Da Hereditary a Backrooms: ecco come A24 sta rivoluzionando il cinema horror moderno
Il successo del film "Backrooms" afferma come la A24 si ormai una sicurezza nell'horror d'autore. Ma da dove parte tutto questo? Da The Witch a Hereditary ecco come si è affermata
Il successo di Backrooms ha riportato sotto i riflettori A24, una casa di produzione che negli ultimi anni ha a dir poco arricchito il panorama dell’horror cinematografico. Si è passati da essere una semplice realtà indipendente, a punto di riferimento per il genere, con lo studio americano ha saputo costruire un’identità unica attraverso opere capaci di coniugare paura, qualità autoriale e tematiche profonde. Un percorso che ha contribuito alla diffusione del cosiddetto “elevated horror”, un approccio che utilizza il terrore non solo per spaventare, ma anche per esplorare le fragilità umane, i traumi e le inquietudini della società contemporanea.
Il 2026 rappresenta probabilmente il punto più alto di questo percorso, grazie al clamoroso successo di Backrooms, il nuovo fenomeno cinematografico diretto dal giovanissimo Kane Parsons, già noto online come Kane Pixels. Il film è diventato il più grande successo commerciale nella storia di A24, superando i 200 milioni di dollari d’incasso mondiale in tempi record e consacrandosi come il primo titolo dello studio a raggiungere questo traguardo, trovando anche un forte apprezzamento da parte della critica.
Backrooms: dall’internet horror al fenomeno globale
La storia di Backrooms è emblematica della capacità di A24 di intercettare le nuove tendenze culturali. Nato come serie di cortometraggi pubblicati su YouTube, il progetto di Kane Parsons prendeva ispirazione dalla celebre creepypasta delle “stanze infinite”, trasformandola in un’esperienza visiva inquietante fatta di spazi liminali, silenzi opprimenti e senso costante di smarrimento. A24 ha compreso il potenziale dell’opera e ha affidato allo stesso Parsons la regia dell’adattamento cinematografico.
Il risultato è stato straordinario: un horror originale capace di attirare sia gli appassionati del genere sia il pubblico cresciuto sui social e sulle piattaforme video. Come detto poco fa, in pochi giorni il film è diventato il maggior incasso della storia dello studio, dimostrando come il confine tra contenuti digitali e cinema tradizionale sia ormai sempre più sottile. Backrooms rappresenta quindi anche una nuova fase per l’horror contemporaneo, sempre più influenzato dall’immaginario nato su internet e dalle paure della generazione digitale, rinnovando un genere che iniziava a perdere pubblico dato il cambio generazionale e un linguaggio ormai antico e non apprezzato dalle nuove generazioni.
Hereditary: il film che ha cambiato tutto
Per comprendere l’importanza di A24 nell’horror moderno bisogna tornare al 2018, anno di uscita di Hereditary, opera prima di Ari Aster. Prima di allora il regista era conosciuto soprattutto nell’ambiente dei cortometraggi indipendenti, ma nessuno avrebbe potuto immaginare l’impatto che il suo debutto avrebbe avuto sul panorama cinematografico contemporaneo. Il film sconvolse pubblico e critica grazie a una narrazione che utilizzava il soprannaturale come strumento per esplorare temi profondamente umani come il lutto, il trauma generazionale e la disgregazione del nucleo familiare. Aster costruì un’opera soffocante e disturbante, nella quale l’orrore non nasceva soltanto dagli eventi paranormali, ma soprattutto dalle dinamiche tossiche e dai segreti che consumano la famiglia Graham dall’interno.
Determinante fu anche la straordinaria interpretazione di Toni Collette nei panni di Annie, una madre devastata dalla perdita e progressivamente trascinata verso la follia. La sua performance viene ancora oggi citata tra le migliori mai offerte in un film horror, tanto da essere considerata da molti una delle più grandi esclusioni della storia recente degli Oscar. Ma Hereditary rappresentò soprattutto il trampolino di lancio definitivo per Ari Aster. Grazie al successo del film, il regista divenne rapidamente uno dei nomi più influenti della nuova generazione di autori horror, entrando a far parte di quella cerchia di filmmaker che hanno ridefinito il genere negli ultimi anni.
