Moss: The Forgotten Relic la recensione, l’avventura di Quill vista con occhi diversi

Moss: The Forgotten Relic porta su PS5 una delle migliori esperienze nate in realtà virtuale, con un'ottima conversione. Ecco la nostra recensione della nuova versione!

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La realtà virtuale ha regalato al mondo dei videogiochi esperienze impossibili da replicare su uno schermo tradizionale, e Moss è sempre stato uno degli esempi migliori. Quando debuttò nel 2018, l’avventura di Polyarc riuscì a distinguersi non tanto per l’utilizzo del visore, quanto per il modo in cui trasformava il giocatore in un personaggio della storia, creando un rapporto unico con la sua protagonista, la piccola Quill. Con Moss: The Forgotten Relic, pubblicato da Enhanced Games e sviluppato da Polyarc, quello stesso viaggio arriva finalmente su PlayStation 5 senza richiedere un visore. Si tratta di una raccolta che include Moss, Moss: Book II e il contenuto aggiuntivo Twilight Garden, adattando completamente controlli, telecamera e interfaccia al gioco con il DualSense.

Abbiamo provato l’intera raccolta su PS5 e, quella che segue è la nostra recensione. A primo impatto, possiamo dirvi che di fronte abbiamo una conversione di grande qualità, capace di preservare quasi tutto ciò che aveva reso speciale la serie. Allo stesso tempo, però, è impossibile ignorare come l’abbandono della realtà virtuale tolga “quel qualcosa” che contribuiva all’immersione. Chissà però, magari da un punto di vista si è guadagnato qualcosa.

Una fiaba fantasy raccontata con delicatezza

La storia di Moss: The Forgotten Relic sceglie la strada della semplicità: una fiaba fantasy che mette al centro il viaggio della sua protagonista e il rapporto che instaura con il giocatore. Quill è una giovane topolina guerriera che vive in un regno fatto di foreste, castelli in rovina e antiche reliquie. Quando una misteriosa minaccia inizia a mettere in pericolo il suo mondo, decide di partire per un’avventura che la porterà ad affrontare creature ostili, risolvere enigmi e scoprire segreti custoditi da tempo immemore.

L’aspetto più interessante della narrazione è però il ruolo del giocatore. In Moss non siamo semplicemente chi tiene il controller tra le mani, ma il Lettore, una presenza reale all’interno del mondo di gioco. Quill è perfettamente consapevole della nostra esistenza: ci osserva, ci saluta, ci chiede aiuto e reagisce alle nostre azioni con una naturalezza sorprendente. Questo rapporto silenzioso rappresenta il cuore dell’esperienza. E anche se stavolta si rinuncia alla realtà virtuale, la raccolta mantiene quasi intatta la connessione emotiva. Quill poi è uno di quei personaggi ai quali ci si affeziona quasi senza accorgersene e che riescono a sostenere l’intera avventura con il solo linguaggio del corpo.

Platform, enigmi e collaborazione

Dal punto di vista del gameplay, Moss: The Forgotten Relic alterna esplorazione, platform, combattimenti e puzzle ambientali in maniera estremamente equilibrata. Quill viene controllata direttamente con il DualSense, mentre il giocatore continua a interpretare il Lettore, potendo interagire con numerosi elementi dello scenario. Possiamo spostare piattaforme, attivare meccanismi, trascinare oggetti, bloccare alcuni nemici e modificare l’ambiente per permettere alla protagonista di proseguire.

Questa doppia interazione rimane ancora oggi l’idea più interessante dell’intera produzione, con ogni livello è costruito come un piccolo diorama tridimensionale ricco di dettagli e passaggi nascosti. Gli enigmi sfruttano costantemente la collaborazione tra Quill e il giocatore, proponendo soluzioni intuitive ma mai banali. Non aspettatevi però rompicapi particolarmente complessi: Moss punta su una difficoltà contenuta e su una progressione molto graduale. Nuove meccaniche vengono introdotte poco alla volta, con un gameplay rilassante ma mai superficiale, capace di coinvolgere sia i giocatori più esperti sia chi cerca semplicemente una piacevole avventura fantasy.

Uno dei maggiori pregi di questa raccolta è la presenza di Moss: Book II e di Twilight Garden, rispettivamente seguito diretto e contenuto aggiuntivo che ampliano praticamente ogni aspetto dell’idea di base nata col primo capitolo VR. La seconda parte dell’avventura introduce nuovi poteri, ambientazioni più varie e puzzle decisamente più creativi. Anche il level design beneficia dell’esperienza maturata da Polyarc, offrendo scenari più articolati e una maggiore varietà di situazioni, e anche la narrazione acquista maggiore spessore. Ora giocare i due capitoli consecutivamente permette di apprezzarne ancora meglio l’evoluzione, e ancora di più con Twilight Garden che va a completare il pacchetto: un contenuto aggiuntivo che introduce nuove aree da esplorare, enigmi inediti e qualche sfida extra.

E il combat system?

