Hariti: prime impressioni sull’horror psicologico che fonde folklore cinese e terrore soprannaturale

Hariti promette un'esperienza horror atmosferica e narrativa incentrata su temi di perdita e folklore cinese; ecco le nostre impressioni sulla breve demo giocata.

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Il panorama horror indipendente continua a regalarci produzioni sempre più interessanti e originali, capaci di distinguersi grazie a una forte identità artistica e narrativa. Tra queste troviamo Hariti, nuovo survival horror psicologico sviluppato dallo studio Ghostcase, un titolo che ha già attirato l’attenzione degli appassionati del genere grazie alla sua ambientazione inquietante e al forte legame con il folklore cinese.

Sebbene il progetto sia ancora in fase di sviluppo e molte informazioni rimangano avvolte nel mistero, la demo che abbiamo giocato finora lascia intravedere un’esperienza horror fortemente incentrata sull’atmosfera, sulla tensione e sulla componente narrativa. Un approccio che sembra voler riportare in primo piano quella sensazione di costante disagio che ha reso celebri alcune delle migliori opere horror degli ultimi decenni. Noi abbiamo provato la demo della durata di circa 30 minuti su PC ed ecco una prima impressione sul nostro giocato.

Una storia su dolore e perdita

In Hariti vestiremo i panni di una madre impegnata nella disperata ricerca della figlia scomparsa. Le indagini la condurranno all’interno di un ospedale abbandonato, un luogo decadente e apparentemente dimenticato dal tempo, ma che nasconde una presenza oscura pronta a manifestarsi dietro ogni angolo. La scelta di raccontare una vicenda attraverso il punto di vista di una madre rappresenta già di per sé un elemento interessante.

Il legame familiare e il tema della perdita sembrano infatti essere al centro dell’intera esperienza, contribuendo a creare un coinvolgimento emotivo che potrebbe andare oltre il semplice spavento. Fin dalle prime sequenze si ha la sensazione che l’ospedale sia un’ambientazione, ma allo stesso tempo anche quasi un personaggio vero e proprio, capace di custodire segreti, traumi e ricordi destinati a emergere progressivamente nel corso dell’avventura.

Un horror che punta sull’atmosfera

Ciò che colpisce maggiormente osservando Hariti è l’attenzione riposta nella costruzione dell’atmosfera. Gli ambienti sono caratterizzati da corridoi stretti, stanze fatiscenti, luci soffuse e una costante sensazione di isolamento. L’esperienza sembra voler essere qualcosa che preferisce costruire lentamente la tensione anziché affidarsi esclusivamente a jumpscare improvvisi (anche se presenti nella demo ma dosati con cura). Una filosofia che richiama produzioni come Silent Hill, Fatal Frame e alcune delle più celebri opere horror provenienti dal mercato asiatico.

Anche il comparto audio sembra svolgere un ruolo fondamentale; rumori lontani, scricchiolii, sussurri e silenzi improvvisi contribuiscono a mantenere il giocatore costantemente in allerta, creando quella sensazione di vulnerabilità che rappresenta uno degli elementi chiave del survival horror.

Esplorazione, enigmi e sopravvivenza

Dal punto di vista del gameplay, Hariti propone una formula che combina esplorazione, raccolta di indizi e sopravvivenza. I giocatori dovranno investigare le varie aree dell’ospedale per ricostruire gli eventi che hanno portato alla scomparsa della bambina e comprendere la natura delle forze soprannaturali che infestano la struttura.

Saranno presenti anche creature ostili e minacce da affrontare, ma stando alla porzione di gioco che la demo ci propone al momento, il combattimento non rappresenta il fulcro dell’esperienza. Piuttosto, il gioco sembra voler mantenere costante la sensazione di fragilità della protagonista, costringendo il giocatore a valutare attentamente ogni situazione.

Il significato dietro al nome “Hariti”

Particolarmente interessante è anche il significato del titolo. Nella tradizione buddhista, Hariti è una figura associata alla maternità e alla protezione dei bambini. Secondo alcune leggende, però, il personaggio possiede anche un passato oscuro legato alla perdita dei figli e alla sofferenza.

Questo riferimento lascia immaginare che il folklore e la mitologia possano avere un ruolo centrale nello sviluppo della trama, offrendo una narrazione più profonda rispetto a quella di un semplice horror ambientato in un luogo infestato.

Le sensazioni iniziali sono decisamente positive. Hariti possiede un’identità ben definita (nonostante richiami caratteristiche classiche del genere), una direzione artistica intrigante e un immaginario culturale ancora poco esplorato all’interno del panorama videoludico occidentale. Naturalmente sarà necessario attendere ulteriori dettagli e soprattutto la versione finale per valutare la qualità del gameplay e della narrazione.

Tuttavia, le premesse sono più che promettenti. Se Ghostcase riuscirà a mantenere quanto mostrato finora, Hariti potrebbe diventare una delle sorprese horror più interessanti dei prossimi anni, conquistando gli appassionati alla ricerca di un’esperienza intensa, inquietante e ricca di atmosfera.

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