Final Fantasy VII Rebirth la recensione, il Pianeta trova casa su Switch 2
Ecco la nostra recensione di Final Fantasy VII Rebirth nella sua versione per Nintendo Switch 2, che ci fa proseguire in grande stile l'avventura di Square Enix.
Tutte le info le trovi su questa pagina.
Quando Final Fantasy VII Rebirth uscì su PlayStation 5 all’inizio del 2024, la discussione critica si concentrò principalmente su due aspetti: la vastità del suo mondo aperto e la spregiudicatezza delle sue scelte narrative. Un anno e mezzo dopo, quel gioco arriva su Nintendo Switch 2, e la domanda non è più “è un buon gioco?”, quella risposta la conosciamo già. La domanda è un’altra: regge il confronto con la versione originale? Può un titolo di quella portata girare su un hardware che, per quanto migliorato rispetto al predecessore, non è pensato per la stessa tipologia di esperienza? La risposta, con qualche inevitabile asterisco, è sì.
Una storia che non teme la complessità
Per chi non fosse a bordo dalla prima ora, Final Fantasy VII Rebirth è il secondo capitolo della trilogia Remake con cui Square Enix sta ripercorrendo e reinventando il classico del 1997. La storia riprende esattamente dove Remake aveva lasciato, con Cloud Strife e il gruppo dei protagonisti che escono da Midgar per inseguire Sephiroth attraverso un pianeta molto più grande di quanto il gioco originale potesse mai mostrare.
Quello che Rebirth fa con questa premessa è audace. Non si limita a ricostruire fedelmente le tappe della storia originale, le amplia, le distorce, le ricontestualizza. Il rapporto tra Cloud e Aerith raggiunge qui una profondità emotiva che l’originale poteva solo suggerire. La scrittura sa essere epica quando serve e intima quando occorre, con momenti che colpiranno anche chi conosce la storia a memoria. Il finale, volutamente frammentato e stratificato su più piani di realtà, divide ancora oggi i fan. Ma divide nel modo giusto: fa parlare, fa pensare, non lascia indifferenti.
Un sistema di combattimento che non smette di sorprendere
Il sistema di combattimento di Rebirth è un’evoluzione di quello già eccellente di Remake, e rimane uno dei più soddisfacenti tra i JRPG moderni. La gestione attiva dei personaggi, la possibilità di passare da uno all’altro in tempo reale, il sistema di ATB che bilancia azione e tattica: tutto funziona con una coerenza rara. Ogni personaggio ha un kit di mosse unico e distintivo, e imparare a usarli tutti al meglio, costruendo sinergie tra i membri del party, è un piacere che non si esaurisce.
Le novità rispetto al capitolo precedente affinano la formula: ad esempio i combattimenti a coppia, e la possibilità di eseguire attacchi combinati tra due personaggi specifici, aggiungono una dimensione strategica ulteriore senza appesantire il sistema. I boss sono costruiti con cura, ognuno con pattern che richiedono attenzione e adattamento. La difficoltà è calibrata in modo onesto: il gioco non perdona il pigrizia, ma non è nemmeno crudele.
Il mondo aperto: ambizioso, forse troppo
Questo è il punto su cui Rebirth ha diviso maggiormente i critici, e lo dividerà anche su Switch 2. Il gioco abbandona la struttura più lineare del predecessore per abbracciare un open world ampio, pieno di attività secondarie, missioni opzionali, minigiochi e punti di interesse da scoprire. La varietà è impressionante: si passa da sequenze in chocobo a sfide di combattimento opzionali, da sezioni di avventura narrativa a competizioni di carte con il sistema Queen’s Blood, uno dei minigiochi più riusciti dell’intera produzione.
Il problema, se problema si vuole chiamare, è la densità. In certi momenti il gioco sente il peso della propria abbondanza. Alcune zone sono più ispirate di altre, alcune attività secondarie si ripetono oltre il necessario. È un limite che esisteva già nella versione PS5, e che qui non scompare. Chi cerca un’esperienza più concentrata e narrativamente tesa potrebbe sentire qualche momento di stanca. Chi invece ama perdersi in un mondo e scoprirne ogni angolo troverà ore e ore di contenuto di qualità.
