Blue Reflection Quartet la recensione: la definitiva raccolta della saga delle Reflector

Ecco la recensione di Blue Reflection Quartet, raccolta magna della serie creata da Gust che raccoglie tutti gli episodi della serie, comprensiva degli adattamenti anime e mobile.

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Ad oramai diversi anni dalla nascita della serie e, permetteteci, anche un po’ a sorpresa, Koei Tecmo ha deciso di riunire sotto un’unica raccolta tutti i progetti legati a un franchise di nicchia molto anime: quel Blue Reflection, nato dalle menti di Gust e dall’arte di Mel Kishida, già conosciuto dagli appassionati per il lavoro svolto con la serie Atelier. Blue Reflection Quartet raccoglie infatti tutti i giochi del franchise, partendo dal capitolo originale, il successivo Second Light e due produzioni decisamente più particolari come Ray e Sun, originariamente nate rispettivamente come anime e gioco mobile. Una raccolta che, almeno sulla carta, rappresenta il modo migliore per avvicinarsi a una serie rimasta per lungo tempo piuttosto di nicchia, anche grazie a una serie di interventi pensati per rendere più moderne le quattro produzioni. Il risultato è però inevitabilmente altalenante, soprattutto perché i titoli inclusi hanno natura, ambizioni e qualità molto differenti tra loro.

Blue Reflection: Il punto di partenza della saga

Il primo capitolo è quello che permette di comprendere meglio le origini della serie. Blue Reflection racconta infatti la storia di Hinako Shirai, giovane promessa della danza costretta ad abbandonare il balletto a causa di un grave infortunio al ginocchio. L’incidente la porta a vivere la scuola con un certo distacco, almeno fino all’incontro con le gemelle Yuzu e Lime, che la introducono nel mondo delle Reflector e nel Common, una dimensione alternativa dove le emozioni negative delle persone prendono forma trasformandosi in mostri.

La struttura narrativa segue un’impostazione piuttosto semplice: ogni capitolo si concentra sui problemi personali di una compagna di scuola, che Hinako dovrà comprendere entrando nel suo Common e affrontando le creature nate dalle sue emozioni. È un impianto molto vicino a quello di una serie anime, fatto di vita scolastica, rapporti tra ragazze e improvvise trasformazioni in combattenti magiche, e funziona soprattutto quando lascia spazio alla caratterizzazione dei personaggi, interessanti e ben narrati.

Non tutto è però allo stesso livello; la maggior parte delle storie secondarie rimane infatti piuttosto superficiale, tendendo a risolvere rapidamente conflitti che avrebbero meritato maggiore approfondimento. La trama poi decolla soprattutto nelle fasi finali, donando di conseguenza un ritmo altalenante all’intera struttura narrativa. Hinako rimane comunque una protagonista interessante, soprattutto per il suo atteggiamento inizialmente cinico e distaccato, meno stereotipato rispetto a quello di molte protagoniste positive tipiche del genere.

Il sistema di combattimento mostra anch’esso i suoi anni. Gli scontri a turni utilizzano una timeline per gestire l’ordine delle azioni e un sistema di debolezze e abilità che funziona senza particolari problemi, ma raramente riesce a sorprendere, specialmente i veterani del genere che, naturalmente, restano il target prioritario di una produzione di questo tipo. La crescita dei personaggi è poi legata soprattutto ai rapporti e alle attività svolte durante la vita scolastica, piuttosto che alla semplice eliminazione dei nemici: questo elimina parzialmente il problema del grinding classico del genere, ma cozza con la ripetitività di alcune attività secondarie e soprattutto il già citato ritmo compassato della parte centrale del titolo.

Blue Reflection rimane quindi un buon punto di partenza, ma è evidente come si tratti del capitolo più acerbo della serie principale. Gli interventi di Quartet migliorano texture, effetti e qualità generale, introducendo anche alcune comodità come l’accelerazione degli eventi, ma non intervengono abbastanza in profondità sulle fondamenta della produzione. Alcune animazioni risultano ancora molto semplici e il Common tende a riproporre ambientazioni poco varie. È un titolo che conserva il proprio fascino, ma che avrebbe beneficiato di un lavoro di modernizzazione più ambizioso.

