Captain Tsubasa 2: World Fighters la recensione, il ritorno in campo di Tsubasa

Ecco la nostra recensione di Captain Tsubada 2: World Fighters, seguito di Rise of New Champions del lontano 2020, che porta su console le straordinarie partite di Holly e Benji.

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Per chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90 nel bel paese, il nome Captain Tsubasa potrebbe dire forse poco, ma basta pronunciare “Holly e Benji”, magari canticchiando la celebre sigla, per evocare immediatamente pomeriggi davanti alla televisione, BimBumBam con Bonolis su Italia 1 e tiri capaci di piegare le reti delle porte. Il calcio raccontato da Yoichi Takahashi non ha mai avuto molto a che fare con il realismo: è sempre stato un calcolato mix di acrobazie impossibili, campi eternamente lunghi e giocatori in grado di trasformare ogni azione in uno spettacolo.

Dopo il discreto Rise of New Champions dell’ormai lontano 2020, Tamsoft torna con un seguito diretto, Captain Tsubasa 2: World Fighters, che prova a rendere ancora più ricca e spettacolare la formula, intervenendo in maniera significativa sulle meccaniche di gioco. Il risultato è un titolo che farà felici i fan di vecchio corso, ma che non riesce sempre a gestire con equilibrio tutte le novità introdotte.

Captain Tsubada 2: World Fighters

Una nuova sfida per Tsubasa

La modalità principale, in forte continuità col capitolo precedente, è ancora una volta la Storia, che riprende gli eventi dal punto in cui si era interrotta e attraversa l’intero arco narrativo del World Youth. Si parte dal Brasile, dove Tsubasa prosegue la propria esperienza calcistica, per poi passare alle qualificazioni asiatiche e arrivare infine alla fase mondiale. Il percorso è arricchito da alcune piacevoli deviazioni, viste come eventi secondari, tra cui un torneo liceale che permette di affrontare nuovamente squadre e personaggi già conosciuti.

Anche in questo episodio è possibile creare un alter ego personalizzato, scegliendone aspetto, ruolo e caratteristiche. Rispetto al passato, il personaggio può essere impiegato in qualsiasi posizione, compreso il portiere, e viene inserito nella storia fin dalle prime battute. La sua presenza nell’intreccio narrativo rimane però piuttosto artificiale: il gioco lo tratta come un talento già affermato, senza fornire una vera spiegazione alla sua comparsa improvvisa tra i migliori giovani calciatori giapponesi.

La trama segue abbastanza fedelmente gli avvenimenti dell’opera originale, pur concedendosi qualche libertà per adattare il racconto al nuovo protagonista e all’ambientazione contemporanea. Smartphone e comunicazioni a distanza fanno da raccordo tra le varie partite, ma non modificano realmente il cuore della narrazione; le risposte selezionabili durante i dialoghi servono infatti principalmente a dare un minimo di personalità al personaggio creato, senza influenzare gli eventi successivi, in una sorta di “illusione” da Gdr che intrattiene comunque piacevolmente.

La scrittura, del resto, non è certamente il punto di forza dell’esperienza. Captain Tsubasa 2: World Fighters ripropone tanto il lato più ingenuo quanto quello più esagerato della serie: stereotipi nazionali, rivalità sopra le righe e situazioni che, anche contestualizzando, difficilmente possono essere prese sul serio. Per chi apprezza il carattere chiaramente irrealistico e, talvolta, involontariamente comico di Holly e Benji, tutto questo rappresenta quasi un valore aggiunto; chi cerca una narrazione più curata, invece, potrebbe faticare a seguire l’avventura. Ma del resto è lapalissiano che un prodotto del genere sia indirizzato in particolar modo a chi, di Holly & Benji, ne ha fatto una religione.

A rendere più interessante la modalità Storia ci pensano gli eventi che si attivano durante le partite. Alcuni permettono di apprendere nuove tecniche, altri sbloccano scene aggiuntive completando determinati obiettivi, come segnare un certo numero di reti con uno specifico giocatore. Una volta conclusa la campagna principale, inoltre, si aprono storie alternative e scenari “what if” che consentono di affrontare incontri inediti rispetto al manga. Sono contenuti graditi, soprattutto perché danno un motivo concreto per tornare su alcune partite già affrontate, aumentando la già ottima longevità della trama principale.

Captain Tsubada 2: World Fighters

Il problema è che il gioco tende a interrompere spesso l’azione con dialoghi e filmati, in numero piuttosto eccessivo. Le sequenze sono generalmente brevi, anche piacevoli come precedentemente detto, ma la loro frequenza finisce per appesantire il ritmo, soprattutto quando si sta cercando di completare nuovamente un incontro. È possibile disattivare gli eventi durante le partite, ma così facendo si rinuncia anche ad alcune situazioni spettacolari e, in certi casi, a momenti capaci di influenzare direttamente l’esito del match.

