Thick as Thieves, la recensione di una piccola grande sorpresa stealth

Thick as Thieves è piccolo, ma ha idee chiare. Ecco la nostra recensione dello stealth game più interessante degli ultimi anni!

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Quando un gioco decide di chiamarsi Thick as Thieves, ciò che ci viene in mente sono furti, infiltrazioni, ombre, rischi, e quella sottile tensione che nasce quando siete a un passo dal bottino, ma anche a un passo dal farvi scoprire. La sorpresa, però, è che dietro a un progetto piccolo, venduto a un prezzo volutamente contenuto e pensato quasi come una prima porta d’ingresso a un universo più grande, si nasconde una delle esperienze stealth più interessanti viste di recente.

Un gioco che guarda con evidente amore ai classici, soprattutto a quella scuola di stealth in cui non si entra in una stanza per eliminare tutti, ma per capire come non farsi vedere da nessuno. Il gioco non vuole farvi sentire invincibili, non vi mette in mano un arsenale risolutivo e non prova mai a trasformare il ladro protagonista in un action hero mascherato. Qui essere scoperti è un problema vero, combattere frontalmente è quasi sempre una pessima idea e ogni movimento va pensato con calma.

È una filosofia che oggi sembra quasi controcorrente: molti giochi oggi usano la furtività come un’opzione, un approccio alternativo prima che tutto degeneri comunque in scontro aperto. Thick as Thieves, invece, costruisce tutto intorno all’infiltrazione pura: osservare, ascoltare, aspettare, sfruttare strumenti e ambiente, rubare il possibile e poi sparire prima che la situazione crolli.

Thick as Thieves

Un furto dopo l’altro, tra magia e industrializzazione

L’ambientazione è uno degli elementi che colpiscono per primi. Thick as Thieves ci porta in una città scozzese del 1910, un luogo in cui tecnologia e magia convivono in modo naturale, senza mai sembrare due idee incollate insieme a forza. C’è qualcosa di industriale e decadente negli edifici, nei corridoi, nelle sale sorvegliate, ma anche un gusto quasi gotico e fantastico che rende il mondo immediatamente riconoscibile.

La storia rimane  in ogni caso abbastanza essenziale: entrate in possesso di una gemma magica, iniziate a investigare sul suo valore e sul suo legame con alcune figure della città, e procedendo vi ritrovate coinvolti in una serie di colpi sempre più rischiosi. Da un lato, Thick as Thieves riesce a essere molto diretto e non appesantisce la progressione, dall’altro, il mondo che intravediamo è talmente affascinante che viene voglia di saperne di più. Gli ambienti, i documenti nascosti, le conversazioni origliate e i dettagli architettonici suggeriscono un universo più grande, ma il gioco si ferma spesso un passo prima di approfondirlo davvero. È uno dei suoi limiti più evidenti: non manca personalità, ma manca lo spazio per lasciarla respirare completamente (che forse scopriremo con contenuti in futuro, speriamo ndr).

Thick as Thieves

Stealth puro, senza compromessi

Il cuore di Thick as Thieves è la sua struttura da immersive sim compatta. Ogni missione vi chiede di entrare in un’area, recuperare un documento, un oggetto prezioso o un artefatto, arraffare più bottino possibile e tornare a un punto di estrazione rappresentato da una porta magica. Il tutto evitando guardie, torrette, automi d’allarme e altri ostacoli pronti a far crollare il piano nel giro di pochi secondi.

La cosa interessante è che il gioco prende alcune logiche degli extraction game e le applica allo stealth. Se morite o venite catturati, perdete ciò che state portando con voi. Questo significa che ogni deviazione per recuperare un oggetto extra ha un peso da tenere in considerazione. Volete rischiare per quella statua preziosa? Vale la pena allungare il percorso per aprire una stanza secondaria? Meglio depositare il bottino in una fenditura magica prima di continuare o tentare il colpo grosso tutto in una volta? Il sistema funziona perché le missioni sono abbastanza brevi da non diventare pesanti, ma abbastanza tese da rendere ogni errore significativo. Non siete bloccati in sessioni lunghissime, e questo aiuta molto il ritmo. Potete giocare una missione, fallire, riprovare con un approccio diverso e imparare progressivamente la struttura del livello.

