Myst & Riven la recensione, il ritorno dei due monumenti intramontabili

Ecco la nostra recensione del ritorno di due classici intramontabili, stavolta in versione PS5 e PS VR2, tra fascino contemplativo ed enigmi che sfidano l'arguzia dei giocatori.

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Pochi videogiochi possono dire di aver cambiato il modo in cui il pubblico generalista percepiva il medium come ha fatto Myst. Uscito originariamente nel 1993, per circa dieci anni è stato il gioco per PC più venduto al mondo, e ha trascinato davanti al monitor persone che non avevano mai toccato un videogioco. Riven, arrivato nel 1997, ha preso quell’idea e l’ha allargata: da una singola isola a un intero arcipelago, da un enigma ambientale a un mondo che racconta la propria decadenza attraverso meccanismi, simboli e architetture.

Quest’anno i due titoli sono approdati su PS5 e PS VR2 e per Cyan Worlds si chiude un cerchio, perché le versioni originali di Myst e Riven erano già state molto popolari su PlayStation e sono state ripubblicate in digitale l’anno scorso. La scelta di portare adesso i remake moderni, usciti su altre piattaforme rispettivamente nel 2020 e nel 2024, acquisisce dunque una valenza storica, oltre che commerciale. Su PS5 non arriva una semplice conversione, bensì una versione pensata appositamente per sfruttare l’hardware Sony.

Dalle schermate fisse al mondo libero

L’operazione riprende quanto già visto su PC: abbandonare le immagini pre-renderizzate dell’originale, che si attraversavano a salti, e costruire ambienti tridimensionali nei quali ci si muove liberamente. Si tratta di un cambio di prospettiva enorme: se nel Myst del 1993 si osservava un mondo come dietro una vetrina, qui lo si abita. La stessa ricostruzione dà a Riven, in particolare, una densità che le immagini fisse potevano solo suggerire: giungla, caverne, strutture monolitiche e una fauna che sembra uscita da un altro ordine naturale.

Il rischio di ogni remake di questo tipo è tradire la geometria mentale dell’originale, quella per cui ogni inquadratura era composta con cura quasi pittorica. Le recensioni dei remake apparsi altrove sono concordi nel dire che Cyan ha mantenuto lo spirito dei giochi pur cambiando completamente la forma. Alcune sottolineano come Riven fosse il titolo più bisognoso di una rilettura, proprio perché più vasto e stratificato, e come la versione moderna esalti la direzione artistica originale. Per Myst l’intervento è più conservativo, e include novità come la possibilità di variare casualmente gli enigmi per chi conosce già le soluzioni a memoria.

Flatscreen o PS VR2, il vero banco di prova

Secondo Cyan, bilanciare la resa tra 2D e realtà virtuale è stata la sfida principale dello sviluppo. Si è servita dell’esperienza maturata con Firmament, altro suo titolo PS5 doppio formato, per migliorare interazioni, fedeltà grafica, risoluzione di base e prestazioni, e alcune lezioni imparate con questi remake sono già tornate su Firmament stesso.

La VR è un’ottima idea sulla carta per giochi basati sull’osservazione. Ruotare una leva, ispezionare un quadro, girare intorno a un meccanismo con le proprie mani ha un peso diverso rispetto a un cursore sul televisore. C’è però una questione pratica che emerge da chi ha già provato i remake: in cuffia non si prendono appunti, e Myst e Riven sono giochi in cui gli appunti contano. Chi sceglie il visore dovrà arrangiarsi con una buona memoria, oppure alternare sessioni, e forse è proprio questa la modalità più sensata per tutti: la VR per l’immersione, il pad per ragionare.

Ray tracing, 60 fps e PS5 Pro

Sul piano tecnico, la scelta privilegia la trasparenza. Il ray tracing, limitato ai riflessi e solo in flatscreen, vale su PS5 e su PS5 Pro e costringe a 30 fps. Disattivando l’opzione si sale a 60 fps con i riflessi nello spazio schermo; basta infatti togliere la spunta alla Performance Mode nelle impostazioni del display per passare da una modalità all’altra, con una lieve variazione della risoluzione di base.

Su un gioco lento e contemplativo come questo i 30 fps con i riflessi in ray tracing sono una scelta più difendibile che altrove, perché le acque, le superfici lucide e i vetri sono parte integrante dell’estetica. Entrambi i titoli sono poi PS5 Pro Enhanced, con distanza visiva, vegetazione, texture, post-processing e illuminazione migliorati in flatscreen, e una risoluzione di base più alta in VR. Il tutto poggia su un’implementazione modificata del TSR di Unreal Engine, che consente l’upscaling anche su PS5 standard. È presente il supporto alla modalità Power Saver, che abbassa la risoluzione e blocca il frame rate a 30 fps per ridurre i consumi: una funzione piccola, ma in linea con un titolo che non ha bisogno di spingere la console al limite.

Il design invecchiato male

Il problema, o il pregio, a seconda dei gusti, è che Myst e Riven restano giochi che non prendono per mano il giocatore. Gli enigmi sono logici e interconnessi, spesso richiedono carta e penna per tenere traccia di simboli, numeri e sequenze, e non esiste una mappa che dica dove andare. Alcune recensioni notano proprio l’assenza di un sistema di suggerimenti, un aspetto da tenere presente prima dell’acquisto: chi cerca un’avventura accomodante rischia infatti di restare fuori dalla porta già dopo i primi minuti.

Proprio per questo, i titoli mantengono intatta la loro capacità comunicativa. In un’epoca di indicatori, ping e checklist, ritrovarsi davanti a un meccanismo da decifrare con la sola osservazione ha qualcosa di quasi sovversivo. Riven, in particolare, presenta una struttura per cui capire un luogo significa capire l’intera cultura che lo ha prodotto, e qui il formato libero in 3D diventa uno strumento narrativo, non solo estetico.

Myst & Riven

Myst e Riven su PS5 e PS VR2 sono due operazioni che vanno viste per quello che sono: non il tentativo di svecchiare dei classici per renderli immediati, ma la loro conservazione in una forma che l’hardware di oggi permette finalmente di rendere giusta. Cyan Worlds non ha cercato di semplificare niente, e questa è la sua forza e il suo limite. Chi ha amato gli originali troverà due mondi che respirano come non avevano mai fatto, con una scelta tecnica trasparente tra ray tracing e fluidità, un lavoro serio su PS5 Pro e un supporto alla realtà virtuale che per giochi di pura osservazione ha un senso concreto. Chi non li ha mai giocati dovrà accettare un patto: nessuna mano sulla spalla, molta pazienza, un quaderno accanto al divano. Il prezzo a cui vengono proposti è corretto, per due titoli che durano, rigiocabili e ancora capaci di far sentire intelligente chi li completa. Non sono per tutti, e non pretendono di esserlo, ma per chi cerca un’avventura che ragiona con il giocatore anziché al suo posto restano tra le esperienze più particolari disponibili su PlayStation.

7.5 / 5

Pro
  • Remake da zero con ambienti 3D liberi e direzione artistica originale rispettata
  • Doppia modalità flatscreen e PS VR2 con opzioni tecniche chiare
  • Puzzle profondi e fedeli, con la possibilità di randomizzarli in Myst
Contro
  • Nessun vero aiuto per i neofiti, la difficoltà può respingere chi non ama prendere appunti
  • In VR non si può annotare nulla
  • Il ray tracing costringe a 30 fps, chi vuole fluidità deve rinunciare ai riflessi
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