Duskfade la recensione del nuovo platform 3D che recupera il divertimento delle vecchie glorie
Un gioco che unisce elementi platform 3D, Metroidvania ed estetica alla Kingdom Hearts per creare un'avventura immediata e coinvolgente, pensato soprattuto per divertire.
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Duskfade è uno di quei giochi che non ha alcuna intenzione di nascondere le proprie influenze. Basta qualche minuto per riconoscere i riferimenti a un’intera generazione di platform 3D: l’estetica richiama apertamente Kingdom Hearts, mentre esplorazione, movimento e struttura dei livelli guardano con decisione a Ratchet & Clank, Jak & Daxter e ai tanti action platformer che hanno caratterizzato l’epoca PlayStation 2. Sviluppato da Weird Beluga e pubblicato da Fireshine Games, il gioco arriva su PS5, PC, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2 con un obiettivo piuttosto semplice: riproporre quella formula senza complicarla troppo. Dopo averlo giocato su PS5, posso dire che ci riesce, con qualche limite ma anche con una qualità che alla fine pesa più di tante imperfezioni: Duskfade mi ha divertito. E per un gioco che punta tutto sulla nostalgia, non è affatto un risultato scontato.
Un omaggio riuscito ai platform dell’era PS2
La cosa più curiosa di Duskfade è che la sua nostalgia non sembra costruita soltanto per strizzare l’occhio a chi ha qualche anno sulle spalle. Il gioco prende una formula precisa, la mette in un mondo fantasy dal forte sapore clockpunk e la costruisce attorno a un protagonista che sembra uscito da una produzione dell’epoca PS2. Zirian e il suo compagno Cucù si muovono in un mondo fatto di ingranaggi, rovine, macchinari e paesaggi fantastici, mentre la ricerca della sorella Allira costituisce il filo conduttore dell’avventura.
L’estetica è probabilmente l’aspetto nel quale il richiamo a Kingdom Hearts è più evidente. Non si tratta di una semplice somiglianza generica: design dei personaggi, colori e atmosfera ricordano in maniera piuttosto evidente la serie Square Enix. Eppure Duskfade riesce a costruirsi una propria identità grazie alla componente clockpunk e alla varietà delle ambientazioni. Il risultato è un mondo che, pur non essendo particolarmente innovativo, è piacevole da attraversare e soprattutto invita a guardarsi intorno.
Movimento e level design: il cuore dell’esperienza
Dove Duskfade convince maggiormente è nel modo in cui mette insieme esplorazione e platforming. All’inizio le possibilità di Zirian sono abbastanza limitate, ma progressivamente il protagonista ottiene nuove abilità che modificano il modo in cui ci si muove negli ambienti. Salto, scatto, rampino, planata e altre capacità permettono di raggiungere zone che prima sembravano irraggiungibili. È qui che il gioco assume una struttura quasi da Metroidvania 3D: un’area visitata nelle prime ore può nascondere un passaggio che diventa accessibile soltanto molto più avanti.
Il paragone con Ratchet & Clank diventa quindi inevitabile, soprattutto per il modo in cui Duskfade alterna platforming, combattimenti, esplorazione e raccolta di oggetti. Non è un sistema particolarmente innovativo, ma è ben costruito e soprattutto divertente.
Combat system: luci e ombre
Se il movimento è il punto forte, il combattimento non riesce invece a raggiungere lo stesso livello. Gli scontri sono veloci e immediati, con diverse abilità a disposizione e una buona varietà iniziale di nemici. Il problema è che, andando avanti, la formula tende a mostrare abbastanza presto i propri limiti. La profondità non è quella di un action game vero e proprio e alcuni combattimenti possono diventare piuttosto ripetitivi. I boss riescono generalmente a fare qualcosa in più, ma non sono sufficienti a trasformare il combat system nel cuore dell’esperienza.
Fortunatamente Duskfade non ha bisogno che lo sia: il gioco dà il meglio quando ci si dimentica dei nemici e si comincia a pensare a come raggiungere quella piattaforma, quel forziere o quel collezionabile apparentemente impossibile da prendere.
Trama e ambientazione: un viaggio nel mondo clockpunk
Anche la storia segue una strada abbastanza tradizionale. Zirian si mette alla ricerca della sorella Allira in un mondo precipitato in una notte eterna, attraversando luoghi fantastici e affrontando una minaccia legata alla misteriosa Clock Tower. Non è una trama destinata a sorprendere continuamente il giocatore, ma funziona come accompagnamento all’avventura. I temi della perdita, della famiglia e dell’accettazione danno alla vicenda una dimensione leggermente più personale di quanto l’estetica colorata possa inizialmente far pensare.
La storia non spinge particolarmente a continuare, ma è abbastanza interessante da non diventare mai un ostacolo.
Parte piano, poi cambia marcia
Il principale difetto che ho riscontrato durante la prova è probabilmente il ritmo iniziale: Duskfade parte lentamente. Le prime ore servono soprattutto a introdurre il mondo, i personaggi e le meccaniche e possono lasciare la sensazione che il gioco debba ancora trovare il proprio ritmo.
