Necrophosis: Full Consciousness la recensione, quando la sfida è nel racconto
Necrophosis: Full Consciousness, ecco la nostra recensione di un horror che si presenta come un classico gioco a rompicapo ma che sorprende con una narrazione profonda e misteriosa.
Dopo poco più di un anno dal lancio su PC, Dragonis Games e l’editor PQube sono pronti a rilasciare Necrophosis: Full Consciousness, versione console e completa del DLC Subconsciousness dell’apprezzato gioco horror uscito nell’aprile 2025 su Steam. Un’opera molto particolare che non manca certo di identità di cui oggi vi presentiamo la recensione.
Un mondo distrutto
La premessa di Necrophosis: Full Consciousness potrebbe non sembrare particolarmente originale: un mondo morto passato attraverso l’apocalisse, un protagonista completamente privo di umanità e una maledizione, la Necrofosi, che continua a piagare e tormentare quel poco che ancora ha una parvenza di vita. Il rimando alla mitologia lovecraftiana è chiaro e dichiarato dallo stesso Ares Dragonis, autore del gioco assieme a Adonis Brostenau, ma ridurre l’esperienza a un tributo alle opere dello scrittore di Providence sarebbe più che riduttivo.
Vestiremo i panni di qualcosa che ha sì un aspetto umanoide, ma che uomo non possiamo definire. In Necrophosis: Full Consciousness impersoniamo una Coscienza risvegliata, un corpo scarnificato e privo di identità il cui unico pregio pare essere quello di possedere un cervello ancora funzionante che gli permette di agire e muoversi liberamente in un mondo dove ogni cosa pare essersi fossilizzata. Fin dal menù iniziale capiamo una cosa fondamentale: non stiamo per vivere una storia o un’avventura, stiamo semplicemente addentrandoci in un ciclo. Quando avviamo la partita, inizia dunque questo nuovo ciclo e la nostra Coscienza nasce da quello che potremmo solo definire un parto blasfemo che ne compone le carni. Dopo questo, siamo lasciati a noi stessi fra la sabbia, le ossa e i resti putrescenti di un mondo che non c’è più.
Nessun pericolo, solo orrore e angoscia
Se vi aspettate un gioco d’azione horror, con jumpscare e sezioni adrenaliniche forse potreste rimanere delusi: Dragonis Games ci sta offrendo un’esperienza di narrazione visiva pura e il gameplay ne è la conseguenza funzionale. I comandi sono pochi e molto semplici, gli oggetti con cui è possibile interagire sono volutamente ben differenziati dal resto (ma non per questo facilmente individuabili al primo sguardo). L’unica sfida proposta lungo il percorso è quella di risolvere semplicissimi puzzle ambientali come trovare il tale oggetto da posizionare correttamente o spostarne un altro per accedere alla fase successiva del percorso. Nulla di troppo complesso quindi, soprattutto considerando il fatto che non esiste game over e in tutte le due ore circa di gioco non incontreremo mai vere minacce contro cui lottare o da cui fuggire.
Necrophosis: Full Consciousness è quindi un gioco zoppo? Affatto, anzi. Raramente si trova tanta coerenza nella realizzazione di un prodotto videoludico. Le nostre azioni sono ridotte al movimento e al poter interagire con alcuni oggetti perché il mondo stesso in cui siamo non può offrire altro. La lentezza del protagonista quando trasporta un peso opprimente, i lunghi dialoghi non skippabili sono parte integrante dell’esperienza, una scelta ponderata e consapevole di metanarrazione che aggiunge profondità al titolo.
Il risultato è un’intensa esperienza horror che riesce a fare a meno della paura, puntando tutto sull’angoscia, la fatica e il senso di ineluttabilità che ogni nostro passo trascina con sé in mezzo ai cadaveri e ai resti dei Grandi Antichi. Ci viene restituito un vero e proprio sense of horror, una vera repulsione per ciò che siamo costretti a vedere e toccare per mettere fine al ciclo, anche quando questo vuol dire provare un senso di pietà e miseria nei confronti di quei resti che ci implorano di porre termine alla loro non-esistenza.
