Reacher 4, la Recensione: Jack Reacher non è mai stato così pericoloso

La quarta stagione alza il livello dell'azione e costruisce un caso pieno di inganni: Alan Ritchson guida quello che potrebbe essere il miglior Reacher visto finora. La recensione

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Arrivati alla quarta stagione, il rischio era diventato piuttosto evidente. Reacher funziona perché Jack Reacher è Jack Reacher, ma una formula così precisa può facilmente trasformarsi nel proprio limite: nuova città, nuovi criminali, qualche indagine, qualcuno abbastanza incosciente da provocare l’uomo sbagliato, e la conseguente distribuzione gratuita di fratture multiple. Invece per nostra grande fortuna il rischio è scongiurato, perché Reacher continua a trovare il modo di sorprenderci.

La quarta stagione, ispirata a Gone Tomorrow di Lee Child, prende ciò che la serie ha costruito negli ultimi anni e prova a renderlo più complesso senza rinunciare alla brutale semplicità che ha reso il personaggio interpretato da Alan Ritchson uno dei protagonisti action più riconoscibili della televisione contemporanea. Il risultato, almeno per chi vi scrive, è probabilmente la stagione più completa realizzata fino a questo momento.

Non necessariamente la più equilibrata, perché l’inizio richiede qualche episodio prima di mettere davvero tutte le carte sul tavolo, ma certamente quella capace di mantenere più a lungo il dubbio su ciò che sta accadendo. Reacher 4 cambia continuamente prospettiva, nasconde informazioni, introduce personaggi difficili da decifrare e costruisce una storia che riesce a conservare diversi colpi di scena praticamente fino ai minuti conclusivi. E quando decide di menare, cosa che fortunatamente accade spesso, dimentica completamente il significato della parola moderazione.

Una trama che non vuole farsi capire subito

La struttura narrativa di Reacher 4 è diversa rispetto a quella delle stagioni precedenti: in passato il punto di partenza era quasi sempre chiarissimo, nella prima stagione Reacher aveva una motivazione personale immediata; successivamente abbiamo assistito al ritorno degli Investigatori Speciali e, ancora dopo, a una missione sotto copertura nella quale obiettivi e responsabilità venivano definiti molto rapidamente. Questa volta Reacher stesso impiega parecchio tempo a capire contro chi stia combattendo.

Il protagonista viene trascinato dentro una rete composta da organizzazioni difficili da identificare, personaggi che sembrano avere obiettivi incompatibili e uomini armati dei quali inizialmente conosciamo poco o nulla. Ciò ribalta parzialmente una delle certezze della serie: Reacher solitamente entra in una stanza e comprende la situazione prima ancora che gli altri abbiano finito di presentarsi. Qui non sempre succede. Per buona parte della prima metà della stagione sappiamo solo che qualcosa non torna. Le informazioni arrivano lentamente, alcune piste sembrano condurre nella direzione corretta per poi cambiare improvvisamente significato e persino determinare chi sia realmente dalla parte di Reacher diventa meno semplice del previsto.

Tuttavia,, a causa di questo approccio i primi episodi risultano inevitabilmente più lenti perché lo spettatore non possiede ancora abbastanza elementi per comprendere la reale portata della storia. Quando però i pezzi iniziano finalmente a incastrarsi, Reacher 4 cambia completamente velocità. La seconda parte è un susseguirsi di rivelazioni, tradimenti e cambi di prospettiva che rendono particolarmente difficile interrompere la visione. Alcune risposte vengono volutamente conservate fino alla parte conclusiva e, soprattutto, la serie riesce diverse volte a farci riconsiderare quanto visto negli episodi precedenti. Non tutto viene raccontato con la stessa eleganza. Quando arriva il momento di spiegare ciò che è realmente accaduto, alcune sequenze si caricano di parecchia esposizione e i personaggi finiscono per parlare forse un po’ troppo. È però un prezzo che abbiamo pagato volentieri per una stagione che, almeno sul piano del mistero, ha probabilmente osato più di qualsiasi altra avventura televisiva di Reacher.

