Silent Hill: Townfall la recensione, tra le nebbie di St. Amelia

Ecco la nostra recensione di Silent Hill: Townfall, il nuovo titolo della serie che ci porta su un'isola scozzese, St. Amelia, Tra paura, esplorazione e l'immancabile nebbia.

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Quando si parla di titoli horror che nella storia hanno fatto dell’atmosfera una delle colonne portanti dell’esperienza, è impossibile non mettere ai primi posti la serie di Silent Hill. La formula che ci è stata quasi sempre offerta negli anni ha comunque mantenuto salde delle basi, basi che negli ultimi anni però hanno subito delle variazioni interessanti. Silent Hill: Townfall è l’ultimo titolo approdato sulle nostre piattaforme, e di queste varianti ne ha mostrate parecchie: una nuova città, una visuale in prima persona, e l’alternarsi di diversi personaggi per far andare avanti il racconto. Ma procediamo con ordine nella nostra recensione!

Benvenuti a St. Amelia

Con Silent Hill: Townfall ci spostiamo dall’altra parte del mondo rispetto alla cittadina che ha dato il nome alla serie. Questa volta ci troviamo a St. Amelia, un’isola scozzese avvolta dalla nebbia. Come personaggio principale vestiremo i panni di Simon Ordell, un uomo che si ritrova coinvolto in una vicenda di cui conosce ben poco, e noi ancora meno.

Il gioco è pubblicato da Annapurna Interactive e sviluppato da Screen Burn, che come abbiamo anticipato ha scelto di raccontare la propria storia attraverso una visuale in prima persona. Questo cambia parecchio sia il modo di esplorare gli ambienti, sia quello affrontare le creature, sfruttando un sistema di gioco che punta soprattutto sulla furtività e sulla gestione delle poche risorse a disposizione. Va da sé che il senso di impotenza e oppressione sia sempre ai massimi livelli.

Simon arriva sull’isola con un tubicino endovenoso infilato nella mano, con una sacca contenente uno strano liquido nerastro. A guidarlo fino all’isola, un messaggio di segreteria da una persona a noi ignota che gli chiede di tornare per sistemare alcune questioni in sospeso. Non ci vuole molto per capire che St. Amelia nasconde qualcosa, ma per ricostruire gli avvenimenti dovremo raccogliere documenti, esplorare gli edifici abbandonati, e usare un particolare dispositivo che ci accompagnerà per tutta l’avventura.

Il CRTV e i segreti dell’isola

Il CRTV è quindi la peculiarità principale di Townfall, uno strumento che utilizzeremo sia per ottenere informazioni, sia per monitorare le minacce intorno a noi. Fisicamente, si tratta di un piccolo televisore portatile che permette a Simon di ricevere segnali, tramite i quali vedere dei video legati ad altri personaggi (di cui preferiamo non anticiparvi nulla, dato che alcuni li comanderete anche). Come detto però, il dispositivo serve anche a individuare la presenza dei nemici attraverso le interferenze e a sintonizzarsi su determinate frequenze di alcune radio, per ottenere altri indizi.

Non sempre però quello che dovrete fare sarà “telefonato”, e alcune cose richiederanno più intuizione e indagine di altre. Per esempio ce ne sono di nascoste, e scoprire alcuni dettagli potrebbe darvi accesso a determinate condizioni per ottenere i diversi finali di gioco.

Il CRTV è quindi ben integrato nell’ambientazione di gioco, e cercare una frequenza mentre ci si trova in un luogo poco illuminato diventerà cosa naturale… perché vagare senza sapere cosa si nasconda nelle vicinanze, non è mai una mossa saggia. E sì, la tensione sale spesso.

Call me

Anche le chiamate telefoniche e i documenti sparsi per St. Amelia aggiungono informazioni utili per ricostruire gli avvenimenti., anche perché soprattutto nelle fasi in cui controlleremo Simon, Townfall è sempre abbastanza criptico. Il telefono è anch’esso uno strumento ben integrato, che potremo sfruttare sia per questioni di storia, sia per scoprire dei segreti, sia soprattutto per il salvataggio manuale dei progressi.