Anche Subconsciuosness, il DLC incluso in questa versione, mantiene il ritmo narrativo e il tono del gioco principale, aggiungendo il ciclo intitolato Il sentiero proibito. In questo breve livello aggiuntivo interpretiamo una Subcoscienza che si muove all’interno del regno onirico ma che, come il mondo “reale” del gioco principale, dovrà raffrontarsi con empi rituali e orrori cosmici.
L’arte dell’orrorifico
Il vero pregio di Necrophosis: Full Consciousness lo troviamo senz’altro nella precisa e chiara direzione artistica dello sviluppatore. Se le battute iniziali del gioco citano testualmente Gli Auguri dell’Innocenza di William Blake e l’Ozymandias di Percy Bysshe Shelly, il richiamo costante e plateale a Lovecraft diventa più che citazionistico, presentandoci una rilettura intelligente e sorprendente dei celebri racconti sui Grandi Antichi. Non scade mai nel cliché ma il giocatore attento e il fan appassionato potranno trovare molto materiale su cui riflettere per sbrogliare il complicato nodo della trama.
A colpo d’occhio è impossibile negare l’influsso di H.R. Giger (colui che ha disegnato e dato forma all’immaginario di Alien) e al pittore polacco Zdislaw Beksinki, le cui opere riecheggiano con forza nei panorami e nei personaggi di Necrophosis. Lo stesso Ares Dragonis ha dichiarato il proprio debito e la passione per questo artista, famoso per le sue opere macabre e surreali (e che troveremo riprodotte quasi perfettamente in game).
Addentrarci ulteriormente nella trama e in ciò che man mano si scopre giocando sarebbe una grave ingiustizia nei confronti di voi che leggete, perché vi priverebbe della più grossa fetta di esperienza videoludica che Necrophosis: Full Consciousness ha da offrire. Tuttavia, se sceglierete di giocarci (o di rigiocarci se avete già provato la versione PC) prestate attenzione a tutto: la storia non ci viene raccontata in maniere lineare, ma saremo noi a doverla ricostruire cercando di dare un senso alle citazioni e alle descrizioni di ogni oggetto che troveremo, ai lunghi discorsi che dovremo ascoltare dai mostruosi e folli personaggi che popolano questo assurdo mondo morto. Ogni giocatore potrebbe trovare una risposta diversa ai numerosi quesiti che rimangono aperti alla fine della run.
L’unica pecca che si potrebbe attribuire all’opera di Dragonis Games è la poca rigiocabilità; se trattato come un classico gioco horror o addirittura come puzzle game, Necrophosis perde molto della sua anima, non presentando, come già accennato, una solida sfida in fatto di gameplay. Piuttosto, rigiocare quel paio d’ore o poco più che il titolo ci offre, sarebbe come rileggere un libro che ci è piaciuto (e di testo da leggere questo gioco ne presenta moltissimo), di cui vogliamo scoprire qualcosa che a una prima lettura ci è sfuggito e che ora vogliamo approfondire.
In conclusione, se non lo avete ancora provato e amate le storie di orrore cosmico, Necrophosis: Full Consciousness è un’occasione imperdibile per recuperare su PlayStation 5 e Xbox Series X/S un titolo indie davvero meritevole di attenzione.
Necrophosis: Full Consciousness
Necrophosis: Full Consciousness porta su console una disturbante esperienza narrativa body horror. Dragonis Games confeziona un’eccellente gioco in prima persona, che tra ispirazione dai racconti lovecraftiani sui Grandi Antichi. Un’esperienza videoludica e metatestuale perfetta per chi ricerca una lore profonda e un gameplay semplice. Questa nuova edizione lo porta su console, con anche a corredo il DLC Subconsciousness. Un titolo per pochi, per una nicchia ben precisa, al quale comunque vi consigliamo di dare una chance anche sse siete fuori dalla vostra zona comfort.
7 / 5
Pro
- Gameplay semplice e coerente
- Buona costruzione della lore di gioco
- Visivamente evocativo, un vero omaggio alle opere che hanno ispirato il gioco
Contro
- Assenza di una sfida reale e impegnativa
- A volte la lentezza strutturale del titolo si fa sentire in maniera eccessiva



