Trails in the Sky 2nd Chapter la recensione: il viaggio di Estelle trova la sua consacrazione

Ecco la nostra recensione di Trails in the Sky: 2nd Chapter, l'attesissimo seguito del remake del primo capitolo della serie Sky, uscito lo scorso anno su attuale generazione.

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Non per forza di cose i “secondi capitoli”, i seguiti, hanno bisogno di ricominciare da capo, di introdurre nuovi personaggi, vicende, situazioni: alcune storie funzionano proprio perché si concedono il tempo di costruire qualcosa, lasciando che personaggi, luoghi e avvenimenti acquistino significato prima di portarli verso una conclusione. Trails in the Sky 2nd Chapter è uno degli esempi più riusciti di questa filosofia: seguito diretto di 1st Chapter, ne raccoglie il finale, sviluppa le questioni rimaste in sospeso e trasforma un viaggio di formazione, quello in Senior Bracer, in una vicenda molto più personale, ma anche più ambiziosa nelle sue implicazioni.

Il remake di Nihon Falcom conserva in toto l’impianto narrativo e ludico del predecessore, cosi come quello tecnico, intervenendo sulla presentazione, sulle animazioni e su alcuni aspetti del gameplay. Eppure, il suo merito più grande non risiede nelle novità introdotte: sta nel modo in cui sfrutta tutto ciò che il primo capitolo aveva preparato. Il rapporto tra Estelle e Joshua, le persone incontrate lungo il cammino, la storia politica di Liberl e i primi indizi di una trama più vasta: tutto in 2nd chapter viene approfondito, ampliato e analizzato, lasciando chiaramente alcune porte aperte in quella che ad oggi è una delle serie di JRPG più antologiche e ben costruite degli ultimi 20 anni.

La scrittura raggiunge qui una maturità notevole, il combat system si dimostra ancora estremamente solido e la colonna sonora accompagna una delle avventure più coinvolgenti della serie. Qualche lentezza rimane, la prolissità è un pregio/difetto della serie da sempre, ma sono poche le produzioni capaci di ripagare così bene la fiducia accordata loro.

Trails in the Sky: 2nd chapter

Il seguito di cui avevamo bisogno

È importante chiarirlo subito, sebbene già ampiamente intuibile dall’introduzione: Trails in the Sky 2nd Chapter non è un episodio autoconclusivo che può essere affrontato liberamente. Riprende direttamente gli avvenimenti di 1st Chapter, dal cui finale eredita il suo principale leitmotiv narrativo. Dopo aver contribuito a sventare il colpo di Stato che ha sconvolto il Regno di Liberl, Estelle Bright ha finalmente raggiunto l’obiettivo di diventare una Senior Bracer, seguendo le orme del padre Cassius. La rivelazione sul passato di Joshua, però, cambia radicalmente il significato del viaggio appena concluso; il ragazzo scompare, lasciandola alle prese con domande dolorose e con una verità che non può semplicemente accettare.

Da qui prende forma una storia si di ricerca, ma anche di crescita, formazione e politica. Estelle vuole ritrovare Joshua, naturalmente, eppure il percorso che intraprende la costringe a fare i conti con i propri limiti e a capire chi sia anche al di fuori del rapporto che l’ha definita per tanto tempo. È questo il centro emotivo del gioco, nonchè il punto focale attorno al quale ruota poi tutta la narrazione e il world building tipico di Falcom; abbiamo Estelle Bright, la sorridente eroina del primo capitolo costretta a mettere alla prova il proprio ottimismo quando le circostanze le offrono poche ragioni per conservarlo.

