Tales of Arise: Beyond the Dawn Edition la recensione, l’avventura di Alphen e Shionne arriva su Nintendo Switch 2
Bandai Namco ha deciso di portare sulla ibrida Nintendo uno dei suoi titoli di punta, in attesa della Tarnished Edition di Elden Ring. Ecco la recensione di Tales of Arise: Beyond The Dawn Edition per Nintendo Switch 2!
Nell’ottica della preservazione delle proprie proprietà intellettuali, Bandai Namco sta facendo un egregio lavoro con l’ip di Tales of. La serie ideata da Hideo Baba ha infatti ricevuto numerose riedizioni nel recente periodo, dando la possibilità anche ai novelli videogiocatori di toccare con mano capitoli storici di una oramai ventennale serie di Jrpg. Negli ultimi diciotto mesi sono arrivate infatti le remastered di capitoli come Graces F, Xillia o il riuscitissimo Berseria, mentre è in cantiere la riedizione di Eternia, terzo capitolo in ordine cronologico della saga.
In forte continuità con questa idea imprenditoriale, Bandai Namco ha deciso di sviluppate un porting di Arise per Nintendo Switch 2, ultimo capitolo “numerato” della saga uscito oramai cinque anni fa su PS4, PS5 e piattaforme Xbox in un pacchetto unico che prevede il gioco base e l’espansione, denominato per l’appunto Tales of Arise: Beyond the Dawn Edition. In questa recensione sviscereremo nel dettaglio quello che è stato il titolo, uno dei meglio accolti da critica e fanbase, ma soprattutto come si comporta sulla nuova ibrida di Nintendo, in un banco di prova non banale vista la qualità tecnica che il titolo ha raggiunto su current gen.
Un viaggio fra dolore e speranza
Tales of Arise mette in chiaro, sin dalle battute iniziali, la serietà e crudeltà della sua sceneggiatura, tentando di discostarsi da qualche capitolo del passato leggermente più scanzonato. Il mondo di Dahna vive infatti da oltre trecento anni sotto il dominio dell’Impero di Rena, una civiltà tecnologicamente avanzata che sfrutta gli abitanti del pianeta come semplici schiavi, costringendoli a estrarre energia astrale per alimentare la cosiddetta Disfida Reale, una competizione tra i cinque Lord di Rena.
Quest’ultima prevede che ogni 7 anni i cinque Lord accumulino più energia possibile, ove il vincitore guadagnerà l’incontrastato diritto di regnare sul pianeta. Il lavoro sporco dell’estrazione spetta ai poveri Dahnani, che dopo secoli di soprusi e schiavitù hanno completamente dimenticato il concetto di libertà. Il protagonista dell’avventura è proprio uno di questi schiavi, Alphen, un ragazzo privo di memoria e incapace di provare dolore fisico, segnato da una misteriosa maschera di ferro impossibile da rimuovere.
La sua vita cambia completamente quando incontra Shionne, una giovane e avvenente fanciulla affetta dalla maledizione degli Aculei, un potere che infligge sofferenza a chiunque entri in contatto con lei. Il rapporto tra i due rappresenta immediatamente il cuore emotivo della narrazione: due persone spezzate, isolate dal mondo per ragioni diverse, che finiscono lentamente per trovare conforto reciproco. Inoltre, Shionne porta dentro di sé uno dei cinque nuclei elementali, precisamente quello del fuoco, simboli del potere dell’autorità di ciascun lord. Grazie a questo potere, la fanciulla darà ad Aplhen la possibilità di brandire una spada di fuoco magica, talmente potente da raffigurare speranza di libertà per tutta Dahna.
Nel corso della storia si uniranno alla vostra avventura anche altri personaggi come Rinwell, Dohalim, Kisara e Law. Senza fare spoiler vi lasciamo modo di scoprire da voi le origini e le storie di questi personaggi, ma vi basti sapere che il team si è impegnato davvero tanto per creare dei background comunque coerenti e capaci di far emergere il carattere dei vari personaggi, con pregi e difetti ben delineati che mettono in mostra la forte personalità di ogni comprimario. L’intero party è composto da personaggi estremamente diversi tra loro, divisi anche da odio profondo a causa delle mostruosità avvenute in anni e anni di soprusi. Tales of Arise è maestro nel narrare il viaggio di questo personaggi cosi diversi, ma accomunati dall’obiettivo comune di salvare Danha e avere finalmente giustizia.