La collaborazione con A24 si rivelò fondamentale: lo studio gli concesse una libertà creativa rara nel panorama hollywoodiano, permettendogli di sviluppare una visione personale e riconoscibile. Il successo di Hereditary aprì infatti la strada a opere successive come Midsommar e Beau Is Afraid, consolidando la reputazione di Aster come autore capace di mescolare horror psicologico, dramma familiare e simbolismo. Ancora oggi il film viene considerato uno dei punti di svolta dell’horror contemporaneo e il titolo che ha contribuito più di ogni altro a definire l’identità di A24 all’interno del genere.
Midsommar e l’orrore alla luce del sole
Dopo il successo di Hereditary, Ari Aster tornò a collaborare con A24 nel 2019 per realizzare Midsommar, un’opera destinata a confermare il suo talento e la volontà dello studio di puntare su visioni autoriali coraggiose. In un panorama horror dominato da ambientazioni oscure e claustrofobiche, il film sorprese il pubblico scegliendo come scenario principale i luminosi paesaggi della campagna svedese durante il solstizio d’estate, dove il sole sembra non tramontare mai. Proprio questa apparente serenità rappresenta uno degli elementi più inquietanti dell’opera. Aster costruisce un senso di disagio costante attraverso colori vivaci, campi fioriti e rituali folkloristici che nascondono una realtà sempre più disturbante. L’orrore non emerge dall’oscurità, ma si manifesta sotto gli occhi dello spettatore, in piena luce, rendendo ogni evento ancora più scioccante.
Al centro della storia troviamo Dani, interpretata da una straordinaria Florence Pugh, protagonista di un intenso percorso emotivo segnato dal lutto, dalla solitudine e dalla ricerca di appartenenza. La sua performance contribuì a consacrare definitivamente l’attrice a livello internazionale, mentre il film venne elogiato per la capacità di fondere horror psicologico, dramma sentimentale e critica alle dinamiche tossiche delle relazioni.
Dal punto di vista visivo, Midsommar rappresenta una delle produzioni più riconoscibili del catalogo A24. La fotografia, i costumi e la scenografia creano immagini di grande impatto che sono entrate rapidamente nell’immaginario collettivo degli appassionati del genere. Ancora oggi molte sequenze vengono considerate tra le più iconiche dell’horror contemporaneo. Con Midsommar, A24 consolidò definitivamente la propria reputazione come casa di produzione capace di trasformare film horror d’autore in eventi culturali, dimostrando che il genere poteva essere al tempo stesso disturbante, spettacolare e profondamente personale.
The Witch e la nascita di un nuovo linguaggio
Ancor prima di Hereditary, A24 aveva già dimostrato di voler percorrere strade diverse rispetto all’horror tradizionale con The Witch (2015), debutto cinematografico di Robert Eggers. Quello che inizialmente sembrava un piccolo film indipendente ambientato nel New England del XVII secolo si trasformò rapidamente in un fenomeno di culto, contribuendo a ridefinire il linguaggio dell’horror moderno. L’opera riportò in auge l’horror folkloristico, attingendo alle leggende e alle superstizioni della tradizione puritana americana.
Eggers dedicò anni alla ricerca storica per garantire la massima autenticità possibile, ricostruendo fedelmente ambientazioni, costumi e persino il linguaggio dell’epoca. Questo approccio diede vita a un’esperienza immersiva e profondamente inquietante, nella quale il senso di minaccia cresce lentamente fino a diventare insostenibile. Uno degli aspetti più celebrati del film è la sua fotografia.
Attraverso l’uso quasi esclusivo della luce naturale e di palette cromatiche fredde e desaturate, The Witch costruisce un’atmosfera cupa e opprimente che trasmette costantemente una sensazione di isolamento e vulnerabilità. Le vaste foreste che circondano la fattoria della famiglia protagonista diventano una presenza minacciosa, quasi un personaggio a sé stante, capace di evocare paure ancestrali senza bisogno di ricorrere a facili spaventi. Fondamentale fu anche la straordinaria interpretazione di Anya Taylor-Joy nel ruolo di Thomasin. All’epoca quasi sconosciuta al grande pubblico, l’attrice riuscì a sostenere il peso emotivo dell’intera narrazione con una performance intensa e sorprendentemente matura. La sua trasformazione da ragazza innocente a figura sempre più emarginata e sospettata dalla propria famiglia rappresenta il cuore del film. Lo sguardo magnetico e la presenza scenica di Taylor-Joy conquistarono immediatamente critica e pubblico, rendendo The Witch il punto di partenza di una carriera che l’avrebbe portata a diventare una delle attrici più richieste della sua generazione.
