Death’s Gambit la recensione, una “partita a scacchi” con la Morte tutta da ruolare

Death’s Gambit è un titolo di Ursa Minor che ci metterà di fronte ad una scacchiera, coi giocatori che racconteranno in modo condiviso la storia di Morte. Ecco la recensione

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Prendete una scacchiera, togliete di mezzo l’obiettivo di fare scacco matto e provate invece a raccontare una vita intera. È più o meno da questa idea che parte Death’s Gambit, un gioco di ruolo creato da Triex e pubblicato da Grumpy Bear nella collana Ursa Minor. Qui gli scacchi non servono per vincere, ma per rappresentare rapporti, incontri, allontanamenti e momenti della vita di un personaggio chiamato Morte. Gli altri giocatori interpreteranno invece le persone che entreranno nella sua esistenza, decidendo di volta in volta quanto avvicinarsi, quanto influenzarla e quando lasciarla andare.

Il risultato è un gioco masterless che rinuncia quasi completamente alle strutture tradizionali del GDR per concentrarsi sulla narrazione e sulle relazioni tra i personaggi. E proprio la scacchiera, con le sue regole trasformate e adattate allo scopo, diventa lo strumento attraverso cui la storia prende forma in questo semplice ma affascinante gioco.

La vita di Morte

Il concetto alla base del gioco è tanto semplice quanto particolare: un giocatore interpreterà Morte, incarnata in un corpo mortale, mentre gli altri partecipanti saranno le persone che entreranno nella sua vita. Nonostante il nome possa far pensare immediatamente ad un gioco incentrato sulla morte, il vero tema è proprio l’opposto: raccontare cosa significa vivere, affrontando gioie, dolori, responsabilità e relazioni.

La partita dura indicativamente un paio d’ore e coinvolge da 3 a 5 persone. Non avremo quindi bisogno di costruire una campagna, né di prepararci per affrontare una lunga avventura: il nostro compito sarà accompagnare Morte lungo un’intera vita, dall’inizio alla conclusione, decidendo quali saranno le persone e gli eventi che ne determineranno il percorso, e sarà proprio qui che entrerà in gioco la scacchiera.

Scacchi… ma non proprio

La regina nera rappresenta Morte, e dovrà attraversare la scacchiera da un lato all’altro. Gli altri giocatori rappresentano invece la Vita, utilizzando i pezzi bianchi per impersonare le figure che influenzeranno il percorso della protagonista: Re, alfieri, torri e cavalli.

Non c’è però da aspettarsi una partita a scacchi con qualche regola narrativa aggiunta sopra (quella potrebbe essere un’idea niente male per un altro gioco ndr.). In Death’s Gambit i movimenti diventano uno strumento per raccontare le relazioni: un pezzo che si avvicina a Morte può rappresentare una persona che entra nella sua vita, mentre uno che si allontana può indicare una separazione, un distacco o semplicemente una relazione che cambia nel tempo. Ogni tipologia di pezzo possiede inoltre alcune caratteristiche specifiche che ne determinano il modo di influenzare Morte. L’alfiere, il cavallo, la torre e il Re rappresentano quindi archetipi differenti, mentre la loro posizione sulla scacchiera diventa una sorta di linguaggio visivo attraverso cui raccontare ciò che sta accadendo.

Morte possiede invece due strumenti particolari: la Falce, che le permette di rimuovere un pezzo dalla scacchiera, e gli Occhi, con i quali può trasformare un pezzo bianco in nero, lasciandolo comunque presente ma segnandone il destino. Sono meccaniche semplici, ma danno alla partita un modo concreto per rappresentare alcuni dei momenti inevitabili della vita.

Narrazione masterless

Death’s Gambit è completamente masterless, quindi nessuno deve assumere il ruolo di narratore principale. Tutti contribuiscono alla storia, anche se Morte rimane chiaramente il fulcro della vicenda. A turno, i giocatori muovono i propri pezzi, trascinano Morte verso di loro, la allontanano oppure introducono e congedano personaggi dalla sua vita. La posizione sulla scacchiera determina quindi anche quanto una persona sia vicina o influente nei confronti della protagonista. La cosa che abbiamo trovato più interessante è proprio il modo in cui il sistema riesce a trasformare questi movimenti in una struttura narrativa. Non ci viene detto quale debba essere la storia di Morte, perché sono i giocatori stessi a decidere cosa accade quando un personaggio entra nella sua vita, cosa significa quando se ne allontana e quali eventi abbiano lasciato un segno.

La regola più importante riguarda proprio Morte, che non potrà mai tornare sui propri passi. La regina nera potrà muoversi lateralmente, obliquamente o in avanti, ma mai indietro. La scacchiera diventa quindi anche una rappresentazione concreta dello scorrere del tempo. Quando Morte raggiungerà l’altro lato della scacchiera, la partita arriverà alla sua Conclusione. A quel punto il racconto si interrompe e il gioco lascia spazio ad un momento di debrief, nel quale il giocatore che ha interpretato Morte potrà raccontare come ha vissuto l’esperienza, aiutato dalle domande presenti nel manuale.

È una soluzione che abbiamo apprezzato perché dà alla partita un confine che possiamo percepire anche dal punto di vista visivo, con dei punti di riferimento tangibili. La scacchiera stabilisce contemporaneamente il campo da gioco e la durata della storia, evitando che la narrazione si perda eccessivamente in una sequenza infinita di eventi.

Mediocre

Death's Gambit

Death’s Gambit è un esperimento narrativo davvero particolare, che sfrutta a dovere la sua idea di base come un punto di forza. Può sembrare quasi strano da spiegare a parole, ma che diventa molto più comprensibile una volta vista la scacchiera davanti a sé. Il manuale è semplice e comprensibile, accompagna il giocatore attraverso le meccaniche con esempi e un actual play che mostra concretamente come utilizzare i pezzi durante il racconto, oltre a proporre uno scenario per familiarizzare con il sistema. Le illustrazioni di Valeria Cammarosano ed Eleonora Abate completano un prodotto ottimo anche dal punto di vista grafico. Come altri titoli di questo genere, principalmente narrativi in modo condiviso, anche Death’s Gambit richiede un certo tipo di predisposizione alla categoria. Se al tavolo ci sono persone disposte a raccontare, ascoltare e soprattutto affrontare anche tematiche personali e sensibili, Death’s Gambit può trasformare una semplice scacchiera nel percorso di una vita intera.

5 / 5

Pro
  • Idea meccanica originale, con la scacchiera come fulcro
  • Masterless e facilmente accessibile
  • Partite brevi e con una struttura chiara
Contro
  • Richiede predisposizione a narrazione condivisa e improvvisazione
  • Tematiche e approccio introspettivo per alcuni possono essere una red flag
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