Le attività secondarie soffrono di un limite simile; si tratta perlopiù di dialoghi o conversazioni via smartphone da leggere fino alla ricompensa finale. Le ricompense possono essere utili, in particolare quando si ottengono nuove mosse per il proprio personaggio, ma sarebbe stata preferibile una maggiore varietà. Mini-giochi o sfide più interattive avrebbero dato più senso a una quantità di contenuti collaterali altrimenti piuttosto passivi, aggiungendo ulteriore linfa vitale a una modalità storia tutto sommato divertente e soddisfacente.

Un calcio ancora più spettacolare

È sul campo che World Fighters prende maggiormente le distanze dal predecessore. Le basi del sistema sono riconoscibili, ma molte meccaniche sono state riviste per accentuare ulteriormente la componente spettacolare; infatti, più che un tradizionale gioco di calcio arcade, il titolo sembra voler diventare una sorta di “simulatore dell’anime” di Takahashi, dove ogni azione può trasformarsi in una tecnica speciale.

Il sistema di dribbling e contrasti è stato semplificato nella struttura, ma reso più articolato nella gestione della resistenza. Le azioni offensive e difensive consumano progressivamente una risorsa condivisa: un dribbling può avere la meglio su un contrasto normale, ma una serie di interventi difensivi può esaurire la resistenza dell’attaccante e permettere di recuperare il pallone. Esistono poi le varianti Dribbling Max e Contrasto Max, che garantiscono la vittoria nello scontro, a patto di riuscire a completare la fase di preparazione senza essere interrotti.

Captain Tsubada 2: World Fighters

Il sistema funziona e risulta abbastanza semplice da comprendere, ma richiede un minimo di attenzione alle distanze e al tempismo, nel più classico dei “easy to learn, hard to master”. Il Dribbling Perfetto rappresenta l’eccezione più importante: eseguito nel momento corretto, col perfetto tempismo, consente di evitare qualsiasi contrasto, anche se riuscire a sfruttarlo contro le tecniche più potenti non è sempre facile; un’arma molto potente, ma di difficile padronanza.

Le super mosse sono naturalmente al centro dell’esperienza. Ogni giocatore dispone di abilità specifiche che si caricano attraverso le azioni compiute durante la partita, mentre anche difensori e centrocampisti possono accumulare energia per attivare tecniche speciali. Le scivolate potenziate, in particolare, permettono di coprire porzioni enormi di campo e recuperare il pallone con grande efficacia. Proprio queste mosse, però, rappresentano uno degli aspetti meno convincenti del sistema: quando vengono attivate dall’intelligenza artificiale, spesso non lasciano alcuna possibilità di reazione, costringendo a subire l’animazione fino alla sua conclusione.

I tiri su assist sembrano fin troppo facili da sfruttare, presentando il medesimo problema; è spesso sufficiente raggiungere una zona laterale dell’area e caricare il passaggio per attivare automaticamente una situazione in cui un compagno compare davanti alla porta. Un rapido comando permette quindi di concludere con un tiro normale o speciale. Una soluzione che volge a spettacolarizzare l’azione, certo, ma che rischia di diventare ripetitiva e di ridurre il valore delle azioni costruite in maniera più elaborata; alla fine della fiera è un peccato, perchè Captain Tsubasa 2: World Fighters, una volta padroneggiate le numerose meccaniche, è davvero divertente e appagante pad alla mano.

Captain Tsubada 2: World Fighters

La novità più riuscita è probabilmente il sistema di parate. La figura del portiere è stata pesantemente rivista, non risultando più un elemento quasi passivo come nel capostipite, destinato semplicemente a subire o respingere il tiro in base ai propri valori. Quando parte una conclusione, l’attaccante sceglie una delle 6 direzioni disponibili, mentre il portiere deve tentare di anticipare la scelta. Indovinare l’angolo consente di realizzare una parata perfetta, capace di limitare drasticamente il consumo di resistenza; una scelta sbagliata, al contrario, comporta una perdita maggiore.

La meccanica è intuitiva, ma acquista profondità in base alla distanza del tiro. Da lontano si dispone di più tempo per reagire, mentre una conclusione ravvicinata lascia pochissimi margini; a questo si aggiungono le parate miracolose, legate a condizioni specifiche, e alcune mosse difensive che permettono di intervenire prima che il tiro raggiunga la porta. I break rappresentano invece le conclusioni più devastanti. Quando la potenza del tiro supera l’energia residua del portiere, la rete viene distrutta e la sua resistenza massima diminuisce in modo permanente. Si tratta di una soluzione coerente con l’immaginario della serie, spettacolarizzando (se necessario) ancor di più il match.

Captain Tsubada 2: World Fighters

Un’altra aggiunta importante è il Chain System, un contatore che cresce attraverso dribbling, contrasti, recuperi e mosse speciali. Il valore può arrivare fino a dieci livelli e aumenta la potenza dei tiri, riducendone anche i tempi di caricamento. La particolarità è che la Chain non viene azzerata quando si perde il possesso: passa all’avversario, che può continuare ad alimentarla. Alle difficoltà più basse si può quasi ignorare questa dinamica, mentre negli incontri più impegnativi diventa la chiave di volta del match, puntando a costruire le azioni con l’obiettivo di arrivare al tiro nel momento più favorevole.

