Il Diavolo Veste Prada 2, recensione del film di cui non avevamo bisogno
Quello che abbiamo di fronte è un film fatto senza amore, o semplicemente ha fallito? Ecco la nostra recensione de Il Diavolo Veste Prada 2, il sequel diretto del leggendario film del 2006.
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel diretto del primo film, uscito nel lontano 2006. Sebbene alla regia ci sia la stessa persona, viene da chiedersi cosa sia successo negli ultimi 20 anni. Il film riprende grossomodo gli stilemi della prima produzione, sebbene sia meno incentrato sulla moda e molto di più sul mondo degli affari, degli influencer e dei social. La tendenza non è più quella di una volta? Vedremo a breve in questa recensione.
Runway, ma senza patinatura
Andy è una giornalista di successo: la ragazza ha incoronato il suo sogno, quello di scrivere, e nonostante tutto il giornale per il quale lavora viene venduto e dismesso dal nuovo proprietario. Sentendosi “con il culo per terra”, Andy non sa bene cosa aspettarsi nell’immediato futuro: alcuni l’aiutano proponendole un lavoro, ma non è convinta. Tutto cambia una mattina in cui il padrone di Runway la chiama per proporle un lavoro tutt’altro che facile: tornare a Runway in veste di scrittrice di talento, con un buono stipendio e con il compito di ridare lustro al magazine, in quanto al momento non se la passa affatto bene.
Miranda Priestley si è lasciata coinvolgere, suo malgrado, in uno scandalo mediatico e i social l’hanno fatta nera. Adesso Andy deve mettere apposto le cose con il suo stile un po’ goffo, ma non sarà sola: accanto a lei c’è il fidato Nigel, vero pilastro del palazzo.
Sebbene la trama sembri di fatto intrigante e il film ci provi pure a intrattenerci con un inizio memorabile, nel quale Andy denuncia la nostra società moderna e criticando il fatto che “il giornalismo ha ancora importanza c***o!”, non riesce a mantenere il ritmo. Lo svolgersi degli eventi poi, appare drammaticamente un deja-vu, ovvero se ci si distacca un secondo e si segue il ritmo del film ci si accorge che è un banale tentativo di sovrapporre le cose al film precedente ma senza avere lo stesso stile, cuore e anima. Manca qualcosa, quell’impalpabile che ha reso immortale il primo capitolo e che qui, pur con tutte le buone intenzioni, deficita.
Squadra che vince, non si cambia
Le dolenti note de Il Diavolo Veste Prada 2 arrivano non solo da una trama scialba e ricalcata dal primo capitolo, ma anche dall’aggiunta dei nuovi personaggi (a malapena accennati), al punto che usciti dalla sala li avrete completamente dimenticati e vi chiederete “ma davvero ho buttato 40 minuti di pellicola per non scoprire nulla su di loro?”.
Se c’è una cosa che il primo film aveva fatto bene era proprio questa: non lasciare nulla al caso, al punto che ogni personaggio che parlava nel film, aveva una sua storia personale, un suo stile di vita, e apportava un’aggiunta interessante. Qui nulla di tutto questo accade, e viene da chiedersi: “perché?“. Forse hanno girato troppo ed hanno dovuto tagliare? Uscirà una versione più lunga e completa del film? Anche se, vale la pena dirlo, con 1 ora e 59 minuti ci si aspettava nettamente di meglio e già così il film risulta eccessivamente lungo.
Anne Hathaway è sempre bravissima, ma si iniziano a vedere gli anni che passano, e probabilmente il ruolo della ragazza non le sta più tanto addosso: in questa versione, il personaggio sembra non essere di fatto cresciuto, ma solo invecchiato. Nota di demerito anche per Meryl Streep che ci mostra un personaggio diametralmente opposto a quello del passato: Miranda è stronza, ma meno. Caparbia, ma più politically correct (o quanto meno ci prova). Invecchiata anche lei? Forse. Fatto sta che i protagonisti sembrano la versione bignami di quello che erano nel primo capitolo mentre i personaggi secondari sono ombre e polvere accanto a loro.
Decisamente dimenticabile
Il diavolo veste Prada 2 è un film che dimenticheremo presto (per fortuna) in quanto, non solo è grossomodo la copia invecchiata male del primo capitolo, ma fa anche di tutto per farti ridere in sala, con battute al limite della stupidità e del trash più becero, mentre i cameo di pregio si sono ridotti a due (Lady Gaga e Donatella Versace) che lasciano il tempo che trovano. Non c’è amore in questo film: tutto sembra fatto per il dovere di farlo, per sfruttare i diritti di un brand e non perché fosse giusto raccontare una storia sensata.
Vogliamo parlare poi dei tagli? Se avessi preso un’ascia e fossi entrato in sala montaggio, avrei fatto di meglio lanciando colpi alla rinfusa. Molto spesso non si capiscono certi stacchi: un momento siamo a Runway a parlare di giornalismo, quello dopo Andy è sul divano a sorseggiare vino assieme a quello con cui sta intrattenendo una relazione; si, lo definiamo così, perché per i motivi di cui sopra (ricordate i personaggi a malapena accennati?) non sappiamo quasi nulla di questo personaggio, eccetto il suo lavoro e non sappiamo ne perché, ne per come abbia convinto Andy a vedersi tra loro. In sintesi, se siete dei fan sfegatati del primo capitolo evitate di vedere il secondo: ne uscirete solo delusi.
Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo Veste Prada 2 è il sequel del film del 2006, ma risulta inferiore per qualità e cambia focus, spostandosi dalla moda al mondo degli affari, degli influencer e dei social. La storia segue Andy, ormai giornalista affermata, che dopo aver perso il lavoro torna a Runway per rilanciare il magazine, mentre Miranda Priestley deve affrontare le conseguenze di uno scandalo mediatico. Nonostante un inizio promettente, il film perde rapidamente ritmo e dà la sensazione di essere una copia poco riuscita del primo capitolo. La trama appare debole e priva della profondità emotiva originale, mentre i nuovi personaggi sono poco sviluppati e facilmente dimenticabili. Anche le interpretazioni di Anne Hathaway e Meryl Streep risultano meno incisive, con personaggi che sembrano versioni sbiadite di quelli precedenti. A peggiorare il tutto contribuiscono un montaggio confuso, scene poco collegate e un umorismo spesso forzato. Nel complesso, il film è un sequel deludente, percepito più come un’operazione commerciale che come una storia davvero necessaria.
6 / 5
Pro
- I personaggi di sempre ci sono tutti
- Musiche azzeccate
- Stile classico
Contro
- Battute becere
- Personaggi a malapena accennati
- Primo capitolo, copia e incolla


