Dead as Disco, 200 BPM di pura frenesia!

Dead as Disco esce in early access, conquistando il nostro cuore - e quello di migliaia di giocatori - a ritmo di musica. Scopriamo insieme come e perché con le nostre prime impressioni!

Può un videogioco essere un successo prima ancora della sua uscita? Il caso di Dead as Disco è sicuramente ottimo per poter rispondere a una domanda del genere, in una realtà sempre più social, che accelera ogni giorno di più e cerca di intrattenere gli utenti con ritmi frenetici. Il titolo di Brain Jar Games, sin dal suo annuncio, ha suscitato l’interesse – praticamente – di tutti, grazie a una direzione artistica tutta sua ma soprattutto a un concept che promette un gameplay che difficilmente può annoiare o non piacere, che ha ampliato la sua vitalità social.

Siamo onesti: probabilmente fare delle premesse è inutile. Avrete sicuramente visto qualche sequenza di gameplay di Dead as Disco tra i vostri Reel di Instagram o tra un TikTok e un altro. Sicuramente sapete già che si tratta di un beat ‘em up in cui il ritmo fa letteralmente da base per il sistema di combattimento – che è anche il solo e unico cuore pulsante dell’impianto ludico. Tuttavia, se già soltanto guardarlo in clip sparse minaccia di tenervi incollati allo schermo – come una terribile arma di doom scrolling – vi garantiamo che giocando rischiate seriamente di perdere la cognizione del tempo.

Dead as Disco

Le menti di Brain Jar Games si rivelano incredibilmente ispirate in ogni aspetto che compone Dead as Disco, dal level design fino al sistema di progressione. L’opera, a un occhio più attento, si presenta come un curato mixtape di dinamiche, meccaniche e sistemi che nell’intera storia videoludica si sono rivelati vincenti.

Un purgatorio come palcoscenico

Dead as Disco racconta la storia di Charlie Disco, ex membro di una band leggendaria misteriosamente morto anni prima e tornato all’improvviso in vita per una sola notte. Per scoprire cosa gli è realmente successo, Charlie dovrà affrontare gli ex compagni della sua band – ormai trasformati in superstar conosciute come gli “Idols” – attraversando un mondo neon fatto di musica, vendetta e vecchie ferite mai rimarginate, in una narrazione che mescola ritmo, un tocco di mistero e costante spettacolarità in stile Platinum Games.

Ogni partita comincia al Dive Bar, un hub iniziale che cerca di centralizzare i vari elementi che compongono il titolo: potremo parlare con il barista e spendere i punti ottenuti dai combattimenti per restaurare il bar, oppure andare a potenziare il nostro skill tree – di cui parleremo meglio dopo – o ancora cominciare un livello o una partita libera. Ad oggi, il Dive Bar è piuttosto scarno di attività o punti di interesse, ma è chiaro che il team di sviluppo continuerà a rilasciare aggiornamenti che andranno a creare opportunità in questo hub.

Dead as Disco

Inoltre, per poter cominciare una normale partita dovremo prima di tutto attraversare l’intero locale per poi avvicinarci a una porta aperta, aprendo un menu. Non vediamo la necessità di far correre così tanto l’utente prima di poter – effettivamente – giocare, ma ritrovandoci costretti a vagare per il bar potremmo anche imbatterci in qualche attività, magari quando Brain Jar Games comincerà a riempirlo in futuro.

Il menu principale, che trasporta i giocatori in missioni della “storia” o in partite veloci, è un chiaro rimando ai classici giochi di Mega Man: nove quadrati dove ognuno è un livello differente. Oggi quattro di questi sono collegati ai già citati Idols e rappresentano nientemeno che degli episodi che vanno ad approfondire il rapporto tra il protagonista e i vecchi membri della band. Trattandosi di un’analisi dell’early access del gioco, specifichiamo che molti di questi blocchi sono ancora disattivati, in attesa di essere sbloccati con aggiornamenti futuri.

