The Adventures of Elliot: The Millennium Tales la recensione, un’avventura che trascende lo spazio-tempo

Ecco la nostra recensione di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, nuovo action adventures firmato Team Asano e Claytechworks sotto l'egida di Square Enix.

L’estetica HD-2D è senza ombra di dubbio una delle più riconoscibili, nonché apprezzate, dell’attuale panorama videoludico: da prodotti fortemente indipendenti a giochi di ruolo di stampo nipponico, questa tipologia di comparto grafico è riuscita a far breccia nel cuore dei consumatori sia grazie alla sua forte riconoscibilità, sia soprattutto a quel fascino nostalgico e retrò che un’estetica di questo tipo riesce a coadiuvare fortemente nei suoi pixel.

Buona parte del merito di questa popolarità va sicuramente al Team Asano, gli sviluppatori dietro titoli del calibro di Octopath Traveler e Triangle Strategy, che hanno fatto di questa estetica un marchio di fabbrica delle loro produzioni; co-sviluppato con Claytechworks (Bravely Default II) sotto l’egida di Square Enix, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è l’ultima scommessa in ambito HD-2D dei team, uscendo dalla propria comfort zone dei JRPG e proponendo un action-adventure vecchio stile, con forte focus su esplorazione e combattimenti. Vediamo cosa hanno tirato fuori dal cilindro questa volta!

Scars of Time

Il canovaccio narrativo di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales si svolge nel continente di Philabieldia, una terra ormai dominata da tribù bestiali e creature ostili. In questo scenario, apparentemente senza speranza, il piccolo regno di Huther rappresenta l’ultimo baluardo dell’umanità, dove la vita scorre serena e le attività quotidiane proseguono senza intoppi;  la principessa Heuria, erede al trono di Huther, è infatti in grado di mantenere, grazie ai suoi poteri magici, l’Egida, una potente magia di protezione che circonda la cittadina, proteggendo la popolazione da invasioni e attacchi. La sottile linea di apparente tranquillità viene però spezzata dalla scoperta di alcune antiche rovine situate oltre i confini del regno.

Inviato a indagare sul misterioso ritrovamento, il giovane avventuriero Elliot, protagonista della vicenda dal misterioso passato, si addentra nelle profondità delle rovine. Quella che inizialmente sembra una semplice missione esplorativa, si trasforma presto nell’inizio di un viaggio molto più grande, quando entra in contatto con la leggendaria Porta del Tempo, un antico artefatto in grado di collegare passato e presente. Da qui l’incontro con Faie, misteriosa fata invisibile agli occhi della gente comune, che ci accompagnerà per tutta la durata della vicenda.

Da questo momento, la storia si sviluppa attraverso diverse epoche della storia di Philabieldia, quattro nello specifico, permettendo a Elliot e Faie di assistere agli eventi che hanno plasmato il mondo nel corso di un intero millennio. Attraversando ere differenti, incontrando popoli lontani nel tempo e svelando segreti sepolti da secoli, i protagonisti dovranno ricomporre i frammenti di una verità perduta che sembra legare il destino dell’umanità, delle tribù bestiali e dello stesso Regno di Huther.

Pur richiamando, neanche troppo velatamente, alcuni grandi classici dell’ RPG a là giapponese, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales costruisce la propria identità attorno al binomio tra viaggio nel tempo ed esplorazione; la trama riesce infatti, mai troppo forzatamente, a portarci a viaggiare fra le ere, nel tentativo di salvare il Regno di Huther e scoprire il passato di Elliot e Faie, fin dal principio avvolto da un certo alone di mistero. Gli sviluppatori sono riusciti a proporre un canovaccio leggero che ben scorre durante tutta l’avventura, forse fin troppo.

Una piccola nota stonata è infatti l’incapacità di Elliot di uscire dalla sua comfort zone sapientemente costruita già nelle prime ore, non spingendo mai sull’acceleratore se non nell’ultimo quarto dell’avventura, che senza spoilerare abbiamo trovato di una qualità superiore, narrativamente parlando. Si tratta infatti del momento dove le ere e i personaggi interagiscono di più fra di loro, proponendo un intreccio dove azioni e reazioni del passato ben si intersecano con le epoche successive, creando un amalgama che funziona e addirittura sorprende. Un vero peccato che non si sia osato un po’ di più anche prima, considerando che sarebbe bastato poco per raggiungere standard ben più elevati.

