato i generi, messo in relazione diversi media facendo entrare i videoclip nella scena musicale, quello che ha unito i Crips e i Blood che imperversavano nelle strade di Los Angeles, sotto la stessa bandiera. Il nero che ha trasceso i colori della sua pelle, che ha aiutato e reso possibili vite di centinaia di bambini. E tanto altro. Ma conoscete l’uomo, o meglio il ragazzo, dietro tutto questo? Il Peter Pan dietro l’icona? Ebbene, la vita di Michael non è stata felice, non da subito, perlomeno. Il regista Antoine Fuqua (Bohemian Rhapsody) e l’attore Jaafar Jackson (sì, se notate una somiglianza nel nome è perché l’attore protagonista è il nipote del Re) ci hanno regalato un biopic di altissimo livello, rappresentando non solo l’eroe della sua storia ma anche le ombre che lo hanno accompagnato nella vita.
Jackson è il brand
Michael Jackson è un ragazzino di Gary, una piccola cittadina dell’Indiana, che vive la sua vita da pre-adolescente con i fratelli più grandi, quattro per essere precisi e un padre despota di nome Joseph. L’infanzia non è felice per il piccolo Michael che vorrebbe giocare con gli altri bambini mentre il padre ha altre idee e aspettative su di lui (e sugli altri 4 figli): Joseph è un dipendente in un’acciaieria che in quegli anni andava per la maggiore, il paese era in pieno sviluppo ma il lavoro era duro, logorante e secondo Joseph degradante.
Joseph mette su una band di cinque elementi, i Jackson Five per l’appunto, con i quali inizia un piccolo ma remunerativo tour nei locali dell’Indiana. Nonostante la bravura e il successo che i cinque ragazzi raccolgono, con Michael come frontboy, il padre non è mai contento e pretende sempre di più. Non mancano cintate e punizioni, qualora uno dei figli si azzardi a mettere in discussione le decisioni paterne. Ovviamente Michael è il bersaglio preferito di queste angherie e soprusi. Di fatto il ragazzino si ritrova a fantasticare nei libri e nei film per evadere dalla realtà.
Passano gli anni e Michael inizia a diventare un giovane adulto ed è qui che tutto cambia, qui che le cose si evolvono e si muovono in una direzione che Joseph Jackson non poteva nemmeno immaginare. Non andremo oltre circa la trama, sebbene, trattandosi di un biopic potreste sapere molto bene come andranno le cose, tuttavia non riteniamo giusto raccontarvele in questa sede, dando modo a chiunque di scoprire l’uomo dietro la leggenda nel migliore dei modi: al cinema.
Jaafar e la sua eredità
Jaafar Jackson è stato incredibile: in più di un’occasione sembra di vedere lo zio su quei palchi, dietro luci e paillettes colorate. Movenze, micro-espressioni e una spiccata gentilezza che ha da sempre contraddistinto Michael al di fuori della scena, sono riprese e trasposte in maniera impeccabile. Quello che ha dell’incredibile è che Michael sembra prendere vita sulla scena, al punto che ci si dimentica di avere davanti Jaafar e torniamo tutti di botto negli anni ’70/’80, accanto a Michael su quei palchi o in un video musicale, Thriller nello specifico.
Colman Domingo, l’attore che riporta in vita il despota Joseph Jackson, ha saputo regalarci una performance eccezionale, rendendo appieno le ombre e il marcio che contraddistinse quella persona. Sì, perché di fatto, senza quel mostro che viveva in casa Jackson, molto probabilmente non avremmo avuto il Re e la sua leggenda così come oggi la conosciamo per cui si prova un senso di odio e amore verso quella persona.
Antoine Fuqua, il regista, non rischia e ci mostra un biopic lineare, pulito e blasonato dall’inizio alla fine. Questo è probabilmente lo sbaglio più grande del film: si poteva osare, andare oltre quello che già si sapeva e rendere il film più crudo e vero, invece il regista non si prende alcuna libertà, ricalcando quello che già aveva fatto con Bohemian Rhapsody, ovvero inserendo le canzoni cantate dalla voce originale, senza permettere all’attore protagonista di cimentarsi in un’azione canora, regalandoci magari un Michael giovane e inesperto.
E dopo?
Michael non è un brutto film, però poteva darci di più: ci siamo chiesti, è davvero tutto qui? Perché di fatto il film termina con il concerto del 1988 a Wembley, con un taglio netto e imbarazzante. Ebbene no: Jaafar Jackson ha infatti dichiarato che sta già lavorando al secondo capitolo del film, per cui di fatto, questo possiamo tradurlo come “fine primo tempo”, dato che il secondo capitolo avrà toni più cupi e controversi stando sia alla storia che ben conosciamo, sia alle dichiarazioni di questi giorni svolte tanto dall’attore quanto dal COO di Lionsgate.
La leggenda di Michael continua ancora oggi, facendo sognare ed emozionare chiunque ascolti i suoi testi, la sua musica e le sue canzoni. Nulla è lasciato al caso, nemmeno in questo biopic dalla durata di due ore e trenta minuti che scorrono via come acqua da un rubinetto aperto. È bello che il cinema torni a raccontare storie lunghe e dense, di fatto sarebbe stato molto difficile chiudere Michael in 2 ore di film per cui riteniamo sensata la scelta di dividerlo quanto meno in due.
Michael
Il film racconta la figura di Michael Jackson, icona musicale mondiale, sottolineando però anche il lato umano dietro la leggenda. Il biopic diretto da Antoine Fuqua mostra sia i successi sia le difficoltà della sua vita. L’infanzia di Michael, cresciuto a Gary con i fratelli e il padre autoritario Joseph Jackson, è segnata da abusi e pressioni. Con i Jackson Five arriva il successo, ma anche ulteriori sacrifici e sofferenze. Il film evidenzia la crescita artistica e personale di Michael, senza entrare troppo nei dettagli finali. Jaafar Jackson offre un’interpretazione molto fedele allo zio, mentre Colman Domingo rappresenta efficacemente il padre. La regia risulta però piuttosto tradizionale e poco coraggiosa. Il film si interrompe bruscamente al concerto del 1988 a Wembley, lasciando spazio a un secondo capitolo. Nonostante alcuni limiti, il biopic riesce a emozionare e a raccontare una storia intensa e complessa.
8 / 5
Pro
- Michael torna vivo grazie al nipote
- L'uomo dietro la leggenda si vede davvero
- Fotografia impeccabile
Contro
- Le canzoni originali e non adattate stonano
- Lineare, senza voli pindarici
- Finale tagliato con l'accetta


