Xenoblade Chronicles 2, la recensione della versione Nintendo Switch 2

Xenoblade Chronicles 2 arriva su Nintendo Switch 2: analisi tecnica, 4K, 60fps e nuovi contenuti, scopriamo se vale la pena acquistare l'upgrade in questa recensione.

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Xenoblade Chronicles 2 è tornato, e stavolta non si tratta di una semplice riedizione da scaffale. Nintendo Switch 2 Edition porta con sé un salto tecnico concreto, qualche contenuto inedito e soprattutto l’occasione, per chi non l’avesse mai affrontato, di scoprire uno dei giochi di ruolo più ambiziosi mai realizzati da Monolith Soft senza dover fare i conti con i limiti hardware che nel 2017 ne avevano un po’ offuscato la resa visiva. Il pacchetto upgrade, acquistabile separatamente da chi possiede già il gioco originale, costa 9,99 euro, mentre la versione fisica arriverà il primo ottobre. Un prezzo contenuto per un aggiornamento che, come vedremo, va ben oltre la semplice pulizia grafica.

Alrest, un oceano senza terra

Il mondo che fa da sfondo alla vicenda si chiama Alrest, un oceano di nubi dove non esiste più terraferma nel senso tradizionale del termine: l’umanità sopravvive aggrappata al dorso di creature colossali chiamate Titani, esseri viventi che fanno da continente, da ecosistema e, in alcuni casi, da campo di battaglia. Al centro di questo oceano sospeso si trova Elysium, un albero leggendario che la tradizione popolare indica come culla originaria dell’umanità, oggi irraggiungibile e avvolto nel mito.

È un’ambientazione che funziona perché non si limita a essere scenografica: la fragilità dei Titani, che invecchiano e talvolta muoiono portandosi via intere comunità, è il motore silenzioso di buona parte della tensione narrativa.

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Anche voi aspettavate di rigiocare il secondo Xenoblade Chronicles su Switch 2?

Al centro della storia c’è Rex, un giovane recuperatore che si guadagna da vivere tuffandosi tra i relitti sommersi nelle nubi in cerca di manufatti da rivendere. Un incarico apparentemente come tanti altri lo mette in contatto con Pyra, una Lama, ovvero una delle entità senzienti che gli abitanti di Alrest possono richiamare entrando in risonanza con particolari cristalli.

Nel momento in cui Rex diventa il portatore di Pyra, la sua vita smette di appartenergli: la ragazza porta con sé un segreto che la rende ambita da fazioni pronte a tutto, e il ragazzo si ritrova catapultato in un viaggio che dovrebbe condurlo fino a Elysium, nella speranza di trovare non solo un luogo sicuro per lei, ma forse anche una risposta al lento collasso del mondo che li circonda.

Rex, Pyra e un peso che diventa comune

Sul fronte della scrittura, Xenoblade Chronicles 2 conferma la mano di Tetsuya Takahashi, autore che da sempre preferisce disseminare il racconto di rivelazioni tardive e legami nascosti tra i personaggi piuttosto che affidarsi a una struttura lineare. Le prime ore instaurano un tono quasi avventuroso, salvo poi virare verso territori più cupi man mano che il velo sui Titani e sulla vera natura delle Lame comincia a sollevarsi.

È innegabile che nella parte centrale il racconto perda un po’ di trazione, appesantito da una serie di tappe che sembrano più funzionali a introdurre nuovi comprimari che a far progredire l’intreccio principale, ma chi ha pazienza viene ripagato da un ultimo terzo che accelera bruscamente e lega la maggior parte dei fili lasciati in sospeso.

È proprio la squadra di comprimari a reggere gran parte del peso emotivo dell’opera. Nia porta con sé un’ironia tagliente che smorza i momenti più drammatici senza mai risultare fuori posto, Tora affronta con leggerezza il fatto di non poter diventare un portatore come gli altri e per questo si costruisce da solo una compagna artificiale, mentre Vandham incarna quel tipo di figura paterna burbera che il genere ha reso quasi un archetipo, ma che qui viene scritta con abbastanza sostanza da risultare comunque memorabile. Certo, non mancano i cliché di genere, a partire dall’antagonista mascherato di turno, ma la varietà del cast compensa ampiamente le scelte più prevedibili.

Va detto anche di un aspetto che negli anni ha generato non poche discussioni, ovvero il contrasto tra uno stile visivo dei personaggi piuttosto infantile e alcuni design femminili parecchio scoperti, Pyra su tutte. Guardando alla scrittura più che al comparto grafico, però, emerge un pattern che accompagna Takahashi fin dai tempi di Xenogears: le sue protagoniste, per quanto disegnate in modo discutibile, sono raramente ridotte a semplice presenza scenica, e anche in questo capitolo la costruzione psicologica di Pyra e delle altre Lame principali va ben oltre l’apparenza.

Meglio in giapponese?

Chi affronta il gioco in lingua originale troverà probabilmente la versione più convincente dell’esperienza. Il doppiaggio inglese, pur dignitoso, non riesce sempre a restituire il peso delle scene più intense, complice anche una sincronizzazione labiale non impeccabile; attivando la traccia audio giapponese, disponibile gratuitamente, si guadagna in espressività, soprattutto nelle sequenze di combattimento più concitate e nei momenti più melodrammatici della trama. Il testo, va detto, è interamente localizzato in italiano.

