God of War: Laufey, l’aldilà degli dei cambierà la saga per sempre? Abbiamo analizzato il trailer

God of War: Laufey introduce un regno ultraterreno dove sono presenti pantheon differenti, aprendo l'universo narrativo. Analiziamo ciò che Santa Monica ci ha mostrato nel trailer!

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Con il reveal di God of War: Laufey, durante lo State of Play, Sony e Santa Monica Studio ha aperto le porte a un concetto che potrebbe ridefinire l’intero universo narrativo di God of War: l’esistenza di un luogo oltre la morte degli dèi, un regno in cui pantheon differenti convivono, si scontrano e lottano per il potere. La morte di Faye, che fino a oggi era stata il motore invisibile degli eventi della saga norrena, diventa così il punto di partenza di una nuova avventura. Analizziamo il trailer e vediamo cosa è stato mostrato nel dettaglio.

Dove finiscono gli dei quando muoiono?

La rivelazione più importante del trailer riguarda senza dubbio l‘Everywhen, il misterioso “Afterlife of the Gods” descritto dagli sviluppatori come il luogo in cui tutta la magia nasce e ritorna alla fine del suo ciclo. Definirlo semplicemente “aldilà” sarebbe riduttivo, perché ci si presenta come una dimensione trascendente che esiste al di sopra dei regni già conosciuti. Per anni Odino aveva cercato risposte su ciò che attendeva gli dei dopo la morte, e in God of War Ragnarök questa ossessione era solo accennata. Ora scopriamo che una risposta esiste davvero e che Faye si ritrova intrappolata proprio lì.

Il trailer suggerisce inoltre che l’Everywhen sia qualcosa a metà tra paradiso, prigione e crocevia cosmico. Faye vi si risveglia subito dopo il proprio funerale, ma capisce rapidamente che uscirne potrebbe essere molto più difficile che entrarci.

Dove le mitologie si incontrano

L’aspetto forse più intrigante dell’Everywhen è la presenza di divinità provenienti da culture differenti. Se la saga originale passava dalla Grecia alla Scandinavia, qui Santa Monica sembra voler abbattere definitivamente i confini tra i pantheon. Nel trailer compaiono infatti figure legate a tradizioni molto lontane tra loro. Questa scelta potrebbe rappresentare il futuro dell’intera serie: non più una singola mitologia per capitolo, ma un universo condiviso in cui dei di origini diverse convivono nello stesso luogo.

Sekhmet: il primo sguardo al pantheon egizio

Tra le divinità mostrate nel trailer troviamo Sekhmet, una delle figure più celebri della mitologia egizia. Tradizionalmente raffigurata con testa leonina, Sekhmet è la dea della guerra, della distruzione, della vendetta divina e delle epidemie. Considerata una delle divinità più potenti del pantheon egizio, era conosciuta come L’Occhio di Ra, l’arma vivente attraverso cui il dio sole puniva l’umanità quando questa si allontanava dall’ordine cosmico.

Secondo uno dei miti più famosi dell’antico Egitto, Sekhmet fu scatenata da Ra contro gli uomini e la sua furia divenne talmente incontrollabile da minacciare l’estinzione dell’intera umanità. Solo un inganno del dio Sole, che fece versare enormi quantità di birra colorata di rosso per simulare il sangue, riuscì a placare la dea. Questo dualismo tra distruzione e protezione ha sempre reso Sekhmet una figura affascinante e temuta, venerata sia come portatrice di morte sia come guaritrice.

La sua comparsa in God of War: Laufey rappresenta uno degli indizi più concreti che il franchise stia finalmente aprendo le porte all’Egitto, una delle ambientazioni più richieste dai fan sin dai tempi della trilogia greca. Nel trailer appare come una presenza minacciosa e decisamente ostile nei confronti di Faye, lasciando intuire che non tutti gli abitanti dell’Everywhen vedano di buon occhio una nuova arrivata in questo regno oltre la morte.

Ad accompagnarla troviamo inoltre una delle creature più enigmatiche mostrate nel filmato: un gigantesco leone dotato di sei zampe che trasporta Sekhmet attraverso il cielo dell’Everywhen. Sebbene Santa Monica Studio non ne abbia ancora rivelato il nome, il design sembra ispirarsi a diverse creature ibride della tradizione egizia e mediorientale, combinando elementi leonini, divini e celestiali e ricordando anche vagamente la sfinge. La presenza di sei arti e la capacità di volare suggeriscono che si tratti di un’entità soprannaturale di altissimo rango, forse una bestia sacra legata direttamente al potere della dea.

Dal punto di vista simbolico, il leone rappresenta da sempre la regalità, la forza militare e il potere solare, tutti aspetti profondamente connessi a Sekhmet. Non è escluso che Santa Monica abbia reinterpretato una creatura della mitologia egizia per creare un nuovo mostro originale destinato a diventare uno dei principali avversari del gioco. La sequenza in cui emerge dalle nuvole trasportando la dea contribuisce inoltre a rafforzare l’idea che le divinità dell’Everywhen non siano semplicemente anime del passato, ma esseri ancora dotati di un immenso potere e accompagnati da servitori o creature leggendarie provenienti dai rispettivi pantheon.

Begtse: il mistero orientale

Accanto a Sekhmet compare anche Begtse, figura associata alle tradizioni buddhiste dell’Asia centrale e della Mongolia. La sua presenza è particolarmente significativa perché dimostra che Santa Monica non intende limitarsi alle mitologie più note al pubblico occidentale. L’Everywhen sembra infatti raccogliere esseri divini provenienti da ogni angolo del mondo.