La scrittura funziona perché lascia spazio alle contraddizioni: Estelle può essere impulsiva, esagerata e talvolta ingenua e goffa, ma sono proprio queste caratteristiche a renderla credibile. La sua positività non viene presentata solo come una qualità magica,capace di risolvere qualsiasi problema: diventa una scelta, qualcosa che deve essere riconquistato attraverso le difficoltà e grazie alle persone che le stanno accanto. Grazie ad essa saprà guadagnarsi la redenzione dei suoi avversari, la simpatia dei compagni e il rispetto di chi, magari, poteva catalogarla come una sciocca ragazzina in cerca di risposte. Il suo arco narrativo acquista così una dimensione più profonda, senza perdere quella spontaneità che aveva reso tanto piacevole accompagnarla nel primo capitolo e che la rende una delle migliori protagoniste nel mondo dei giochi di ruolo a la giapponese.

Anche il resto del gruppo beneficia della continuità. I personaggi non hanno bisogno di essere presentati nuovamente al giocatore, e questo permette alla sceneggiatura di concentrarsi sulle loro reazioni, sui rapporti già esistenti e sulle evoluzioni personali. Le dinamiche che prima contribuivano a rendere familiare il mondo di gioco diventano ora strumenti narrativi veri e propri. Quando la storia raggiunge i suoi momenti più intensi, il coinvolgimento nasce anche dal tempo trascorso con queste persone: non sono semplicemente figure che devono aiutare Estelle a raggiungere il prossimo obiettivo, ma individui di cui ormai conosciamo carattere, debolezze e motivazioni.

Trails in the Sky: 2nd chapter

Zemuria, Liberl e l’importanza del world-building

Il world building è forse l’aspetto che meglio rappresenta l’ambizione della serie Trails e del suo director Toshihiro Kondo. Liberl è un mondo che continua a vivere attraverso le conversazioni degli abitanti, i rapporti tra le diverse comunità e le conseguenze degli eventi già affrontati; è sorprendente come le persone ricordino davvero cosa hai fatto per loro, come evolvano e reagiscono agli eventi che accadono e come la sceneggiatura evolva in base all’avanzamento della trama. Le missioni secondarie, in particolare, contribuiscono a restituire questa impressione di continuità: dietro una richiesta apparentemente ordinaria (nonchè alla loro semplicità puramente ludica) possono emergere piccole storie, problemi quotidiani e dettagli che arricchiscono la percezione del regno. Tutti piccoli approfondimenti che garantiscono una immersione senza precedenti nel panorama Rpgistico.

Tornare in luoghi già visitati comporta inevitabilmente una perdita di sorpresa: questo sequel infatti è ambientato quasi in toto negli stessi luoghi visitati nel primo capitolo, facilitando anche un riciclo di asset che ha permesso alla software house di arrivare con questo seguito a solo un anno di distanza. Il gioco, però, riesce spesso a trasformare la familiarità in un vantaggio; conosciamo infatti le città, sappiamo chi le abita e abbiamo già compreso alcuni equilibri locali. E’ dunque affascinante osservare come cambiano, come reagiscono alla crisi e come gli avvenimenti del primo capitolo continuino a produrre effetti; una forma di costruzione narrativa meno appariscente di un colpo di scena, ma fondamentale per dare credibilità alla vicenda.

Trails in the Sky: 2nd chapter

La dimensione politica, inoltre, non rimane separata da quella personale. Le tensioni di Liberl, gli equilibri tra le sue istituzioni e le conseguenze del colpo di Stato costituiscono il contesto nel quale si muovono i protagonisti. A questa trama si aggiunge Ouroboros, organizzazione avvolta nel mistero che porta il racconto verso territori più oscuri e amplia sensibilmente la portata degli eventi. I suoi membri  rappresentano nuove domande, nuovi conflitti e prospettive che il gioco preferisce svelare gradualmente, ma soprattutto saranno chiave nell’intero sviluppo della narrazione di questo sequel e nel futuro di Joshua ed Estelle.