Il consiglio è di usarlo sempre appena se ne ha l’occasione, soprattutto perché il salvataggio manuale non gestisce benissimo i checkpoint (e in alcuni casi il tasso di fallimento sarà molto alto), quindi potreste ritrovarvi a ripetere più e più volte delle lunghe sezioni di gioco per un salvataggio non fatto.

I documenti, gli appunti, e tutto il resto che troveremo, saranno invece fondamentali per capire effettivamente di cosa è stata vittima St. Amelia, ma soprattutto a Simon e alle persone a lui correlate.

Scavare a fondo

La storia, per quanto voglia rendersi interessante nella sua cripticità, ci ha convinti solo in parte. Simon è un protagonista piuttosto difficile da inquadrare da subito, e il gioco non approfondisce abbastanza il suo carattere per farci entrare davvero in sintonia con lui. All’effettivo ci è sembrato un legnetto in mezzo al mare che si fa trascinare dalle onde, senza trare fuori tutte le sue potenzialità. Il gioco di per sé non è neanche lunghissimo, e Simon è “costretto” a dividere il palcoscenico anche con gli altri personaggi, che paradossalmente forse riusciamo a comprendere meglio di lui.

Sia chiaro, l’alternanza di personaggi controllabili ci è piaciuta molto, ed è uno dei motivi per cui Townfall funziona così bene, ma c’è anche da dire che potrebbe essere uno dei motivi per cui il protagonista non riesce a spiccare come dovrebbe.

La vicenda raccontata in game affronta temi legati al denaro, alle aziende e alla società, ma non sempre riesce a dar loro il giusto peso (e per questo è fondamentale cercare e indagare per capire tutto per bene ndr). Ci sono momenti che incuriosiscono e altri in cui le informazioni raccolte sembrano portare a sviluppi meno interessanti di quanto ci si potesse aspettare. Partiamo con con diversi interrogativi, ma non sempre riusciamo a trovare risposte completamente esaustive a tutto. C’è anche da dire che in un certo senso è sempre stato parte del fascino di Silent Hill.

Meglio evitare gli scontri

Una delle cose che più sono palesi nel gioco, è che bisogna dimenticarsi di affrontare ogni creatura che si incontra lungo il percorso. In Townfall le munizioni sono limitate, le armi corpo a corpo si rovinano e rompono, e in generale il combattimento non rappresenta quasi mai la soluzione migliore. Nella maggior parte dei casi conviene osservare i movimenti dei nemici, aspettare il momento opportuno e cercare di passare senza farsi notare. Insomma, evviva lo stealth!

La visuale in prima persona aiuta a rendere gli incontri più ravvicinati e scomodi, soprattutto quando ci troviamo in ambienti stretti e non abbiamo molto spazio per muoverci. Nascondersi negli armadi può salvarci da una situazione complicata (ammesso che si faccia con un relativo anticipo, altrimenti verremo comunque stanati), mentre affrontare direttamente una creatura rischia di costarci parecchie risorse… e sì, a volte non potremo proprio farne a meno.

Il problema è che il sistema di combattimento rimane abbastanza limitato e la furtività finisce per essere spesso una scelta quasi obbligata. Le possibilità a disposizione non sono abbastanza varie da rendere ogni incontro diverso dal precedente e, dopo un po’, si rischia di ripetere le stesse azioni senza trovare nuovi spunti. Certo, possiamo distrarre i nemici lanciando mattoni o bottiglie, creare rumore accendendo la radio o facendo scattare l’allarme di una macchina, ma si tratta sempre della solita routine per fare in modo che i nemici vengano elusi.

