Toy Story 5, la recensione e la conferenza stampa: in relazione con la tecnologia
Un nuovo capitolo per Toy Story: questa volta si parla di integrazione nella società, di giocattoli sostituiti da nuovi intrattenimenti tecnologici... come se la vivono i bambini?
Il 18 giugno torna al cinema uno dei cult d’animazione disney pixar più visto al mondo: Toy Story 5, prodotto da Pete Docter e Lindsey Collins. Fin dal 1995 il film ha accompagnato generazioni di bambini nella loro crescita e ora si mette al passo con i tempi, raccontando una delle problematiche più grandi del giorno d’oggi: il ruolo della tecnologia nella vita infantile. Jessie, Buzz e Woody, invincibili protagonisti, aiutano Bonnie a trovare degli amici, in un mondo dove tutti i bambini non fanno altro che giocare di fronte a uno schermo.
I giocattoli di una volta sono stati eclissati e Bonnie è l’unica che ancora si diverte con l’immaginazione. Come riuscirà però ad integrarsi con gli altri? si chiedono i genitori preoccupati; ecco allora che decidono di regalarle un Lilypad. Il nuovo gioco, connettendosi a internet, permette a Bonnie di chattare con le altre bambine, di giocare online, di stare “in relazione”… ma quanto sono veri e sinceri questi rapporti? I vecchi giocattoli si interrogano molto sull’importanza dell’amicizia e quando Jessie e Buzz vengono relegati in una scatola assieme a tutti gli altri, Woody arriva in soccorso per aiutarli nella loro missione: riportare Bonnie alla realtà. Tra avventure, imboscate e messaggi, il gruppo spinge Bonnie a conoscere la coetanea Blaze, che vive in campagna; la loro amicizia le insegnerà che alienarsi dietro ad uno schermo non porta a nulla di buono, ma trovare il giusto compromesso tra tecnologia e spensieratezza è la mossa giusta.
La storia è ben scritta, il ritmo veloce e la sensazione è nostalgica, soprattutto per il pubblico adulto degli anni novanta. La speranza per le nuove generazioni rimane comunque viva, educandoci all’importanza delle relazioni concrete, che nonostante il passare del tempo e delle mode restano l’unica cosa che conta davvero.
La conferenza stampa
Non è però un film che denigra lo sviluppo tecnologico, spiega la produttrice Lindsey Collins durante la conferenza stampa tenutasi martedì mattina.
Noi della Pixar facciamo tanto affidamento alla tecnologia, la nostra vuole essere una riflessione sul rapporto con essa, su quanto ci si possa divertire anche senza, vogliamo trasmettere il valore enorme del giocare lontano dagli schermi. I bambini devono essere protetti, capire quanto sia importante inventare personaggi e credere nel cuore di questi.
Il collega Pete Docter alla sua sinistra parla delle difficoltà relazionali tra bambini, già descritte attraverso il primo film del 1995, difficoltà che possono essere dovute a gelosie o dinamiche di esclusione. Quello che si aggiunge adesso, però, è che «se metti la tecnologia nelle mani di un bambino hai perso del tutto». In questo film, raccontano i produttori, i giocattoli non sono più preoccupati l’uno dell’altro, ma le loro attenzioni sono tutte verso la bambina, cambia il focus: «L’attenzione è sulle sue paure e per questo il film è più intenso emotivamente».
L’esperienza nostalgica l’hanno vissuta in primis le voci italiane del cartone, come ci racconta Katia Follesa, doppiatrice del personaggio LilyPad:
Quella voglia di ricerca, di scoprire, di fare fatica si è un po’ persa, con la tecnologia abbiamo tutto ancora prima della domanda. Quindi si perde quella curiosità in cui mi rivedo; nasco come persona curiosa e voglio morire come persona curiosa. La tecnologia comunque non va proprio demonizzata diciamocelo, bisogna trovare il giusto compromesso e questo lo possono dettare solo i genitori, educando.
Gianluca Gazzoli, voce di Bullseye, ci ha condiviso il suo punto di visto sulla socialità, su come i giochi aiutino a entrare in rapporto con gli altri e questo film lo spiega molto bene: «Ci rendiamo conto che alcune cose sono insostituibili, come lo stare insieme e giocare a prescindere dall’età».
Ilaria Stagni (Jessie) introduce invece il discorso dell’AI, di quanto sia utile nel campo della ricerca, anche se «l’emozione trasmessa da una voce vera non sarà mai paragonabile a quella di un’Intelligenza Artificiale, bisogna mettere dei paletti alla tecnologia e conviverci; penso che se l’AI non fosse entrata nel campo artistico sarebbe stato meglio».
Ci ha rallegrato infine con la sua presenza il vincitore dell’ultimo Sanremo, Sal Da Vinci, che interpreta la voce di Pizza Cu ‘e Llente, un piccolo cameo all’interno di Toy Story 5. Il cantante racconta di aver giocato troppo poco da piccolo, sfogandosi fin da subito sul palcoscenico, ma di come abbia poi recuperato l’esperienza con figli e nipoti.
La sfumatura del toccare, del sentire il profumo del giocattolo… abbiamo un po’ perso tutta questa bellezza. Io credo che dovremmo vivere con il cuore nel passato e la testa nella modernità. I giocattoli hanno un’anima, ci riportano al nostro io bambino, che sarebbe importante non smettere mai di ascoltare.
Sempre “verso l’infinito e oltre” quindi, anche con questa nuova avventura. Dal 18 giugno al cinema.
Toy Story 5
Toy Story 5 è Una riflessione sulle relazioni, sulla tecnologia, sull’amicizia e sull’importanza del gioco. Personaggi iconici a cui si aggiungono new entry simpatiche e moderne. Il focus del film è diverso rispetto ai precedenti, rimanendo più incentrato su Bonnie e le sue paure da bambina: i giocattoli le insegneranno ad ascoltare il proprio cuore. Scrittura veloce, moderna e funzionale; un prodotto educativo per bambini e genitori.
7.5 / 5
Pro
- Messaggi educativi trasmessi con stile ironico
- Tematica molto attuale: il rapporto tra la tecnologia e i bambini
- Scrittura funzionale e ritmata
- Personaggi nuovi originalissimi
- Un film adatto ad un pubblico genitoriale
Contro
- nessun contro da evidenziare