Incontri che attraversano le epoche

Protagonista indiscusso dell’opera, come già detto, è Elliot, avventuriero senza passato cresciuto in un orfanotrofio di Huther e fortemente apprezzato da tutti i cittadini, soprattutto per la sua generosità e voglia di aiutare il prossimo; le sue giornate, fino ai fatti che cambieranno poi il destino del regno, scorrono tra un’avventura in un bosco e l’esplorazione di un anfratto, cercando sempre di fare il bene del popolo. In questo senso Elliot si circoscrive perfettamente a quelle che sono le caratteristiche dell’eroe buono, sempre col sorriso e disposto a tutto per il prossimo; un carattere che ben si amalgama a quello di Faie, fatina buffa e chiacchierona che condivide fortemente i principi di Elliot, anch’essa però alla ricerca di una verità ben più grande (e lontana) di lei.

Se la natura stessa del titolo non permette di avere un party, e quindi una diversificazione anche caratteriale del cast, nel ruolo di comprimari ecco brillare i personaggi che costituiscono le vicende della trama, disseminati fra le varie epoche. Alcuni veri e propri co-protagonisti per importanza, non tanto per tempo a schermo quanto per qualità di scrittura e carattere, riescono a donare freschezza e profondità alle vicende di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, toccando anche temi come morte, schiavitù ed egoismo.

Alla fine dell’avventura sarà difficile non ripensare alle ricercatrici Marnie e Fausta, al dolcissimo rapporto fra Heurich e Diona o al capovillaggio Kai e le sue controversie con Hirk, ben più aperta a certi temi rispetto al più tradizionalista guerriero. Sono tutte storie ben interconnesse con la trama principale, garantendo brillantezza a un plot che altrimenti avrebbe rischiato di esser troppo piatto e generico verso i classici filoni del fantasy tradizionale, quello dell’eroe che salva il regno. Anche le missioni secondarie, non troppo numerose e sempre rispettose verso l’utente, sono tutte ben scritte, trattando anche personaggi minori e riuscendo sempre nell’intento di approfondire un rapporto o una situazione, anche fosse solo un dettaglio. In questo senso gli scrittori meritano un plauso, perché la sceneggiatura dell’opera nel microcosmo di queste secondarie riesce davvero a donare una freschezza tutta nuova alla storia di Elliot e Faie.

A link to the past

Neanche troppo velatamente, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales si ispira, ludicamente parlando, ai classici dei 16 bit che hanno fatto la storia del medium, in particolare The Legend of Zelda: A Link to the Past e Secret of Mana, quest’ultimo a detta degli sviluppatori stessi. Il titolo è infatti un action adventure con elementi da light-RPG, fortemente basato sull’esplorazione, la scoperta e il combattimento. Quest’ultimo in particolare è centrale nelle vicende del titolo, che non fatica a mettere in chiaro sin dai primi minuti dell’esperienza: in Elliot si combatte spesso ed è sempre un piacere farlo, grazie anche alle differenti tipologie di armi e strumenti che il nostro eroe è in grado di brandire.

Partendo dal classico duo spada & scudo fino ad arrivare ad armi da lancio, bombe e martelli, Elliot ha tutti gli strumenti del caso per sconfiggere le numerose minacce che incontrerà durante le ere, con un combat system che per quanto semplice nel moveset risulta efficace, appagante e mai noioso. A fare da contraltare c’è purtroppo una varietà di nemici non all’altezza dell’opera, specialmente se parliamo di un titolo che sfrutta più epoche temporali: le tipologie di avversari sono davvero troppo poche, non hanno sostanziali differenze nelle epoche e si esauriscono davvero troppo in fretta, svelando troppo presto tutte le carte a disposizione. Eccellenti invece le boss fight che, salvo qualche piccola ripetizione, divertono per design ed estetica, proponendo anche una curva di apprendimento più che buona in un gioco che, a difficoltà standard, è forte un pelo troppo facile.

