Helix: Descent N Ascent, la recensione di un viaggio tra enigmi e misteri in bianco e nero

Il puzzle game di Badass Mongoose convince con una direzione artistica splendida e un sistema di enigmi ricco di idee, ecco la recensione di Helix: Descent N Ascent

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Helix: Descent N Ascent è il primo progetto dello studio indie belga Badass Mongoose e si presenta come un puzzle adventure fortemente caratterizzato dalla propria identità visiva e dalla volontà di lasciare al giocatore il compito di comprendere il mondo che lo circonda. Il titolo è disponibile su Steam e Nintendo Store, e costruisce la propria esperienza attorno all’esplorazione, alla risoluzione di enigmi ambientali e all’acquisizione progressiva di nuove abilità.

Non ci sono dialoghi a guidare l’avventura e le informazioni vengono comunicate principalmente attraverso l’ambiente, i simboli e le meccaniche di gioco. Il risultato è un’esperienza che richiede una buona dose di osservazione e pazienza, ma che in diversi momenti riesce a ricompensare il giocatore con soluzioni particolarmente soddisfacenti. Il problema è che Helix non sempre riesce a trovare il giusto equilibrio tra libertà e chiarezza.

Un’estetica che conquista al primo sguardo

Il punto di forza più evidente è senza dubbio la direzione artistica. Helix utilizza un’estetica completamente in bianco e nero che richiama dichiaratamente il fumetto indipendente degli anni ’80, i manga degli anni ’90 e il fumetto franco-belga degli anni ’70. Il contrasto tra luce e oscurità è parte integrante del mondo e delle meccaniche di gioco, dando vita a un’avventura dal forte impatto visivo.

Le ambientazioni alternano rovine urbane, strutture misteriose e paesaggi che sembrano appartenere contemporaneamente a un mondo alieno e a una civiltà ormai scomparsa. Ogni schermata sembra costruita come una tavola illustrata e il bianco e nero permette di giocare continuamente con silhouette, ombre e contrasti. È una direzione artistica che riesce a dare personalità a un progetto che, per struttura e dimensioni, potrebbe facilmente rischiare di apparire anonimo.

Anche dal punto di vista tecnico l’esperienza si è dimostrata positiva durante la nostra prova su PC. Non abbiamo riscontrato problemi particolarmente rilevanti legati a rallentamenti o glitch grafici e il gioco mantiene una buona fluidità anche su una configurazione non pensata specificamente per il gaming.

Il mistero è parte del gioco

Helix non vuole spiegare tutto. Il protagonista si ritrova in un mondo sconosciuto e deve iniziare a comprenderne le regole praticamente da solo. A complicare ulteriormente la situazione c’è un doppelgänger che lo accompagna durante l’avventura, una figura apparentemente identica al protagonista ma difficile da interpretare come alleato o avversario.

La storia viene quindi raccontata principalmente attraverso immagini, ambientazioni, collezionabili e frammenti che il giocatore deve ricomporre. È un approccio che può funzionare molto bene per un puzzle adventure, soprattutto perché incoraggia a osservare ogni elemento dell’ambiente. Il problema è che la narrazione rimane talmente criptica da rischiare, in alcuni momenti, di trasformare il mistero in semplice distanza. La curiosità iniziale spinge a continuare l’esplorazione, ma non sempre il gioco fornisce abbastanza elementi per trasformare quella curiosità in una vera tensione narrativa. Per buona parte dell’avventura, quindi, il principale motivo per andare avanti rimane la voglia di scoprire cosa si nasconde nella zona successiva e recuperare i vari frammenti collezionabili.

Quando il gameplay trova la soluzione giusta

È però nel gameplay che Helix riesce a dare il meglio di sé. Durante l’avventura il protagonista acquisisce diverse abilità che permettono di interagire con l’ambiente in modi sempre più complessi. Si parte da interazioni relativamente semplici con oggetti e meccanismi, per arrivare progressivamente a strumenti come blocchi pesanti da posizionare sugli interruttori o utilizzare per creare passaggi, un drone capace di attraversare determinati condotti, un artiglio utile per attirare oggetti e agganciarsi alle superfici e una sfera in grado di catturare alcune creature.

