Silver Pines, la recensione di un metroidvania a metà strada tra Silent Hill e Twin Peaks

Wych Elm Games debutta con un'avventura horror che mescola esplorazione metroidvania, enigmi e gestione risorse in un atmosfera alla Silent Hill. Ecco la recensione di Silver Pines

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Silver Pines è un survival horror che guarda ai classici del genere e prova a reinterpretarli attraverso una struttura metroidvania in 2.5D. Sviluppato da Wych Elm Games, un piccolo studio composto da cinque persone con esperienze legate a produzioni come Helldivers 2 e The Darkness, il gioco ci porta in una cittadina americana avvolta nel mistero, dove esplorazione e indagine si intrecciano con una costante lotta per la sopravvivenza. Lo abbiamo provato su PlayStation 5, scoprendo un’avventura capace di conquistare grazie alle sue atmosfere, ma anche frenata da alcune meccaniche poco rifinite.

Il progetto ha un’identità precisa e diverse idee interessanti, soprattutto quando lascia spazio alla curiosità e alla ricostruzione degli eventi. I problemi emergono invece durante gli scontri e nella gestione delle risorse, dove alcune scelte finiscono per appesantire il ritmo. Silver Pines ha quindi più di un motivo per attirare gli appassionati dell’horror, ma non sempre riesce a trasformare le proprie ambizioni in un’esperienza convincente.

Una cittadina dimenticata e un’indagine

In Silver Pines vestiamo i panni di Red Walker, un investigatore privato che si ritrova in una cittadina americana semideserta per indagare sulla scomparsa di Eddie Velvet, un musicista di cui si sono perse le tracce. L’incarico sembra inizialmente quello di un’indagine convenzionale, ma bastano pochi passi per capire che qualcosa non torna. Il luogo appare sospeso in una dimensione tutta sua, gli indizi sollevano più domande di quante ne risolvano e il passato della città sembra nascondere qualcosa di decisamente più inquietante di una semplice sparizione.

La storia non ha fretta di mettere tutte le carte in tavola: bisogna osservare l’ambiente, leggere documenti, parlare con i personaggi che incontriamo e ricostruire gradualmente ciò che è successo. Spesso sono gli spazi, gli oggetti e i dettagli disseminati per la città a suggerire quale direzione prendere.

Questo approccio richiama il fascino delle avventure investigative di una volta, quando il piacere di giocare passava anche dalla capacità di collegare informazioni apparentemente scollegate. Le suggestioni di Silent Hill e Twin Peaks si avvertono soprattutto nel modo in cui il gioco costruisce il proprio mistero, tra inquietudine, immagini disturbanti e una realtà che sembra progressivamente perdere consistenza.

La trama è uno degli elementi che invogliano a proseguire. Il mistero di Eddie Velvet rappresenta il punto di partenza, ma l’indagine trascina Walker in una situazione sempre più difficile da interpretare. Meglio fermarsi qui, perché raccontare troppo significherebbe togliere valore alle scoperte che il gioco ha preparato per noi.

Un metroidvania col cuore da survival horror

La struttura di Silver Pines è quella di un metroidvania, ma il modo in cui gestisce l’esplorazione guarda soprattutto ai survival horror classici. La città è un labirinto di ambienti collegati tra loro, passaggi bloccati, porte da aprire e percorsi che diventano accessibili soltanto dopo aver recuperato determinati strumenti. Tornare sui propri passi è parte integrante dell’avventura: una porta che sembrava inutile può nascondere una scorciatoia, mentre una zona già visitata può rivelare nuovi segreti una volta ottenuto l’oggetto giusto.

Curiosità e attenzione verranno sempre premiate, e bisogna ricordare dove abbiamo visto un lucchetto, quale passaggio non siamo riusciti a superare, e quali informazioni potrebbero tornare utili più avanti. L’esplorazione è uno degli aspetti che funzionano meglio, anche perché si integra con la gestione delle risorse e con la necessità di valutare attentamente ogni spostamento.

