South of Midnight, la recensione dell’avventura di Hazel su PlayStation 5

South of Midnight è uno splendido racconto che affonda le radici nel folklore e la cultura popolare, e ora è arrivato anche su PS5. Ecco la nostra recensione!

La canado-francofona Compulsion Games è stata una delle (tante) prime acquisizioni del progetto Microsoft sotto l’egida di Phil Spencer, in un quel lungo processo che avrebbe portato alla casa di Redmond una schiera di artisti e sviluppatori del settore tale da garantire una varietà e qualità di progetti in grado di distinguersi dall’agguerrita concorrenza. Dopo l’ottimo Contrast e il più controverso We Happy Few del 2018, Compulsion ha dato vita a South of Midnight, titolo definitivo del Project Midnight teaserato nell’ormai lontano 2019, a seguito dell’acquisizione da parte di Microsoft. Il progetto è stato accolto positivamente dalla critica, segnando una bella svolta nel curriculum di Compulsion Games e, a seguito del cambio di strategia del colosso americano riguardo le esclusive, eccolo arrivare a un anno di distanza su PlayStation 5 e Nintendo Switch 2. Vediamo come si comporta questa eccellente fiaba gotica sull’ammiraglia di Sony!

Once Upon a Time in Louisiana…

Stati Uniti, Louisiana: siamo a Prospero, una cittadina immaginaria del sud statunitense. Hazel Flood è una ragazza che vive con sua madre in una comunità segnata dalla povertà e da un lento declino, un luogo oramai desolato, stanco e grottesco, che nei toni e mood ricalca molto quell’atmosfera di piccola cittadina americana dimenticata persino da Dio. Una sera, però, un violento uragano si abbatte su Prospero e in un attimo la vita di Hazel, nel senso più stretto del termine, viene spazzata via: il suo villaggio, la sua casa, tutto scompare sotto l’acqua e, con essa, anche sua madre Lacey.

Questi sono i natali di South of Midnight che, fin dalle sue prime battute, non nasconde la sua vena dark, presa a piè pari da quei racconti caratteristici di quelle zone degli Stati Uniti. Hazel si ritrova infatti catapultata in una realtà più grande di lei, dove il folklore tipico del Sud, fatto di racconti tramandati, prende vita: presenze concrete, ostili e misteriose caratterizzeranno l’avventura di Hazel alla ricerca di sua madre. Creature leggendarie – amiche e non – porteranno con loro storie antiche e irrisolte, aumentando il velo di mistero che South of Midnight traina già dal principio.

 

Hazel scopre infatti di essere una Weaver, una “Tessitrice”, dotata della capacità di percepire e purificare lo stigma: una sostanza oscura e vischiosa, simile al catrame, che nasce dal dolore e dai traumi irrisolti dei morti. Ogni volta che libera uno spirito da questo peso, ne raccoglie il residuo in fragili bottiglie azzurre, portando con sé il peso delle sofferenze altrui finché non riesce a donare loro pace. Nel suo viaggio attraverso una Prospero sommersa e, letteralmente, deformata dal lutto, Hazel incontra spiriti e creature segnati da tradimenti e perdite. Ad accompagnarla c’è Catfish, un enorme pesce gatto parlante che funge sia da guida sia da mezzo di trasporto tra le acque allagate: grazie al suo umorismo asciutto e ai suoi proverbi, intrisi di saggezza popolare, Catfish offre una voce narrante ironica e malinconica al tempo stesso, che ci accompagnerà nel corso di tutta l’avventura.

Questa si sviluppa come una serie di racconti intrecciati: ogni capitolo ha infatti il sapore di una fiaba autonoma, sapientemente arricchita da transizioni animate che danno alla storia l’aspetto di un libro vivente. Sotto le vicende di ogni incontro e di ogni spirito da salvare, rimane fedele, sin dal principio, il cuore pulsante del racconto: il tema del viaggio, quello di Hazel, guidato dal dolore di un mondo in rovina, ma anche dalla speranza di ritrovare sua madre, e perchè no, anche il proprio posto nel mondo.

Ludicamente parlando

Se dal punto di vista della sceneggiatura e soggetto il gioco di Compulsion Games merita elogi, qualche scricchiolio emerge da quello puramente ludico. South of Midnight si presenta come un action-adventure classico nel senso più assoluto del termine: il titolo alterna infatti esplorazione, combattimenti e sezioni platform, mostrando fin dalle prime fasi una certa derivatività intrinseca all’opera. Intendiamoci, tutto è piuttosto ben amalgamato e nulla è davvero mal riuscito o implementato.