È anche grazie a loro che la lore comincia a mostrare tutta la sua forza. Infatti riferimenti, nomi e dettagli, che potrebbero sembrare secondari ai più, acquistano significato all’interno di un disegno più ampio, mentre il mondo di Trails lascia intuire di essere molto più grande del territorio esplorato. Il gioco è eccezionale nello scegliere di non sacrificare la comprensibilità in favore dell’esposizione enciclopedica: disseminando informazioni, mette in relazione gli avvenimenti e lascia che siano la curiosità e l’attenzione del giocatore a completare il quadro. Per chi conosce già la serie, è un ulteriore livello di lettura; per chi ha iniziato da Liberl, come immagino molti giocatori, è la promessa di un universo che non esaurisce le proprie possibilità con la conclusione di questa storia.

Trails in the sky: 2nd chapter

Combat System: un ibrido solidissimo

Dal punto di vista ludico, 2nd Chapter non stravolge la formula del primo capitolo, e sarebbe sciocco chiedergli di farlo. Il sistema ibrido che alterna scontri in tempo reale sul campo e battaglie a turni, in una maniera vagamente simile a quello di Metaphor ReFantazio, rimane il fulcro dell’esperienza, con un equilibrio che riesce a rendere gli incontri dinamici senza rinunciare alla componente strategica.

Le Quick Battles consentono di affrontare i nemici direttamente durante l’esplorazione, mentre passare al combattimento a turni permette di gestire lo scontro con maggiore precisione, valutando ordine delle azioni, posizionamento e abilità disponibili. È una distinzione che dà ritmo all’avventura: gli incontri ordinari possono essere affrontati con rapidità, ma quando la situazione si complica diventa necessario ragionare sulle risorse e sulle caratteristiche della squadra. Le battaglie più impegnative, soprattutto quelle contro i boss, richiedono di sfruttare il sistema invece di affidarsi soltanto alla forza bruta; queste ultime meritano un enorme plauso: se quelle di 1st Chapter erano già eccellenti e sfidanti, quelle di questo seguito raggiungono un livello di spettacolarità e varietà eccezionale, mettendo inoltre alla prova i giocatori sin dal livello di difficoltà standard.

Trails in the sky: 2nd chapter

Il ritorno del sistema Orbment, adeguatamente approfondito e potenziato, è altrettanto importante. La configurazione dei Quartz determina l’accesso alle Arts e influenza le capacità dei personaggi, offrendo margini di personalizzazione che crescono con l’avanzare dell’avventura. Craft e S-Craft aggiungono abilità specifiche e attacchi particolarmente potenti, mentre la maggiore varietà di Quartz consente di costruire combinazioni più articolate.

Le S-Craft, in particolare, donano a tutto il combat system uno strato di profondità extra: sono infatti utilizzabili in risposta alle mosse nemiche, a patto di avere il numero sufficiente di punti per castarle; questo risulta spesso decisivo in quelle che sono le boss fight, dato che sarà possibile rispondere alle mosse più forti avversarie con le nostre, che molto spesso permetteranno di debuffare avversario, rubargli i potenziamenti e, in caso di estrema difficoltà, quelle di alcuni personaggi potranno resuscitare l’intero party. Capite bene come tutto questo amplifica esponenzialmente il già sfaccettato Combat System di Trails in the Sky 2nd Chapter; per fare un paragone “cartaceo”, questo combat system permette al giocatore di fare quello che Magic The Gathering fa da sempre (e che, probabilmente, è una delle chiavi che lo ha reso il gioco di carte più famoso di sempre): giocare nel turno dell’avversario.

Trails in the Sky: 2nd chapter

La preparazione del gruppo, quindi, non è un passaggio accessorio: scegliere come sviluppare un personaggio e assegnargli un ruolo preciso può cambiare sensibilmente l’andamento di uno scontro; buff, debuff, DPS fisici e magici, supporto, sono tutti ruoli che il giocatore dovrà bilanciare bene nel party, pena qualche game over di troppo. Parlando più in concreto, il sequel dà da subito accesso a un ventaglio di capacità più ampio rispetto a 1st, nonchè a un livello dei nostri personaggi di base più alto, fidandosi della familiarità acquisita nel capitolo precedente. Il risultato è un sistema che rimane leggibile, ma non per questo superficiale: dietro la rapidità degli scontri si nasconde una componente tattica capace di mantenere vivo l’interesse per decine di ore.

