RetroSpace la Recensione, retrofuturismo e umorismo nero compressi in una nave

Ecco la nostra recensione di un titolo a dir poco fuori di testa, che ci porta in un'astronave inghiottita da un buco nero, e dove la normalità non esiste più: RetroSpace!

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Fare il lavoro sporco per salvarsi la pelle è più facile quando si è soldati esperti, marine spaziali o qualche tipo di classe con super poteri annessi. Se volete fare qualcosa del genere… con RetroSpace siete parecchio lontani, perché il team di The Wild Gentlemen (già autori di Chicken Police: Paint it RED! e Zipp’s Café) ha deciso di affidare il compito a un addetto alle pulizie. Quando la nave Aurora 5 viene inghiottita da un buco nero senziente, il tempo comincia a fare strani scherzi, i mutanti invadono i corridoi e la sopravvivenza dei passeggeri finisce nelle mani di una persona che, quantomeno, conosce bene i passaggi di servizio della stazione. Ma procediamo con ordine nella nostra recensione di RetroSpace.

Superstite, ma per quanto?

Ambientato nel 2177, come già detto RetroSpace ci porta a bordo dell’Aurora 5, una delle navi-città della flotta AURORA, progettate per trasportare una popolazione addormentata verso una nuova casa. Qualcosa, però, come spesso capita in questo tipo di incipit, è andato storto. La nave ha perso la rotta, e neanche a dirlo quella errata l’ha portata verso un buco nero, dal quale è stata inghiottita. Ora si ritrova a saltare tra due periodi temporali, e la situazione al suo interno è tragica.

Non appena ci sveglieremo, saremo circondati da altre celle criogeniche, alcune chiuse, altre aperte, altre semidistrutte… e soprattutto molti cadaveri a tenerci compagnia. Ci vorrà qualche minuto per orientarsi, per capire all’effettivo come il gioco voglia guidarci, ma sia i comandi, sia la chiarezza a schermo rimangono abbastanza intuitivi da mantenerci sul focus. Il benvenuto è tiepido solo per pochi minuti, e non passerà molto prima di scontrarci con la realtà che potremmo morire anche noi da un momento all’altro. Alieni? Mutanti? Torrette difensive? Altro? Lasciamo a voi il piacere della scoperta.

Un labirinto di condotti

Nonostante la grafica che riprende caratteristiche spiccatamente retrò/disco-punk, i paragoni con System Shock, BioShock, e il più recente Prey arrivano abbastanza in fretta, soprattutto per la visuale in prima persona e per il modo in cui l’ambiente si intreccia con il gameplay. In particolar modo la nave ci è sembrata quasi un vecchio edificio d’altri tempi, in cui qualcuno ha pensato di mettere una buona dose di tecnologia.

I diversi settori dell’Aurora 5 sono collegati da condotti, passaggi di manutenzione e scorciatoie che impariamo a conoscere poco alla volta, mentre un tram permette di spostarci tra le zone principali. All’inizio la struttura può sembrare un labirinto, ma con il tempo iniziamo a orientarci e a capire come raggiungere le varie aree senza dover rifare ogni volta la stessa strada. Forse.

Le varie stanze sono spesso arricchite con oggetti, che spesso potranno tornarci utili per qualcosa, e potranno farci sfruttare le nostre qualità di inservienti. Ad esempio un flacone spray permette di rimuovere lo sporco che nasconde il codice di una tastiera, le casse possono diventare scalini improvvisati, e un estintore può persino essere usato per darsi una spinta. Acqua, olio, elettricità, torrette hackerabili e fazioni ostili offrono altre possibilità per togliersi dai guai, o magari per creare qualche problema in più ai nemici. Chiaramente ci sono anche i consumabili più comuni, e se ve lo state chiedendo, sì, spesso sarà buio, e dovrete occuparvi anche di mantenere la batteria della vostra torcia sempre bella carica.

