Stray, la recensione su Switch 2: un gatto che non chiede permesso

Stray è uno dei porting più riusciti su Nintendo Switch 2, che sorprende per qualità visiva e una portabilità che si sposa perfettamente con l'anima del gioco. Ecco la recensione!

C’è qualcosa di molto difficile da spiegare nel successo di Stray. Non è un gioco dalla lunga durata, non è particolarmente difficile e tantomeno appartiene a nessuna delle saghe che storicamente muovono milioni di copie. Eppure, quando BlueTwelve Studio e Annapurna Interactive lanciarono la loro opera nel luglio del 2022 su PlayStation e PC, il titolo riuscì a conquistare un pubblico che andava ben oltre i confini dell’indie gaming, diventando in poco tempo uno di quei casi rari in cui un videogioco viene percepito come qualcosa di più di un semplice prodotto di intrattenimento. Un gatto randagio in una città senza esseri umani, con i robot come unici abitanti. Semplice, sulla carta. Devastante, nella pratica.

Da allora, Stray ha percorso un lungo cammino: Xbox One e Series X|S nell’agosto del 2023, macOS a dicembre dello stesso anno, e infine la prima Nintendo Switch nel novembre del 2024, in un porting che – inutile nasconderlo – mostrava con evidenza i limiti tecnici della console ibrida originale. L’arrivo su Nintendo Switch 2, avvenuto questo 28 maggio, cambia le carte in tavola in modo sensibile. E stavolta, dopo molte ore in compagnia del nostro protagonista felino tra i vicoli di Walled City 99, siamo pronti a dirvi esattamente quanto.

Stray

Prima di addentrarci nell’analisi tecnica del porting – che è, inevitabilmente, il cuore di questa recensione – vale la pena fermarsi un momento sull’opera in sé, specialmente per chi si avvicina a Stray per la prima volta su Switch 2. La storia segue un gatto randagio che, separato dal suo branco dopo una caduta in una città sotterranea, cerca di ritrovare la strada di casa. Non ci sono dialoghi parlati, non ci sono eroi in armatura: c’è soltanto un felino, un drone compagno di nome B-12, e una città costruita sui resti di una civiltà umana scomparsa secoli prima.

Walled City 99 è modellata direttamente sulla Kowloon Walled City di Hong Kong, e questa scelta non è casuale: ogni vicolo, ogni insegna al neon, ogni robot seduto a riparare qualcosa porta il peso di una storia silenziosa che il gioco non spiega mai del tutto, lasciando che sia il giocatore a costruirla pezzo per pezzo. La narrazione di Stray non racconta, evoca, e lo fa con una coerenza artistica che pochissimi titoli indie riescono a raggiungere, mescolando malinconia, meraviglia e un sottotesto sociale che si fa sentire senza mai alzare la voce.

Un felino perduto tra i vicoli del futuro

Sia chiaro: Stray non è affatto un gioco che punisce. Il platforming è contestuale, il “sistema di combattimento” è deliberatamente semplice e le sezioni di fuga dagli Zurk – le creature parassitarie che popolano le zone più oscure della città – sono tese il giusto senza mai diventare frustranti. Si tratta di una scelta precisa, non di una mancanza, e chiunque si aspettasse un titolo tecnicamente impegnativo farebbe bene a rivedere le proprie aspettative prima di avvicinarsi a questa versione Switch 2.

Quello che Stray offre, invece, è qualcosa di raramente replicabile: la sensazione autentica di muoversi come un gatto. Che sia saltare da un tetto all’altro seguendo dei prompt contestuali, infilarsi in spazi stretti, strofinarsi contro le gambe di un robot o far cadere un oggetto da un ripiano con l’indifferenza tipica della specie, ogni animazione è costruita con una cura che trasforma il semplice atto di esplorare in qualcosa di costantemente piacevole. Non serve molto altro per capire perché questo titolo abbia funzionato così bene.

Ed è qui che il discorso si fa davvero interessante. Perché Stray, nella sua natura contemplativa e atmosferica, è esattamente il tipo di gioco che rischia di perdere molto se la qualità visiva non regge. Non ci sono esplosioni, non ci sono scenari enormi: ci sono luce, ombra, riflessi al neon sull’asfalto bagnato, e un gatto che deve sembrare vivo. Su Nintendo Switch 2, con nostro genuino stupore, tutto questo regge in modo più che convincente.

Il dato tecnico di partenza: la versione Switch 2 gira in 4K in modalità dock e a 1040p in portabilità, con il frame rate bloccato a 30fps in entrambe le modalità. Inutile negarlo, avremmo sperato in qualcosa di più sul fronte della fluidità, considerando l’architettura NVIDIA della console e il sistema di upscaling che la sostiene. Tuttavia, va da sé che Stray non è un gioco che vive di riflessi rapidi o di combattimenti frenetici, e i 30fps si rivelano in pratica molto più stabili, solidi e accettabili di quanto la sola cifra potrebbe suggerire.

Stray, tra luci e ombre

L’occlusione ambientale è il primo elemento che colpisce: gli ambienti di Walled City 99 sono credibili, densi, mai piatti, con profondità visiva che raramente tradisce la natura ibrida della piattaforma. Texture e modelli poligonali si presentano sempre di alta qualità, e la pulizia generale dell’immagine – in larga parte merito del sistema di upscaling – è costantemente solida, sia docked che in portabilità. Le differenze tra le due modalità esistono ma sono minime: in portatile si nota un filtro di grana leggermente più accentuato e un’aberrazione cromatica più presente, dettagli che però tradiscono più cura del team di sviluppo che negligenza.