I movimenti di Hazel sono fluidi e sempre in controllo: il doppio salto, la corsa sui muri e la planata trasformano rami, cartelloni e vaste aree paludose in opportunità di movimento. La protagonista può inoltre evocare ponti e casse usando i fili della memoria, utili per risolvere enigmi ambientali, e anche spingere oggetti con potenti esplosioni di filo, per liberare la strada da ostacoli o spostare grandi carri di legno e raggiungere zone sopraelevate. Tutto funziona ma allo stesso tempo è tutto davvero classico e già visto, risultando lacunoso in quel tipo di freschezza che invece un’esperienza come Kena: Bridge of Spirits, paragone che mi balza subito alla mente visto la tipologia di prodotto, riesce a portare.

Le abilità magiche rappresentano il cuore del gameplay, permettendo di manipolare scenario e level design. Tuttavia, la loro introduzione è concentrata nelle prime ore, riducendo la sensazione di progressione nella seconda metà del gioco. Anche il level design, nonostante le molteplici possibilità di traversing precedentemente citate, risulta fin troppo semplice e mai davvero brillante: il gioco è fin troppo lineare e i percorsi alternativi finiscono quasi sempre per portare a un piccolo collezionabile o a un potenziamento. Davvero un peccato, perché invece i momenti in cui prova a sorprendere ci sono, e funzionano anche bene: con un po’ più di coraggio il progetto di Compulsion sarebbe potuto essere un’ottima proposta anche sul fronte ludico, senza alcun dubbio.

Il combat system è funzionale e divertente, ma soffre di una certa ripetitività, soprattutto a causa di un bestiario limitato e da alcune imperfezioni tecniche, come la gestione della telecamera negli spazi ristretti. Il moveset di Hazel è tutt’altro che banale, risultando vario, articolato e anche stimolante: il problema è il medesimo, ossia l’introdurle tutte troppo presto, rendendo quindi le fasi avanzate dell’avventura meno stimolanti e variegate. Più che buone invece le boss fight: meravigliose esteticamente, pur non reinventando la ruota, riescono a intrattenere l’utente con qualche espediente ben pensato, come l’utilizzo interattivo dello scenario e di puzzle ambientali necessari a garantirvi la sopravvivenza.

Meraviglia audiovisiva, anche su PlayStation 5

È artisticamente parlando che South of Midnight brilla davvero di luce propria. Il prodotto Compulsion Games è semplicemente straordinario da questo punto di vista, rappresentando davvero un’eccellenza nel medium. Il bayou che da luogo alle avventure di Hazel è bellissimo, nella sua dicotomia continua fra concreto e sovrannaturale; uno sfondo onirico e ammaliante che, anche grazie allo stop motion optato dagli sviluppatori, vi resterà senza dubbio stampato nella mente.

Il comparto sonoro è anch’esso strepitoso, probabilmente ancor di più della componente puramente artistica; il francese Olivier Deriviere (A Plague Tale, Vampyr) si è confermato un talento prezioso che, con una sequela di brani ispirati al foklore del profondo Sud statunitense, fondendo blues, gospel, jazz, è riuscito a creare qualcosa che va ben oltre la somma delle sue parti, cementando nell’immaginario di South of Midnight una OST indimenticabile.

Tecnicamente parlando, il titolo fa un ottimo uso dell’Unreal Engine 5: i modelli sono dettagliati e credibili, le ambientazioni varie e sempre curate, mentre il framerate, salvo qualche piccolo intoppo, si mantiene sui 60fps per tutte le circa 12 ore necessarie a completare l’avventura. Avendolo giocato su PlayStation 5 possiamo tranquillamente affermare che l’esperienza è in tutto e per tutto equivalente a quella testata su Series X lo scorso anno: solida, soddisfacente e ben centrata.

South of Midnight

A un anno di distanza dall’uscita su Xbox, South of Midnight sbarca anche su Playstation 5 (e Nintendo Switch 2) confermando, se fosse necessario, le ottime impressioni registrate nel 2025. Il prodotto di Compulsion Games vanta un’immaginario davvero straordinario, coadiuvato da un’eccezionale componente artistica e una riuscitissima colonna sonora; purtroppo non possiamo spendere esattamente le stesse parole per un comparto ludico che sì, funziona, ma si limita al compitino, risultando derivativo e accessorio nello scorrere dell’esperienza. Consiglio comunque l’esperienza a tutti coloro che cercano una storia ben raccontata, che affondi le sue radici nel folklore e nella cultura popolare.

7.7 / 5

Pro
  • Immaginario straordinariamente riuscito
  • Narrativa accattivante
  • Comparto audiovisivo stellare
Contro
  • Gameplay derivativo e mai troppo incisivo
  • Level design poco stimolante
  • Progressione non sempre ben calibrata
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