Blue Reflection: Ray, un esperimento narrativo controverso

Blue Reflection: Ray è probabilmente l’elemento più difficile da valutare all’interno della raccolta. Originariamente concepito come anime, questa versione è stata trasformata in una piccola esperienza interattiva che si colloca dopo gli eventi del primo gioco e segue Hiori e Ruka nel tentativo di recuperare i propri ricordi. L’idea alla base è interessante: invece di riproporre semplicemente l’anime, Gust ha costruito una sorta di viaggio attraverso i ricordi delle protagoniste; il problema è che il risultato funziona soprattutto per chi conosce già la serie animata.

blue reflection quartet

Il giocatore attraversa il Common raccogliendo frammenti che sbloccano immagini accompagnate da brevi sequenze narrate. Il problema è immediato: senza conoscere i personaggi e gli eventi dell’anime, molti di questi ricordi non hanno il peso emotivo che dovrebbero avere. Le protagoniste parlano continuamente di persone e avvenimenti che il giocatore non ha mai visto, trasformando quello che dovrebbe essere un momento emotivo in una lunga serie di domande alle quali manca il necessario contesto; capite bene come una conoscenza pregressa dona tutt’altra pasta all’esperienza, cozzando non poco con gli obiettivi enciclopedici della produzione.

Non ci sono combattimenti e le meccaniche si limitano sostanzialmente all’esplorazione e alla raccolta dei frammenti; l’esperienza è poi estremamente breve, tanto che completarla richiede poco più di un’ora: capite bene come risulta difficile quindi considerarlo un vero e proprio capitolo della serie e non un contenuto extra pensato per collegare l’anime agli altri giochi.

L’aggiunta di un prologo e di un epilogo aiuta comunque a inserirlo meglio all’interno della raccolta e rende Ray una curiosità interessante per chi vuole conoscere ogni aspetto dell’universo di Blue Reflection. Per tutti gli altri, però, rimane il pezzo meno riuscito dell’intero puzzle.

Blue Reflection: Sun, la metamorfosi da mobile a console

Blue Reflection: Sun è invece il pezzo più particolare della scacchiera. Nato originariamente come titolo mobile esclusivo per il Giappone e basato su meccaniche gacha, è stato completamente rielaborato per Quartet, eliminando la componente di monetizzazione e trasformandolo in un’esperienza single player; un po’ come sta facendo Square Enix con prodotti del calibro di Octopath Traveler 0 e l’imminente Final Fantasy Resonance, ma in scala ridotta.

La storia si svolge in seguito agli eventi del primo Blue Reflection e racconta le conseguenze della caduta della cenere sul mondo, un evento che porta alcune persone a trasformarsi in mostri e altre a sviluppare capacità soprannaturali. Il protagonista è un ragazzo conosciuto semplicemente come Leader, incaricato di guidare una squadra composta da Eroded e Reflector.

È una scelta piuttosto insolita per la serie, soprattutto perché Blue Reflection ha sempre posto al centro i rapporti tra le proprie protagoniste femminili. Nonostante la presenza di Leader, tuttavia, il fulcro della storia rimane proprio quello: conoscere le ragazze della squadra, assistere ai loro problemi personali e seguirne l’evoluzione attraverso le numerose interazioni ambientate a scuola.

Dal punto di vista del gameplay, Sun è molto più semplice degli altri capitoli. L’esplorazione è limitata quasi completamente all’istituto scolastico e le battaglie non sono particolarmente numerose, con un sistema che riprende in larga parte quello di Second Light. È evidente come Gust abbia utilizzato elementi già sviluppati per altri progetti, ma il risultato funziona comunque abbastanza bene.

Il problema è che proprio questa scelta finisce per togliere parte dell’identità originale a Sun. Più che una vera conversione del gioco mobile, sembra una sorta di reinterpretazione costruita utilizzando la struttura di Second Light. Per chi non conosce la versione originale, questo rappresenta un limite difficilmente percepibile; per gli appassionati, invece, è una scelta che potrebbe lasciare qualche dubbio.

Nonostante una trama principale a tratti frammentaria e una durata piuttosto contenuta, Sun rimane comunque un’aggiunta interessante alla raccolta, soprattutto perché amplia il mondo narrativo della serie e fornisce informazioni utili per comprendere meglio gli eventi successivi.