Parliamo di un survival horror che vuole mettere in chiaro l’essere indifeso e la letalità dei mostri, quindi questa scelta è comprensibile, soprattutto per mettere il giocatore in difficoltà, ma una maggiore varietà nelle situazioni e negli avversari sicuramente avrebbero giovato al pacchetto finale. La scarsità di munizioni funziona molto bene quando ci costringe a prendere decisioni difficili, ma con Townfall ci porta a evitare quasi ogni scontro, cosa che fa perdere al sistema parte del suo interesse.

Enigmi ed esplorazione

Come da tradizione, anche in Silent Hill: Townfall non mancano gli enigmi. Per proseguire dovremo osservare gli ambienti, leggere documenti e mettere insieme gli indizi raccolti durante l’esplorazione. Alcune soluzioni richiedono attenzione e memoria, mentre altre risultano meno immediate, e dovremo avere qualche intuizione.

Questi sono legati a doppio filo con l’ambientazione stessa e con il level design, che in più di un’occasione ci ha fatto sorridere. L’esplorazione resta una delle parti principali del gioco, sia per trovare risorse utili e collezionabili, sia per chi vuole approfondire la storia: tra cartoline, documenti, targhe e altri oggetti sparsi per la città si possono trovare informazioni aggiuntive. Volete sapere ancora di più? La partita in NG+ è fatta apposta per chi desidera scoprire tutto ciò che St. Amelia nasconde, con anche alcune piccola cosa in più che non vi spoileriamo.

Tra la nebbia e la paura

Dal punto di vista grafico e dell’atmosfera, di certo Silent Hill: Townfall riesce a dare il suo massimo. St. Amelia è un luogo che coi suoi edifici abbandonati, le strade avvolte dalla nebbia e i tanti piccoli dettagli disseminati negli ambienti, riesce ad uscire dal guscio della vecchia città classica dei vecchi titoli, e a regalarci una location nuova ma altrettanto interessante… e inquietante.

La visuale in prima persona aiuta a sentirsi più vicini a ciò che accade, soprattutto quando ci troviamo a esplorare una stanza senza sapere cosa ci aspetti dietro la porta successiva. Non serve che succeda qualcosa in continuazione: spesso è sufficiente un rumore in lontananza o un’interferenza del CRTV per farci rallentare e controllare l’ambiente circostante (soprattutto nella prima run, ci siamo presi il nostro tempo ndr).

Il comparto sonoro è infatti uno degli aspetti più riusciti. Giocare con le cuffie permette di apprezzare meglio i rumori ambientali e i segnali che indicano la presenza dei nemici, elementi che contribuiscono a creare tensione senza dover ricorrere continuamente ai jumpscare. Anche la colonna sonora fa il suo lavoro, e accompagna l’avventura con sonorità adatte al contesto, senza sovrastare gli ambienti.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, su PS5 è possibile scegliere tra modalità qualità e prestazioni. Quest’ultima è preferibile per chi vuole una maggiore fluidità, mentre nella modalità qualità il calo del frame rate può risultare più evidente. In un gioco in prima persona, dove si muove continuamente la telecamera, la fluidità potrebbe fare la differenza, anche se a discapito di qualche dettaglio in più. In ogni caso, abbiamo trovato Townfall un titolo abbastanza solido nella sua interezza, senza grane macroscopiche da segnalare.

Ottimo

Silent Hill: Townfall

8 / 5

Pro
  • L'atmosfera ĆØ riuscita perfettamente
  • il CRTV ĆØ ben integrato nel sistema di gioco
  • Ottimi i dettagli ambientali, e il comparto sonoro
  • Belli il telefono e il salvataggio manuale...
Contro
  • La furtivitĆ  ĆØ giusta, ma forse troppo spesso obbligatoria
  • Alcuni personaggi potevano essere meglio approfonditi
  • Il combattimento ĆØ abbastanza limitato
  • ...ma l'autosalvataggio ĆØ gestito malissimo
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