Se gli enigmi rappresentano il punto più alto dell’esperienza, il sistema di combattimento continua a essere il suo elemento meno riuscito. Quill dispone di un set di mosse piuttosto limitato e, nonostante il gioco introduca gradualmente nuove tipologie di nemici, gli scontri finiscono per ripetersi con una certa frequenza. Il combat system svolge il proprio compito senza particolari problemi, ma manca di quella profondità necessaria per lasciare davvero il segno. Per “fortuna” tra le novità di questa raccolta troviamo infatti la possibilità di saltare alcuni combattimenti, un’opzione pensata per chi preferisce concentrarsi sull’esplorazione, sugli enigmi e sulla narrazione. Una scelta da un lato intelligente, che rende Moss ancora più accessibile, ma dall’altro mette in rialto il limite citato. Certo, il cuore del gioco sono enigmi e narrazione, ma e i combattimenti ci sono… perché dovremmo saltarli?

L’adattamento a PS5

La sfida principale di Moss: The Forgotten Relic era trasformare un gioco nato attorno alla realtà virtuale in un’esperienza perfettamente godibile con un controller tradizionale. Polyarc ha affrontato questo passaggio ripensando completamente la telecamera, introducendo nuove inquadrature dinamiche, filmati aggiuntivi e una regia più cinematografica che accompagna il giocatore durante tutta l’avventura. Durante la nostra prova su PS5 il lavoro svolto dallo studio si è dimostrato convincente. La telecamera segue sempre con precisione l’azione e raramente crea problemi di leggibilità, permettendo di apprezzare appieno gli splendidi scenari che caratterizzano la serie. Il DualSense contribuisce inoltre a rendere l’esperienza più coinvolgente grazie al feedback aptico e ai grilletti adattivi, che accompagnano alcune delle principali interazioni ambientali senza risultare invasivi.

Nonostante questo, rimane un alone dell’origine VR del gioco, con alcuni ambienti che conservano una costruzione pensata per essere osservata in modo diverso, e in determinate situazioni si percepisce chiaramente come la “sensazione di presenza” sia stata inevitabilmente ridimensionata. Per fare un esempio, nella versione originale bastava sporgere leggermente la testa per osservare un dettaglio nascosto o avvicinarsi a Quill. Su uno schermo tradizionale questa componente viene sostituita da una regia più classica, sicuramente efficace, ma impossibilitata a replicare completamente il coinvolgimento offerto dalla realtà virtuale.

Una direzione artistica che continua a incantare

Moss mantiene uno stile artistico riconoscibile, con ogni ambiente che sembra un piccolo plastico costruito a mano. Le foreste sono ricche di vegetazione, le rovine raccontano storie attraverso l’architettura e i castelli trasmettono continuamente la sensazione di trovarsi all’interno di un libro illustrato. L’utilizzo dei colori, dell’illuminazione e delle proporzioni rende ogni ambientazione riconoscibile e valorizza perfettamente il contrasto tra la piccola statura di Quill e l’immensità del mondo che la circonda.

Dal punto di vista tecnico la versione PS5 si comporta molto bene. Le prestazioni sono stabili, i tempi di caricamento sono praticamente inesistenti e il colpo d’occhio beneficia della maggiore definizione rispetto alle versioni originali. A completare il quadro c’è l’eccellente colonna sonora composta da Jason Graves, capace di accompagnare l’avventura con brani orchestrali delicati che enfatizzano perfettamente il tono fiabesco della narrazione.

Il vero valore di Moss: The Forgotten Relic sta nella possibilità di rendere finalmente accessibile questa avventura, anche a chi non ha mai investito nella realtà virtuale. Per anni Moss è stato considerato uno dei migliori giochi VR in assoluto, ma proprio questa caratteristica ne aveva limitato enormemente la diffusione. Oggi, invece, chiunque possieda una PlayStation 5 può vivere l’intera storia di Quill senza rinunce sul piano dei contenuti. È vero, l’immersione non raggiunge quella delle versioni originali, ma il cuore dell’opera rimane intatto.

Moss: The Forgotten Relic

Per chi non ha mai incontrato Quill, Moss: The Forgotten Relic è un acquisto assolutamente consigliato. Una fiaba interattiva elegante, emozionante e ricca di personalità, che dimostra come non servano decine di ore di gioco o produzioni gigantesche per lasciare un ricordo duraturo. è la dimostrazione che una grande idea riesce a funzionare anche quando perde uno degli elementi che l’avevano resa unica. Polyarc ha adattato con grande cura una delle migliori esperienze nate per la realtà virtuale, preservandone il fascino, il gameplay e soprattutto il rapporto speciale tra Quill e il giocatore. L’assenza del visore si fa sentire e chi ha vissuto l’avventura originale continuerà probabilmente a considerarla la versione definitiva. Tuttavia, questa raccolta riesce nell’obiettivo più importante: far conoscere una piccola gemma a un pubblico molto più ampio.

8 / 5

Pro
  • Quill è una protagonista carina ed espressiva
  • Enigmi ambientali intelligenti e ben costruiti
  • Ottimo lavoro di adattamento su PlayStation 5 e DualSense
  • Direzione artistica splendida
Contro
  • Senza realtà virtuale l'immersione diminuisce un po'
  • Sistema di combattimento troppo semplice e sfide ripetitive
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