Il film fu inoltre il trampolino di lancio per Robert Eggers. Grazie al successo ottenuto, il regista si impose come una delle voci più originali e promettenti del cinema contemporaneo, sviluppando uno stile immediatamente riconoscibile caratterizzato da rigorosa accuratezza storica, atmosfere disturbanti e una forte componente simbolica. Negli anni successivi avrebbe consolidato la propria reputazione con opere come The Lighthouse, The Northman e il suo acclamato adattamento di Nosferatu, confermandosi come uno degli autori più influenti del panorama cinematografico moderno. Ancora oggi The Witch viene considerato uno dei film che hanno aperto la strada alla rinascita dell’horror d’autore degli anni 2010.
X, Pearl e la nascita di una nuova icona
Negli ultimi anni A24 ha dimostrato di saper creare anche nuove saghe originali, lontane dalla logica dei remake e dei reboot che domina gran parte del cinema horror contemporaneo. Con X (2022), Pearl (2022) e MaXXXine (2024), il regista Ti West ha costruito una delle trilogie più apprezzate e riconoscibili del genere degli ultimi anni. Al centro dell’intero progetto troviamo Mia Goth, autentica anima della saga. L’attrice ha conquistato critica e pubblico grazie alle sue intense interpretazioni di Maxine e Pearl, due personaggi profondamente diversi ma legati da temi comuni come l’ambizione, il desiderio di fama e la discesa nell’ossessione.
In particolare Pearl è stato celebrato per la straordinaria performance dell’attrice, ormai considerata una delle moderne regine dell’horror. Ogni capitolo possiede inoltre una forte identità visiva: X omaggia gli slasher degli anni Settanta, Pearl richiama i melodrammi in Technicolor del cinema classico, mentre MaXXXine abbraccia l’estetica scintillante e decadente della Hollywood degli anni Ottanta. Questa capacità di reinventarsi a ogni film ha reso la trilogia un perfetto esempio della filosofia produttiva di A24, sempre pronta a sostenere autori con una visione chiara e personale. Con questa saga, A24 non solo ha lanciato una nuova icona del cinema horror contemporaneo, ma ha dimostrato che è ancora possibile costruire franchise originali e di successo partendo da idee nuove e da personaggi memorabili.
Talk to Me: il fenomeno della Generazione Z
Nel 2023 A24 ha colpito ancora con Talk to Me, diretto dai fratelli australiani Danny Philippou e Michael Philippou. Il film utilizzava una premessa semplice ma geniale: una mano imbalsamata capace di mettere in contatto i vivi con i morti. Dietro questa idea si nascondeva però una riflessione sulle dipendenze, sull’isolamento e sul bisogno di appartenenza dei più giovani. Il successo internazionale del film ha confermato ancora una volta l’incredibile capacità di A24 di individuare nuovi talenti.
Guardando al percorso compiuto negli ultimi dieci anni possiamo dire senza dubbio che A24 sta ridefinendo il modo stesso di concepire il genere horror, da The Witch a Hereditary, da Midsommar a Talk to Me, fino all’esplosione commerciale di Backrooms, lo studio ha costruito un catalogo che unisce sperimentazione artistica, innovazione narrativa e successo presso il grande pubblico.
Il trionfo di Backrooms sembra indicare la direzione futura dell’horror: storie nate sul web, giovani autori provenienti dalle piattaforme digitali e un pubblico sempre più attratto da paure nuove, legate all’era di internet e della comunicazione globale. Se questo è il futuro del genere, A24 sembra essere ancora una volta un passo avanti rispetto a tutti gli altri.