Animazioni e musica, un duo al servizio della narrazione

La nuova presentazione audiovisiva rappresenta un salto evidente rispetto alle precedenti incarnazioni della serie. Su PS5, 2nd Chapter beneficia della direzione artistica del remake e, soprattutto, di un lavoro sulle animazioni che rende i personaggi eccezionalmente espressivi anche al di fuori dei dialoghi. Movimenti, gesti e reazioni accompagnano le scene con una naturalezza maggiore, mentre le sequenze più importanti trovano nella regia un supporto concreto alla loro intensità emotiva.

Trails in the Sky: 2nd chapter

Ed è proprio su questo che il comparto tecnico acquista valore; Trails in the Sky 2nd chapter, e il suo prequel prima di lui, permettono di vedere il racconto tradotto in immagini con una convinzione che altri capitoli di Trails arrivati sulle console current gen non sempre hanno raggiunto. Le animazioni degli attacchi sono eccezionali, rispecchiando inoltre la personalità dei combattenti; quelle delle scene narrative aiutano a rendere credibili i momenti di tensione, affetto e conflitto. La differenza si avverte soprattutto perché il gioco mette in scena personaggi ormai ben conosciuti, le cui espressioni e i cui movimenti hanno un peso narrativo preciso.

La colonna sonora merita anch’essa un elogio, con un ulteriore step fatto dal primo capitolo. Le musiche sanno accompagnare i diversi registri dell’avventura, passando dall’energia degli scontri ai momenti più intimi senza perdere identità. I brani contribuiscono a dare carattere alle ambientazioni e, sebbene non tantissmi, sostengono il ritmo del racconto, ma soprattutto consolidano il legame con i protagonisti: quando la storia si fa più intensa, la musica non è un semplice accompagnamento, bensì parte integrante dell’atmosfera. Insieme al doppiaggio, davvero eccezionale e con un cast di tutto rispetto, e alla maggiore espressività delle animazioni, diventa uno degli strumenti attraverso cui il remake valorizza il materiale originale.

Trails in the Sky: 2nd Chapter

Trails in the Sky 2nd Chapter dimostra quanto possa essere importante costruire prima di raccogliere, quanto un buon world building riesca a fare la differenza nell’immersione nella narrativa. La sua storia funziona benissimo perché non deve inventare da zero relazioni, luoghi e conflitti: li mette piuttosto alla prova, li approfondisce e li porta verso vere conseguenze, nel climax della saga di Liberl. Estelle è una protagonista memorabile proprio perché la sua crescita si sviluppa in continuità con ciò che abbiamo già vissuto; Liberl e le sue città convincono perché esistono anche al di fuori della missione principale, nella quotidianità della vita delle persone che la abitano. La lore, al tempo stesso, cattura perché suggerisce un universo più grande senza smettere di raccontare una vicenda umana. Certo qualche limite resta. L’avvio è lento, alcune missioni secondarie sono meno incisive e il ritorno in ambientazioni conosciute riduce la sensazione di scoperta. Ma sono compromessi che non intaccano la qualità complessiva di un JRPG dalla scrittura eccellente, sostenuto da un combat system profondo, musiche di grande qualità e animazioni finalmente all’altezza dell’ambizione narrativa. Il consiglio è dunque di giocare prima 1st Chapter, senza cercare scorciatoie, perché 2nd Chapter è quello che é perché parte da quello che 1st Chapter aveva eccezionalmente costruito, portando le vicende a tutt’altro livello di coinvolgimento.

9.2 / 5

Pro
  • World building eccezionale
  • Cast di personaggi e antagonisti memorabile
  • Animazioni e character design semplicemente perfette
  • Un rollecoaster di emozioni
Contro
  • Eccessiva prolissità in alcune situazioni, specie nei primi capitoli
  • Tante missioni secondarie banali nel loro svolgimento
  • Gli sfondi non reggono il confronto con personaggi e animazioni
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