Echo Generation 2 la recensione, ora è un deckbuilder? Ebbene sì
Echo Generation 2 è finalmente disponibile. Ecco la nostra recensione del gioco che ha deciso di essere coraggioso e cambiare strada.
Tutte le info le trovi su questa pagina.
Echo Generation 2 ha fatto il suo debutto il 27 maggio 2026, e con questa uscita il team di Cococucumber ha deciso di prendere una direzione che in pochi si aspettavano davvero. Si tratta del sequel del gioco di ruolo uscito nel 2021, e questo nuovo titolo non solo dà continuità alla proprietà intellettuale, ma gli sviluppatori hanno deciso di cambiare completamente l’identità del gioco.
Infatti ora si tratta di un GDR strategico con meccaniche da deckbuilder. Una scelta che potrebbe dividere la community, soprattutto per coloro che speravano di ritrovare un’impostazione più vicina al primo capitolo. Una cosa che è rimasta uguale c’è: fin dall’inizio di Echo Generation 2 è un gioco che mescola perfettamente l’atmosfera retro, mistero e strategia senza limitarsi a ripetere la struttura del predecessore, come invece fanno molti sequel che tendono a essere più conservativi.
Come già detto, gli sviluppatori di Echo Generation 2 sono Cococucumber, uno studio indipendente che ha sede a Toronto, in Canada, e che negli ultimi anni è riuscito a costruirsi una forte identità, soprattutto per quanto riguarda il lato artistico. Il primo progetto è stato proprio Echo Generation, ma è riuscito ad affermarsi con Ravenlok, uscito nel 2023. Gli sviluppatori tendono a essere riconoscibili anche senza puntare su produzioni gigantesche. Infatti, tutti i loro titoli hanno una struttura minimalista ma funzionale, con un forte colpo d’occhio. Con Echo Generation 2 il team ha deciso di allontanarsi dalla comfort zone sia per la sperimentazione, visto il passaggio al deckbuilder, sia per il tono generale dell’avventura, la quale è un po’ più ambiziosa e stratificata.
Multiverso? Multiverso
Per capire quanto sia importante i cambiamenti di Echo Generation 2, bisogna capire il primo capitolo. Quel gioco era un GDR a turni molto più tradizionale e aveva conquistato molti giocatori grazie alla sua atmosfera che guardava agli anni ’80, ma in stile voxel. Quindi c’era un mix di tutto ciò che erano i pilastri di film e libri di quegli anni: mistero, fantascienza conditi con un po’ di quotidianità. Ed Echo Generation 2? È il momento di pescare le nuove carte e capire come funziona, partendo ovviamente dalla sua storia. Non preoccupatevi, sarà senza spoiler.
Qui vediamo già le prime differenze col primo capitolo: la trama di Echo Generation 2 non vi farà seguire un solo protagonista, ma si divide in varie storie che si sviluppano in linee temporali e universi che sono diversi tra loro, ma uniti allo stesso tempo. Sì, il multiverso è davvero qualcosa di cui sappiamo davvero poco.
Tutte le storie, però, ruotano intorno alla corporazione FST e a una presenza aliena che sembra collegare tutti i mondi. Una cosa molto interessante è che il titolo si prende il suo tempo però costruirsi e cerca di spingere il giocatore a fare i collegamenti, senza che vi venga servito tutto su un piatto d’argento. Purtroppo, proprio per questo motivo, la narrazione di Echo Generation 2 non riesce sempre a tenere un ritmo ottimale. La struttura, essendo frammentata, rende alcuni capitoli meno incisivi di altri, mentre alcuni personaggi avrebbero avuto bisogno di più spazio per dare più valore al proprio valore. Nonostante questa problematica, il senso di curiosità c’è e rimane costante.
Il vero protagonista
La cosa che attira di più su Echo Generation 2 è ovviamente il gameplay. Cococucumber ha costruito un combat system abbastanza strategico che punta sulle carte, le quali sono il core dell’esperienza. Ogni singolo personaggio possiede un mazzo formato da una ventina di carte tra attacchi, abilità e cure che rappresentano un po’ il playstyle che dovrete utilizzare con quel personaggio. Niente vi vieta di modificarlo trovando nuove carte nelle varie zone. La gestione delle combo e delle sinergie è fondamentale per poter avanzare senza morire troppo, perché sì, fa parte dell’esperienza. Inserire le carte più forti non basta. Dovrete trovare il giusto equilibrio tra costo e utilità strategica. Ma una cosa molto carica è che Echo Generation 2 tende a premiare i giocatori che sperimentano.
Quindi è come giocare a carte? Non proprio. Echo Generation 2 ha un elemento che vi permette di fare qualcosa in tempo reale. Ci stiamo riferendo al blocco: premendo il tasto giusto che appare a schermo (sarà sempre lo stesso) permette di ridurre o azzerare i danni ricevuti. Una meccanica piuttosto semplice ma che rende efficace i combattimenti più dinamici e meno statici. Anche alcuni attacchi vi richiederanno di premere un tasto per massimizzare il danno. Elemento che sicuramente aiuta durante le boss fight, che sono tra i momenti migliori dell’intero titolo.