La trama principale poggia dunque le sue basi su queste premesse, spesso politico/belliche; un plauso va al team di sviluppo, che è riuscito molto bene nell’intento di raccontare e trasmettere la disperazione del mondo di gioco. Villaggi distrutti, profughi in fuga, popolazioni ridotte alla fame e un odio ormai radicato da secoli contribuiscono a creare un’atmosfera sorprendentemente cupa per la serie. La narrazione affronta più che bene temi maturi come discriminazione, schiavitù, trauma collettivo e desiderio di vendetta, senza rinunciare però a momenti più intimi e umani che permettono al giocatore di affezionarsi lentamente al party.
Ovviamente ci sono punti più o meno alti della produzione a livello narrativo, personaggi scritti meglio affiancati da altri scritti peggio, ma il succo finale è che la storia prende e regge bene fino ai titoli di coda, al netto di una seconda metà dell’avventura non sempre a fuoco come la prima. Il ritmo stesso della trama è molto concitato, anche se ci sono naturalmente dei momenti in cui potrete dedicarvi a missioni secondarie o altro. Insomma, in termini di sceneggiatura generale, è impossibile non lodare il team per quanto fatto.
Gameplay, tra dinamismo e spettacolarità
Il sistema di combattimento di Tales of Arise rappresenta il non plus ultra dell’iconico Linear Motion Battle System che caratterizza da sempre la serie. Gli sviluppatori hanno preso le intuizioni migliori dei capitoli più amati dai fan, con un occhio di riguardo per l’ottimo Tales of Graces f, e le hanno rielaborate in chiave moderna, dando vita a un combat system velocissimo (davvero!), spettacolare, e anche sorprendentemente strategico.
L’abbandono dei tradizionali TP/MP in favore dei BA, che si ricaricano dinamicamente durante gli scontri, trasforma le battaglie in una danza senza sosta, mentre i Punti Cura condivisi costringono il giocatore a pianificare con attenzione l’uso delle arti curative e degli oggetti, aumentando non di poco la difficoltà e soprattutto la già citata componente strategica. Schivate eseguite all’ultimo istante attivano spettacolari rallenty che aprono la strada a devastanti contrattacchi, e concatenando arti terrestri, combo aeree e attacchi boost si possono costruire sequenze offensive lunghe, tecniche e incredibilmente appaganti.
Dietro la frenesia visiva, però, si nasconde una struttura estremamente ragionata: ogni personaggio possiede abilità uniche pensate per contrastare specifiche categorie di nemici. Rinwell può ad esempio interrompere le arti astrali, Law spezzare le corazze, Dohalim fermare gli avversari più mobili, col giocatore deve decidere continuamente se conservare gli Attacchi Boost per situazioni critiche o sfruttarli immediatamente per estendere le combo e mantenere alta la pressione offensiva, ma soprattutto con la possibilità di scambiare in tempo reale l’eroe utilizzato, donando una dinamicità al combat system senza precedenti per la serie. A dare ulteriore profondità contribuiscono gli Assalti Boost, le Arti Mistiche e la modalità Oltre Limite, che arricchiscono progressivamente il sistema senza mai sovraccaricare il giocatore, con una curva di difficoltà buonissima per tutta la durata dell’avventura.
Altre note tecniche di Tales of Arise
Anche l’intelligenza artificiale dei compagni convince per flessibilità ed efficacia: pur non raggiungendo la maniacale precisione del Gambit di Final Fantasy XII, una metodologia tra le più iconiche e meglio riuscite nell’intero panorama Jrpg, il sistema di strategie permette di personalizzare in modo intelligente il comportamento del party, adattandolo ai boss e alle situazioni più impegnative. Uno dei pochi limiti emerge nelle fasi avanzate, quando il campo di battaglia si riempie di un pò troppi effetti particellari e animazioni tanto spettacolari quanto caotiche, rendendo talvolta difficile leggere le offensive nemiche.