La versione Switch 2: un porting che ci sorprende
Ed eccoci al cuore della questione. Come gira Final Fantasy VII Rebirth su Nintendo Switch 2? Meglio di quanto molti si aspettassero, con alcune concessioni che è giusto dichiarare con onestà. Square Enix ha lavorato con evidente impegno sulla versione portatile. In modalità dock il gioco raggiunge i 1080p con un frame rate stabile sui 30 fotogrammi al secondo, con qualche cedimento in rarissime situazioni di forte carico visivo. In modalità portatile, la risoluzione scende ma il risultato rimane godibile: lo schermo da 7,9 pollici di Switch 2 è generoso e fa il suo lavoro, e la riduzione di dettaglio è percettibile solo se si cerca attivamente il confronto con la versione console di Sony.
Dove si notano le differenze più evidenti è nella distanza di visualizzazione e nella qualità delle texture in alcune aree aperte. Le ambientazioni più vaste, come la regione di Junon o le pianure attorno a Cosmo Canyon, mostrano occasionalmente pop-in della geometria e texture che impiegano qualche istante a caricare al massimo dettaglio. Non è un problema che rompe l’esperienza, ma chi è abituato alla versione PS5 in performance mode lo percepirà.
Il comparto sonoro arriva intatto: la colonna sonora originale di Nobuo Uematsu (riletta per l’occasione da altri autori, ma va benissimo lo stesso) e del team musicale di Square Enix è una delle migliori degli ultimi anni, e sentirla attraverso le casse di Switch 2 o in cuffia è comunque un’esperienza di alto livello.
I controlli, infine, si adattano bene al Joy-Con 2. La risposta aptica nelle situazioni di maggiore tensione durante i combattimenti aggiunge una piccola ma percepibile dimensione tattile all’esperienza.
Un’epica che vale il viaggio, in qualsiasi forma
Final Fantasy VII Rebirth su Nintendo Switch 2 non è la versione definitiva di questo gioco. Lo diciamo subito, senza giri di parole. Chi ha una PlayStation 5 e vuole vivere l’esperienza al massimo della resa visiva sa dove andare. Ma quella stessa storia, quel sistema di combattimento, quella colonna sonora, quell’emotività narrativa: tutto questo arriva su Switch 2 in una forma più che rispettabile. E soprattutto arriva in forma portatile, il che cambia radicalmente i termini del giudizio.
Giocare a Final Fantasy VII Rebirth sul treno, sul divano, in viaggio, con la libertà che solo una console ibrida può dare: è un’esperienza diversa, non necessariamente inferiore. È la stessa storia raccontata con strumenti diversi, e quegli strumenti reggono la sfida meglio di quanto molti avrebbero scommesso.
Final Fantasy VII Rebirth
Final Fantasy VII Rebirth su Nintendo Switch 2 è un porting che non tradisce il materiale di partenza. Square Enix ha fatto scelte intelligenti, privilegiando la stabilità del frame rate e la fluidità del gameplay rispetto a una fedeltà visiva impossibile da raggiungere su questo hardware. Il risultato è un gioco che conserva l’anima dell’originale e si porta in giro con dignità. Per chi non ha ancora vissuto questa storia, è un punto d’ingresso pienamente valido. Per chi la conosce già, è la scusa giusta per riviverla in un formato nuovo.
8.6 / 5
Pro
- Sistema di combattimento tra i più profondi e soddisfacenti del genere.
- Colonna sonora straordinaria, intatta nella transizione.
- Versione portatile sorprendentemente solida per un titolo di questa scala.
Contro
- Qualità visiva inferiore rispetto a PS5, specie nelle aree aperte.
- Alcune attività secondarie appesantiscono il ritmo senza aggiungere molto.
- Il pop-in geometrico si nota nelle zone più ampie.