Le munizioni non sono infinite, lo spazio nell’inventario è limitato e le cure vanno amministrate con attenzione. Ogni oggetto raccolto può fare la differenza, ma non sempre è possibile portare con sé tutto ciò che vorremmo. È qui che Silver Pines recupera lo spirito dei survival horror tradizionali, costringendoci a scegliere se affrontare un nemico, evitarlo o rischiare di proseguire con poche risorse.

Combattimento: il vero punto debole

Se l’esplorazione riesce a tenere viva la curiosità, gli scontri sono la parte in cui Silver Pines mostra maggiormente i propri limiti. Il sistema di combattimento è piuttosto rigido, con attacchi corpo a corpo e schivate che non sempre restituiscono la sensazione di controllo che ci aspetteremmo.

Il problema lo si sente soprattutto contro i nemici più piccoli e veloci. Quando i movimenti non rispondono con la precisione necessaria, anche un avversario apparentemente innocuo può trasformarsi in una fonte di frustrazione. Una schivata eseguita nel momento sbagliato può costare parecchia salute, ma a volte è difficile capire se l’errore sia davvero nostro oppure dipenda dalla gestione delle collisioni e delle hitbox.

Anche la varietà degli scontri non aiuta. Dopo un po’, affrontare le creature che popolano la città rischia di diventare un esercizio ripetitivo: si studia il loro comportamento, si attende il momento opportuno, si schiva e si contrattacca. Una soluzione che funziona nelle prime ore, ma che perde efficacia quando il gioco continua a riproporre dinamiche simili.

Un survival horror può essere spietato, ma deve permetterci di capire perché abbiamo subito un danno e come possiamo evitarlo la volta successiva. In Silver Pines questa chiarezza non è sempre garantita, e il rischio è che la tensione si trasformi in irritazione. A complicare ulteriormente le cose c’è la durabilità delle armi bianche, che possono rompersi e richiedono nastro adesivo per essere riparate. Insomma, si aggiunge un ulteriore livello di manutenzione a un sistema che già richiede parecchia attenzione.

Enigmi e risorse: quando il gioco esagera

Gli enigmi sono una componente importante dell’indagine e, nelle situazioni migliori, rappresentano un buon motivo per esplorare con maggiore attenzione. Documenti, oggetti e dettagli ambientali possono contenere informazioni necessarie per capire come procedere. Il gioco, però, non sempre riesce a trovare il giusto equilibrio tra lasciare spazio al ragionamento e diventare eccessivamente criptico.

Alcuni indizi testuali sono difficili da interpretare e possono rallentare la progressione senza dare la soddisfazione di aver risolto un problema particolarmente ingegnoso. Quando si resta bloccati perché non si è colto un collegamento logico, la difficoltà può essere stimolante. Quando invece manca la chiarezza necessaria per capire che cosa il gioco si aspetti da noi, la sensazione è diversa.

C’è poi una scelta di design che merita una riflessione: il sistema di salvataggio. Silver Pines richiama la filosofia dei vecchi survival horror, nei quali salvare la partita richiedeva di utilizzare risorse limitate. Qui entrano in gioco le monete, che possono essere impiegate anche per acquistare oggetti e potenziamenti. Conflitto interno sull’usarle o meno, e quando? Esatto.

Un’estetica che fa gran parte del lavoro

Se c’è un motivo per continuare a esplorare Silver Pines anche quando il gameplay mette alla prova la pazienza, è la sua direzione artistica. La rappresentazione in 2.5D, il taglio quasi cinematografico delle inquadrature e l’estetica cupa contribuiscono a costruire un mondo che sembra uscito da un thriller soprannaturale. L’impostazione visiva valorizza le strade deserte, gli edifici dimenticati e gli ambienti in cui qualcosa sembra essere andato terribilmente storto.