A ritmo di pugni

I livelli che sono presenti, invece, per quanto possano essere oggettivamente brevi e scarsi in quantità, rappresentano il cuore pulsante di Dead as Disco. Ognuno dei boss viene introdotto con delle sequenze animate in 2D, piuttosto che con i modelli poligonali dei personaggi (e forse è meglio così). Proprio in queste fasi veniamo riportati con i piedi per terra e ricordiamo la natura indie della produzione, ma nulla toglie che i brevi intermezzi dei dialoghi e il doppiaggio – seppur non eccellente – riescano a dare un contesto a quello che sta succedendo. Ma non mentiamoci: l’anima del gioco si manifesta quando parte la musica.

Sin dall’avvio di Dead as Disco pare di ritrovarsi pervasi da un costante ritmo, dei BPM irrefrenabili che sembrano volerci far tenere il passo con il piede anche durante i caricamenti. Ma quando vestiremo i panni di Charlie, circondato dai nemici, faremo fatica a capire se lo scenario è un palco da ballo o un ring. Il più grande punto di forza del titolo viene alla luce come se fosse stato ad aspettare nascosto fino a quel momento.

Seguendo il ritmo della canzone, il giocatore dovrà combattere cercando di premere i pulsanti del controller ad ogni BPM, in modo analogo a quanto avveniva in Hi-Fi Rush oppure, banalmente, in un Guitar Hero. Azioni compiute con maggior precisione non solo risultano lievemente più potenti ma anche più rapide e controllate. Ora, immaginate di mescolare questa formula al sistema di combattimento di Batman: Arkham Knight.

Se vedendo i TikTok avreste pensato che Dead as Disco fosse un gioco complesso, vi sbagliate di grosso: c’è un solo pulsante per attaccare, uno per effettuare un contrattacco, uno per fare le classiche “finisher” e abbattere un nemico stordito, e ovviamente un tasto per schivare. Gli altri pochi comandi non fanno altro che arricchire quelli principali con abilità e un semplice attacco a distanza.

Il team di sviluppo ha lavorato molto bene anche sul fronte del feedback visivo e uditivo, che rende ogni colpo andato correttamente a segno un vero e proprio piacere mentale. Inoltre, non dovete neanche preoccuparvi troppo di andare a ritmo, dal momento che compiere degli attacchi perfetti è semplificato dal momento che se non seguirete bene il ritmo, le animazioni di Charlie rallenteranno leggermente per adattarsi meglio e aiutarvi a riprendere la frequenza giusta con cui premere i pulsanti.

Dipendenza a tempo di musica

Adesso Dead as Disco sembra facile? Allora dovete sapere che ci sono diverse tipologie di nemici, ognuna con degli attacchi caratteristici e delle peculiarità, che andremo a conoscere man mano che giochiamo i livelli degli Idols. È vero che gli avversari non brillano in originalità – e aspettate di vedere i boss, talvolta identici in attacchi – ma la presenza in battaglia di più tipologie di nemici permette al giocatore di sbizzarrirsi sull’approccio da utilizzare.

Vi ritroverete a pensare a chi colpire non dopo aver sconfitto un avversario, bensì mentre lo state ancora colpendo. Questo, sempre tenendo bene a mente che la salute di Charlie non è infinita e, al contrario, non sempre può essere ripristinata. Tuttavia, riconosciamo anche che c’è ancora un enorme margine di miglioramento su questo fronte, e si può fare ancora molto più per migliorare la varietà del sistema di combattimento.

Un game over è punitivo nell’ottica in cui non ci sono molti checkpoint e vi potreste ritrovare a ricominciare da un punto lontano rispetto a quello dove vi trovavate, ma questo non è un male: il sistema di combattimento di Dead as Disco crea una dipendenza fuori scala ed è così appagante da non sentire mai il peso della sconfitta. L’unica cosa che conta è tenere il ritmo e colpire bene i nemici.

Dead as Disco

A potenziare questo bisogno di essere sempre più perfetti, in termini di prestazioni, è anche presente una leaderboard e un rating system che premia con più stelle in base a quanti punti avremo ottenuto durante quella sfida specifica. Al momento, tuttavia, questo intero impianto non è caratterizzato a dovere e crediamo che debba essere messa un po’ più enfasi su questo aspetto.