Ci sono, però, due difetti da segnalare con onestà. Il primo riguarda il pelo del protagonista: in determinate scene ravvicinate, i peli del gatto perdono definizione e assumono un aspetto granulare, quasi come un ammasso di punti piuttosto che singole linee. Non è un problema costante, è chiaro, si conta sulle dita di una mano le situazioni in cui risulta davvero fastidioso, ma ammettiamo che un occhio attento noterà questa imperfezione.

Il secondo riguarda la gestione dell’esposizione luminosa: quando si passa da ambienti bui ad ambienti più illuminati, o viceversa, la transizione avviene con una bruschezza che in alcuni casi si manifesta come un vero e proprio “scatto” visivo. Non ci gireremo intorno: è il difetto più evidente del porting, e in due occasioni ci ha persino causato un crash del gioco.

Stray

Doveroso aprire una parentesi sulla versione per la console originale, perché chi acquista Stray su Nintendo Switch 1 ottiene automaticamente anche la versione Switch 2 in upgrade gratuito, e questo dettaglio può cambiare completamente la prospettiva con cui giudicare quella versione. Chi ha giocato la prima versione si renderà conto che il porting originale era decisamente più castrato rispetto l’attuale riproposizione: il motion blur era assente, l’aberrazione cromatica ridotta, i micro-effetti tagliati e l’occlusione ambientale era abbassata in modo sensibile già dalla prima area di gioco.

Su Switch 2, modelli e texture raggiungono una qualità visiva nettamente superiore rispetto alla versione originale, così come le cutscene – che sulla prima console si presentavano con una resa quasi da video compresso – acquistano finalmente la dignità che meritano. Eppure, nel complesso, Stray rimane sorprendentemente giocabile anche su Switch 1, e considerando la storia dei porting su quella piattaforma, non era affatto scontato

Il confronto con le altre piattaforme

È chiaro che quelle di PS5 e Xbox Series X|S rimangono versioni tecnicamente superiori. Questo è un dato di fatto che non ha senso mascherare. Tuttavia, dopo molte ore di gioco su Switch 2, non abbiamo mai avuto la concreta sensazione che quello che avevamo tra le mani fosse qualitativamente inferiore in modo tale da compromettere l’esperienza. E questa è una distinzione importante. Stray è un gioco che vive di atmosfera, di ritmo lento, di dettagli ambientali: è precisamente il tipo di opera in cui la differenza tra 4K nativo e 4K upscalato tende a sparire nell’esperienza d’insieme, lasciando spazio a ciò che conta davvero.

Tra tutti i porting che abbiamo avuto modo di testare su Nintendo Switch 2, Stray si colloca senza dubbi tra i migliori – e lo diciamo avendo alle spalle titoli che su questa console si sono comportati in modo brillante, come Resident Evil 7, e altri che hanno deluso le aspettative. BlueTwelve Studio ha lavorato con evidente cura, e si vede.

C’è qualcosa di profondamente adatto nel vedere Stray su Nintendo Switch 2. Un titolo costruito attorno alla portabilità emotiva, che si porta dietro – sempre – e con cui si crea un legame strano, quasi personale. In portatile, tra le mani, Walled City 99 diventa quasi più intima: lo schermo da 1040p nasconde bene le imperfezioni, la grafica pulita regge anche in movimento, e la natura contemplativa del titolo si sposa con la forma della console in modo naturale.

Quando il motore grafico si trova in difficoltà – e lo fa, nei momenti che abbiamo descritto – Switch 2 ricorda al giocatore che anche il miglior porting ha i suoi limiti. Tuttavia, questi limiti non riescono a scalfire qualcosa che funziona prima di tutto come un’esperienza emotiva. Stray è rimasto se stesso: un racconto malinconico su cosa rimane quando gli esseri umani non ci sono più, giocato attraverso gli occhi di chi non ha mai capito perché le cose finiscono. Incontrarlo per la prima volta su Switch 2, o tornarci dopo anni, è una scelta che difficilmente si rimpiange.

Stray (Nintendo Switch 2)

La versione Nintendo Switch 2 di Stray è uno dei porting più riusciti disponibili sulla nuova console di Nintendo. BlueTwelve Studio ha lavorato con evidente cura su ogni aspetto dell’impianto visivo, garantendo 4K in dock, 1040p in portabilità e un’occlusione ambientale credibile che non tradisce mai l’identità atmosferica del gioco. Il frame rate bloccato a 30fps e alcuni difetti nella gestione dell’illuminazione dinamica non rovinano un’esperienza che rimane, a distanza di anni dall’uscita originale, tra le più riuscite nel panorama indie. Chi non ha ancora incontrato questo gatto randagio troverà in Switch 2 il modo migliore di farlo in mobilità. Chi lo conosce già sa già cosa lo aspetta.

8 / 5

Pro
  • Qualità visiva ottima
  • L'upscaling è fantastico
  • Nessuna differenza tra dock e portatile
Contro
  • Frame rate fisso a 30fps
  • Qualche problema con l'illuminazione dinamica
  • Qualche incertezza tecnica sparsa
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