Hot Wheels Infinite Rush la recensione: quattro isole, centinaia di auto e tanta voglia di correre
Milestone rivoluziona la formula con un titolo che esce dai tracciati per offrire un vasto playground esplorabile. Ecco la nostra recensione di Hot Wheels Infinite Rush!
Tutte le info le trovi su questa pagina.
Dopo aver portato le iconiche macchinine giocattolo sui tracciati tradizionali con Hot Wheels Unleashed, Milestone cambia approccio, e con Hot Wheels Infinite Rush prova a costruire qualcosa di più libero. Le piste arancioni non sono più l’unico elemento dell’esperienza: questa volta possiamo scendere dai tracciati e muoverci liberamente all’interno di un mondo composto da quattro grandi isole, alla ricerca di gare, sfide, collezionabili e nuove automobili.
Il risultato è un racing arcade che punta sulla libertà di esplorazione e soprattutto sulla voglia di completare tutto quello che la mappa mette davanti al giocatore. È proprio questa combinazione a rendere l’esperienza sorprendentemente “automatica”: tra un’attività e l’altra si finisce spesso per voler recuperare un collezionabile, provare una nuova automobile o completare ancora una sfida prima di fermarsi. Ecco la nostra recensione della versione che abbiamo giocato su PS5.
Un mondo a misura di Hot Wheels
Le quattro isole sono il cuore di Infinite Rush e sono costruite prendendo gli elementi più riconoscibili dell’universo Hot Wheels e trasformandoli in vere e proprie aree esplorabili. Non ci troviamo davanti a un open world tradizionale con una grande storia da seguire (che magari ci sarebbe stata anche bene, ma non è mai stato il fulcro dei giochi Hot Wheels ndr). Le isole sono piuttosto dei giganteschi playground nei quali muoversi liberamente, cercando nuove attività e raccogliendo tutto ciò che si trova lungo il percorso.
La struttura della progressione è semplice: completando un certo numero di attività si sbloccano nuovi eventi e nuove possibilità, fino ad arrivare alle sfide contro i Rush Master, uno per ogni isola. Sconfiggendoli si ottengono la loro automobile e il relativo titolo, con l’obiettivo finale di diventare il vero Rush Master. È una progressione che lascia una certa libertà al giocatore e che ben si adatta alla natura del titolo. Non impone un percorso rigido e, proprio per questo, alimenta quella sensazione di voler continuare a esplorare e completare ciò che resta sulla mappa.
Non ci sono solo le gare
Uno degli aspetti più interessanti è la quantità di attività disseminate sulle quattro isole. Naturalmente troviamo le gare classiche, e i Time Attack, ma il gioco propone anche sfide con obiettivi differenti. Le sfide Daredevil permettono di affrontare e battere particolari automobili incontrate durante l’esplorazione, con la possibilità di aggiungerle successivamente alla propria collezione. Le Delivery Stunts, invece, ci chiedono di portare una determinata automobile a destinazione entro il tempo limite. Bisogna prestare attenzione agli ostacoli e alle collisioni, perché danneggiare troppo la vettura può compromettere la consegna. Completando con successo queste missioni si ottiene l’automobile come ricompensa.
Ci sono poi le attività Tourist, decisamente più rilassate, nelle quali bisogna raggiungere determinati punti dell’isola e scattare fotografie rispettando le richieste della missione. A queste si aggiungono le sfide Stuntman, basate sulla distruzione degli oggetti presenti nell’ambiente, e Find the Flame, che ci invita a raggiungere un determinato punto nel minor tempo possibile senza seguire necessariamente un percorso prestabilito.
Non manca poi una serie di attività legate alle derapate, ai boost e alla velocità. Questa varietà è importante perché impedisce alla struttura di trasformarsi semplicemente in una sequenza infinita di gare. Ogni attività propone un obiettivo diverso e contribuisce a mantenere vivo il desiderio di vedere cosa ci aspetta poco più avanti.