Altra piccola nota dolente sono i punti vita di alcuni nemici i quali, soprattutto a difficoltà più alta, risultano vere e proprie spugne e, pur essendo in controllo totale del combattimento, il monte di danni inflitto non basta per una vittoria veloce, portando la battaglia magari a durare minuti. Sono però piccoli difetti marginali all’interno di un combat system che riesce nell’impresa di essere accessibile, profondo e incredibilmente divertente, probabilmente uno dei migliori mai realizzati in un JRPG moderno.
Sul fronte della progressione, Tales of Arise risulta essere un Jrpg molto classico, con un sistema di crescita semplice da comprendere ma adeguatamente profondo. Nel titolo più si combatte in maniera aggressiva ed efficiente, concatenando combo e sfruttando correttamente le meccaniche del battle system, maggiori saranno i PA ottenuti al termine della battaglia. Questi punti vengono investiti nel Pannello abilità, una sorta di skill tree suddiviso in grappoli tematici che permettono di sbloccare nuove Arti, potenziamenti passivi e bonus fondamentali per affinare ulteriormente lo stile di gioco, come la riduzione dei tempi di lancio delle Arti astrali o il recupero accelerato dei BA. Capite bene come si è sempre stimolati a dare il massimo in ogni battaglia, anche quelle che sembrano più banali, col giocatore risulta sempre coinvolto ed appagato, smussando di fatto uno dei difetti decennali che i Jrpg si portano dietro da anni: la ripetitivà.
Menzione d’onore la meritano le boss fight, principali e non, tutte molto divertenti e scenografiche da affrontare. Un’altra piccola macchia all’interno dell’opera sono invece i nemici, nello specifico in quanto a tipologia e differenziazioni; a discapito di un’estensione di tutto rispetto, Tales of Arise offre davvero poco in termini di varietà di nemici, che spesso riaffronteremo più e più volte nonostante i biomi siano geograficamente e soprattutto naturalmente (parliamo di elementi, del resto) molto diversi fra loro. Un vero peccato, dato che una maggior varietà avrebbe donato ulteriore freschezza a un titolo e a un combat system che hanno poco da invidare ad altre produzioni del sottogenere.
E fuori dalla battaglia?
Al di fuori del combattimento, il titolo abbraccia la più classica delle tradizioni del genere, riproponendo attività secondarie familiari ma ben integrate nel ritmo dell’avventura. È possibile forgiare armi e accessori tramite l’artigianato, dedicarsi alla pesca nei moli sparsi per il mondo di gioco, cucinare attorno ai falò per ottenere utili bonus temporanei o persino gestire un piccolo ranch da cui ricavare ingredienti e materie prime. Sono meccaniche semplici, ma che contribuiscono a dare consistenza al mondo di gioco e a rafforzare quel senso di viaggio continuo che Tales of Arise punta a dare sin dai primi minuti dell’avventura.
Anche la struttura dell’esplorazione segue una filosofia volutamente tradizionale. Abbandonate le iniziali suggestioni da open world, Bandai ha optato per una progressione più lineare ma ben ritmata, composta da grandi macroaree. La storia accompagna il giocatore da una regione all’altra con naturalezza, lasciando comunque la possibilità al giocatore di tornare indietro a suo piacimento per esplorare o completare missioni secondarie. Quest’ultime, pur risultando spesso piuttosto basilari nella scrittura e nella struttura, svolgono efficacemente il loro ruolo di supporto alla progressione, offrendo denaro, equipaggiamenti e perfino nuove abilità, oltre ad approfondire occasionalmente il background dei protagonisti e non.
Un quadro in movimento
Artisticamente parlando, Tales of Arise è una delle produzioni più belle e fascinose dell’intero panorama, nonché di gran lunga il miglior Tales of per distacco. Il titolo abbandona lo stile maggiormente deformed delle precedenti iterazioni, donandoci personaggi umanoidi splendidamente realizzati e ancor meglio animati, in battaglia e non; lo stile anime è incredibilmente ben realizzato e il filtro acquerellato che permea tutta la produzione è più che mai azzeccato, rendendo ogni scorcio e cittadina davvero memorabile.