Poi, però, la situazione migliora: man mano che arrivano nuove abilità, gli ambienti diventano più interessanti e l’esplorazione acquista finalmente quella componente di curiosità che rappresenta uno dei motivi principali per continuare. È come se il gioco avesse bisogno di qualche ora per mostrare quello che vuole davvero essere, e una volta arrivato a quel punto, diventa decisamente più difficile mettere giù il controller.
Livelli di sfida e rigiocabilità
La presenza di diversi livelli di difficoltà è un’altra scelta apprezzabile: ho affrontato l’avventura con il livello consigliato dagli sviluppatori e credo sia il modo migliore per godersi l’esperienza. La sfida non è mai proibitiva, ma nemmeno completamente assente. Alcuni nemici possono creare problemi e determinate sezioni platform richiedono un minimo di precisione, soprattutto quando si decide di puntare al completamento totale. Non siamo quindi davanti a un gioco che vuole metterci continuamente alla prova, ma nemmeno a una passeggiata.
Duskfade non offre una rigiocabilità particolarmente interessante dal punto di vista narrativo: il motivo per tornare nei livelli è un altro: completare tutto. Collezionabili, segreti, oggetti e aree opzionali rappresentano buona parte del contenuto extra e spingono a rimettere piede nei livelli già completati quando si ottengono nuove abilità. È una filosofia molto “vecchia scuola”, che personalmente ho apprezzato. Duskfade non cerca di inventarsi sistemi complicati per farci ricominciare l’avventura ma ti mette davanti una percentuale incompleta e ti lascia il compito di decidere se puoi davvero convivere con quel 94%.
Su PS5 nessun problema
La prova su PlayStation 5 è stata positiva anche dal punto di vista tecnico: durante le mie ore di gioco non ho incontrato problemi significativi o intoppi capaci di compromettere l’esperienza. Il comparto visivo valorizza bene le ambientazioni e soprattutto la direzione artistica, mentre il DualSense contribuisce a rendere più piacevoli alcune azioni durante l’esplorazione e il combattimento.
Anche il comparto audio fa il proprio lavoro. Le musiche accompagnano bene le diverse situazioni e contribuiscono soprattutto alle atmosfere più malinconiche della storia, senza però diventare uno degli elementi memorabili dell’avventura. È un comparto solido, insomma, che accompagna il gioco senza cercare di rubargli la scena.
Un gioco che sa cosa vuole essere
Alla fine Duskfade è difficile da valutare soltanto attraverso ciò che porta di nuovo al genere, perché di nuovo, effettivamente, c’è poco. Ma il punto non sembra essere quello: il gioco vuole prendere il platform 3D che ricordiamo dalla generazione PS2, mescolare qualche elemento Metroidvania, aggiungere un’estetica che guarda a Kingdom Hearts e costruire un’avventura che sappia essere immediata e accessibile, e funziona.
Non sempre allo stesso livello, certo: il combattimento avrebbe meritato maggiore profondità, l’inizio avrebbe potuto essere più incisivo e alcune idee restano inevitabilmente nel solco di ciò che abbiamo già visto. Ma quando un gioco riesce a farti venire voglia di esplorare un livello soltanto perché hai appena sbloccato una nuova abilità, a farti tornare indietro per recuperare quel collezionabile che avevi lasciato e, soprattutto, a farti giocare con un sorriso sulle labbra, qualcosa evidentemente ha funzionato.
A chi consigliamo Duskfade?
Duskfade è l’esperienza ideale per chiunque provi nostalgia per l’epoca d’oro dei platform 3D, quella caratterizzata dai titoli PlayStation 2 come Ratchet & Clank e Jak & Daxter. Se amate esplorare mondi colorati, collezionare oggetti e vedere il vostro personaggio evolvere con nuove abilità che aprono strade precedentemente inaccessibili, troverete in questo titolo pane per i vostri denti. È consigliato in particolare a chi cerca un’avventura immediata, che sappia unire la struttura esplorativa tipica dei Metroidvania a un’estetica che richiama le atmosfere di Kingdom Hearts, senza però complicare eccessivamente le meccaniche di gioco.
Duskfade
Duskfade non reinventa il platform 3D, ma nonvuole neanche farlo. E’ un avventura che guarda con evidente affetto alla generazione PS2, mescolando l’estetica di Kingdom Hearts con un gameplay che richiama Ratchet & Clank e i grandi platform d’azione dell’epoca. Parte lentamente, il combattimento avrebbe potuto offrire qualcosa in più e la storia non sorprende particolarmente, ma esplorazione, platforming e ricerca dei collezionabili funzionano e diventano sempre più divertenti con il passare delle ore. Una prova solida su PS5 e soprattutt, un gioco capace di divertire proprio grazie alla sua anima nostalgica.
8 / 5
Pro
- Platforming fluido e divertente
- Ottima atmosfera nostalgica
- Esplorazione e segreti
- Direzione artistica riuscita
Contro
- Inizio piuttosto lento
- Combat system poco profondo
- Storia poco originale