Quattro auto sempre a portata di mano
Uno degli elementi più comodi del gameplay è il sistema Rush Squad: possiamo costruire una squadra composta da quattro automobili, una per ciascuna delle quattro classi presenti nel gioco, e passare rapidamente da una all’altra con la semplice pressione di un tasto, anche durante l’esplorazione.
Le quattro categorie sono: Versatile, il compromesso tra velocità, maneggevolezza e potenza; Speeder, pensata per raggiungere velocità elevate e sfruttare soprattutto i rettilinei; Drifter, specializzata nelle curve e nella gestione del boost attraverso le derapate; e Titan, più pesante e potente, con un sistema di boost particolare.
La differenza oltre ad essere estetica sta nel tipo di guida e approccio: ogni classe modifica effettivamente il modo di affrontare le attività e possiede caratteristiche differenti nella gestione del boost. Questo rende interessante avere sempre a disposizione quattro vetture diverse invece di dover tornare ogni volta al garage per cambiare automobile. È una piccola aggiunta che migliora concretamente il ritmo dell’esplorazione: la scelta dell’auto diventa parte della strategia fondamnetale per affrontare le varie isole o gare.
Una guida arcade che funziona
Alla base di tutto rimane comunque la guida, e qui Infinite Rush convince. Il modello è chiaramente arcade e immediato, ma riesce a dare soddisfazione soprattutto quando si inizia a padroneggiare il sistema di derapata e di boost. Le curve diventano quindi un’occasione per accumulare energia e sfruttarla nei rettilinei o nei momenti in cui serve recuperare terreno. A questo si aggiungono i booster presenti nell’ambiente e una serie di ostacoli e situazioni che rendono le gare più movimentate.
Il feeling rimane quello che ci si aspetterebbe da un gioco Hot Wheels: veloce, accessibile e costruito più per divertirsi che per simulare la guida reale. La semplicità dei comandi non significa però superficialità. Migliorare i tempi, gestire meglio le derapate e scegliere la classe più adatta alla situazione crea un ciclo di gioco immediato ma gratificante, uno dei motivi per cui è facile dire “ancora una gara” e continuare a giocare più del previsto.
Un garage da riempire
La componente collezionistica è un altro elemento centrale. Infinite Rush mette a disposizione oltre 150 veicoli, ottenibili attraverso eventi, attività e sfide. L’esplorazione viene inoltre incentivata dalla presenza di diversi collezionabili, tra sticker, simboli Hot Wheels, ingranaggi e automobili. A questo si aggiungono le possibilità di personalizzazione delle vetture, che permettono di intervenire anche su elementi come ruote, livree, effetti del boost e suoni personalizzati.
Per chi ama completare i giochi e soprattutto per chi ha sempre avuto una passione per le Hot Wheels, il garage rischia quindi di diventare una delle parti più coinvolgenti dell’esperienza. La raccolta delle automobili non è un semplice elemento decorativo: spinge a tornare sulle isole, affrontare nuove attività e cercare la ricompensa successiva, rafforzando ulteriormente il fattore dipendenza del gioco.
Il limite è la struttura
Il principale limite di Infinite Rush è anche una conseguenza della sua filosofia: non c’è una vera storia e non c’è una campagna narrativa nel senso tradizionale. La progressione consiste nel completare attività, raccogliere oggetti, sbloccare nuovi eventi e affrontare i Rush Master. Per qualcuno potrebbe risultare poco coinvolgente sul lungo periodo, soprattutto se si cerca una motivazione narrativa che accompagni l’esplorazione.
Personalmente, però, credo che sia una scelta coerente con il progetto. Infinite Rush funziona meglio quando lo si considera per quello che vuole essere: un grande playground nel quale entrare, scegliere una macchina e iniziare a giocare. L’assenza di una storia non pesa troppo perché il gioco trova la propria motivazione nella varietà delle attività, nella progressione e nella raccolta. Il rischio di ripetitività esiste, ma viene attenuato dalla quantità di contenuti e dalla continua possibilità di cambiare automobile, approccio e obiettivo.