Ma non è soltanto il sistema di combattimento a rendere Dead as Disco così tremendamente assuefacente. Il vero asso nella manica dell’intera produzione è una rigiocabilità che pare potenzialmente infinita, specialmente per chi mastica giochi ritmici da anni. Brain Jar Games ha infatti introdotto la possibilità di caricare canzoni personalizzate così da trasformarle in veri e propri livelli giocabili, un po’ come accadeva con Clone Hero e le sue chart create dalla community.

Il funzionamento è più intuitivo di quanto ci saremmo aspettati, almeno a un primo sguardo: il giocatore può selezionare un brano, impostare manualmente i BPM e lasciare che il sistema costruisca il livello attorno al ritmo della canzone. Il problema è che questa fase non è sempre chiarissima e, soprattutto con tracce dal tempo variabile, è molto facile sbagliare sincronizzazione e ritrovarsi con pattern che sembrano completamente fuori ritmo. Tuttavia, è impossibile non vedere il potenziale gigantesco di questa funzione.

Il potenziale di un fenomeno

È proprio qui che Dead as Disco rischia di trasformarsi da semplice indie interessante a vero e proprio fenomeno di nicchia. La possibilità di combattere seguendo le proprie playlist, magari alternando metal, elettronica o hip hop, cambia completamente il rapporto tra il giocatore e il gameplay. Non si tratta più soltanto di completare livelli creati dagli sviluppatori, ma di costruire esperienze personali e continuare a tornare nel gioco anche quando i contenuti ufficiali cominceranno inevitabilmente a scarseggiare.

Ed è forse proprio questo l’aspetto che ci lascia più speranzosi guardando al futuro della produzione. Dead as Disco è un early access nel senso più puro del termine: le fondamenta sono estremamente solide, il gameplay funziona meravigliosamente bene, ma la quantità di contenuti disponibili oggi rischia inevitabilmente di lasciare il giocatore senza troppo da fare dopo diverse ore.

Continueremo quindi a tenere d’occhio il progetto con grande curiosità, sperando che Brain Jar Games riesca a mantenere un buon ritmo negli aggiornamenti e soprattutto ad ampliare la componente narrativa e le attività principali. I quattro Idols presenti riescono a intrattenere e caratterizzare bene il mondo di gioco, ma è chiaro che il sistema abbia bisogno di maggiore varietà tanto nei boss quanto nei nemici comuni, che alla lunga tendono a ripetersi più del dovuto.

Dead as Disco

Anche sul fronte del bilanciamento c’è ancora qualcosa da sistemare. Alcuni attacchi nemici risultano fin troppo frequenti, così come alcune animazioni di Charlie sembrano avere del ritardo, mentre certi indicatori visivi relativi ai pulsanti da premere non sempre brillano in chiarezza. Eppure, nonostante questi limiti, si percepisce chiaramente quanto il team abbia passato mesi interi a rifinire il feeling del gameplay, motivo per cui ci sentiamo più fiduciosi che preoccupati per il futuro del progetto.

C’è poco da fare: Dead as Disco è uno degli early access più promettenti che ci siano capitati tra le mani negli ultimi anni. Brain Jar Games ha preso alcune delle formule più assuefacenti dell’industria videoludica e le ha fuse in un’esperienza che riesce ad essere immediata, spettacolare e incredibilmente difficile da abbandonare una volta preso il ritmo giusto.

Quando il flow funziona davvero

Non è un gioco perfetto, né tantomeno un prodotto già completo. La quantità di contenuti è ancora limitata, la varietà dei nemici necessita di un’evoluzione concreta e alcune rifiniture tecniche e visive devono assolutamente arrivare nei prossimi aggiornamenti. Tuttavia, quello che conta davvero è che il team sembra avere una visione chiarissima di ciò che vuole costruire.

Se il supporto post lancio riuscirà davvero a stare al passo con il potenziale dell’idea iniziale del team, Dead as Disco potrebbe trasformarsi in una delle sorprese dello scenario indie più interessanti dell’anno. Questo perché, quando la musica parte, le luci si accendono e il combattimento entra finalmente nel flow giusto. Ci era già successo con titoli come Balatro e ci siamo di nuovo: smettere di giocare sarà molto più difficile di quanto vorremmo ammettere.

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