Disclosure Day, la recensione: Spielberg atterra con dei nuovi alieni
La recensione del nuovo film di Steven Spielberg con Josh O'Connor e Emily Blunt come protagonisti, una riflessione sulla società umana mediante il linguaggio alieno.
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Dopo E.T. l’Extraterrestre, Incontri ravvicinati del terzo tipo e La Guerra dei Mondi, esce oggi al cinema il nuovo film fantascientifico di Steven Spielberg, dove il mondo alieno è ancora una volta protagonista. Un viaggio veloce, sospeso e soprannaturale, in cui la scienza si plasma con l’azione, mantenendo una suspense alta per tutta la durata. Con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth, il cast intero si fa amare e le due ore e mezza di film scorrono alla velocità di una navicella spaziale.
Gli alieni parlano attraverso i protagonisti
Il ritmo incalzante non tarda infatti ad arrivare immergendoci fin dall’inizio nel clou della storia, un ring da wrestling, un rapimento e uno strano congegno alieno. Lo spettatore cerca di capire meglio la vicenda ma i nodi vengono al pettine piano piano, un pezzo alla volta, fomentando la nostra curiosità. Daniel Kellner (Josh O’Connor) è perseguitato dalla corporation Wardex, capeggiata da Noah (Colin Firth), perché in possesso di documentazione segreta che dal 1947 è stata tenuta nascosta: fonti sull’esistenza reale degli alieni e maltrattamenti da parte del governo, che ha scelto di emilinare il “diverso”. Daniel sembra essere un tramite, conosce la lingua aliena e la sua matematica. In continua fuga con l’inconsapevole fidanzata Jane (Eve Hewson), Daniel viene supportato a distanza dall’organizzazione per la difesa degli alieni guidata da Hugo (Colman Domingo). La sua linea narrativa presto si incrocerà con quella folle di Margaret Fairchild (Emily Blunt), la simpatica ragazza-meteo della televisione che improvvisamente si ritroverà a gestire un potere più grande di lei: quello di leggere negli occhi degli altri. Due testimoni, due messaggeri, due anime da proteggere pronte a combattere insieme.
Cast impeccabile
Josh O’Connor è dolcezza e perseveranza, Emily Blunt follia e commovente comicità: il duo è perfetto, si completa a vicenda e le linee separate dei personaggi si stimolano l’una con l’altra donando al film uno stile variegato. Emily Blunt è veramente grandiosa, una performance impeccabile: parla lingua aliena, si improvvisa russa e coreana e incarna con il suo sguardo vulnerabile una dea bellissima e spaventosa, a tratti buffa e sull’orlo dell’esaurimento; una vera e propria bomba emotiva. Anche Eve Hewson, seppur meno presente, ci regala una prova di talento non da poco: la sua duplicità attoriale emerge grintosa mentre Colin Firth la possiede psicologicamente, raggiungendo l’inquietudine che descrive a pieno il suo personaggio.
Un gusto moderno a tratti scontato
La musica di John Williams ci accompagna per tutto il film in maniera avvolgente, inquietante e evocativa: qualcosa incombe in lontananza e ne siamo profondamente attratti. La fotografia del premio Oscar Janusz Kaminski è moderna, curata, precisa, forse in alcuni momenti fin troppo, tanto da rischiare di sembrare ritoccata con l’AI. Alla fine, però, è comunque coerente con la tipologia di film, che ha molto di tecnologico, è una proiezione verso il futuro. Emerge nello stile una firma americana molto forte, che spiega anche alcune scelte narrative scontate, cliché da film Marvel che a tratti sono prevedibili. Tutto accade come dovrebbe accadere nei film, rendendo surreali molti snodi drammaturgici che sarebbero risultati più interessanti se affrontati come nella vita reale. Fortunatamente il finale resta sospeso e la bellezza del messaggio arriva comunque diretta, dritta nel cuore di chi guarda.
Ascoltare per credere
Spielberg non vuole parlare esclusivamente di alieni, ha deciso di affrontare ancora una volta il tema dell’ascolto, e non solo verso chi comunica in una lingua diversa dalla nostra. Margaret vede negli occhi altrui, li legge, Daniel ascolta e capisce quello che non tutti comprendono. Mentre il potere e lo stato decidono di negare la verità per mantenere il controllo, il regista ci dice la sua: bisogna ribellarsi, diffondere, comunicare; il “giorno della rivelazione” è arrivato. Spielberg sfrutta gli alieni per farci riflettere, anche se questa volta non sono loro i protagonisti in carne ed ossa, ma il loro spirito che viene evocato. Il film trasmette comunque la speranza nell’esistenza di creature extra-terrestri, una peculiarità del popolo americano: è infatti molta la commozione nei personaggi per la scoperta di un nuovo mondo alieno, cosa sicuramente meno condivisa dalla nostra cultura.
Steven lascia quindi con questo film la sua firma inconfondibile: non è più l’alieno che arriva inaspettato come in E.T. ma è l’uomo che questa volta cerca di raggiungere a tutti i costi la dimensione extra-terrestre, chiudendo il cerchio artistico iniziato da questo regista.
Disclosure Day
Spielberg è di nuovo sullo schermo con una storia extra-terrestre, un film fantascientifico che si unisce al thriller e all’azione, risultando incalzante e coinvolgente. Attori di grande calibro, come Emily Blunt nel massimo del suo splendore, si destreggiano sullo schermo trasmettendo un messaggio chiaro e diretto: quello dell’ascolto. Interessante la scelta di partire da due linee narrative separate per poi unirle, svelando allo spettatore pari passo ai personaggi lo sviluppo della storia. Ogni cosa è rivelata nel modo giusto e nel momento giusto. Nei dettagli però manca un po’ di originalità, il prodotto viene partorito in maniera molto americana e per certi versi prevedibile.
7.5 / 5
Pro
- Cast di grande calibro
- Splendida fotografia
- Messaggio evocativo e profondo
Contro
- Firma americana
- Troppa precisione nelle scelte drammaturgiche


