Big Walk la recensione, molto più di un fenomeno friendslop del momento
Mettere su un gruppo di amici e imbarcarsi per una passeggiata potrebbe non essere semplice come pensi... scopri la nostra recensione di Big Walk nella versione PS5
Tutte le info le trovi su questa pagina.
Per chi, come la sottoscritta, già nel 2019 bazzicava nel mondo dei videogame indie, è stato impossibile non notare l’originalissimo Untitled Goose Game. Il primo prodotto di House House è a tutti gli effetti un puzzle game, ma è riuscito a distinguersi nel tempo non solo per l’originalità del suo stile artistico e del suo protagonista, ma anche per un’immediatezza che ha reso possibile un approccio piuttosto semplice, ma poco presente sul mercato per quanto riguarda le modalità con cui il giocatore si avvicinava al gameplay, alle situazioni e agli enigmi da risolvere.
House House, dopo lunghi anni di silenzio, è tornata sempre con questa immediatezza e sempre con questa semplicità, senza però rinunciare al suo tocco di genio. Titolo del momento è certamente Big Walk, progetto multiplayer pensato per praticamente ogni piattaforma, che non dobbiamo fare l’errore di pensare sia l’ennesimo titolo Friendslop; perché, come ci dovrebbe aver insegnato Untitled Goose Game, le idee semplici sanno essere vincenti se sfruttate come si deve. Mi appresto quindi a parlarvi di Big Walk, nella nostra recensione della versione PS5 del gioco.
Una semplice “grande passeggiata”
Come accaduto per il precedente lavoro dello studio di sviluppo, il titolo, che può sembrare all’apparenza un po’ pigro, descrive in realtà perfettamente il gioco finale. In Big Walk facciamo effettivamente una grande passeggiata all’interno di una mappa di grandi dimensioni che possiamo esplorare principalmente a piedi. La cosa più interessante è certamente il fatto che la mappa può essere esplorata solo assieme ad almeno un altro giocatore, fino ad un massimo di altri 11 giocatori, e che il titolo non prevede esclusivamente di gironzolare a caso per la mappa, ma si struttura attraverso una storia che ha un inizio e una fine.
Queste, in verità, sono tutte cose che già sapete se vi siete informati in merito a questo gioco sui principali canali di divulgazione e diffusione di titoli indie, quindi vediamo di andare un po’ più in profondità.
Il titolo mette in chiaro fin da subito con un breve tutorial quelle che sono le possibilità fisiche dei nostri personaggi, che sono tutti identici tra di loro, e che quindi non si distinguono e non richiedono al giocatore di scegliere tra l’uno o l’altro. I giocatori possono muoversi, accucciarsi, saltare, prendere e interagire con oggetti (e altri giocatori) e calciare gli oggetti in mano, oltre ad indossare alcune apparecchiature come zaini e cinture.
Tutto questo si risolve in uno schema all’interno del quale ci ritroviamo ripetutamente a dover collaborare per risolvere una serie di enigmi sparsi per il mondo di gioco. Questi ultimi possono essere individuati all’interno di strutture geometriche dai colori piuttosto appariscenti, che però non sono così facili da trovare come si potrebbe pensare, in quanto spesso nascosti tra montagne, foreste o altre zone dalla scarsa visibilità.
Al completamento di ogni enigma è possibile ottenere uno speciale oggetto che va inserito all’interno di una struttura – una torre che si può trovare sostanzialmente ripetuta in varie aree del gioco – al fine di sbloccare una chiave. Quest’ultima ci darà accesso a ulteriori zone e a potenziamenti che ci permettono di affrontare in modo più scorrevole l’avventura.
Il titolo richiede quindi una buona dose di esplorazione, senso dell’orientamento e la capacità dei giocatori di avere un po’ di pensiero laterale. Soffermarsi sugli enigmi, che sostanzialmente rappresentano l’elemento fondamentale del gameplay, richiede certamente un paragrafo a parte. In conclusione di questa disamina iniziale del prodotto, mi sembra doveroso sottolinearne la durata: giocando in due giocatori, così come ho affrontato io questa avventura, il completamento richiederà circa 12 ore.
La semplicità di una meccanica geniale
Ma dove sta la genialità degli enigmi di Big Walk? Molto semplice: prende una meccanica che effettivamente fa parte della vita di tutti i giorni e la porta in un videogioco, nonostante di fatto non sia stata utilizzata in altri titoli proprio perché rischiava di sembrare scomoda. Sto parlando della necessità di prossimità fisica al fine di percepire la voce del nostro amico. Questo significa che più ci allontaniamo fisicamente con il nostro avatar da un altro personaggio, meno la nostra voce si sentirà, fino ad arrivare al punto in cui non sarà più possibile sentirsi l’uno con l’altro.