Parlando di elementi RPG, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales propone un sistema “Zeldiano” di aumento vita, basato sulla ricerca di quattro frammenti necessari all’aumento permanente di un punto vita. Tale metodologia, seppur reiterata da molteplici titoli nel tempo, funziona tutt’oggi e mantiene tutta la sua freschezza se supportata a dovere da un level design e un bilanciamento adeguato. La modifica delle statistiche di offesa e difesa, per quanto componente minore di Elliot e basata su piccole percentuali, è invece delegata alla figura dei frammenti di magilite, una delle valute principali dell’opera. Reperibili tramite uccisione di mostri ed esplorazione, questi frammenti permetteranno di creare da un apposito personaggio le magiliti, concentrazione di energia magica equipaggiabili alle armi e strumenti di Elliot; ne esistono molteplici e di diverso tipo, dedicate appunto agli strumenti bellici del protagonista.

Ogni arma avrà infatti un determinato numero di punti equipaggiamento a disposizione, aumentabili durante l’avventura, e ogni magilite un determinato costo in base al proprio effetto. Parliamo di aggiunte come aumento danno critico, aumento percentuale di danno e anche caratteristiche specifiche dell’arma in questione, come la possibilità di ricaricare istantaneamente lo scudo se colpiamo con la spada, di lanciare più frecce insieme con l’arco e di creare fuochi di artificio con le bombe. La gestione di queste permette dunque di creare micro build che, coadiuvate all’utilizzo degli accessori di Elliot, strumenti che permettono al protagonista di non venir congelato o di planare dopo un salto ad esempio, donano freschezza a un combat system che altrimenti rischierebbe di esaurirsi un po’ troppo in fretta, anche a causa dei difetti precedentemente citati.

Oltre i confini del tempo

Elemento cardine di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales , tanto quanto il sopracitato combattimento, è senza dubbio l’esplorazione, vuoi per la natura stessa del titolo e per la cura che gli sviluppatori hanno riversato in esso. In Elliot esplorare è un piacere, dato che la mappa di gioco è costellata di scrigni, grotte, anfratti e costanti reward per il giocatore; oltre a seguire la storia principale e i macro-dungeon che essa ci porterà ad  affrontare, in Elliot è divertente cercare nella mappa il potenziamento e l’upgrade di turno, anche grazie al game-design che c’è dietro l’opera a schermo. Il gioco infatti è rispettoso del tempo del giocatore, nulla richiede troppo tempo e si è sempre ricompensati per una deviazione e un giro extra, vuoi che siano soldi, magiliti o altro; le quality of life pensate dal team di sviluppo amplificano la già piacevole sensazione, data la possibilità di teletrasportarsi nei punti di salvataggio cosparsi per la mappa di gioco, sempre generosi e largamente presenti.

L’opera non è però esente da difetti, che in questo campo raggiungono il punto massimo. Come già detto in Elliot sono presenti strumenti come martelli e bombe, utili non solo a combattere ma anche a risolvere enigmi ambientali e sbloccare vie alternative, un po’ come fossimo in un metroidvania; a questi vanno uniti le abilità di Faie sbloccabili nell’avventura, che spaziano dall’accendere fuochi a teletrasportarsi o creare un nostro doppione per aprire porte e cancelli. Sembra tutto molto interessante e ben pensato, non fosse che l’avventura non è strutturata in modo da utilizzare sapientemente questi strumenti, soprattutto in fatto di continuità; se le bombe sono largamente utilizzate durante la narrativa, discorso diverso va fatto per i poteri di Faie. Essendo le abilità con più potenziale, specialmente pensando in ottica di interazione ambientale e level design, è stato deludente utilizzarli solo una manciata di volte durante tutta l’opera, molto spesso poco dopo averli sbloccati. Un vero peccato dal nostro punto di vista, dato che osare di più nelle mappa di gioco ma soprattutto nei dungeon, principali o meno, avrebbe donato all’esplorazione di Elliot una decisa marcia in più e tutt’altro divertimento al giocatore.