Le boss fight sono sempre grandi, spettacolari e anche strutturate da pattern che potete ben riconoscere. Un elemento che potrebbe seccare qualche giocatore è che i boss sono fin troppo tosti e anche all’inizio, e se non siete giocatori navigati nel genere, potreste aver bisogno di qualche tentativo prima di riuscire a sconfiggerli. Ma quando si riesce, il livello di soddisfazione va alle stelle.
Come si arriva alla boss fight preparati? Grindando e farmando ogni singolo scontro disponibile sulla mappa. Non solo, la progressione è un sistema classico: avrete uno skill tree e delle passive. Dovrete spendere i Punti Esperienza per migliorare salute, difesa e danni, mentre le passive aggiungono dei bonus che possono dare degli aiuti, in base allo stile di gioco che avete adottato.
L’esplorazione c’è, ma rispetto al primo Echo Generation, questo secondo capitolo ha delle mappe più lineari che sì, nascondono documenti, carte e lore, ma niente di più. Ma purtroppo dovrete fare un po’ di backtracking per via della difficoltà delle boss fight, molto più complesse rispetto ai combattimenti soliti. Altra cosa che va a far storcere il naso però, è sicuramente la parte deckbuilder. Il motivo? È fin troppo semplice riuscire a “rompere il gioco” e avere carte potentissime, ma al contempo quel deck potrebbe risultare quasi inutile contro i boss. Questo squilibrio potrebbe causare comprensibile frustrazione, o banalmente della confusione: “è troppo facile romperlo ma allo stesso tempo ha dei picchi di difficoltà verso l’alto?” La risposta è Sì.
Il punto più alto
Per quanto concerne il lato artistico di Echo Generation 2, beh, vi abbiamo detto poc’anzi quanto sono talentuosi, e con questo sequel l’hanno dimostrato. Lo stile voxel rimane la firma del gioco anche se questa volta viene accompagnato da un sistema di illuminazione decisamente più avanzato e che punta quasi al fotorealismo, dando una sensazione di realismo mista a fantasia.
Tutti gli ambienti del gioco hanno personalità, dai laboratori futuristici alle grandi città cyberpunk. Ogni cosa ha la sua palette di colori, facendovi comprendere benissimo che ci troviamo in un luogo diverso dal precedente, ma tutto legato da una sorta di fil rouge che è la firma stilistica degli sviluppatori. Tutto è interessante, tutto fa un occhiolino a un certo stile, tutto adattato allo stile di Cococucumber. Lo stesso vale per la colonna sonora, che ha tracce synthwave direttamente dagli anni ’80, che si sposano in modo perfetto con tutte le avventure che vivrete in questo gigantesco multiverso fatto di carte.
Ma se tutto questo fa pensare a un gioco perfetto, a far pensare l’opposto sono i controlli durante l’esplorazione, fin troppo rigidi. Insieme alle animazioni che danno la sensazione di essere fin troppo datate, e non è qualcosa che si collega al voler far rivivere gli anni ’80. Nulla che distrugge il titolo, ma che fa notare come si muovono i personaggi in-combat, dove sono ottimi, e in fase di esplorazione, dove mostrano un po’ il fianco.
In chiusura di questa recensione, possiamo sicuramente dire che Echo Generation 2 è un sequel particolare. Non cerca di replicare il successo del primo capitolo, ma ha provato a reinventarsi completamente con nuove meccaniche e una struttura narrativa decisamente ambiziosa. Il sistema di deckbuilding funziona molto bene, soprattutto nelle prime ore, offrendo combattimenti tattici ma non troppo statici. Allo stesso tempo, però, il grinding eccessivo impedisce al gioco di eccellere davvero.
È sicuramente un progetto che vuole avere una forte identità, creando delle atmosfere che seppur fa riferimento a qualcosa di reale, riesce a trasformarlo in qualcosa di fantasy e bellissimo da esplorare. Se cercate un indie leggermente diverso dal solito, coi suoi pregi e difetti, è il momento di fare un salto al passato.
Echo Generation 2
Echo Generation 2 è una svolta decisamente importante per la serie realizzata da Cococucumber. Il titolo abbandona molti elementi GDR per puntare su un sistema di deckbuilding più strategico e dinamico. La narrativa frammentata e l’ambientazione sci-fi con un pizzico di multiverso riescono a creare un buon senso di mistero, il tutto mentre il comparto artistico conferma tutto il talento dello studio canadese. Non mancano problemi di bilanciamento, il troppo grinding e allo stesso tempo c’è anche una certa semplificazione delle meccaniche che potrebbe non convincere gli appassionati più esperti del genere. Nonostante questo, rimane un indie originale e con vagonate di personalità.
8 / 5
Pro
- Direzione artistica voxel molto curata
- Sistema di combattimento dinamico e strategico
- Colonna sonora synth molto immersiva
- Narrazione piena di misteri e collegamenti interessanti
Contro
- Grinding e backtracking a tratti pesanti
- Alcuni personaggi poco approfonditi
- Controlli durante l’esplorazione un po’ rigidi
- Struttura narrativa inizialmente confusa



