Valor Mortis la recensione, il soulslike napoleonico che cambia la prospettiva

Valor Mortis è ambientato in epoca napoleonica, con un mix che unisce visuale in prima persona e una struttura soulslike. Tra lame, proiettili e poteri, ecco la nostra recensione!

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Il genere dei soulslike ha ormai visto parecchie reinterpretazioni, e nonostante io sia parecchio contento di ciò, apprezzando particolarmente tali meccaniche, ritengo parecchio difficile trovare dei titoli che riescano a dire la propria, magari anche stravolgendone alcune regole. Valor Mortis, il nuovo progetto di One More Level (studio già noto per la serie Ghostrunner), mi ha però incuriosito fin dal primo annuncio: prova a portare qualcosa di nuovo con una grafica in prima persona, ma soprattutto con una storia ambientata in una versione alternativa delle guerre napoleoniche. Un’idea che, almeno sulla carta, ha parecchio da offrire. Cosa ne è uscito fuori? Ne parliamo meglio nella nostra recensione.

Giuramento di fedeltà!

In Valor Mortis vestiamo i panni di William, un soldato della Grande Armata francese. Ci risveglieremo circondati da cadaveri, in una terra che non ricorda affatto l’Europa per cui abbiamo combattuto, una terra devastata da una misteriosa epidemia sovrannaturale, definita “la Peste Cremisi“. La storia immagina un mondo in cui Napoleone ha vinto a Waterloo, ma il suo impero è poi finito vittima di qualcosa di ben più difficile da affrontare di un esercito nemico. Questa misteriosa contaminazione soprannaturale si sta diffondendo per il continente, trasformando persone, animali e interi territori.

Il nostro compito sarà scoprire da dove arriva questa piaga e se esiste una cura, mentre cercheremo di sopravvivere alle creature che infestano le zone attraversate. Enigmatico a dir poco, ed ermetico per alcuni dettagli chiave soprattutto nelle fasi iniziali, il gioco vuole farci ricostruire poco alla volta il destino di un mondo ormai irriconoscibile.

Il nostro viaggio non sarà estremamente lungo, però ci metterà di fronte sia a diverse situazioni ostiche, come missioni secondarie che dovremo decidere se seguire o ignorare, ma anche a personaggi secondari (o legati alla storia) che avranno un ruolo molto importante all’interno dell’avventura. Chiaramente non vi sveleremo oltre a riguardo, ma vi invitiamo, qualora ci giocaste, a leggere spesso le bio dei personaggi, dei luoghi, le note etc che troverete in game.

Un soulslike in prima persona

Se siete più avvezzi ai soulslike “tradizionali”, la prima cosa con cui fare i conti è padroneggiare il sistema di combattimento. Essendo in prima persona potrebbe essere abbastanza straniante rispetto ai titoli a cui siete abituati, anche se i controlli di William saranno abbastanza “standard”. La cosa più bella dei controlli è che sono presenti alcuni preset tra cui scegliere, e starà a voi scegliere quello più consono alle vostre abilità. Il nostro protagonista come prima arma avrà una sciabola, e con lo stesso tasto potremo sferrare attacchi leggeri e pesanti. Potremo anche effettuare parate e schivate, e come di consueto fare entrambe con un timing perfetto vi garantirà dei vantaggi in battaglia, come contrattacchi e rallentamento del tempo.

Poco più avanti però, arriveranno anche cosette un po’ più spicy, come il potere da sfruttare con la mano sinistra (chiamate Trasmutazioni, come ad esempio il fuoco), e le armi da fuoco (prenderemo per prima una pistola con 5 colpi).

Nonostante la visuale sia diversa dal solito, la struttura è quella di un soulslike piuttosto classico: gli avversari hanno i loro schemi d’attacco, e affrontarli senza prestare attenzione ai movimenti può costarci parecchia salute, anche quando si tratta dei nemici più comuni. Bisogna quindi capire quando attaccare, quando schivare e quando tentare una parata, tenendo d’occhio anche la resistenza e una terza risorsa chiamata Neftoglobina, il “mana” necessario per utilizzare le abilità soprannaturali.

C’è però da dire, come prima pecca del gioco, che il timing non è sempre preciso al millesimo (complici le animazioni delle braccia di William), ma soprattutto la portata dei colpi di molti dei nemici sembra essere decisamente sballata (non è bello risultare colpiti quando abbiamo schivato di circa mezzo metro). Mettiamoci poi che essere colpiti interromperà i nostri attacchi, e che dare due input differenti a distanza di poco tempo farà risultare il secondo come “sovrapposto”, e non partirà affatto. Il ritmo ne risente parecchio, e il gioco risulta di diventare meno fluido e rapido di quello che vorrebbe invece essere.

A parte questo, abbiamo trovato interessante questo taglio diverso rispetto ai soulslike classici, soprattutto quando dobbiamo alternare gli attacchi con la sciabola alle abilità speciali.

Conoscere gli avversari può facilitarci chiaramente le cose, e alcuni possono essere facilmente gestiti sparando ai loro punti deboli, come i granatieri che si faranno un gran male se colpirete con un proiettile i loro secchielli di bombe, o in generale i nemici semplici quando sparerete alle loro escrescenze pustolse, che esploderanno facendo molto male (anche a noi, se siamo troppo vicini, quindi attenzione!).

Chiudono la carrellata anche gli oggetti consumabili: non sono tantissimi a livello di tipologie, e non vanno a saturare il menu di gioco. Ho trovato questa cosa bellissima, soprattutto perché gli oggetti che possiamo trovare hanno una loro utilità effettiva (bombe, cote per affilare, altro), e spesso mi hanno tirato fuori dai guai. Non siate neanche troppo parsimoniosi, perché ne potrete trovare abbastanza.