Difetto che si lega strettamente a un’altra delle nostre perplessità, ovvero la differenziazione nel design delle epoche. Come già detto, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales propone un viaggio che si dirama attraverso quattro macroaree, basate sulle quattro ere navigabili nell’esperienza. Il problema principale da noi riscontrato è la somiglianza quasi totale nel design di queste aree, dato che la mappa di gioco è sostanzialmente la stessa, se non ambientata in un’altra epoca. Non aspettatevi dunque qualcosa a la Chrono Trigger, dove ogni epoca cambiava totalmente la morfologia della mappa di gioco; in The Adventures of Elliot: The Millennium Tales la mappa è la medesima, salvo qualche piccola differenza.

Ci sono differenze nei dungeon, dove alcuni sono completabili solo in alcune ere e altri offrono reward esclusivi, ma l’esplorazione e anche i passaggi sono praticamente gli stessi; capite bene che tutto questo, reiterato per quattro volte, può portare a una fase di stanca e ad un appiattimento del game design generale, cosa che purtroppo abbiamo leggermente sofferto durante il procedere dell’avventura. Anche esteticamente purtroppo tutte le epoche sono davvero troppo simili e, salvo la città principale, che chiaramente è indice del periodo che stiamo vivendo, sarà difficile trovare nette differenze cromatiche, geografiche e anche in quanto a nemici affrontabili. È davvero un peccato che gli sviluppatori abbiano quasi avuto paura di osare, di uscire da quella zona sicura dove il gioco funziona egregiamente, senza mai spingere su quell’acceleratore chiamato ambizione che avrebbe potuto portare The Adventures of Elliot: The Millennium Tales nell’elite degli action-adventure.

L’arte di raccontare il tempo

Per quanto riguarda l’estetica, invece, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un’esperienza davvero solida in ogni suo aspetto. Il team ha ampiamente dimostrato di avere totale controllo nello stile HD-2D ed Elliot non fa differenza, proponendo un’esperienza gratificamente sotto il profilo artistico-estetico, sempre a fuoco durante tutte le 20 ore necessarie a terminare l’opera. Ruscelli, caverne, lande innevate e città sono realizzate egregiamente, dove l’unico difetto è costituito dalla già sopracitata mancanza di varietà durante le ere, che avrebbe contraddistinto molto di più l’intera vicenda. Al contrario i personaggi sono invece tutti molto caratteristici e caratterizzati, disegnati in splendidi artwork animati in base alle emozioni del momento: una vera chicca che ne aumenta fortemente immedesimazione, raggiungendo quel livello che cercavamo anche in altri campi.

Livello che invece abbiamo trovato straordinario per quanto riguarda il comparto sonoro dell’opera: The Adventures of Elliot: The Millennium Tales propone una OST meravigliosa, variegata e che riesce molto bene a scandire le differenze di epoche e momenti dell’opera; un lavoro certosino del duo Tomohiro Nakamichi e Yuto Moritami, giovani talenti emergenti dei quali sentiremo molto parlare in futuro. Un plauso anche al doppiaggio, di ottima qualità sia in inglese che giapponese, con al tempo stesso un’eccellente traduzione italiana, priva di difetti e assolutamente ben eseguita. Tecnicamente parlando solo applausi per il team: sebbene il 2D-HD non sia “pesante” in quanto a richieste hardware, il titolo gira egregiamente sia su PlayStation 5 che su Nintendo Switch 2, le console sulle quali abbiamo avuto la possibilità di testare l’opera; esperienza che ci teniamo a ricordare essere stata priva di qualsivoglia bug visivo e tecnico.

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un ottimo action adventure, che riesce nell’intento di proporre una storia intrattenente e un cast notevole e variegato, condito da una sceneggiatura ben scritta e da un ottimo mix di esplorazione e combattimento, seppur con qualche limite. Limiti e problemi che, come scritto precedentemente, sarebbero stati aggirabili con un po’ più di coraggio e ambizione di osare da parte di Claytechworks e Team Asano; un vero peccato, perché l’opera, al netto di questi ultimi, è un solidissimo titolo che sarebbe facilmente stato accostabile ai colossi storici del genere con qualche accortezza in più.

8 / 5

Pro
  • Audiovisivamente eccellente
  • Ottima sceneggiatura e splendidi personaggi
  • Solido action-adventure, che ben unisce esplorazione e combattimento
Contro
  • Mancata differenziazione fra le varie ere
  • Gli strumenti donati al giocatore non vengono sfruttati a dovere
  • A volte sembra quasi aver paura di osare
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