Le missioni secondarie rappresentano una delle sorprese più piacevoli per chi arriva da altri capitoli della serie: rispetto al passato, gli incarichi opzionali si intrecciano più spesso con episodi narrativi a sé stanti, capaci di regalare piccoli spaccati di vita ad Alrest anche quando il compito richiesto è, sulla carta, un semplice recupero oggetti. Il menu missioni indica con chiarezza orari e location necessarie, mentre il viaggio rapido rende la mappa meno dispersiva di quanto la sua estensione lascerebbe presagire.

Il sistema che governa l’acquisizione delle Lame merita un discorso a parte. Al di là di quelle centrali alla trama, come Pyra stessa, la maggior parte delle Lame si ottiene aprendo cristalli nucleici in modo del tutto casuale, con qualità del cristallo che influenza soltanto la probabilità di ottenere un esemplare raro. È, di fatto, un meccanismo estrattivo che ricorda da vicino certe dinamiche free to play, trapiantato però in un pacchetto a prezzo pieno: una scelta che si può accettare più facilmente pensando a quanto stimoli l’esplorazione, visto che alcune missioni secondarie garantiscono Lame specifiche, ma che resta difficile da digerire per chi preferisce sistemi di progressione più prevedibili. A complicare ulteriormente le cose ci pensano le abilità sul campo, legate a Lame specifiche e sbloccabili solo tramite azioni particolari da ripetere in combattimento o durante l’esplorazione, il che rende la gestione dell’intero sistema piuttosto dispersiva da tenere sotto controllo.

Il combattimento, va detto, è dove il gioco dà il meglio di sé. Ogni arma dispone di quattro attacchi speciali, mappati sui tasti dorsali insieme a quello riservato alla Lama attiva, e la curva di apprendimento è studiata per introdurre gradualmente nuovi strati di complessità: si parte con attacchi automatici piuttosto basilari e si arriva, dopo diverse decine di ore, a gestire cambi di Lama al volo, effetti di stordimento da concatenare e combo che coinvolgono l’intera squadra in sequenze pensate per massimizzare i danni contro i nemici più coriacei. È un sistema che chiede tempo per essere padroneggiato davvero, ma che ripaga con una sensazione di controllo crescente che pochi altri giochi di ruolo giapponesi riescono a replicare con la stessa cura.

Cosa cambia davvero

Sul piano tecnico, la Nintendo Switch 2 Edition introduce risoluzione 4K in modalità TV e Full HD in portatile, entrambe ancorate ai 60 fotogrammi al secondo: un risultato che elimina buona parte delle incertezze che caratterizzavano l’edizione originale su Switch, tra cali di frame rate nelle aree più affollate e un aliasing piuttosto invadente. Sul fronte dei contenuti inediti, la new entry più rilevante è MOMO, una nuova Lama rara dotata di due forme, una chiara e una oscura, accompagnata da una missione dedicata.

A questo si aggiunge la modalità Merc Assault, che permette di comandare direttamente fino a sei Lame in missioni d’assalto separate dalla trama principale, oltre a nuovi costumi per Pyra e Mythra e al supporto amiibo. Anche l’espansione narrativa Torna: la terra dorata riceve gli stessi miglioramenti tecnici.

Alla fine dei conti, anche in questa versione Switch 2 Xenoblade Chronicles 2 resta un gioco di ruolo di rara ambizione, capace di reggere un centinaio di ore abbondanti di gioco senza risultare mai davvero ripetitivo, nonostante un sistema di acquisizione delle Lame che avrebbe beneficiato di maggiore trasparenza e una parte centrale della trama un po’ più lenta del dovuto.

Ottimo

Xenoblade Chronicles 2

Xenoblade Chronicles 2 resta uno dei giochi di ruolo più ambiziosi mai realizzati da Monolith Soft, e la Nintendo Switch 2 Edition ne è semplicemente la versione più presentabile mai vista. Restano alcuni limiti che il passare degli anni non ha cancellato, a partire da un sistema di progressione affidato in parte alla fortuna e da un secondo atto narrativo meno teso rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, ma l’insieme continua a funzionare grazie alla forza di un mondo memorabile, a personaggi capaci di lasciare il segno e a un sistema di combattimento che cresce, si stratifica e diventa sempre più soddisfacente ora dopo ora. È proprio questa progressione, tanto nelle meccaniche quanto nel coinvolgimento, a rendere l’avventura in Alrest ancora oggi così particolare. Questo rifacimento non stravolge la formula né prova a nascondere le sue imperfezioni, ma la presenta finalmente nella sua veste più solida, valorizzandone i punti di forza con una maggiore pulizia tecnica e qualche comodità che rende l’esperienza più piacevole da affrontare.

8.8 / 5

Pro
  • Ambientazione e worldbuilding di grande impatto
  • 4K/60fps e contenuti extra rendono questa l'edizione definitiva
  • Combattimento profondo che premia chi ci investe tempo
Contro
  • Acquisizione delle Lame affidata quasi solo al caso
  • Gestione delle abilità sul campo poco chiara
  • Atto centrale della trama meno incisivo del resto
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