Culdcept BEGINS la recensione, un’originale fusione tra board game e deck building
Ecco la nostra recensione di Culdcept BEGINS per Nintendo Switch 2, nuovo cardgame firmato Neos Corporation basato sulla serie manga shonen firmata Shinya Kaneko.
Tutte le info le trovi su questa pagina.
A distanza di quasi dieci anni dall’ultimo capitolo, quel Culdcept Revolt uscito su Nintendo 3DS e rimasto un piccolo cult per gli appassionati del genere, la serie torna sulle scene con BEGINS, un nuovo episodio che rappresenta al tempo stesso un ritorno alle origini e un punto d’ingresso ideale per i nuovi giocatori. Il brand, che ricordiamo essere l’adattamento videoludico del manga ideato da Shinya Kaneko, non ha mai goduto di una popolarità paragonabile a quella di altri giochi di carte o da tavolo digitali, complice una formula estremamente particolare che negli anni ha spesso diviso critica e pubblico. Oggi, però, il panorama è profondamente cambiato: il successo dei deck builder e la crescente popolarità delle trasposizioni digitali dei giochi da tavolo hanno creato un pubblico molto più ricettivo verso produzioni di questo tipo. Ed è proprio per questo che il ritorno di Culdcept arriva probabilmente nel momento migliore possibile; che sia la volta buona per la serie?
Più strategico di quanto sembri
Spiegare Culdcept a chi non lo ha mai visto in azione non è semplicissimo, anzi. A un primo sguardo potrebbe sembrare un classico gioco da tavolo con dadi, caselle e pedaggi, ma bastano pochi turni per capire che la componente strategica va ben oltre quello che l’aspetto lascia intendere; lo scopo di ogni partita è raggiungere il punteggio Magic stabilito dalla mappa e completare un ultimo giro del tabellone, a mò di gioco dell’oca sostanzialmente. Per riuscirci bisogna conquistare territori, investirvi risorse, creare vere e proprie aree di controllo e, naturalmente, ostacolare l’avanzata degli avversari. Ogni casella conquistata può ospitare infatti una creatura proveniente dal nostro mazzo, che fungerà da difensore fino a quando qualcuno non riuscirà a sconfiggerla in combattimento.
È proprio questa commistione di generi, questo sapiente calderone che si alterna fra gioco da tavolo, deck builder e, in parte, combattimenti a turni, a rendere Culdcept BEGINS così diverso dalla maggior parte delle produzioni moderne. Ad ogni turno ci troveremo infatti a ponderare sapientemente cosa fare e come investire le nostre risorse, pena dare un eccessivo vantaggio ai nostri avversari: conviene investire denaro per potenziare un territorio già conquistato? Vale la pena rischiare uno scontro oppure è meglio pagare il pedaggio e conservare le carte migliori per un momento più favorevole? Sono domande che il gioco pone continuamente e alle quali raramente esiste una risposta universalmente corretta.
Il risultato finale è un gameplay sorprendentemente profondo, dove oggettivamente la fortuna nei dadi conta, ma mai quanto una corretta pianificazione strategica. La cabala è in praticamente ogni titolo del genere, videoludico o fisico che sia, inevitabilmente una componente imprevedibile, ma è la costruzione del mazzo e la capacità di adattarsi alle situazioni a determinare realmente l’esito delle partite e a far da netta differenza fra vittoria e sconfitta.
Una profondità che cresce partita dopo partita
Uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente riguarda il modo in cui Culdcept BEGINS introduce gradualmente tutte le proprie meccaniche. All’inizio ci si limita a conquistare territori e a difenderli, ma bastano poche partite perché inizino ad entrare in gioco elementi differenti, carte con effetti particolari, percorsi alternativi sulla mappa e nuove possibilità strategiche. Il coinvolgimento del giocatore è infatti sempre stimolato da nuove regole e meccaniche, introdotte sapientemente con l’avanzare dell’avventura; ogni nuova partita introduce un dettaglio in più da assimilare, senza mai dare la sensazione di sommergere il giocatore con decine di regole tutte insieme.