Una progressione liscia

La crescita del personaggio passa attraverso due fattori, che vengono ridotti a una singola schermata. Per attivarla dovremo recarci a una Lanterna Ravvivata (che fa le veci dei falò dei souls), dove potremo accedere all’apposito menù di level up, oltre a riposare, curarci, e recuperare Neftoglobina.

Collezionando abbastanza catalizzatori, sarà possibile salire di livello: così facendo otterremo un punto potenziamento da spendere nelle varie abilità disponibili. L’alberò delle abilità è atipico, orizzontale, e alcune delle abilità/potenziamenti si sbloccano solo dopo aver raggiunto un determinato livello. Ogni 10 livelli, a partire dal LV5, potremo equipaggiare un’Ambra: queste sono dei potenziamenti che possiamo cambiare a nostro piacimento nella schermata dove aumentiamo di livello, e possono essere molto tattici. Alcune permettono ad esempio di recuperare munizioni sparando, altre di parare i proiettili avversari, o effetti di altro tipo come velocizzare l’animazione della cura ed evitare che venga interrotta.

Possiamo anche far salire il livello dell’efficacia delle Fiaschette di Idroferro (per la cura), o il numero di utilizzi, anche se per quello dovremo trovare degli oggetti specifici in giro (come nei più classici dei souls). Non possiamo invece cambiare liberamente armature e accessori, come succede in altri giochi di ruolo, quindi la personalizzazione della build si concentra soprattutto sulle statistiche e sulle abilità che decidiamo di utilizzare. Per nostra fortuna è presenta anche il respec delle abilità, che potremo applicare pagando un costo in catalizzatori. One More Level ha quindi optato per mantenere il sistema di progressione poco dispersivo, e la cosa è perfettamente in linea con l’avventura proposta.

Tra campi di battaglia e sentieri nascosti

L’avventura procede attraverso una serie di livelli collegati tra loro, alternando campi di battaglia, villaggi, boschi e caverne. La Peste Cremisi ha lasciato il suo segno ovunque, e ogni zona presenta ambienti e nemici differenti (anche se dopo le prime fasi tenderanno inevitabilmente a ripetersi).

L’ambientazione va a combinare l’architettura e gli scenari dell’Ottocento con creature e situazioni di stampo sovrannaturale. Il level design del gioco è stato creato in modo da offrire un’avventura molto lineare, con poche e brevi deviazioni per ottenere quell’oggetto in più o il completamento di un obiettivo secondario. Chiaramente saranno presenti le scorciatoie da sbloccare che collegano punti diversi della mappa, mentre alcune abilità sbloccate durante l’avventura permetteranno di tornare in luoghi già visitati e raggiungere zone prima inaccessibili.

Alcuni ostacoli infatti possono essere superati soltanto dopo aver ottenuto determinate abilità, quindi vale la pena tenere a mente le zone in cui non siamo riusciti a proseguire. Vi informiamo infatti che nel gioco non è presente una mappa, quindi prendete appunti, o affidatevi alla vostra memoria fotografica.

A questo si aggiungono alcune sezioni dedicate al movimento e al parkour, che richiamano il passato dello studio senza raggiungere neanche lontanamente – per fortuna – la velocità e la libertà di Ghostrunner. Sono momenti che spezzano il ritmo dei combattimenti e si inseriscono nella struttura dei livelli, anche se il dondolare sui rami ci è sembrata una delle feature più forzate e inutili dell’intero gioco.

Il comparto tecnico

Valor Mortis è sviluppato con Unreal Engine 5 e sfrutta tecnologie come Nanite, Lumen e Niagara per gestire la geometria degli ambienti, l’illuminazione e gli effetti visivi. Su PS5 non abbiamo trovato troppi problemi riguardanti gli fps, ma siamo incappati in diversi bug grafici e di sistema che in un paio di occasioni ci hanno costretti a chiudere e riaprire il gioco.

Nulla da dire sulla qualità visiva, che mantiene comunque dei livelli molto buoni (non da spaccamascella, sia chiaro), e sul fronte audio sono buoni gli effetti sonori, e lodevoli le musiche. Piccolo plauso in aggiunta per il doppiaggio in inglese, con la presenza anche di Jennifer English, e Vincent Cassel nel ruolo di Napoleone.

Ultimo fattore, ma non per importanza, il gioco è stato completamente tradotto in italiano, cosa che vi farà sicuramente apprezzare di più sia i dialoghi, sia i vari documenti e nozioni che troverete in giro, oltre alle bio presenti nel menu.

Buono

Valor Mortis

Valor Mortis propone una reinterpretazione interessante dei soulslike, grazie alla visuale in prima persona e a un’ambientazione napoleonica contaminata dall’orrore sovrannaturale. Il sistema di progressione è semplice da gestire e il combattimento offre diverse possibilità, ma i problemi di timing e di registrazione degli input finiscono per penalizzare gli scontri. Anche il level design, piuttosto lineare e privo di mappa, e qualche bug tecnico avrebbero bisogno di maggiore attenzione. Resta un titolo con idee molto buone, e per molti fattori anche appagante pad alla mano. Rimangono però senza dubbio alcune cose da sistemare, soprattutto in alcuni aspetti fondamentali del gameplay.

7.8 / 5

Pro
  • Molto tattico e basato sull'abilità personale
  • Varietà di armi e attacchi permettono diversi approcci
  • Ambientazione alternativa e storia interessante
  • Progressione semplice, ma appagante e curata
Contro
  • Input che si sovrappongono e annullano
  • Portata dei nemici sballata confronto alla hitbox
  • Qualche bug tecnico di troppo
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