È un horror che trova la propria forza nella sensazione di essere fuori posto, in una città che nasconde qualcosa e nella quale ogni nuova scoperta sembra aprire un’altra porta sul mistero. Belle le suggestioni da cinema e televisione degli anni Ottanta e Novanta, che contribuiscono a definire l’identità del progetto, senza che sia necessario affidarsi continuamente a spaventi improvvisi. Anche il comparto sonoro accompagna bene questa impostazione, sostenendo il senso di isolamento e dando personalità agli ambienti.

Su PlayStation 5, però, non tutto è esente da qualche spigolosità. Durante l’esperienza abbiamo riscontrato imperfezioni visive, problemi di collisione e situazioni in cui le animazioni non si integrano perfettamente con ciò che accade sullo schermo. Non sono necessariamente difetti tali da compromettere l’intera avventura, ma diventano più evidenti proprio quando si verificano durante gli scontri o nelle fasi in cui è richiesta precisione.

Durata e localizzazione: quanto dura Silver Pines?

Per completare la storia di Silver Pines bisogna mettere in conto circa 12-14 ore. Il tempo effettivo dipende naturalmente dalla difficoltà scelta, dalla familiarità con il genere e da quanto ci si dedica all’esplorazione, agli enigmi e ai percorsi secondari. La presenza di finali multipli offre inoltre un motivo per tornare a giocare dopo aver concluso la prima partita. Va detto, però, che alcuni enigmi poco chiari e la ripetitività dei combattimenti possono allungare l’esperienza senza renderla necessariamente più appagante.

C’è poi una questione importante per chi gioca dall’Italia: Silver Pines non dispone della lingua italiana. Testi e dialoghi sono in inglese, e questo pesa più che in un gioco d’azione tradizionale. Qui leggere un documento può essere essenziale per interpretare un indizio, mentre una sfumatura linguistica può fare la differenza nel comprendere un personaggio o un passaggio della storia. Chi ha una buona conoscenza dell’inglese non dovrebbe incontrare particolari ostacoli, ma per chi non si sente a proprio agio con la lingua la mancanza di una localizzazione rappresenta un limite concreto, soprattutto considerando la centralità dell’indagine.

Silver Pines

Silver Pines è un gioco che sa conquistare quando ci lascia liberi di esplorare, osservare e ricostruire i pezzi di una storia inquietante. La cittadina che dà il nome all’avventura è un luogo interessante da attraversare, il mistero di Eddie Velvet offre una buona spinta narrativa, e la direzione artistica riesce a costruire un’atmosfera che rimane impressa. Il problema è che non tutte le componenti sono allo stesso livello. Il combattimento è legnoso, alcune meccaniche di gestione delle risorse risultano eccessivamente punitive e gli enigmi non sempre riescono a distinguere la difficoltà dalla scarsa chiarezza. Anche qualche imperfezione tecnica contribuisce a rendere l’esperienza meno fluida di quanto avrebbe potuto essere. Nonostante questo, non me la sento di liquidarlo come un semplice omaggio ai survival horror del passato. Silver Pines ha una propria identità e dimostra che anche una struttura bidimensionale può sostenere un’avventura horror ricca di atmosfera e mistero. Semplicemente, avrebbe avuto bisogno di maggiore attenzione nel rendere piacevole il momento in cui si passa dall’osservazione all’azione. Lo consiglierei soprattutto a chi ama le storie enigmatiche, le ambientazioni decadenti e i giochi che premiano l’esplorazione. Chi cerca invece un sistema di combattimento preciso e dinamico potrebbe trovarsi a fare i conti con qualche frustrazione di troppo.

7.7 / 5

Pro
  • Atmosfera e direzione artistica
  • Mistero narrativo intrigante
  • Esplorazione e struttura metroidvania
Contro
  • Combattimento poco reattivo
  • Gestione delle risorse punitiva
  • Nessuna localizzazione italiana
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