R-Type Dimensions III la Recensione, uno sparatutto ancora spietato

R-Type Dimensions III riporta in vita The Third Lightning con vite infinite, cooperativa e grafica rinnovata, ma il fascino maggiore resta nello stile originale. Ecco la recensione

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Il pulsante che permette di passare dalla grafica rinnovata a quella originale racconta, da solo, buona parte di R-Type Dimensions III: lo sviluppatore Kritzelkratz 3000 ha ripreso R-Type III: The Third Lightning, uscito nel 1993 su SNES, e lo ha dotato di un rivestimento in alta definizione fatto di texture, poligoni e getti di luce, ma è il vecchio aspetto a conservare la forza espressiva che il nuovo non riesce a eguagliare. Sotto la superficie resta comunque uno sparatutto a scorrimento di rara crudezza, ed è questo il motivo principale per cui il pacchetto merita attenzione.

Nel 2009 Tozai Games aveva già percorso una strada analoga con R-Type Dimensions, che riuniva i primi due capitoli della serie sotto una veste grafica solida e pulita, sempre leggibile durante l’azione. Il lavoro di Kritzelkratz 3000 ripete l’impostazione, ma la distanza tra gli stili è molto maggiore e il paradosso è che, secondo la nostra prova, la veste migliore per giocarlo resta quella più antica. Il giudizio complessivo che diamo in questa recensione si regge su un gameplay eccellente e su un’offerta di opzioni moderne ben calibrata, ma anche su un comparto visivo nuovo che non convince fino in fondo.

La grafica, cosa si guadagna e cosa si perde

Attivando il nuovo strato grafico gli scenari si riempiono di consistenza e profondità, con superfici lucide e strutture organiche rese in poligoni, mentre scrosci di luce attraversano lo schermo; la trasformazione ha però un prezzo, perché molta della forza originale va perduta nel passaggio. Gli sfondi cupi e rarefatti del gioco del 1993 funzionavano proprio per la loro essenzialità spoglia, e la versione lucida tende a sostituirla con più materia visiva e meno inquietudine.

R-Type Dimensions III

Tornando all’aspetto d’epoca ci si accorge che lo stesso The Third Lightning era a sua volta un aggiornamento: gli sfondi del primo R-Type, mossi dalla scheda arcade Irem M72, avevano già un effetto inquietante, e il passaggio dal 1987 al 1993 portò lo scaling del Mode 7 di Nintendo, per cui i nemici si ingrandivano, si sfocavano e arrivavano fino in primo piano mentre i livelli si inclinavano e si capovolgevano. Questo dettaglio mostra come il gioco nasca da una storia di trasformazioni tecniche già orientate a rafforzare l’impatto, e il nuovo rivestimento si inserisce in quella sequenza senza riuscire a prenderne il posto.

Il groviglio di poligoni in questo titolo è più frenetico, e la tentazione di tornare indietro con un tocco di pulsante risulta molto più forte. In un genere in cui la chiarezza dello schermo fa parte della difficoltà, un eccesso di elementi visivi rischia di appesantire la lettura di proiettili e ostacoli proprio quando servirebbe il contrario.

R-Type Dimensions III

Un gameplay ancora spietato

Qualunque sia la veste grafica, il nucleo della serie discende da Space Invaders di Taito, rielaborato con scorrimento orizzontale e un’aggressività superiore, e Irem ha sempre mostrato una crudeltà maggiore di quella del modello: si muore spesso, finché la lezione non è assimilata, e solo allora si comincia a procedere con una certa sicurezza. Gli scontri a fuoco restano feroci come un tempo, e R-Type Dimensions III li conserva intatti, senza ammorbidire la curva di apprendimento nella modalità standard.

Il ciclo ci vede muoverci con rapidità, si viene colpiti, si torna e si manovra meglio, fino a sbagliare in modo sempre più intelligente, perché ogni sconfitta lascia un insegnamento utile per il tentativo successivo. Questa pedagogia del fallimento è la componente più forte dell’intero pacchetto, quella che l’aspetto grafico non può né migliorare né peggiorare, e che rende il gioco un percorso a ostacoli fatto di riflessi, manovre precise ed esplosioni ricche e vistose.

Il Force e le armi

Gran parte della finezza della serie sta nei potenziamenti, a partire dal Force, la sfera che ruota davanti alla navicella e che funziona sia da scudo contro i colpi in arrivo sia da strumento tattico: si può lanciare in avanti per colpire la massa dei nemici, oppure ci si può portare davanti a esso per riagganciarlo alla parte posteriore della navicella e scatenare un fuoco rivolto all’indietro. La stessa sfera diventa così un elemento di posizionamento oltre che di offesa, e obbliga a ragionare sullo spazio attorno a sé.

