Digimon Story: Time Stranger, la recensione della versione Nintendo Switch 2

Digimon Story: Time Stranger arriva su Nintendo Switch 2: analizziamo prestazioni, gameplay e le novità di questo porting, vediamo se vale la pena giocarlo in portatile.

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Ci sono ritorni che sanno di riscatto, e Digimon Story: Time Stranger lo è a tutti gli effetti. Non tanto per il gioco in sé, già uscito lo scorso ottobre su PlayStation 5, XBOX Series X|S e PC con oltre un milione di copie vendute e un’accoglienza critica largamente positiva, quanto per il pubblico a cui questa versione Nintendo Switch 2 è realmente destinata: chi ha aspettato otto anni un JRPG Digimon degno di questo nome e lo voleva anche portatile.

Media.Vision ha iniziato a lavorarci in parallelo a Hacker’s Memory, quindi da praticamente otto anni. Non è un caso che Bandai Namco lo definisca il capitolo più ambizioso mai realizzato per la serie Digimon Story, quella che dal 2015 di Cyber Sleuth non aveva più visto un vero capitolo principale, al netto della parentesi sperimentale di Digimon Survive.

Salvare un futuro che deve ancora accadere

Vestiamo i panni di un agente di ADAMAS, organizzazione segreta che indaga su fenomeni anomali a Tokyo. Durante quella che sembra un’operazione di routine, la città viene devastata da una guerra tra Digimon nota come l’Inferno di Shinjuku. Il protagonista viene scaraventato otto anni nel passato, dove incontra Inori e il Digimon Aegiomon, che si rivelerà essere la reincarnazione di Chronomon, antico guardiano del tempo.

Da qui in poi la narrazione alterna il presente e il passato, il mondo reale e Iliad, la versione del Mondo Digitale che Time Stranger propone: non più governata da Yggdrasil e dai Royal Knights come da tradizione, ma da protettori ispirati alla mitologia greco-romana. Un cambio di prospettiva che dà respiro a un immaginario che rischiava di ripetersi all’infinito, e che regala al gioco un tono più cupo e maturo del solito, con tematiche che raramente un prodotto legato a Digimon si era permesso di affrontare così apertamente.

Il ritmo iniziale, va detto, non è dei più brillanti: le prime sei/otto ore sono fortemente incanalate sulla trama, con poco spazio per l’esplorazione libera. Chi ha già affrontato il gioco su altre piattaforme lo sa bene, e chi lo scopre ora su Nintendo farebbe bene a saperlo prima di partire: la pazienza, qui, viene ripagata.

Scansioni e oltre 450 Digimon da domare

Il cuore del gameplay resta quello che i fan della serie conoscono: scontri a turni in stile Shin Megami Tensei, tre Digimon per squadra, ognuno con una mossa unica e altre ereditabili da altre specie. Rispetto a Cyber Sleuth, le abilità ereditate possono essere staccate e riassegnate come oggetti, un cambiamento che rende la costruzione della squadra molto meno macchinosa.

Non si catturano più i Digimon, li si scansiona in combattimento: al 100% di scansione entrano nel roster, al 200% arrivano con abilità bonus già sbloccate. La Digievoluzione resta il fulcro del sistema, ma è legata sia alle statistiche del singolo Digimon sia al rango dell’agente, che aumenta completando missioni principali e secondarie. Serve essere di Rango 3 per accedere ai Champion, Rango 5 per gli Ultimate, Rango 7 per i Mega, e così via. Il Digifarm resta disponibile per allenare le creature e modificarne la natura, che ne influenza la crescita statistica, ma non è più indispensabile per digievolvere: si può fare direttamente dal menu di pausa.

Con oltre 450 Digimon disponibili, il margine di sperimentazione è enorme, forse fin troppo per chi cerca un’esperienza più lineare. È anche la ragione per cui il monte ore complessivo è difficile da stimare: dipende interamente da quanto ci si vuole perdere nel catalogare, allevare e ottimizzare la propria squadra.

Analisi tecnica: come gira su Nintendo Switch 2?

