M9 di Venezia Mestre inaugura “Players”, la mostra sul videogioco come fenomeno culturale

Dal 14 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, il museo ospita un'esposizione curata da Fabio Viola che esplora il videogioco come linguaggio, arte e impatto sociale.

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Il videogioco si afferma sempre più come un pilastro dell’industria culturale globale, capace di attrarre miliardi di persone. Non è più solo un passatempo, ma un linguaggio complesso e profondo che dialoga con cinema, letteratura e arti visive, forte di ottant’anni di evoluzione che hanno attraversato scienza, arte e cultura popolare, plasmando l’immaginario di intere generazioni.

Questa profonda trasformazione è al centro di PLAYERS. Giochi, videogiochi, cultura e società, la nuova mostra inaugurata al M9 – Museo del ‘900 di Venezia Mestre. Visitabile dal 14 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, l’esposizione, curata da Fabio Viola con Michelangela Di Giacomo, Giuseppe Cosenza e Damiano Bordoni, si propone di raccontare il videogioco per quello che è realmente: una forma espressiva compiuta e un fenomeno culturale. Il percorso espositivo si snoda dai primi esperimenti scientifici fino alle sale giochi iconiche degli anni ’80, passando per le camerette di casa e gli schermi che oggi ci accompagnano ovunque.

Un viaggio immersivo nella storia ludica

L’allestimento di PLAYERS non si limita a esporre pezzi da museo, ma ricrea gli ambienti che hanno segnato la storia del videogioco. I visitatori potranno ammirare cabinati storici originali, come esemplari di Computer Space e Pong, testimoni pionieristici del settore, e un raro cabinato di Dragon’s Lair. Non mancheranno le console, su cui il pubblico potrà giocare attivamente, diventando parte integrante dell’esperienza. Accanto a questi elementi, la mostra presenta oggetti e materiali inediti provenienti da collezioni private e istituzioni culturali, molti dei quali esposti per la prima volta. A impreziosire il percorso, interviste esclusive con personalità internazionali del settore come Sid Meier, Yuka Kitamura e Jon Wilcox, che hanno messo a disposizione anche oggetti personali.

Il progetto espositivo, curato dall’architetto Valentina Babolin e dal multimedia designer Vinicio Bordin, interpreta l’universo del videogioco con un approccio contemporaneo e sofisticato, fondendo linguaggi architettonici, grafici e multimediali. L’obiettivo è offrire un’esperienza immersiva e diversificata in ogni sala, alternando racconto e interattività.

Le tre sezioni tematiche: #Play, #Watch, #Create

La mostra si articola in tre sezioni principali che esplorano il videogioco da diverse prospettive.

  • #Play: Questa sezione ripercorre la storia del videogioco come mezzo e pratica sociale. Si parte dai prototipi universitari degli anni ’50 e ’60, passando per i giochi Atari, i cabinati arcade, fino alle console iconiche degli anni ’90 come il Super Nintendo e il Sega Mega Drive. Nell’area dedicata alla contemporaneità, è presente PlayStation®5 (PS5®) con una selezione ufficiale di titoli curata da Sony.
  • #Watch: Qui il videogioco viene esplorato come spettacolo, analizzando il suo dialogo con il cinema e le arti visive, la nascita degli eSport e le nuove forme di intrattenimento condiviso. Vengono presentate sequenze cinematografiche, walking simulator, fotografia virtuale, e il linguaggio delle trasmissioni eSport e dello streaming, mostrando come il videogioco offra uno sguardo potente quanto un film o un’opera d’arte. Tra i titoli citati figurano Dragon’s Lair, Detroit: Become Human, Limbo, Death Stranding, Ico e Shadow of the Colossus.
  • #Create: Questa sezione si addentra nel processo creativo, raccontando il lavoro degli autori che hanno reso il videogioco una forma d’espressione originale. Viene evidenziato come il pubblico stesso possa oggi diventare protagonista, dato che gli ecosistemi contemporanei permettono a chiunque di progettare livelli, mondi e regole, annullando il confine tra fruitore e creatore. In questa sezione trovano spazio titoli come Super Mario Maker, Dreams e Minecraft.

Al centro di PLAYERS non ci sono le macchine, ma le persone: chi inventa, chi crea, chi gioca e chi guarda. Il percorso è pensato per un pubblico ampio ed eterogeneo, con l’obiettivo di dimostrare come il videogioco sia diventato una delle più grandi forme di linguaggio e immaginario del nostro tempo. Particolare attenzione è dedicata alle scuole, offrendo opportunità di arricchire la formazione degli studenti e sviluppare le loro capacità creative e di analisi.

Un aspetto fondamentale della mostra è l’accessibilità: per due venerdì al mese, sarà disponibile il Jimmy, uno standing wheelchair progettato dall’azienda veneziana Bemoove, che permetterà ai visitatori con disabilità di muoversi autonomamente in posizione eretta, visitando la mostra per la prima volta in assoluto in un contesto museale in questo modo.

Un dialogo con il passato: “Giocare all’italiana”

Parallelamente a PLAYERS, l’esposizione permanente del M9 ospita il percorso Giocare all’italiana. Storia, costume e società attraverso il giocattolo del Novecento. Questa mostra, curata dalla Direttrice Serena Bertolucci e da Giuseppe Saccà, esplora la storia del gioco prima dell’avvento del videogioco, rappresentando una preziosa premessa al racconto di PLAYERS. La narrazione attraversa il Novecento prendendo il giocattolo come indicatore dei cambiamenti sociali, economici e culturali del Paese, dalla tradizione artigianale al boom economico, fino all’impatto dei mass media e ai primi stimoli dell’elettronica educativa. La mostra si arricchisce di oggetti provenienti da collezioni private e archivi di importanti istituzioni e aziende del settore.

“Siamo orgogliosi di presentare una mostra che applica il metodo unico e originale di M9 nell’esplorazione di un tema insolito per i contesti museali”, ha dichiarato Vincenzo Marinese, Presidente della Fondazione di Venezia. “Il videogioco, unica forma ludica nata nel Novecento, è un tema di estrema attualità che ci accompagna alla scoperta delle nuove frontiere della tecnologia, ma anche di rilevanza storica, permettendoci di raccontarne la profondità sociale e l’intreccio con arte e scienza”.

Serena Bertolucci, Direttrice di M9, ha aggiunto: “PLAYERS racconta il Novecento molto più di quanto appaia a un primo sguardo. Il videogioco si pone come uno dei più interessanti fili conduttori tra i due secoli. Per questo motivo, in parallelo, abbiamo allestito un percorso nell’esposizione permanente che mostra come il videogioco sia utile a spiegare il Novecento anche attraverso quello che c’era prima”.

Fabio Viola, curatore della mostra, ha concluso: “Abbiamo voluto raccontare il videogioco per quello che è realmente diventato: non un semplice intrattenimento, ma un linguaggio capace di attraversare la scienza, l’arte e la vita quotidiana di intere generazioni. È una mostra che parla di persone prima ancora che di tecnologia, e che invita chi la visita a diventare parte attiva del racconto”.

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