Il sistema diventa interessante soprattutto quando il gioco inizia a chiedere di combinare questi strumenti. Alcuni enigmi richiedono infatti di utilizzare un potere come parte di un’altra soluzione, sfruttando fisica, posizione degli oggetti e caratteristiche dell’ambiente. È in questi momenti che Helix regala i suoi migliori “eureka moment”.

Capire, per esempio, che un determinato oggetto può essere utilizzato in maniera completamente diversa da quella immaginata inizialmente è estremamente soddisfacente, e ancora più interessante è la possibilità di alternare la forma bianca e quella nera del protagonista. Alcune piattaforme, alcuni oggetti e determinati percorsi sono infatti accessibili soltanto attraverso una delle due forme.

Il problema degli enigmi troppo criptici

Proprio il sistema di enigmi, però, rappresenta anche il principale limite di Helix. La difficoltà non è il problema. Un puzzle game deve mettere alla prova il giocatore e Helix non avrebbe avuto lo stesso fascino se avesse fornito sempre la soluzione immediatamente. Il problema nasce quando viene meno la possibilità di comprendere la logica che porta alla soluzione. Glifi, simboli e linguaggi presenti nel mondo richiedono spesso un’attenta osservazione, ma in alcuni casi il gioco non fornisce abbastanza informazioni per capire come interpretarli.

Capita quindi di arrivare alla soluzione dopo una lunga serie di tentativi, senza avere realmente compreso quale fosse il ragionamento corretto. La differenza può sembrare sottile, ma è fondamentale. Un buon enigma ci fa pensare: “Come ho fatto a non accorgermene prima?” Uno meno riuscito ci fa pensare: “Come avrei dovuto capirlo?” Helix si trova più volte dalla parte sbagliata di questa linea.

Una libertà che ha bisogno di qualche strumento in più

Nella seconda parte dell’avventura il gioco aumenta considerevolmente la libertà concessa al giocatore. Le aree diventano più aperte, gli obiettivi aumentano e la possibilità di combinare le abilità permette di affrontare determinate situazioni in più modi, valorizzando l’esplorazione.

Manca però un sistema sufficientemente chiaro per tenere traccia di ciò che è stato completato. Non sempre è immediato capire quali dungeon siano già stati affrontati e quali invece richiedano ancora attenzione. Il problema diventa ancora più evidente quando si interrompe la partita per qualche giorno e si torna a giocare senza ricordare perfettamente cosa si fosse fatto in precedenza. Sarebbe bastata un’icona sulla mappa, un “colore” differente o un indicatore di completamento.

Anche la gestione dei poteri potrebbe essere più comoda. Per modificare le abilità equipaggiate è necessario tornare all’hub centrale, una scelta che inizialmente non pesa particolarmente ma che diventa sempre più macchinosa durante le sessioni di esplorazione più lunghe (c’è anche da dire che ricorda molto strutture di gioco già rodate, che forse sono state d’ispiranzione ndr).

Un’altra scelta di design discutibile riguarda il comportamento dei dungeon dopo il recupero del collezionabile finale di una macro-area. I dungeon vengono infatti resettati e alcuni percorsi devono essere nuovamente affrontati per poter raggiungere i segreti rimasti. Per chi vuole semplicemente completare l’avventura principale il problema è relativamente contenuto. Per chi invece vuole raggiungere il 100%, la situazione può diventare molto più frustrante. Il rischio è quello di trasformare il completismo in una serie di ripetizioni che non aggiungono nuove informazioni né nuove sfide. È un peccato, perché la struttura esplorativa di Helix sarebbe perfetta per incentivare la ricerca dei segreti. C’è anche da dire che questa meccanica ricorda lo stile souls, ma abbiamo timore che questo titolo non sia dedicato a una nicchia di quel genere.