Sicuramente un punto di non ritorno per la serie, che mai prima d’ora si era spinta in un terreno cosi ambizioso. Un plauso inoltre alle stupende sequenze anime, realizzate in collaborazione con lo studio Ufotable, conosciuto per prodotti del calibro di Fate/Zero: tutte realizzate a 60fps, rappresentano la ciliegina sulla torta di un’opera che punta tanto sul lato estetico/artistico, immedesimando ancor di più nelle vicende il giocatore quasi stesse giocando un’anime.
Come si comporta su Switch 2?
Per quanto riguarda invece il lato prettamente tecnico, era lecito aspettarsi qualcosa di più su Nintendo Switch 2: il titolo, che ricordiamo esser realizzato in Unreal Engine 4, gira a 1080p 30fps sia in modalità portatile che docked. Nonostante si stia parlando di numeri di tutto rispetto, era lecito attendersi qualcosa in più vista sia la natura action del titolo, che avrebbe assolutamente giovato di una modalità con un maggior numero frame per secondo, sia dei risultati della concorrenza sulla medesima macchina, in particolar modo le performance di titoli come Cyberpunk 2077, Final Fantasy VII Remake e l’accoppiata Capcom Resident Evil Requiem/Pragmata. Un difetto che nulla toglie alla godibilità del titolo su Nintendo Switch 2, ma che con qualche sforzo in più avrebbe dato ancor più lustro a questa Beyond the Dawn Edition.
Un plauso va invece allo splendido doppiaggio, disponibile sia in giapponese che in inglese, mentre la colonna sonora firmata Motoi Sakuraba è da sempre garanzia di qualità, con brani che pur senza picchi memorabili tendono a rimanere impressi nella memoria del giocatore.
Beyond the Dawn
Come precedentemente detto, il pacchetto in arrivo su Switch 2 porta con se anche il DLC di Tales of Arise, quel Beyond the Dawn uscito circa due anni dopo la release del titolo. Il contenuto si colloca temporalmente dopo la fine delle avventura dei nostri eroi: evitando spoiler di trama, i protagonisti di Arise saranno, a circa un anno dalla risoluzione degli eventi principali, alla ricerca di misteriosi mausolei, labirinti apparsi misteriosamente nel mondo di gioco minando la tranquillità ritrovata di una popolazione.
Purtroppo dobbiamo ammettere che la portata degli eventi di Beyond the Dawn non è qualitativamente paragonabile alle vicende principali dell’opera; nemmeno l’introduzione di Nazamil, misterioso personaggio chiave dell’intreccio narrativo, riesce a portare la freschezza necessaria.
L’opera scorre via in una quindicina di ore, il doppio se si calcolano le numerose secondarie, non riuscendo purtroppo a coinvolgere il giocatore come era invece riuscita l’opera di base. Anche dal lato puramente ludico il risultato è altalenante: nonostante il monte ore di rilievo e le numerose missioni da completare, manca quel guizzo tale da contraddistinguere il contenuto aggiuntivo. Nessun personaggio aggiuntivo, né meccaniche degne di nota sopraggiungono nell’intero Beyond the Dawn, con il giocatore che si ritroverà a ripercorrere praticamente le stesse mappe dell’opera prima, salvo qualche eccezione. Un vero peccato, dato che il potenziale per fare qualcosa di più distintivo era percorribile, con qualche rischio in più.
Tales of Arise: Beyond the Dawn Edition
Tales of Arise: Beyond The Dawn Edition è un’ottima maniera per (ri)scoprire l’ultimo capitolo della storica serie di Jrpg, in attesa della nuova iterazione che i fan attendono da anni. Bandai Namco ha optato per un porting che permetterà a tutti i possessori di Nintendo Switch 2 di scoprire non solo uno dei migliori Tales of di sempre, ma uno dei migliori giochi di ruolo di stampo giapponese degli ultimi anni. Al netto di un lato puramente tecnico dove era lecito aspettarsi di più, questa complete edition, venduta tra l’altro a prezzo budget, resta un’ottima conversione e un’eccellente maniera di godersi il titolo, anche in portatilità.
8.2 / 5
Pro
- Artisticamente meraviglioso
- Il miglior combat system della serie
- Storia e personaggi ben realizzati
Contro
- Il DLC non è all'altezza dell'opera principale
- Ci si poteva aspettare di più in quanto a framerate e risoluzione







