For Thy Lich la recensione, al servizio del Lich con il GDR della collana Ursa Minor

Ecco la nostra recensione di For Thy Lich, pubblicato da Grumpy Bear per la collana Ursa Minor. Un manuale breve ma con tutto il necessario per una storia avvincente!

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Quante volte vi è capitato di trovarvi davanti ad un gioco di ruolo che, per iniziare una partita, richiede praticamente più tempo di quanto ne avrete poi per giocarla? Ecco, For Thy Lich fa esattamente il contrario. Prende un’idea piuttosto semplice, quella di essere i servitori di un Lich immortale, e costruisce attorno ad essa un’esperienza narrativa che può iniziare praticamente nel momento stesso in cui aprite il manuale. Pubblicato da Grumpy Bear all’interno della collana Ursa Minor e creato da Edoardo Cremaschi, For Thy Lich è una piccola zine di appena 30 pagine che punta tutto sulla narrazione condivisa, senza master e senza una vera fase di preparazione.

Al servizio del Lich

Il punto di partenza è abbastanza particolare: il Lich ha sconfitto la morte, ha accumulato potere per generazioni e ha plasmato il proprio Dominio secondo la sua volontà. L’immortalità però presenta un conto sempre più salato, e adesso il suo potere sta iniziando a vacillare. I giocatori saranno i suoi Servitori, persone legate indissolubilmente al proprio padrone, chiamate ad aiutarlo nella sua ennesima lotta contro la morte.

Il dettaglio interessante è proprio questo legame, perché i giocatori saranno più di semplici degli avventurieri che lavorano per un potente non morto, con le loro anime che sono salde nelle sue mani. La domanda che ci si pone è meno banale di quel che sembra: continuereste a servirlo per sempre? E soprattutto, cosa fareste se finalmente vi venisse data la possibilità di scegliere?

Prima di cominciare il gioco sarà ovviamente necessario definire insieme chi sia il Lich, quale sia il suo Dominio e cosa debbano fare i Servitori. Sono sufficienti questi pochi elementi per mettere in moto la partita, senza costruire in anticipo un mondo completo o una trama prestabilita. For Thy Lich utilizza il sistema Descended from the Queen, ispirato direttamente a For The Queen e alla sua struttura basata sulle domande. L’idea è stata ripresa e adattata per raccontare una storia gotica fatta di fedeltà, tradimenti e scelte esistenziali.

La partita si sviluppa attraverso 6 Percorsi: Conoscenza, Mortali, Non Morte, Decadimento, Segreti e Desideri. Ognuno presenta una serie di domande che possono concentrarsi sul Lich, sui Servitori oppure sul rapporto tra le due parti. Una volta risposto, il giocatore può decidere se continuare sul percorso intrapreso oppure passare ad un altro seguendo le indicazioni della domanda appena affrontata. La storia quindi non segue una linea già scritta, e prende forma risposta dopo risposta, con i giocatori che aggiungono dettagli, reinterpretano ciò che è stato detto e costruiscono progressivamente il Dominio del Lich.

Ogni Percorso conduce infine ad una Domanda Finale, e a quel punto il gruppo può decidere se stabilire il destino del Lich oppure continuare la partita affrontando altri Percorsi. Quando arriverà il momento della conclusione, un’ultima domanda determinerà anche cosa accadrà ai Servitori dopo la morte del loro padrone.

Poco manuale, tanta immaginazione

Il formato di For Thy Lich è probabilmente uno degli aspetti che colpisce maggiormente. Trenta pagine sono sufficienti per contenere le regole, i Percorsi e gli strumenti necessari per tenere traccia delle informazioni emerse durante la partita. Le illustrazioni di Benedetta Falcone accompagnano il testo con uno stile cupo e coerente con il tema del gioco, senza riempire inutilmente le pagine. La preparazione è praticamente inesistente e non è previsto un Game Master: tutti devono contribuire alla costruzione della storia. Questo significa che il gioco può essere affrontato anche da gruppi molto piccoli, fino a 6 persone, e con sessioni che possono esaurirsi nell’arco di qualche ora.

Il rovescio della medaglia è che For Thy Lich vi dà gli strumenti, ma non può inventare la storia al posto vostro, quindi lo reputiamo adatto a persone che si trovano a proprio agio a calarsi in una parte e ad inmprovvisare. Se al tavolo ci sono persone poco propense all’improvvisazione, il rischio di intopparsi o di dare risposte troppo brevi è alto, e la narrazione potrebbe perdere mordente. Se invece i giocatori iniziano a rilanciare sulle idee degli altri, fare domande e aggiungere particolari, il sistema può diventare sorprendentemente ricco.

Mediocre

For Thy Lich

For Thy Lich ĆØ tutt’altro che un GDR tradizionale. Se avete giocato For the Queen potrete trovare facilmente familiaritĆ , in un sistema che non prevede combattimenti, statistiche da gestire o un’ambientazione da studiare prima di iniziare. L’obiettivo dei giocatori ĆØ raccontare una storia attraverso le relazioni tra un Lich e coloro che sono costretti a servirlo, lasciando che siano le persone al tavolo a decidere quanto andare in profonditĆ . Essenziale ĆØ il fatto che sia masterless, con una narrazione condivisa che deve essere interessante per tutti. La sua essenzialitĆ  lo rende peculiare, un pregio per chi cerca qualcosa di rapido da mettere sul tavolo, ma un po’ meno per chi cerca qualcosa di elaborato e “schematico”. Il manuale occupa pochissimo spazio, si prepara in pochi minuti e può essere portato praticamente ovunque, ma dietro alle sue trenta pagine c’ĆØ uno strumento che può generare storie molto diverse tra loro. D’altro canto, potrebbe non essere adatto a giocatori meno propensi all’improvvisazione.

5 / 5

Pro
  • Preparazione estremamente rapida
  • Sistema narrativo semplice e con storie sempre diverse
  • Manuale compatto, essenziale e comodo
Contro
  • Richiede una buona predisposizione all'improvvisazione
  • L'assenza di un master può spaventare i giocatori ad esso abituati
  • Esperienza piuttosto specifica, adatta a una particolare nicchia
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