Sezioni arcade: una piacevole variazione

Tra le attività secondarie troviamo anche alcune macchine arcade sparse per il mondo. Al loro interno è possibile affrontare brevi sezioni platform verticali legate all’area in cui sono state trovate, con una versione normale e una più impegnativa. Sono probabilmente le parti più immediate dell’intera esperienza.

Non richiedono di interpretare simboli o decifrare meccanismi: bisogna semplicemente superare il percorso portanto un piccolo omaggio allo storico “Donkey Kong”. Il loro ritmo più diretto funziona bene anche come intermezzo rispetto agli enigmi principali e rappresenta un piacevole omaggio ai platform arcade classici.

Un comparto audio particolare

La colonna sonora accompagna Helix con un’impronta fortemente atmosferica. Le musiche contribuiscono a costruire quella sensazione di solitudine e mistero che caratterizza l’avventura e si sposano bene con la direzione artistica. Allo stesso tempo, dopo diverse ore, il suo carattere molto insistente può risultare stancante. Durante le sessioni più lunghe abbiamo preferito abbassare il volume della musica, soprattutto nelle sezioni in cui gli enigmi richiedevano maggiore concentrazione. Non si tratta quindi di un problema qualitativo, ma piuttosto di una questione di equilibrio.

Un puzzle adventure che merita attenzione

Badass Mongoose ha costruito un’esperienza con una forte identità visiva e alcune idee di gameplay realmente interessanti. La scelta di utilizzare il bianco e nero anche come elemento delle meccaniche, il sistema di abilità combinabili e alcuni degli enigmi più avanzati dimostrano una buona capacità di costruire situazioni che premiano l’osservazione e la sperimentazione.

Non tutto però funziona allo stesso livello: l’eccessiva cripticità di alcuni enigmi può trasformare la soddisfazione in frustrazione, mentre la mancanza di strumenti per seguire i propri progressi rende l’esplorazione più macchinosa di quanto dovrebbe essere. Anche il reset dei dungeon e la necessità di tornare all’hub per modificare le abilità sono scelte che avrebbero meritato una soluzione più elegante. Sono difetti importanti, ma non sufficienti a cancellare ciò che Helix riesce a fare bene. Anzi, proprio perché le sue idee migliori funzionano così bene, viene naturale pensare a quanto avrebbe potuto guadagnare con qualche intervento sulla qualità della vita e sulla comunicazione degli enigmi.

Helix: Descent N Ascent non è un puzzle game per tutti, ma è un’esperienza che riesce a distinguersi. Chi cerca un’avventura rilassata e fortemente guidata potrebbe trovarsi spiazzato. Chi invece apprezza i giochi che chiedono di osservare, sperimentare e mettere insieme autonomamente i pezzi del puzzle troverà probabilmente molto più da apprezzare.

Helix: Descent N Ascent

Helix: Descent N Ascent è un puzzle game ambizioso, con una direzione artistica straordinaria e alcune idee di gameplay davvero brillanti. I suoi enigmi migliori regalano ottimi momenti di soddisfazione, ma la scelta di lasciare il giocatore quasi completamente senza guida può trasformare la difficoltà in frustrazione. Qualche accorgimento in più sulla gestione dei progressi, sugli indizi e sulla qualità della vita avrebbe fatto la differenza. Un’esperienza imperfetta, ma originale e con una forte personalità, che merita di essere scoperta soprattutto dagli amanti dei puzzle game più impegnativi.

7 / 5

Pro
  • Direzione artistica in bianco e nero straordinaria
  • Enigmi creativi e soddisfacenti
  • Sistema di poteri ricco di combinazioni
  • Atmosfera molto affascinante
Contro
  • Alcuni enigmi sono troppo criptici
  • Progressione poco chiara
  • Gestione dei poteri macchinosa
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