In the Grey la recensione, Cavill e Gyllenhaal sparano bene, ma senza scintilla
Un film che ha dalla sua decisamente molti lati positivi, ma a cui manca quel "qualcosa in più". Ecco la nostra recensione di In the Grey, con Henry Cavill e Jake Gyllenhaal.
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In the Grey è il nuovo film di Guy Ritchie, ma chi si aspetta di ritrovare il regista più irriverente, sporco e imprevedibile dei suoi lavori migliori, potrebbe restare con un leggero amaro in bocca. Non perché il film sia brutto, anzi: l’action funziona, il ritmo non manca e il cast fa il suo dovere con mestiere. Il punto è un altro: questo è un prodotto solido, veloce, muscolare, ma anche incredibilmente generico, quasi costruito con il pilota automatico.
Henry Cavill e Jake Gyllenhaal guidano un cast importante, affiancati da Eiza González, Rosamund Pike e Fisher Stevens, in una storia che mette insieme avvocati, mercenari, miliardari poco raccomandabili, banche, debiti e una montagna di soldi da recuperare. Tutto molto pieno, tutto molto movimentato, tutto anche abbastanza familiare. Perché In the Grey è un buon action movie, sì, ma è diametralmente distante da quel cinema “alla Ritchie” fatto di incastri sporchi, criminali logorroici, ironia tagliente e caos perfettamente orchestrato.
Muoversi nella zona grigia
Il film ruota attorno a Rachel Wild, interpretata da Eiza González, un’avvocatessa determinata, elegante e decisamente abituata a muoversi in quella zona ambigua dove legalità e illegalità finiscono per stringersi la mano. Il suo obiettivo è recuperare un miliardo di dollari da Manny Salazar, un tycoon tutt’altro che collaborativo che ha deciso di non restituire un prestito bancario. Per portare a termine l’operazione, Rachel convince la banchiera Bobby Sheen, interpretata da Rosamund Pike, ad affidarsi a lei in cambio di una percentuale sul recupero.
Naturalmente, il problema non è solo legale. Salazar non è il tipo di uomo che si lascia intimidire da una lettera dell’avvocato, e infatti intorno a lui ruota un piccolo esercito di uomini armati, contabili corrotti, progetti immobiliari e minacce assortite. A quel punto entrano in scena Sid e Bronco, rispettivamente Henry Cavill e Jake Gyllenhaal, due ex agenti delle forze speciali che Rachel aveva già aiutato in passato e che ora vengono richiamati per occuparsi della parte più fisica della questione. Tradotto: entrare, colpire, neutralizzare, uscire.
Il film costruisce così una serie di passaggi tra sabotaggi, truffe, scontri a fuoco e missioni chirurgiche, cercando di dare alla vicenda un tono più intricato di quanto in realtà non sia. Perché alla fine, sotto la superficie di contratti, banche, avvocati e miliardi spariti, In the Grey resta un action movie molto classico. Ci sono i buoni super efficienti, i cattivi che cadono uno dopo l’altro, il villain caricaturale, le battute secche tra una sparatoria e l’altra e quella sensazione da cinema anni Ottanta aggiornato con facce più moderne e montaggio più elegante.
Bella confezione, un po’ meno il contenuto
Guy Ritchie sa girare l’azione, e questo sarebbe assurdo metterlo in discussione. Anche qui dimostra di avere mano, ritmo e senso della scena. Le sequenze d’azione sono pulite, rapide, spesso efficaci, costruite con quel mestiere che solo un regista abituato a muovere personaggi, armi, dialoghi e situazioni concitate può permettersi. Il problema, però, è che manca quasi tutto ciò che rende davvero riconoscibile il suo cinema. Manca quella cattiveria brillante, manca il gusto per il dialogo assurdo, manca il criminale da pub londinese che sembra uscito da una barzelletta violenta, manca soprattutto quel disordine controllato che nei film migliori di Ritchie diventa linguaggio. Qui tutto funziona, ma funziona in maniera fin troppo liscia.
Henry Cavill e Jake Gyllenhaal sono credibili nei panni dei due uomini d’azione. Cavill porta in scena la solita fisicità elegante, solida, quasi imperturbabile; Gyllenhaal aggiunge un pizzico di nervo in più, anche se il film non gli concede davvero lo spazio per esplodere. Il loro rapporto funziona, soprattutto nei momenti di scambio più asciutto, ma la sceneggiatura sembra accontentarsi del minimo sindacale: due duri, qualche battuta, molte armi, poca vera evoluzione. Eiza González regge bene il ruolo di Rachel, personaggio che dovrebbe essere il collante tra la parte legale e quella action, mentre Rosamund Pike interpreta una figura fredda e calcolatrice con una naturalezza quasi scontata. Fisher Stevens, invece, lavora su un registro più grottesco, dando al suo personaggio quella patina di sudore, disagio e ambiguità che almeno prova ad avvicinarsi al mondo più sporco e caricaturale del vecchio Ritchie.
Più grigio che Ritchie
In the Grey è un film che si lascia guardare senza troppi problemi. Dura il giusto, non si perde eccessivamente, ha un cast forte e alcune scene d’azione ben confezionate. Da questo punto di vista, il prodotto è più che dignitoso: intrattiene, corre e porta a casa il risultato. Il limite è che sembra un film di Guy Ritchie solo sulla carta. O meglio, sembra un film diretto da un Ritchie professionista, efficiente, preciso, ma non da quel Ritchie capace di trasformare una storia criminale in un meccanismo narrativo sporco, divertente e imprevedibile. Qui il caos è più raccontato che vissuto, la complessità è spesso solo apparenza e i protagonisti attraversano il film con una sicurezza talmente granitica da togliere tensione ai momenti più concitati.
Alla fine, In the Grey resta un buon action movie, ma poco più. Un film con uomini duri, cattivi da manuale, piani complicati e sparatorie ben oliate, ma privo di quella scintilla che avrebbe potuto renderlo davvero un’altra cosa. Funziona, certo. Ma da Guy Ritchie, forse, era lecito aspettarsi qualcosa di più sporco, più folle e decisamente più suo. Un vero peccato pensare che, a fine film, non ci resti nulla o quasi dentro, che non ci siano spunti di riflessione, cosa che in genere capita quando vedi un film di questo regista.
In the Grey
In the Grey è un action movie solido, veloce e ben confezionato, ma lontano dal Guy Ritchie più riconoscibile. Il film segue Rachel Wild, avvocatessa decisa a recuperare un miliardo di dollari da un ricco tycoon inadempiente, coinvolgendo due ex forze speciali, Sid e Bronco, interpretati da Henry Cavill e Jake Gyllenhaal. La trama mescola banche, avvocati, mercenari, truffe e sparatorie, ma resta più semplice di quanto voglia sembrare. Ritchie dimostra ancora una volta di saper dirigere l’azione con ritmo, precisione e grande mestiere, ma manca quella follia sporca, ironica e imprevedibile tipica dei suoi film migliori. Cavill e Gyllenhaal funzionano bene come coppia d’azione, anche se i loro personaggi restano abbastanza schematici, mentre Eiza González, Rosamund Pike e Fisher Stevens danno solidità al cast. Il film intrattiene senza annoiare, ma non riesce mai davvero ad alzare la posta o sorprendere lo spettatore. Alla fine, In the Grey è un buon action movie, ma non un grande film di Guy Ritchie.
5.5 / 5
Pro
- Fotografia e regia d'azione eccellenti
- Attori di livello che si amalgamano alla perfezione
- Trama avvincente...
Contro
- Troppo lineare
- Poco Guy Ritchie
- ....ma sfortunatamente già vista!