Le mappe anch’esse contribuiscono a mantenere alta la varietà: alcune propongono percorsi obbligati, altre presentano bivi che permettono di evitare territori particolarmente pericolosi, mentre altre ancora modificano completamente il ritmo della partita grazie alla presenza di negozi o caselle speciali. Se all’inizio infatti abbiamo un classico percorso circolare stile Monopoli, proseguendo nel corso dell’avventura sopraggiungeranno mappe con diramazioni e percorsi alternativi, aumentando notevolmente le possibilità e la profondità strategica dell’opera.
Oltre alle componenti precedentemente citate, è possibile attaccare e conquistare (o difendere, se l’avversario ci invade) i nostri territori; per fare un parallelismo, questi ultimi sono paragonabili alle caselle del monopoli dove costruiamo i nostri hotel e alberghi. Quando si decide di attaccare un territorio nemico, infatti, non basta confrontare i semplici valori d’attacco e difesa delle creature coinvolte. Entra infatti in gioco tutta una componente strategica di deckbuilding e gestione risorse, basata su carte equipaggiamento, magie e abilità passive che possono ribaltare completamente lo scontro.
Conviene dunque tenere le carte per il prossimo combattimento o sfruttarle per difendere questo territorio? La gestione di queste ultime è cruciale e può fare la differenza fra vittoria e sconfitta, dato che anche il nostro avversario ha modo di usare carte per migliorare i suoi mostri; carte che però risultano coperte, dunque è impossibile conoscere in anticipo cosa realmente sta giocando il nemico; starà bluffando o investendo pesanti risorse per questo terreno? Queste scommesse sono all’ordine del giorno nei combattimenti di Culdcept BEGINS, che difficilmente annoiano e allo stesso tempo durano il giusto, rendendosi perfetti per partite mordi e fuggi con la portatile di Nintendo, piattaforma di riferimento per quanto riguarda la nostra review.
Alle origini dei Cepter
La modalità Storia rappresenta il modo migliore per avvicinarsi alla produzione: più che raccontare una trama memorabile, infatti, svolge il difficile compito di accompagnare gradualmente il giocatore alla scoperta di tutte le regole che governano il sistema di gioco, riuscendoci a nostro avviso sapientemente e, come detto prima, col giusto ritmo. L’ambientazione fantasy, con regni elementali, antichi poteri e giovani prodigi destinati a salvare il mondo, non brilla certo per originalità, ma svolge bene il proprio compito, offrendo un contesto piacevole all’interno del quale si susseguono le varie sfide. I personaggi sono ben caratterizzati quel tanto che basta per rendere gradevole la progressione e il ritmo della campagna evita quasi sempre di interrompere troppo spesso il gameplay con lunghe sequenze narrative.
La vera forza della modalità risiede, come ben intuibile, nel suo game design. Ogni capitolo introduce una nuova meccanica e la mette immediatamente alla prova attraverso partite costruite appositamente per insegnarne il funzionamento; è un approccio che abbiamo trovato perfetto in un titolo del genere, permettendo anche ai meno esperti di assimilare regole piuttosto articolate senza la necessità di approfondimenti particolari; pur rimanendo disponibile un’enciclopedia interna estremamente dettagliata per chi desidera approfondire ogni singolo aspetto del regolamento, questa risulta ai fini dell’esperienza facoltativa e adatta ai perfezionisti che vogliono sempre di più migliorare le loro skills come giocatori.
Magic The Gathering incontra Monopoly
Se durante le prime ore è possibile affidarsi tranquillamente ai mazzi predefiniti, è quando si inizia a costruire il proprio deck che emerge tutto il potenziale della produzione. Ogni mazzo è infatti composto da quaranta carte e deve trovare il giusto equilibrio tra creature, magie e oggetti utilizzabili durante gli scontri; collezionare nuove carte è infatti parte fondamentale della progressione, grazie alle ricompense ottenute completando la campagna, le missioni secondarie e acquistando nuovi pacchetti nel negozio interno. Trovare il giusto equilibrio, testare nuove strategie e adattarsi al proprio stile di gioco è parte integrante dell’esperienza, che permette a Culdcept BEGINS di acquistare tutt’altra profondità come cardgame, quasi come fosse una costola di Magic o Flesh & Blood.