Questa semplicissima meccanica, che fa parte proprio della struttura logica della fisica di tutti i giorni, si risolve in una serie di enigmi che sfruttano al massimo tutti i sensi: l’udito per quanto riguarda alcuni puzzle, la vista per quanto riguarda altri. Il tutto in un contesto che può essere trasposto, con le dovute precisazioni, anche alla vita reale. A rendere particolarmente efficaci e coinvolgenti i minigiochi all’interno di Big Walk è proprio il fatto che questi ultimi sarebbero replicabili nella realtà, e risulterebbero particolarmente divertenti da affrontare anche nella vita di tutti i giorni.
E così Big Walk mantiene le promesse con le quali si propone al pubblico: essere un’avventura da vivere tra amici con tutte le possibilità e le variabili del caso. Può infatti capitare che un nostro amico decida di lanciare in mezzo a una foresta la chiave necessaria per proseguire, e che quest’ultima diventi piuttosto difficile da ritrovare, nascondendosi per esempio sotto le foglie. (Sono finita in una situazione simile e mi sono sentita esattamente come quando un amico decide di fare una cosa stupida solo “per farla”).
Ritmi da passeggiata a tutti gli effetti
Nel corso dell’avventura possiamo osservare due tipi di approccio: la camminata per raggiungere l’enigma e l’enigma stesso. Nel primo caso, ci sembra doveroso sottolineare che la mappa di gioco poteva essere strutturata in maniera leggermente diversa. Molto spesso il nostro personaggio può ritrovarsi nella situazione di doversi lanciare da una scogliera e precipitare in maniera anche piuttosto goffa in tutt’altra zona della mappa. Ancora più spesso, però, può capitare che durante la camminata si incastri in elementi del paesaggio come rocce o tronchi, rendendo l’atto di uscire da questa situazione spesso piuttosto frustrante.
Questa ricerca della confusione e dello smarrimento è certamente incentivata dal fatto che non disponiamo fin dall’inizio di una mappa di gioco e che, anche quando ne entriamo in possesso più in là, questa non risulta propriamente immediata nella sua fruizione.
La mappa stessa, proprio per esigenze di gioco, non appare mai particolarmente variegata nelle ambientazioni. È chiaro che House House vuole farci perdere e litigare con i nostri amici, ma questo rischia di tradursi in una pigrizia dal punto di vista del world building che, forse, poteva essere risolta in un’altra maniera.

Al contrario, nei limiti ovviamente delle possibilità logiche, tutti gli enigmi risultano piuttosto originali e differenziati tra loro. Raramente ci siamo trovati di fronte a enigmi poco intriganti o tediosi da risolvere; il più delle volte, le situazioni si sono rivelate piuttosto divertenti e, in parte, comiche.
Arte e parte
Da un punto di vista puramente artistico, facendo riferimento in egual modo alla grafica e al sonoro, Big Walk si può riassumere nel termine “minimale”. Poche colonne sonore, pochi asset e poca necessità di differenziarsi visivamente, senza però rinunciare a un tocco di originalità che permette al titolo di emergere subito in mezzo alla massa.
Gli effetti sonori sono essenziali ma curati (ci sono, ad esempio, i diversi tipi di passo a seconda della superficie sulla quale il personaggio sta camminando). In generale non si può certo negare che il titolo sia stato curato in ogni dettaglio, nonostante la semplicità strutturale. Il gioco non è particolarmente facile da platinare, perché richiede un controllo totale della situazione e un completamento di tutti gli enigmi presenti, ma promette tante ore di divertimento per i giocatori che vogliono essere perfezionisti. Mediamente può richiedere 15 ore questa modalità di completamento.
Big Walk
Big Walk è un titolo che mi sento di consigliare ai gruppi di amici: mette in ballo elementi di fisica e logica in maniera immediata e può essere giocato anche da coloro che non sono particolarmente avvezzi al mondo dei videogiochi. Nonostante ciò, è un titolo che richiede pazienza e una buona dose di organizzazione per essere completato in tempi ragionevoli. Alcuni piccolissimi dettagli riguardo alla struttura delle mappe non mi permettono di dare al progetto un voto pieno, che meriterebbe anche solo per l’idea che c’è dietro e per la professionalità e la dedizione con le quali è stato sviluppato.
8.5 / 5
Pro
- La Semplicità delle meccaniche è la sua forza
- Si può giocare in tanti!
- Esplorazione e minigiochi sanno il fatto loro
Contro
- Richiede pazienza, cosa che ad alcuni potrebbe infastidire
- Le ambientazioni tendono un po' a ripeterssi