Nella tradizione buddhista vajrayāna, Begtse è conosciuto come una potente divinità guerriera e protettrice del Dharma. Il suo nome significa letteralmente colui che indossa una cotta di maglia e viene spesso raffigurato come una figura imponente dalla pelle rossa, avvolta in armature da battaglia e circondata da fiamme. A differenza delle classiche divinità benevole del buddhismo, Begtse appartiene alla categoria delle divinità irate: esseri dall’aspetto terrificante che utilizzano la forza e la guerra per difendere l’ordine spirituale e combattere le forze del caos.

Nel trailer di God of War: Laufey il suo design sembra richiamare proprio queste caratteristiche tradizionali, con un’imponente presenza marziale e un’estetica che richiama culture raramente esplorate nei videogiochi tripla A. La sua introduzione potrebbe rappresentare un indizio importante sui piani futuri di Santa Monica Studio: se Sekhmet apre una finestra sull’Egitto, Begtse suggerisce che anche le tradizioni dell’Asia orientale e centroasiatica potrebbero avere un ruolo nel nuovo corso della saga.

La sua apparizione rafforza inoltre una delle teorie più affascinanti nate dopo il trailer: l’Everywhen potrebbe essere un vero e proprio crocevia cosmico in cui convergono divinità, spiriti e leggende provenienti da tutte le culture del mondo. Un concetto che potrebbe permettere alla serie di espandersi ben oltre i confini delle singole mitologie viste finora.

Le creature dell’Everywhen

Oltre agli dei, il trailer mostra diverse creature provenienti sia dal mondo di God of War sia da mitologie ancora inesplorate. Tra le più riconoscibili per i fan della saga troviamo alcuni elfi che ricordano da vicino quelli di Alfheim introdotti nella saga norrena. Il loro design richiama chiaramente le fazioni degli Elfi della Luce e degli Elfi Oscuri già viste in God of War (2018) e Ragnarök, suggerendo che anche gli abitanti dei Nove Regni possano raggiungere l’Everywhen dopo la morte, oppure essere stati trascinati in questo luogo dalla natura stessa del regno.

In diverse sequenze compaiono inoltre figure scheletriche mascherate, creature incatenate e misteriosi esseri che sembrano nativi dell’Everywhen. Santa Monica Studio ha confermato che il regno ospita non soltanto dèi provenienti da diverse mitologie, ma anche creature originarie di questa dimensione, esseri che non appartengono ad alcun pantheon conosciuto.

Un dettaglio che emerge più volte nel trailer è inoltre la presenza di creature tenute in gabbia o sorvegliate da misteriose figure armate. Questo potrebbe essere uno degli indizi narrativi più importanti mostrati finora: l’Everywhen non sembra un semplice aldilà, ma un territorio conteso in cui dei, spiriti e mostri lottano per il controllo di una magia primordiale che collega tutte le mitologie esistenti.

Phranque e Rue: i nuovi alleati di Faye

Una delle sorprese più insolite del trailer è la presenza di due personaggi destinati ad accompagnare Faye durante il viaggio. Phranque è un curioso cubo cosmico senziente, descritto come una creatura profondamente altruista e protettiva. Il suo design ricorda alcune creature fantasy classiche, ma reinterpretate con uno stile decisamente più eccentrico e ricorda molto un cubo gelatinoso preso dal mondo di Dungeon and Dragons . Rue, invece, è un insieme di nastri magici viventi incaricati di custodire una spada di enorme potere. La sua funzione sembra essere sia narrativa che legata al gameplay, diventando parte integrante dell’arma principale di Faye.

Sarà inoltre interessante scoprire se questi nuovi alleati potranno contribuire all’azione o al gioco anche con abilità passive, o magari nei momenti meno concitati. Sarebbe ipotizzabile, ma per capire se è plausibile, dobbiamo scoprire ancora qualcosa in più.

La spada leggendaria e il nuovo stile di combattimento

A differenza di Kratos, che ha costruito la propria identità attorno alle Lame del Caos e all’Ascia del Leviatano, Faye combatte principalmente attraverso una misteriosa spada magica. Dal trailer emerge un approccio molto più agile e tecnico. Le animazioni mostrano schivate rapide, combo aeree, magie offensive e una mobilità nettamente superiore rispetto a quella vista nella saga norrena.

L’impressione è che Santa Monica stia cercando di fondere la brutalità moderna di God of War con la velocità che abbiamo amato nei capitoli greci, creando un sistema di combattimento più acrobatico e aggressivo. Certo, per vedere come sarà sfruttato e quali saranno le varie sfumature, dovremo vedere qualcosa in più in un trailer dedicato al gameplay in modo specifico.

Cosa ci sta davvero raccontando il trailer?

Dietro lo spettacolo visivo si nasconde un tema molto forte: l’accettazione della morte. Kratos ha trascorso gran parte della propria esistenza cercando di sfuggire al destino. Faye, invece, sembra affrontare l’opposto: comprendere perché sia stata riportata in vita e quale sia il significato della sua esistenza oltre la morte. L’Everywhen non appare soltanto come un nuovo scenario da esplorare, ma come il luogo in cui Santa Monica Studio potrà finalmente collegare tutte le mitologie del franchise in un’unica grande narrazione. Se questa intuizione si rivelerà corretta, God of War: Laufey potrebbe rappresentare per la serie ciò che Ragnarök è stato per la saga norrena: la fine di un ciclo e l’inizio di qualcosa di molto più grande.

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