Non neghiamo che abbiamo trovato gustosa la spiccata libertà che il gioco lascia al giocatore, magari per trovare una soluzione, ma ci sono alcune occasioni in cui la soluzione più che intuita va “inventata”, perché non sappiamo cosa effettivamente il gioco voglia da noi. Il consiglio più grande che posso dare è di fare sempre attenzione a cosa si trova, che sia un codice, un dettaglio su una parete, o magari un audiolog, o altro.

Furtività canaglia

Sulla carta, RetroSpace ci permette di scegliere come affrontare i mutanti, e tornando ad esempio a parlare di luci, possiamo spegnerle luci per creare distrazioni, renderci invisibili e avvicinarci ai nemici per colpirli con una chiave inglese, magari con l’attacco caricato. Un indicatore opzionale segnala inoltre se gli avversari sono tranquilli, sospettosi o pronti ad attaccare.

All’atto pratico questo sistema stealth ha bisogno di qualche rifinitura. Per esempio mi è capitato di essere individuato anche in situazioni in cui sembravo al riparo dal loro campo visivo (fastidioso, ma comune anche ad altri giochi), oppure di far scattare l’allarme proprio mentre mi avvicinavo per mettere a segno un attacco silenzioso. Certo, non è detto che un mutante debba ignorarci soltanto perché siamo al buio, ma quando il gioco ci invita a sfruttare le ombre e poi non è chiaro quanto siano davvero efficaci, diventa difficile fidarsi del sistema. Le creature hanno sensi e comportamenti specifici, ma il rapporto tra illuminazione e possibilità di nascondersi è abbastanza incostante da rendere l’infiltrazione poco affidabile.

Se non siete combat addicted, sappiate che si può evitare il combattimento per buona parte dell’avventura, ma spesso conviene semplicemente tirare fuori una pistola e risolvere la questione in modo più diretto. Anche perché, quando un mutante ci scopre all’improvviso, tutta la pianificazione fatta fino a quel momento rischia di andare a farsi benedire.

Una chiave inglese e tante armi

Per quanto la furtività abbia il suo spazio, il combattimento resta la soluzione più pragmatica. All’inizio abbiamo a disposizione una chiave inglese, e poco dopo otterremo una pistola piuttosto semplice. Come ogni titolo di sopravvivenza a tema horror, le munizioni saranno limitate, e saremo portati a fare attenzione a ogni colpo. Procedendo il vostro arsenale personale si arricchirà con nuove armi, tra cui revolver, fucile a pompa, mitragliatrice Gatling e persino una pistola a raggi per rimanere in tema fantascientifico. I nemici possono essere analizzati per scovarne i punti deboli, e cambiare arma invece di usare sempre quella più potente che abbiamo trovato può essere spesso utile per colpirli con più precisione, anche in base al nemico.

Le armi sono potenziabili, cosa che può anche aggiungere effetti particolari, quindi fortuna i semplici proiettili sono solamente uno dei modi in cui possiamo sfruttarle. Alcuni proiettili ad esempio possono rimbalzare sulle pareti e colpire i bersagli da angolazioni inaspettate.

Come anche nei citati Prey e BioShock, anche in RetroSpace possiamo sfruttare l’ambiente per eliminare gli avversari: magari possiamo attuare il grande classico ed elettrificare una pozza d’acqua, o magari dare fuoco a una chiazza d’olio per alzare delle fiamme.

Mutanti e morti

Una delle idee più particolari del gioco è il sistema Mutamod, che permette di modificare il nostro corpo attraverso alterazioni genetiche derivate dagli animali. Le modifiche offrono abilità attive e passive utili per combattere, esplorare e muoversi senza farsi notare. La genetica della falena, per esempio, permette di recuperare salute sotto una luce intensa, mentre quella del rinoceronte rende più potenti gli attacchi corpo a corpo. C’è anche una modifica suina che consente di recuperare energia mangiando i cadaveri. Un po’ bizzarro e rivoltante dite? Forse, ma quando a bordo c’è una crisi simile… E no, non è neanche la cosa più strana che puà capitare.