Thick as Thieves

Ancora più importante, Thick as Thieves non vi dà mai l’impressione di poter forzare il gioco. Potete stordire silenziosamente alcune guardie o disattivare certe minacce, ma non siete lì per combattere. La vostra forza sta negli strumenti, nella pazienza e nella conoscenza del livello. Il gioco vi spinge a muovervi lentamente, a sfruttare zone d’ombra, a controllare la visibilità e a prestare attenzione ai rumori. Camminare in piedi, correre o interagire con certi elementi può tradirvi. Anche un piccolo errore può attirare l’attenzione nel momento peggiore.

Strumenti semplici, ma pieni di possibilità

Il set di strumenti a disposizione non è enorme, ma è ben pensato. Il rampino permette di raggiungere sporgenze e passaggi alternativi, le bombe fumogene aiutano a interrompere la linea visiva dei nemici, mentre le fate imbottigliate aggiungono un tocco più originale e coerente con la componente magica dell’ambientazione. Alcune possono borseggiare o attivare interruttori, altre servono come diversivo, attirando l’attenzione con insulti e rumori. Ognuno ha uno scopo, ma starà a noi capire quando usarlo, dove usarlo e quanto rischiare. Come capiremo invece se siamo visibili? Attraverso una gemma che indica quanto siete esposti alla luce, mentre il rumore prodotto dai movimenti diventa un altro elemento da controllare costantemente.

Solo due livelli, ma ben costruiti

Il limite più grande del gioco è anche quello più facile da individuare: ci sono solo due livelli principali. Per un’esperienza così breve e proposta a un prezzo ridotto, la cosa è comprensibile, ma resta comunque un peccato. Non perché i livelli non funzionino, anzi: proprio perché funzionano molto bene.

Constable’s Guild Hall ed Elway Manor sono ambienti stratificati, pieni di percorsi alternativi, passaggi da scoprire, zone da studiare e piccole variazioni che rendono ogni incursione diversa dalla precedente. Il gioco è costruito intorno alla ripetizione intelligente: tornare negli stessi luoghi significa affrontare la missione in modo differente, con un altro punto di partenza, con pattuglie leggermente diverse, con obiettivi modificati o con nuove condizioni di difficoltà.

Questa scelta aiuta moltissimo la rigiocabilità, tuttavia la progressione soffre un po’ questa compattezza. Il bottino raccolto serve a sbloccare miglioramenti e oggetti, ma dopo un certo punto le possibilità si esauriscono e rimangono soprattutto elementi cosmetici. In cooperativa questo ha un senso maggiore, perché vedere il proprio personaggio personalizzato diventa parte dell’esperienza sociale. In singolo, essendo il gioco in prima persona, certe ricompense perdono inevitabilmente valore.

Da soli o in cooperativa

Thick as Thieves può essere giocato in solitaria e, cosa importante, funziona. La tensione rimane alta, la lettura dei livelli è soddisfacente e il loop ha abbastanza mordente da spingere a riprovare più volte. Detto questo, è evidente che la cooperativa sia uno dei suoi punti di forza. Sia per la componente sociale, ma anche perché giocare in due cambia il modo di affrontare gli obiettivi. Coordinarsi, dividersi i compiti, attirare una guardia mentre l’altro passa, discutere al volo se rischiare un deposito extra o correre verso l’uscita, sono tutte situazioni che si sposano perfettamente con la struttura del gioco. Diciamoci anche che si dà vita a scene divertenti e comiche, che non è mai da sottovalutare sul piano del divertimento.

Un comparto tecnico essenziale, con qualche limite

Visivamente Thick as Thieves ha carattere. Non punta al fotorealismo, ma costruisce una direzione artistica efficace, fatta di interni ricchi di atmosfera, architetture industriali, dettagli magici e una palette che riesce a rendere il mondo cupo senza appiattirlo. L’unione tra 1910 alternativo, tecnologia e occulto è probabilmente uno degli aspetti più riusciti del gioco.

