Serious Sam: Shatterverse la recensione, un multiverso da salvare!
Ecco la nostra recensione di Serious Sam Shatterverse, un titolo roguelite che ci mette di nuovo di fronte ad orde di nemici... ma in tutto il multiverso di Sam Stone!
Tutte le info le trovi su questa pagina.
Chi vi scrive è un fan di lunga data della serie di Serious Sam, e nonostante l’avanzare delle idee e della tecnologia, il mio preferito resta ancora oggi il primissimo titolo, a cui sono affezionato particolarmente. Quindi sappiate che, per quanto apprezzi il lavoro originale di Croteam con la serie principale e con i suoi spin-off, sono rimasto abbastanza spiazzato da quello che beHaviour e Devolver Digital ci hanno proposto con Serious Sam: Shatterverse.
In un certo senso sono rimasto molto colpito da quanto il gunplay sia stato allo stesso tempo appagante e cattivo, ma ci sono alcune cose della struttura del titolo che mi hanno dato da pensare (specialmente la modalità il solo, chiaramente secondaria). Fatto sta che, giocando a Shatterverse ho rivisto la voglia della serie di riempire lo schermo di nemici, correre all’indietro nelle arene, costringerci a sparare senza sosta. Certo, anche con il 4 e il suo DLC avevamo avuto la stessa sensazione, ma tornare in quei luoghi che in precedenza mi avevano appassionato alla serie (in vesti diverse) ci ha fatto molto più piacere.
Un multiverso in un roguelite
L’idea alla base del gioco si adatta alla follia della serie, sia per il gameplay, sia per il pretesto narrativo. Serious Sam ha sempre puntato soprattutto sull’azione, sulle orde di nemici da abbattere e sulle battute volutamente stupide del protagonista, senza preoccuparsi troppo di costruire una trama eccessivamente elaborata (nonostante ci sia, e la conoscerete già bene se avete letto documenti e incipit dei vari giochi). La struttura roguelite di Shatterverse ci vede passare da un’arena all’altra affrontando gruppi sempre più numerosi di nemici, molti dei quali già conosciuti nei precedenti capitoli. Sono presenti anche passaggi segreti, trappole da attivare e così via. Chiaramente la run si genera proceduralmente, in location svariate.
E quando si muore? Si ricomincia con una nuova run, magari da un’altra parte, magari con un “Sam” diverso (è un multiverso no? ce ne sono diversi e tutti con la loro personalità e caratteristiche di gameplay). Ce la farete ad arrivare un po’ più lontano grazie ai potenziamenti di partenza e alle nuove armi che sbloccherete man mano che si accumulano punti?
Da solo o “inSAMe” agli amici
Partiamo con la questione peggiore: il single player: nonostante il gunplay sia fantastico, frenetico e divertente come sempre siamo stati abituati, quando si gioca da soli si ha sempre la sensazione che “qualcosa manchi”. Il titolo sa essere cattivo, e nonostante questo ti da la possibilità di “morire” una volta e tornare in gioco con la vita parziale, ma la seconda volta sarà definitiva. Si, ci sono i potenziamenti temporanei, i potenziamenti che si sbloccano quando si sale di livello, i gettoni che si ottengono per sbloccare ciò che c’è di permanente nel menu, e ovviamente delle capacità speciali per ogni Sam del multiverso che abbiamo sbloccato, ma tutto questo non basta per avere di fronte una sfida molto equilibrata, almeno all’inizio.
Insomma, Serious Sam: Shatterverse grida da ogni poro di essere un gioco pensato, strutturato e realizzato per giocare in multiplayer, cosa che lo rende molto più accessibile e divertente, oltre che sensato. Diciamo che le strategie non sono tantissime, alla fine brutalità e frenesia prendono comunque il sopravvento, tuttavia vedere i nemici che si possono dividere e attaccare più bersagli invece che un solo malcapitato, fa la differenza eccome.
Come già detto il gunplay è ottimo, sia per la precisione dei colpi (abbiamo giocato utilizzando un controller, su PS5), sia per la fluidità e l’intuitività della mappatura dei comandi. Il sistema di controllo infatti funziona molto bene: Sam è veloce e risponde con prontezza, permettendo di passare rapidamente da un’arma all’altra mentre intorno succede di tutto.
Ovunque, con amore
La generazione casuale delle arene e delle ondate come già detto riprenderà dei “macro argomenti”, o meglio, delle location specifiche. Che sia sul pianeta dei Kleer, o nel caro vecchio Egitto, le stanze che si alterneranno in modo procedurale prima o poi inizierete a riconoscerle. Di location ce ne sono tante diverse, e moltissime di esse sono già note ai fan della serie, e anche di nemici la varietà non manca, con anche alcune varianti dei nemici più famosi che avete incontrato nelle scorribande spaziali (o temporali) di Sam.
La composizione delle orde e del ritmo di gioco invece è meno “ispirato” rispetto ai primi capitoli del gioco, ma nonostante questo tirarli tutti giù uno dopo l’altro è sempre appagante. Diciamo infatti che Shatterverse ci da quello che ci serve, ne più ne meno: un multiplayer con solo due modalità, senza arzigogoli che lo riempiano di regole o pesanti alberi di progressione da imparare. Si tratta di un gioco che vuole essere qualcosa di più immediato, da avviare con gli amici una sera e giocare senza troppi pensieri, magari davanti a qualche birra.
Sta tutto nel mood?
Shatterverse ha una sua ragione d’essere se giocato proprio con la mente leggera, anche perché di per sé si rivela un gioco relativamente limitato e, purtroppo mi tocca ammetterlo, per essere un titolo dedicato a Serious Sam è sorprendentemente privo di personalità, se comparato ai capitoli principali. Resta comunque fedele allo spirito della serie rispetto ad altri titoli minori, e il divertimento non manca.
La struttura roguelike è in un certo senso perfetta per questo tipo di gioco, ma la necessità di ripetere continuamente gli stessi passaggi finisce per frenare l’esperienza, soprattutto perché a livello narrativo al giorno d’oggi abbiamo sempre quella piccola necessità in più di essere “stuzzicati”.
Serious Sam: Shatterverse
Serious Sam: Shatterverse ĆØ uno sparatutto frenetico e appagante, che dĆ il meglio di sĆ© in compagnia grazie a un gunplay solido e a un’azione immediata, senza troppi pensieri. Giocato in solitaria, però, la struttura roguelite mostra presto i suoi limiti, tra run ripetitive e una progressione che fatica a mantenere vivo l’interesse. Un capitolo che recupera parte dello spirito della serie, ma che avrebbe avuto bisogno di più personalitĆ , di orde costruite con maggiore cura, e di una modalitĆ in singolo capace di livellare l’esperienza. E di Sam, quello originale.
7.5 / 5
Pro
- Gunplay preciso ed appagante
- Buoni i comandi con il controller, molto intuitivi
- Funziona splendidamente in multiplayer
Contro
- Il single player risulta meno equilibrato e frustrante
- La struttura roguelite va affinata
- Manca parte della personalitĆ e della varietĆ dei capitoli principali