Il multiplayer c’è, ma è importante fare una distinzione: la parte open world e di esplorazione delle quattro isole è pensata per il single player. Il gioco permette però di affrontare le competizioni multiplayer sia in locale, con split-screen fino a quattro giocatori, sia online, con supporto fino a 12 giocatori e cross-play. È una soluzione che amplia considerevolmente la durata del gioco, soprattutto per chi vuole trasformare le gare in una sfida tra amici.
Un Hot Wheels più libero
Hot Wheels Infinite Rush prende una formula che conosciamo già e la allarga. Le piste rimangono importanti, ma questa volta sono inserite all’interno di un mondo che possiamo esplorare liberamente. Le quattro isole, le numerose attività, le quattro classi di automobili, il sistema Rush Squad e la collezione di oltre 150 veicoli costruiscono un’esperienza che punta soprattutto sulla varietà e sulla possibilità di giocare senza troppe complicazioni e divertire.
Sotto questo aspetto, Infinite Rush riesce nel suo intento. La guida è divertente, l’esplorazione funziona e la possibilità di cambiare rapidamente automobile rende le quattro classi realmente utili. La struttura basata su attività, collezionabili e ricompense riesce inoltre a creare un’esperienza coinvolgente e sorprendentemente dipendente, soprattutto per chi ama completare ogni area e riempire il garage. Il rischio di ripetitività esiste, soprattutto per chi non è interessato alla componente collezionistica, ma per chi cerca un racing arcade immediato e ricco di cose da fare, questa nuova formula rappresenta un passo interessante per la serie. Le piccole aggiunte, come il sistema Rush Squad e la varietà delle attività, rendono l’esplorazione più fluida e danno maggiore valore alle quattro classi di automobili.
Hot Wheels Infinite Rush non è perfetto, ma è un gioco diretto, colorato e costruito attorno al piacere di guidare, raccogliere e continuare a scoprire. Proprio per questo, considerando la qualità della guida, la quantità di contenuti, il fattore dipendenza e la libertà offerta dalle quattro isole, merita una valutazione molto alta.
Hot Wheels Infinite Rush
Hot Wheels Infinite Rush non ha bisogno di una storia, di dialoghi elaborati o di chissà quale pretesto narrativo: ha bisogno di essere divertente, e lo è. La guida è soddisfacente, le quattro classi sono realmente differenti, il Rush Squad rende interessante cambiare automobile durante l’esplorazione, la personalizzazione aggiunge profondità e la quantità di attività e collezionabili costruisce un gameplay loop che riesce a creare una notevole dipendenza. Il passaggio a un mondo open race è quindi una scelta che funziona molto bene. Le quattro isole non sono semplicemente uno spazio più grande nel quale muoversi: diventano il contenitore di un sistema che spinge continuamente a fare ancora qualcosa. Rispetto al precedente capitolo, Infinite Rush riesce a dare maggiore libertà e soprattutto a costruire un’esperienza nella quale è molto più facile perdere la cognizione del tempo. Qualche attività può risultare ripetitiva dopo molte ore e la struttura della progressione rimane volutamente semplice. Ma sono limiti che passano abbastanza in secondo piano quando ci si ritrova a pensare, ancora una volta, “ne faccio solo un’altra” e poi ci si accorge che è passata un’altra ora.
8.8 / 5
Pro
- Più appagante e “dipendente” rispetto al precedente
- Rush Squad e cambio rapido delle automobili
- Grande componente collezionistica
- Quattro isole ricche di attività
Contro
- Alcune attività possono diventare ripetitive sul lungo periodo
- La struttura della progressione rimane semplice
- Non tutte le attività hanno la stessa profondità