A questo si aggiungono le numerose armi a onda, che modificano il modo di affrontare ogni livello: linee rette e nitide di energia che rimbalzano sulle pareti, spirali dai colori vivaci, missili tradizionali e lingue di fuoco che scorrono lungo le superfici, ideali per i cunicoli stretti. Ognuna ha un peso e una logica, una decisione tattica legata all’ambiente da attraversare, il che spiega perché la difficoltà, pur durissima, resti sempre comprensibile.

R-Type Dimensions III

Cooperativa e vite infinite aprono il gioco a più giocatori

La cooperativa, introdotta nella serie nel 1992 con il quasi perfetto R-Type Leo, è un’aggiunta gradita, anche se la presenza dell’alleato riempie ulteriormente uno schermo già affollato e lo spazio per muoversi si restringe nei momenti più concitati. Giocare in due cambia l’atmosfera dell’esperienza, ma non la rende più semplice per definizione, perché l’aumento di elementi visibili si somma a una grafica già incline a una certa confusione.

Forse l’opzione più importante è quella delle vite infinite, che permette di affrontare l’intera avventura a forza di tentativi e di completarla in circa un’ora, anche senza padroneggiare davvero le dinamiche. Poi si può tentare una prova senza errori, ma in quel caso occorrono una determinazione notevole e parecchio tempo a disposizione. Il pacchetto, proposto a un prezzo sobrio e con diverse modalità grafiche, funziona quindi su due livelli: come introduzione accessibile per i nuovi arrivati e come banco di prova durissimo per chi cerca la perfezione.

Colonna sonora e obiettivi

Sul fronte sonoro la colonna originale di Ikuko Mimori continua a funzionare molto bene, e il nuovo riarrangiamento, che si può attivare in alternativa, è un aggiornamento decoroso senza però offrire un motivo davvero forte per abbandonare le musiche d’epoca. La scelta di poter alternare due versioni ricalca quella sulla grafica, ma con una differenza di risultato: qui la distanza tra vecchio e nuovo è meno netta, e la rielaborazione non danneggia l’identità del gioco.

La lista degli obiettivi è invece il punto più debole: una selezione di traguardi piuttosto elementare e poco fantasiosa, in cui molti sblocchi dipendono dal semplice completamento di ciascun livello, mentre un gruppo di altri, brutalmente difficili, è legato al fatto di non morire mai.

The Third Lightning

La ragione principale per cui questo titolo merita l’acquisto è, a conti fatti, la semplice possibilità di giocarlo: The Third Lightning è rimasto a lungo confinato su SNES, se si esclude la conversione per GBA, penalizzata da una colonna sonora ridotta e attutita, e ora torna disponibile a un nuovo pubblico nella sua forma più fedele. Rimane una riflessione intensa sui temi cardine della serie, tra spazio, corpi, rovine, fabbriche, ferite, fuoco purificatore e una speranza che arriva sotto forma di raggio laser, e la navicella, un blocco di pixel grigi con una cabina azzurra, conserva un fascino immediato che nessun rivestimento riesce a sostituire.

Lo abbiamo completato due volte, una in compagnia e una da soli, iniziando con la grafica nuova e chiudendo con quella originale, e il consiglio che ne ricaviamo è di preferire la veste d’epoca per la maggior parte del tempo, perché la sua essenzialità richiama i colori e le forme dei primi cicli della serie con una forza che l’alta definizione non riproduce.

Buono

R-Type Dimensions III

R-Type Dimensions IIIĀ ĆØ un rifacimento che convince soprattutto per ciò che conserva, cioĆØ un gameplay feroce, ricco di sfumature tattiche e sostenuto da una colonna sonora ancora efficace, mentreĀ il nuovo livello grafico deludeĀ perchĆ© non aggiunge fascino e rende l’azione più confusa. Le opzioni moderne, come le vite infinite, la cooperativa e le diverse modalitĆ  visive, ampliano il pubblico possibile; il pacchetto resta ideale per chi ama gli sparatutto a scorrimento impegnativi o vuole recuperare un classico finora di difficile accesso, mentre chi cerca un restauro visivo davvero ambizioso troverĆ  qui qualcosa di meno compiuto.

7.5 / 5

Pro
  • Sparatutto a scorrimento furioso e ricco di sfumature
  • Force e armi offrono vera profonditĆ  tattica
  • Vite infinite, cooperativa e colonna sonora originale efficace
Contro
  • La nuova grafica perde la forza dell’originale
  • Obiettivi elementari e legati a prove brutali
  • Con l’alleato lo schermo diventa affollato
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