Particolarmente apprezzata la possibilità di vendere i doppioni inutilizzati per finanziare nuovi acquisti, evitando quella fastidiosa sensazione di accumulare carte destinate semplicemente a rimanere nell’inventario. La progressione richiede si una certa pazienza e chi punta fin da subito a costruire mazzi estremamente competitivi dovrà mettere in conto diverse ore di gioco, ma tutto trova una quadra nella già citata progressione che, all’atto pratico, funziona molto bene, con una curva di difficoltà sempre adeguata alle vicende e alle possibilità del nostro mazzo in quel momento. Questa crescita personale come Cepter non converge mai in un grind eccessivamente frustrante, premiando invece la voglia di sperimentare combinazioni sempre nuove e il completamento degli obiettivi secondari.
Multi is better
Per quanto la campagna riesca a svolgere egregiamente il proprio lavoro, fungendo sia da modalità principe che da esaustivo tutorial, è evidente come Culdcept sia stato concepito pensando soprattutto alle partite multiplayer. Le sfide fino a quattro giocatori riescono infatti a tirare fuori tutto il potenziale delle sue meccaniche, trasformando ogni partita in una battaglia sul fiso del rasoio che, vi assicuriamo, non è mai decisa fino all’ultimo turno; è il classico gioco che dà il meglio di sé quando tutti i partecipanti iniziano a conoscere realmente le regole e imparano a leggere le intenzioni degli avversari.
È qui dunque che il gameplay messo in moto da Neos Interactive riesce ad esprimersi al meglio, rendendo ogni partita una storia a se, nella speranza di pescare la carta risolutiva al momento giusto; è qualcosa da tenere in conto quando si analizza quest’opera, specialmente se si ha intenzione di acquistare il gioco assieme ad altri amici.
Una produzione semplice ma curata
Dal punto di vista tecnico Culdcept BEGINS non punta certo a stupire. La direzione artistica risulta coerente con l’atmosfera fantasy/scolastica della produzione e il design delle creature è generalmente piacevole, ma il budget contenuto emerge soprattutto durante le sequenze narrative, costruite con illustrazioni statiche e animazioni piuttosto essenziali; ci ha ricordato in parte l’estetica di Cris Tales, JRPG colombiano che faceva del 2D e delle influenze Art Nouveau il proprio punto forte.
Anche l’interfaccia privilegia la funzionalità rispetto allo spettacolo, risultando sempre chiara durante le partite nonostante l’elevata quantità di informazioni da tenere sotto controllo; nulla che comprometta l’esperienza, sia chiaro, ma è evidente come gran parte delle risorse sia stata investita nel gameplay piuttosto che nell’impatto visivo. D’altra parte, in un titolo costruito quasi interamente sulla profondità strategica, è una scelta che possiamo comprendere.
Lato sonoro , invece, Culdcept BEGINS accompagna efficacemente l’esperienza di gioco con una colonna sonora di impronta fantasy, capace di enfatizzare sapientemente gli scontri a suon di carte e ribaltoni improvvisi. Gli effetti sonori risultano chiari e ben integrati con le meccaniche di gioco, contribuendo a rendere ogni partita più coinvolgente; pur non proponendo brani particolarmente memorabili, l’insieme si dimostra solido e coerente con l’atmosfera e le ambizioni del titolo.
Culdcept BEGINS
Culdcept BEGINS non è assolutamente un titolo mainstream, e molto probabilmente non ha mai avuto l’ambizione di esserlo. Richiede pazienza e una certa predisposizione verso i giochi strategici, ma ricompensa questo investimento con un sistema estremamente solido e profondo, capace di distinguersi ancora oggi da qualsiasi altra produzione presente sul mercato e di creare un gameplay loop sorprendentemente assuefacente. Qualche limite legato al comparto tecnico e alla qualità della storyline principale nega al titolo valutazioni più alte, ma non ne compromette minimamente il valore, anzi; in un periodo in cui il genere gode di una popolarità ben superiore rispetto al passato, questo ritorno dimostra quanto le fondamenta della serie fossero già incredibilmente solide in passato.
7.7 / 5
Pro
- Gameplay profondo e originale
- fonde solidamente strategia da gioco da tavolo, deck building e combattimenti
- Grande longevità, soprattutto in multiplayer
- Artisticamente gradevole
Contro
- Storia poco impattante
- Dadi e pescata delle carte possono ribaltare troppo gli equilibri