Ogni squadra dispone inoltre di una Mossa Miracolosa esclusiva, attivabile al verificarsi di determinate condizioni. Il loro impatto non sembra sempre decisivo e, in alcuni casi, i requisiti sono piuttosto difficili da soddisfare, ma rappresentano comunque un’interessante alternativa alla vecchia V-Zone del primo capitolo, oltre che a caratterizzare i team in questione.

Una struttura meno ricca del previsto

Al di fuori della Storia, purtroppo, l’offerta è piuttosto limitata. Sono presenti le partite amichevoli, il multiplayer locale e le modalità online, tra cui incontri classificati, ma non ci sono strumenti particolarmente avanzati per costruire la propria squadra. Rispetto a Rise of New Champions, manca la possibilità di creare formazioni completamente personalizzate scegliendo liberamente i giocatori disponibili. È possibile modificare moduli e schieramenti, ma il margine di intervento rimane contenuto. Probabilmente arriveranno patch e aggiustamenti che permetteranno modifiche in tal senso, ma al momento la funzione non è disponibile.

Captain Tsubada 2: World Fighters

Il personaggio originale può invece essere personalizzato in maniera più approfondita, scegliendo abilità, tiri, dribbling e contrasti. Le mosse sbloccate durante la Storia possono essere acquistate e combinate per costruire un giocatore adatto al proprio stile, anche se esistono alcuni limiti (giustamente) pensati per evitare configurazioni eccessivamente sbilanciate. Un piccolo negozio permette inoltre di ottenere musiche, elementi estetici e personalizzazioni per il pallone; un’attività sempre gradita, specie in un’opera che fa anche della memorabilia e della nostalgia uno dei suoi punti di forza.

Il comparto online non è stato possibile valutarlo in modo troppo approfondito, ma la struttura annunciata non sembra offrire particolari sorprese: sarà soprattutto la qualità del bilanciamento a determinare la tenuta delle partite competitive, come anche il supporto su lunga data: aggiornamenti, bilanciamenti e futuri DLC saranno al centro del futuro di Tsubasa 2, determinandone, come nella più classica delle partite, la vittoria o la sconfitta.

Il comparto tecnico di World Fighters

Il passaggio all’Unreal Engine 5 porta con sé un miglioramento visibile rispetto al precedente capitolo, soprattutto nella resa dei personaggi, negli stadi e nelle animazioni delle tecniche speciali, ma era lecito, dopo questi anni, aspettarsi qualcosa di più in termini di rendering e qualità visiva generali. I filmati legati ai tiri più celebri e ai momenti chiave della storia sono invece tanti, spettacolari e riescono a ricreare con efficacia l’atmosfera dell’anime.

La qualità cala invece nelle scene narrative più ordinarie, ambientate in spazi poco dettagliati e accompagnate da animazioni essenziali. Il contrasto tra le sequenze d’azione e i dialoghi statici è evidente, anche se non compromette in maniera significativa la presentazione complessiva. Noi lo abbiamo giocato su Nintendo Switch 2 e il risultato è più che soddisfacente, sebbene manchi una versione dedicata alla nuova ammiraglia di casa Nintendo.

 

L’interfaccia è piuttosto ingombrante e talvolta bulimica, ma le informazioni mostrate risultano utili, soprattutto per tenere sotto controllo la resistenza dei portieri. La linea che collega il giocatore controllato al pallone può apparire antiestetica sulle prime, ma aiuta a orientarsi durante le azioni più confuse e permette di valutare meglio le distanze per i contrasti, risultando a conti fatti un vero game changer rispetto al capitolo precedente. Il comparto audio svolge bene il proprio compito, grazie a brani riarrangiati che richiamano le atmosfere della serie; il doppiaggio giapponese è quello più adatto a restituire il tono originale dell’opera, mentre la versione inglese appare meno convincente.

Captain Tsubasa 2: World Fighters

Captain Tsubasa 2: World Fighters migliora diversi aspetti del predecessore e prova a rendere il calcio di Holly e Benji più profondo senza rinunciare alla sua natura esagerata. Il nuovo sistema di parate e il Chain System sono aggiunte interessanti, mentre la quantità di super mosse e le animazioni spettacolari rappresentano una ricompensa efficace per gli appassionati. D’altro canto, l’intelligenza artificiale mostra alcune incertezze, i passaggi non sono sempre precisi, certe tecniche difensive risultano troppo difficili da contrastare e le interruzioni durante le partite spezzano spesso il ritmo. Anche la struttura generale avrebbe beneficiato di una maggiore varietà e di più modalità capaci di valorizzare la personalizzazione delle squadre. Resta un titolo indirizzato e consigliato, soprattutto ai fan di Captain Tsubasa, che troveranno molte delle situazioni più iconiche della serie ricreate con cura. Per tutti gli altri, invece, la ripetitività e alcuni limiti strutturali potrebbero emergere con maggiore evidenza.

7.7 / 5

Pro
  • Modalità Storia lunga e omnicomprensiva...
  • Gameplay divertente e profondo
  • Tantissime squadre e roster variegato, che farà la felicità dei fan dell'anime
Contro
  • ...ma senza particolari guizzi
  • Tecnicamente solo discreto
  • Da rivere il bilanciamento di alcune situazioni
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