Blue Reflection: Second Light, il vertice qualitativo

Ed eccoci finalmente al motivo principale per cui Blue Reflection Quartet merita attenzione. Second Light è semplicemente il capitolo migliore della raccolta, rappresentando il non plus ultra delle serie Gust e dell’intera esperienza del pacchetto. La protagonista è Ao Hoshizaki, una ragazza che si ritrova improvvisamente trasportata in un mondo parallelo insieme ad altre tre giovani, prive però dei ricordi del proprio passato. La ricerca della strada per tornare a casa passa quindi inevitabilmente dalla scoperta delle loro memorie e dalla comprensione delle emozioni che le hanno portate in quel luogo.

Rispetto al primo capitolo, il salto qualitativo nella caratterizzazione è evidente: le protagoniste godono di maggiore profondità, i rapporti tra loro vengono sviluppati con molta più attenzione e la grande quantità di eventi dedicati alla vita quotidiana permette di costruire legami credibili. Second Light trova la propria identità nell’interazione fra i personaggi, alternando momenti più seri a situazioni leggere e divertenti, senza rinunciare a una componente romantica molto più esplicita rispetto al predecessore.

Il sistema di combattimento è stato profondamente rivisitato, nonché migliorato. La gestione della timeline rimane centrale, ma vengono introdotte trasformazioni durante gli scontri, una maggiore attenzione alla costruzione delle strategie e una componente di crafting che permette di creare oggetti utili sia in combattimento sia per migliorare le strutture disponibili. Rappresenta un’evoluzione praticamente sotto ogni punto di vista e anche le aggiunte di Quartet gli fanno particolarmente bene: velocità degli scontri aumentata, movimento più rapido e possibilità di accelerare gli eventi rendono l’esperienza decisamente più comoda.

Second Light rimane insomma il cuore dell’intera raccolta, tanto da riuscire tranquillamente a giustificare da solo l’acquisto di Quartet. Gli altri tre capitoli servono soprattutto a fornire contesto, mostrare l’evoluzione della serie e permettere ai nuovi giocatori di comprendere il percorso che ha portato Gust fino a questo punto.

Il fascino dell’imperfezione

Blue Reflection Quartet è quindi una raccolta difficile da giudicare come prodotto unico, proprio perché mette insieme quattro esperienze estremamente diverse. Il primo Blue Reflection è ancora piacevole, ma mostra chiaramente i limiti di un titolo che avrebbe meritato una revisione più profonda; Ray è poco più di un contenuto extra, mentre Sun rappresenta un interessante esperimento che perde inevitabilmente parte dell’identità originale nella sua trasformazione.

Second Light, invece, è un’altra storia: è il capitolo che raccoglie tutto ciò che funzionava nei giochi precedenti e lo sviluppa con maggiore cura, offrendo il sistema di combattimento più completo, i personaggi meglio caratterizzati e una componente narrativa decisamente più riuscita.

blue reflection quartet

Come già detto la raccolta porta con sé diversi miglioramenti di natura visiva e di qualità della vita, che portano giovamento all’intera esperienza ludica; era però lecito attendersi qualcosa di più sul fronte puramente tecnico, dato che la raccolta risulta ancorata ai 30 fps su Nintendo Switch 2, nostra console di riferimento. La raccolta ha il grande merito di rendere finalmente accessibile l’intera serie attraverso un unico pacchetto, con diverse aggiunte pensate per migliorare la qualità della vita; peccato però per l’assenza dei DLC già pubblicati e per interventi tecnici che, soprattutto sul primo capitolo, avrebbero potuto essere molto più consistenti.

Blue Reflection Quartet

Blue Reflection Quartet risulta essere infinte una ottima occasione per scoprire questa serie molto di nicchia, specialmente in Europa, e che merita probabilmente più attenzione di quella ricevuta e ottenuta nel corso degli anni. Non tutti i capitoli sono allo stesso livello e due dei quattro titoli inclusi sembrano quasi dei contenuti complementari, ma la presenza di Second Light e la possibilità di seguire l’intera evoluzione dell’universo di Blue Reflection rendono la raccolta un pacchetto interessante, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta alle Reflector e a questa particolare saga di JRPG.

7.3 / 5

Pro
  • Raccolta ricchissima di contenuti
  • Interessante il lavoro di rielaborazione fatto su Sun
  • Second Light rappresenta il non plus ultra della serie
Contro
  • Solo 30 fps su Switch 2
  • Alcuni elementi della collection sono meno riusciti di altri
  • Il primo capitolo avrebbe giovato di più modernizzazione
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