Sul piano tecnico, però, emergono alcune rigidità. Le prestazioni sembrano generalmente solide, ma possono comparire piccoli cali di frame rate, qualche texture che si incastra in modo strano e una certa sensazione di produzione indie ancora bisognosa di rifinitura. Nulla che rovini davvero l’esperienza, ma abbastanza da ricordare che siamo davanti a un progetto piccolo.

Più fastidiosa è l’assenza di alcune opzioni che oggi ci si aspetterebbe di trovare quasi sempre. La mancanza di uno slider per il campo visivo, o una gestione della sensibilità del mouse limitata a poche impostazioni predefinite, importanti se si pensa che nel gioco servono precisione, comfort e leggibilità.

C’è anche da dire che alcuni aggiornamenti negli prossimi giorni però stanno rimediando ad alcuni di questi problemi, come inserire la la possibilità di rimappare le associazioni di tasti, o aggiungendo cose nuove, come il timer nella mappa.

Prezzo, durata e ambizione

Thick as Thieves è venduto a un prezzo molto basso (solo 4,99€), e questo cambia parecchio il modo in cui lo si valuta. Se fosse stato proposto come esperienza premium, la brevità e i contenuti limitati sarebbero un problema molto più serio. A questa cifra, invece, il gioco assume quasi la forma di un’introduzione: un assaggio compatto di un’idea che potrebbe crescere con nuovi livelli, contratti e contenuti futuri. La campagna può durare circa quattro o cinque ore, a seconda di quanto sperimentate e di quante volte decidete di tornare nelle missioni per raccogliere più bottino o affrontare difficoltà superiori. Non è tanto, ma è una durata coerente con l’impostazione e il prezzo. Soprattutto, sono ore dense, in cui raramente si ha l’impressione di stare facendo qualcosa di riempitivo.

Il punto è che Thick as Thieves lascia fame. Perché le sue idee sono buone abbastanza da far desiderare un progetto più grande, più ricco, più rifinito. È un difetto? In parte sì. Ma è anche il segno che il gioco colpisce nel segno. attendiamo impazientemente che si arricchisca!

Buono

Thick as Thieves

Thick as Thieves è una di quelle piccole produzioni che rischiano di passare inosservate, ma che gli appassionati di stealth dovrebbero tenere d’occhio. È breve, ha solo due livelli principali e manca di alcune opzioni tecniche basilari, ma quando si entra nel suo ritmo diventa difficile non apprezzarne l’intelligenza. È un gioco che capisce il valore dell’attesa, dell’osservazione e del rischio. Il suo mondo mescola con personalità industria, magia e architettura gotica, mentre il gameplay recupera con rispetto la tradizione dei grandi stealth classici. Il sistema di estrazione, il bottino da mettere al sicuro, i depositi magici, gli strumenti e la possibilità di affrontare tutto anche in cooperativa danno al gioco un’identità più moderna, senza tradire l’anima del genere.

Thick as Thieves è un’esperienza stealth breve ma sorprendentemente riuscita, capace di recuperare lo spirito dei classici del genere e adattarlo a una struttura più moderna, fatta di furti rapidi, bottino da mettere al sicuro e missioni rigiocabili. I contenuti sono pochi e alcune opzioni tecniche mancano, ma il prezzo contenuto e la qualità del level design rendono il pacchetto molto interessante. Speriamo in fuuri aggiornamenti sia per correggere le grinze, sia per arricchire il gioco come merita.

7.8 / 5

Pro
  • Ottima atmosfera, un mix di magia, tecnologia e industrial
  • Gameplay stealth puro
  • Cooperativa promettente e ben integrata
Contro
  • Solo due livelli principali, davvero pochi
  • Progressione che si esaurisce abbastanza presto, soprattutto in singolo.
  • Mancano FOV slider e rimappatura dei controlli, per ora
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