Ebola Village la recensione, un survival horror low budget trash e derivativo

Un survival horror low budget fin troppo derivativo e tecnicamente datato, tanto da diventare involontariamente trash. Ecco la nostra recensione di Ebola Village!

Acquistando tramite i link sul nostro sito, potremmo guadagnare delle commissioni.
Tutte le info le trovi su questa pagina.

Diciamolo subito: se guardando le immagini di Ebola Village – o soprattutto il logo – avete pensato a uno strano mix tra Resident Evil VII e Resident Evil Village, non siete impazziti. Il titolo sviluppato da Indie Games Studio sembra infatti costruito attorno all’idea di replicare in piccolo (e con un budget infinitamente più ridotto) molte delle atmosfere del capolavoro di Capcom. Villaggi isolati, lupi mannari, survival horror in prima persona, enigmi ambientali e una manciata di creature mostruose disseminate lungo il percorso.

Il problema è che tra ispirazione e imitazione esiste una differenza enorme, e Ebola Village fatica quasi sempre a trovare una propria identità. Quello che ne è uscito è un survival horror breve, spesso involontariamente comico e tecnicamente arretrato, che alterna momenti di genuina curiosità a una lunga serie di scelte discutibili. Eppure, nel suo essere così sfacciatamente derivativo e fuori tempo massimo, possiede anche una certa personalità trash che potrebbe incuriosire gli appassionati più indulgenti del genere.

Una storia che sembra montata nel disordine

La narrativa è probabilmente l’aspetto più debole dell’intera produzione. Gli eventi si susseguono senza una reale costruzione del ritmo, e il racconto procede attraverso situazioni spesso scollegate tra loro. Molte sequenze sembrano introdurre sviluppi narrativi che non trovano poi una vera conclusione, mentre alcuni filmati suggeriscono l’arrivo di creature o boss che semplicemente non esistono all’interno dell’avventura. È una sensazione piuttosto strana: il gioco sembra promettere continuamente qualcosa che non arriva mai. Il risultato è una trama difficile da seguire e ancora più difficile da ricordare una volta arrivati ai titoli di coda. Più che raccontare una storia, Ebola Village sembra assemblare una serie di idee horror senza preoccuparsi troppo di collegarle tra loro in maniera coerente.

Un villaggio pieno di porte chiuse

L’intera esperienza si sviluppa quasi esclusivamente all’interno di un villaggio composto da circa una dozzina di aree principali. Sebbene la mappa non sia particolarmente vasta, gli sviluppatori hanno cercato di costruire una progressione basata sull’esplorazione e sul classico sistema di chiavi, oggetti e scorciatoie tipico dei survival horror. Ed è qui che emerge probabilmente l’aspetto migliore del gioco. Pur senza raggiungere livelli particolarmente sofisticati, il level design riesce spesso a guidare il giocatore in maniera efficace.

Gli ambienti sono collegati discretamente tra loro e la continua ricerca di oggetti utili crea una struttura che ricorda, almeno superficialmente, quella dei survival horror classici. Non siamo davanti a un level design brillante, ma è sufficiente a sostenere le tre o quattro ore necessarie per arrivare alla conclusione.

Enigmi tra il banale e l’assurdo

Se l’esplorazione riesce a mantenere un minimo di interesse, lo stesso non si può dire degli enigmi. I puzzle proposti da Ebola Village oscillano continuamente tra il semplicissimo e l’insensato. Alcuni vengono risolti nel giro di pochi secondi senza alcuna riflessione, mentre altri sembrano seguire una logica tutta loro, spesso difficile da comprendere. Manca completamente quella sensazione di soddisfazione che dovrebbe accompagnare la risoluzione di un buon enigma. Più che sentirsi intelligenti, in diverse occasioni si ha l’impressione di aver semplicemente intuito cosa gli sviluppatori volessero da noi. In un genere che ha costruito gran parte della propria identità proprio sugli enigmi ambientali, si tratta di una mancanza piuttosto evidente.