Qui arriva la parte che interessa davvero chi si chiede se valga la pena prendere questa versione. Su Nintendo Switch 2 il gioco offre due preset grafici selezionabili: la Modalità Qualità, che punta a un output 4K con supporto HDR in modalità TV (1080p in portatile) fino a 30 fps, e la Modalità Prestazioni, che scende a 1080p ma promette fino a 60 fps sia da fermo che in mobilità. Su Nintendo Switch originale, invece, c’è un solo preset: 1080p in docked, 720p in portatile, 30 fps fissi, senza possibilità di scelta.

Chi possiede già la versione Switch potrà scaricare un aggiornamento gratuito una volta collegata la console a Switch 2, che porta l’esperienza allo stesso livello grafico della versione nativa, anche se il trasferimento dei salvataggi funziona solo tra hardware della stessa famiglia e non tra le due versioni del software.

Detto questo, va fatta una premessa onesta: la versione PS5 e PC, uscita lo scorso ottobre, non è mai stata un mostro di ottimizzazione. Diverse recensioni internazionali hanno segnalato texture di fondo poco definite e un impianto tecnico che definire “non aggiornatissimo” è un eufemismo, specie nei dungeon, dove la ripetitività degli ambienti si somma a una realizzazione grafica non sempre all’altezza dell’ambizione narrativa. Su un hardware più contenuto come quello di Switch 2, la tenuta reale dei 60 fps promessi in Modalità Prestazioni è tutta da verificare sul campo, e sarà uno degli aspetti su cui la community tornerà appena il gioco sarà davvero nelle mani dei giocatori.

Chi vuole farsi un’idea prima dell’uscita può scaricare la demo gratuita già disponibile sull’eShop, che include l’apertura completa del gioco con trasferimento del salvataggio alla versione retail, più una sezione dedicata a Central Town per assaggiare il Mondo Digitale di Iliad.

Sul fronte audiovisivo, Time Stranger resta il capitolo più curato della serie, con Digimon animati con cura e una colonna sonora firmata dal compositore Masafumi Takada, particolarmente ispirata nelle musiche da battaglia e negli scontri con i boss. È anche il primo capitolo con doppiaggio esteso per la maggior parte di NPC e Digimon, un salto qualitativo non scontato per il franchise.

Sul lato contenutistico, oltre all’edizione Standard, sono disponibili un’edizione Deluxe, che aggiunge il pass stagionale con tre episodi aggiuntivi e i costumi Cyber Sleuth Set, e un’edizione Definitiva, che include ulteriori costumi, missioni secondarie extra e la colonna sonora dei capitoli precedenti. Chi preordina, in qualsiasi edizione, riceve inoltre Agumon e Gabumon in versione nera, oltre a un costume scolastico e un set di oggetti da avventura.

Ottimo

Digimon Story Time Stranger

Digimon Story: Time Stranger arriva su Nintendo Switch 2 senza bisogno di reinventarsi, perché il lavoro più difficile lo aveva già fatto lo scorso ottobre, quando è uscito su PS5, XBOX Series X|S e PC conquistando fan storici e curiosi arrivati da SMT. Quello che cambia oggi è il contesto: un RPG fatto di sessioni lunghe, gestione costante del party e progressione graduale trova nella portabilità di Switch 2 una casa che ha senso, forse più di quanto ne avesse su console da salotto pura. Non è un caso che gli stessi sviluppatori abbiano insistito sulla possibilità di alternare qualche combattimento durante una pausa e riprendere la storia la sera, un ritmo che il formato ibrido intercetta meglio di quanto facesse l’esperienza originale.

8 / 5

Pro
  • Sistema di Digievoluzione profondo e mai banale.
  • Ambientazione di Iliad e trama più cupa del solito capitolo Digimon.
  • Doppiaggio esteso e colonna sonora di Takada di alto livello.
Contro
  • Le prime ore sono lente e poco esplorative.
  • Dungeon design ripetitivo, già criticato nella versione PS5/PC.
  • La tenuta dei 60 fps in Modalità Prestazioni resta un'incognita fino al lancio.
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