Queste mutazioni vanno comunque utilizzate con criterio, perché alcune abilità comportano anche degli effetti collaterali. Per dirne una, il sonar dei pipistrelli altera i colori della visuale, e la modifica suina di cui parlavamo ci costringe ad abbassarci mentre mangiamo, lasciandoci più esposti agli attacchi. Bisogna quindi scegliere con un minimo di attenzione quali alterazioni portarsi dietro, valutando benefici e compromessi.

Anche la morte viene gestita in maniera piuttosto particolare. Quando veniamo uccisi, l’Aurora 5 stampa un nuovo addetto alle pulizie, mentre il cadavere precedente rimane nel punto in cui siamo caduti. Il sistema ricorda per certi versi quello di alcuni giochi di ruolo, anche cartacei (ci viene in mete subito Paranoia), mentre come nei soulslike possiamo tornare sul luogo della morte recuperare l’equipaggiamento perduto (in base alla difficoltà che abbiamo scelto, e vi diciamo che il gioco può essere molto punitivo).

Il clone però non sarà sempre perfetto, e può presentare un difetto genetico, o degenerazione. Alcuni di questi inconvenienti ci fanno starnutire o imprecare involontariamente, con conseguenze poco piacevoli quando stiamo cercando di passare inosservati. Fastidioso? Forse. Divertente? Assolutamente. Tra comportamenti involontari, cattive maniere e altri effetti poco controllabili, il gioco riesce a giocare col body horror senza rinunciare all’umorismo nero. Per fortuna, la degenerazione non è permanente, e recuperando materiale genetico dal nostro vecchio corpo possiamo eliminare la penalità e tornare in condizioni normali. Sempre se nel frattempo non ci siamo fatti ammazzare di nuovo, ovviamente.

Qualche problema a bordo

Sul piano tecnico il gioco ha mostrato luci e ombre. A parte la furtività e la sua affidabilità limitata rispetto al combattimento, sarebbe stata utile qualche feature in più legata alla navigazione e all’orientamento, che può diventare frustrante se non abbiamo una buona memoria da subito. Durante la nostra prova su PlayStation 5, abbiamo riscontrato una fluidità discreta del gioco, nonostante qualche piccolo calo di frame rate in presenza di alcuni elementi come il fuoco, o fasi particolarmente concitate.

Nonostante questo, l’Aurora 5 è uno di quei luoghi che viene voglia di esplorare, grazie anche a un level design che tutto sommato ci è sembrato curato. Graficamente ci è sembrato buono, anche se alcuni dettagli e texture sono risultate troppo “spigolose” anche per un titolo dal gusto retrò. Per il resto il gioco nella sua somma posso definirlo piacevole, non troppo clanky nei comandi (peccato per la mancanza di funzionalità per il DualSense), e con una colonna sonora che fa il suo per tutta la durata del gioco.

Buono

RetroSpace

In conclusione, RetroSpace ci è sembrato un titolo interessante, capace di riprendere alcune caratteristiche degli immersive sim più conosciuti e di rielaborarle con una buona dose di umorismo nero e idee piuttosto particolari. L’esplorazione dell’Aurora 5 è sicuramente uno degli aspetti più riusciti, grazie a un level design che premia la curiosità e alla possibilità di sfruttare l’ambiente in diversi modi. Peccato per una furtività non sempre affidabile e qualche problema tecnico, che finiscono per porre alcuni freni ad un’esperienza altrimenti più sfaccettata. Se amate la fantascienza e i giochi che lasciano spazio alla sperimentazione, RetroSpace merita sicuramente una possibilità, soprattutto se non avete problemi con qualche spigolo da limare.

7.8 / 5

Pro
  • Buon level design e sfruttamento degli ambienti
  • Il sistema Mutamod è una chicca interessante
  • L'umorismo nero ci sta parecchio bene
Contro
  • Fasi furtive poco convincenti
  • Orientarsi può risultare complicato
  • Alcune incertezze sul piano tecnico
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