Combattimenti da incubo… ma non nel modo giusto

Anche il combat system mostra tutti i limiti produttivi del progetto. Le armi hanno un feedback poco convincente, i nemici reagiscono in maniera legnosa e soprattutto il sistema di collisioni rappresenta un problema costante. L’hit box appare spesso imprecisa, rendendo alcuni scontri frustranti più per motivi tecnici che per reale difficoltà. I lupi mannari, chiaramente ispirati a quelli visti nell’opera di Capcom, costituiscono la minaccia principale dell’avventura, ma raramente riescono a risultare davvero spaventosi. I loro comportamenti appaiono prevedibili e le animazioni contribuiscono ulteriormente a ridurre la tensione. Più che lottare contro creature pericolose, spesso sembra di affrontare avversari che combattono contro le limitazioni del motore di gioco tanto quanto il giocatore.

Un gioco fermo nel tempo

Dal punto di vista tecnico, Ebola Village appare come una produzione proveniente da un’altra generazione. Modelli poligonali datati, animazioni rigide, illuminazione elementare e una generale mancanza di rifinitura accompagnano l’intera esperienza. Anche su PlayStation 5 il titolo mostra tutti i limiti di una produzione estremamente economica. I filmati in computer grafica accentuano ulteriormente questa sensazione, creando spesso uno strano contrasto tra ciò che viene mostrato e ciò che il giocatore effettivamente vive durante l’avventura. Oltre al poco budget, è chiaramente un titolo che sembra incapace di utilizzare al meglio le risorse che ha a disposizione.

Trash consapevole o semplice inesperienza?

La domanda che ci si pone per tutta la durata dell’avventura è una sola: Ebola Village è volutamente trash? Alcune situazioni, alcuni dialoghi e diverse scelte di regia sembrano suggerire una certa consapevolezza. Altre, invece, danno l’impressione opposta. Il problema è che il gioco non riesce mai a chiarire completamente le proprie intenzioni. Di conseguenza ci si ritrova spesso a sorridere davanti a sequenze che probabilmente vorrebbero essere serie e a osservare con curiosità una produzione che sembra vivere in una zona grigia tra omaggio, imitazione e involontaria comicità.

Ebola Village è un survival horror derivativo che guarda continuamente a Resident Evil Village senza mai avvicinarsi realmente alla qualità dell’opera che cerca di imitare. La storia è confusa, il comparto tecnico appare antiquato e il sistema di combattimento soffre di problemi evidenti legati alle collisioni e alla gestione degli scontri. Eppure, grazie a un level design tutto sommato discreto, a una durata contenuta e a un’atmosfera che oscilla costantemente tra il serio e il trash, riesce quantomeno a mantenere viva una certa curiosità fino ai titoli di coda. Non è un buon survival horror, ma è sicuramente uno di quei giochi che difficilmente si dimenticano. Anche se non sempre per i motivi giusti.

Insufficiente

Ebola Village

Ebola Village è un survival horror low budget che riesce a strappare qualche momento di curiosità grazie all’esplorazione e alla struttura della mappa, ma viene costantemente frenato da una realizzazione tecnica datata, una narrativa incoerente e meccaniche poco rifinite. Un titolo che può incuriosire gli appassionati del trash horror videoludico, ma che difficilmente soddisferà chi cerca un’esperienza horror realmente solida o memorabile. Il titolo oscilla tra il trash e la serietà in maniera disarmante, tanto che non si riesce neanche a capire se lo faccia consapevolmente o no. A meno che non siate dei cacciatori di esperienze per farvi una risata di questo tipo, vi consigliamo di guardare altrove.

4.5 / 5

Pro
  • Durata contenuta (3-4 ore)
  • Level design sorprendentemente discreto
  • Il suo carattere (involontariamente?) trash
Contro
  • Comparto tecnico decisamente datato
  • Trama sconnessa e poco coinvolgente
  • Filmati che mostrano boss o creature assenti nel gioco
  • Derivativo di Resident Evil Village, troppo
0
Mostra commenti (0) Nascondi commenti (0)
0 0 voti
Valutazione dell'articolo
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x