Riftbound, Akali vince anche a Shenyang e Kennen converte più di tutti senza vincere mai
L'ultimo Regional con Stacked Deck ancora legale conferma il paradosso di Vendetta: Kennen è il più popolare ma a vincere il secondo titolo di fila resta Akali.
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Il Regional Open di Shenyang, chiuso il 13 settembre con 1.191 giocatori, consegna ad Akali un primato che in Vendetta non aveva ancora nessuno: due titoli consecutivi, ottenuti con una lista che il vincitore ha riproposto quasi identica a quella di Singapore. In finale ha superato Irelia, e già questo basterebbe a rendere l’evento interessante, perché entrambe le protagoniste erano fuori dal discorso quando il formato è nato a Barcellona tre settimane prima.
C’è però un secondo motivo per guardare con attenzione a questi numeri, ed è il calendario: Shenyang è l’ultimo Regional disputato prima della ban list che entra in vigore il 18 settembre, quindi rappresenta la fotografia finale del formato completo. Quello che i dati raccontano, in questa versione di Riftbound, è una gerarchia che nessuna classifica finale riesce a rendere: la Legend più affidabile del gioco continua a non vincere, e quella che vince ha le metriche peggiori del vertice.
Un campo più largo, con Kennen in arretramento
La prima novità sta nella distribuzione. Kennen resta la scelta più diffusa con 118 mazzi, ma la sua quota scende al 9,91% dopo l’11,5% di Singapore, e per la prima volta nel set si ferma sotto la doppia cifra; Irelia cala dal 7,6% al 6,21% con 74 mazzi, mentre il 58% dei giocatori porta qualcosa che non rientra nelle prime sette Legend. È il segnale di un formato che si sta distribuendo invece di concentrarsi.
Il movimento più netto riguarda le due Legend salite di più. Akali passa dal 3,8% al 6,05% con 72 mazzi, cioè viene adottata in massa dopo la vittoria di Singapore, e Jayce quasi raddoppia arrivando a 65 mazzi e al 5,46%; dietro di loro Master Yi si assesta attorno al 5,5%, Fiora tocca il 4,95% con 59 mazzi e Ornn si ferma al 3,86%. La coda resta popolata, con Azir, Diana e Rek’Sai tutti attorno ai quaranta mazzi, e nessun archetipo capace di imporre una tassa di deckbuilding all’intero campo.
Le conversioni disegnano una gerarchia diversa dai piazzamenti
Qui il torneo si sdoppia. Kennen converte il 15,25% dei propri iscritti nella Top 64, cioè diciotto mazzi, un rendimento che nessun altro archetipo avvicina e che conferma quanto la build regga la distanza dello Swiss; Master Yi si ferma al 7,69% con cinque presenze, Irelia al 5,41% con quattro, e Akali chiude al 2,78% pur vincendo il torneo, con due soli mazzi oltre il taglio su settantadue iscritti.
Il dato più interessante della tabella, però, riguarda un nome che finora era rimasto ai margini: Vex converte l’8,82% partendo da 34 mazzi, una percentuale costruita su un campione piccolo ma sufficiente a superare Master Yi e Irelia in efficienza. Sono numeri che vanno letti per quello che sono, perché una base di poche decine di iscritti amplifica qualsiasi oscillazione, e nessuna conclusione sulla forza reale dell’archetipo può poggiare soltanto su questo evento.
Messe in fila, popolarità e rendimento raccontano storie opposte. La Legend che occupa più spazio nel campo è anche quella che lo attraversa meglio, eppure il trofeo va all’archetipo con la conversione più bassa fra i primi dieci per diffusione: Akali viaggia attorno al quarantacinque per cento di vittorie considerando tutti e quattro i Regional del set, un valore che non giustifica da solo due titoli consecutivi e che sposta la spiegazione dalla lista a chi la pilota.
La Top 8 e il peso specifico dei tre Kennen
Il tabellone finale mette in fila Akali, Irelia di guubums, tre build di Kennen che occupano terzo, sesto e settimo posto e un Master Yi all’ottavo, con Vex a completare il quadro. Il rapporto fra i numeri di partenza e l’esito è impietoso proprio per Kennen: diciotto mazzi oltre il taglio, tre in Top 8, nessuno oltre il terzo posto, che è lo stesso copione visto a Barcellona e Singapore con l’aggravante di un piazzamento migliore mancato.
La presenza di Irelia in finale non arriva invece dal nulla, ed è qui che il contesto cinese aiuta a leggere l’evento. L’archetipo aveva già vinto il Regional Open di Wuhan il 29 agosto davanti a 1.280 giocatori, in un torneo che aveva visto due Kennen fermarsi al secondo e al quarto posto, e la scena asiatica premia le strategie di valore più di quanto faccia quella occidentale, dove la pressione aggressiva pesa di più. Due dei quattro Regional del set sono stati vinti in Cina da mazzi che costruiscono invece di correre.
Perché la lista di Akali non è cambiata
L’elemento tecnico più significativo del torneo è un non-cambiamento: il vincitore ha portato sostanzialmente la stessa lista di Singapore, in un campo che nel frattempo si era popolato di copie del suo stesso archetipo. Il motore resta il pacchetto attorno ad Astral Heron, che una volta piazzato su un battlefield sconta di due energia e due power la seconda carta giocata ogni turno e si concatena con le proprie copie, trasformando una minaccia da 7 Might in un acceleratore permanente.
Il resto della build serve a comprare il tempo necessario ad arrivarci, ed è la parte che spiega perché regga anche quando il campo la conosce: Forgotten Monument impedisce di segnare su quel battlefield fino al terzo turno, Zhonya’s Hourglass assicura il motore contro la rimozione e Blitzcrank Impassive assorbe il danno da combattimento tornando in mano quando holda. In un formato dove da un tavolo dominante si arriva a otto punti in quattro turni, rallentare la partita è una scelta strutturale e non una preferenza di stile.
Che cosa resta di questi numeri nel Riftbound dopo il 18 settembre
La ban list che entra in vigore il 18 settembre toglie Stacked Deck, cioè la carta di selezione che compare in tre copie in ogni build competitiva di Kennen e che a Shenyang ha prodotto quel 15,25% di conversione. Il rendimento fotografato in questo torneo, quindi, non è trasferibile al prossimo evento, e il Regional Qualifier di Los Angeles sarà il primo appuntamento a misurare quanto di quella affidabilità dipendesse dalla capacità di trovare i pezzi giusti al momento giusto.
Gli altri due dati che vale la pena portarsi dietro sono indipendenti dal ban. Il primo è l’allargamento del campo, con quasi sei giocatori su dieci fuori dalle prime sette Legend, che rende meno efficace qualsiasi preparazione costruita contro un solo avversario; il secondo è la conferma che i risultati e le metriche divergono con continuità in questo formato, tanto che affidarsi alle sole percentuali per scegliere il mazzo da portare in torneo si è rivelato, per quattro eventi consecutivi, un criterio insufficiente.