Reacher picchia ancora, ma lo fa meglio

Se la storia cerca una maggiore complessità, l’azione percorre invece la direzione opposta. Qui non servono interpretazioni. Fa male. Reacher 4 contiene probabilmente le migliori sequenze d’azione viste finora nella serie e mostra una maggiore attenzione nella costruzione dei singoli combattimenti. Non ci troviamo semplicemente davanti ad Alan Ritchson che attraversa una stanza trasformando esseri umani in arredamento. C’è anche quello, naturalmente, ma questa volta la regia gioca maggiormente con gli ambienti, con le distanze e soprattutto con gli oggetti che circondano i personaggi.

Una sala da bowling, una biblioteca, una tromba delle scale: luoghi apparentemente ordinari diventano rapidamente territori nei quali sarebbe consigliabile non trovarsi quando Jack Reacher decide che la discussione è terminata. La violenza rimane volutamente esagerata, quasi fumettistica in determinati momenti, ma conserva sempre quel minimo di concretezza necessario affinché il pubblico possa crederci.

O almeno possa scegliere tranquillamente di crederci. Accanto ai combattimenti corpo a corpo troviamo inseguimenti, sequenze automobilistiche, momenti ambientati in aria e soprattutto un utilizzo più frequente delle armi bianche. La terza stagione aveva costruito alcuni scontri quasi esclusivamente sulla forza bruta. La quarta aggiunge maggiore varietà e prova spesso a sorprendere attraverso la coreografia. Ed è proprio questo uno dei suoi risultati migliori: dopo quattro stagioni vedere Jack Reacher combattere continua a essere divertente. Non era affatto scontato.

Alan Ritchson “è” ormai Jack Reacher

Dopo quattro stagioni è diventato quasi inutile domandarsi se Alan Ritchson sia adatto al personaggio. Ritchson è Reacher. La fisicità rimane fondamentale, naturalmente. La sua presenza modifica istantaneamente qualsiasi scena: quando entra in una stanza sappiamo già che, nel caso la conversazione dovesse prendere una brutta piega, qualcuno potrebbe aver bisogno di un ortopedico. Ma limitare la sua interpretazione alle dimensioni sarebbe ormai profondamente ingiusto.

Questa stagione permette all’attore di mostrare qualcosa che abbiamo visto molto meno in passato: un Reacher capace di sbagliare. La sua enorme sicurezza viene incrinata più volte. Jack interpreta male alcune situazioni, prende decisioni discutibili e non riesce sempre ad anticipare chi ha davanti. Ed è proprio questa imperfezione a rendere il personaggio molto più interessante. Reacher rimane intelligente, preparato e terrificante quando necessario, ma smette per qualche momento di sembrare un uomo dotato della soluzione incorporata per ogni problema.

Ritchson riesce bene soprattutto nei silenzi successivi a questi errori. Il personaggio non diventa improvvisamente fragile e non comincia a raccontare al mondo ciò che prova; semplicemente vediamo il peso delle sue decisioni attraverso piccoli cambiamenti nel modo in cui osserva gli altri o reagisce agli avvenimenti. È probabilmente una delle interpretazioni più interessanti offerte dall’attore all’interno della serie.

Una delle incognite più interessanti della stagione riguardava l’assenza di Neagley, ormai diventata una presenza quasi naturale accanto a Reacher. La scelta poteva pesare parecchio. Non succede. La quarta stagione riesce ancora una volta a costruire un gruppo di comprimari credibile e sufficientemente caratterizzato da evitare l’impressione di trovarci semplicemente davanti ai sostituti temporanei dei personaggi precedenti. A emergere sopra tutti è Sydelle Noel nei panni della detective Tamara Green.

Il rapporto tra Green e Reacher funziona proprio perché non cerca di riprodurre dinamiche già viste. I due personaggi imparano progressivamente a misurarsi, collaborano senza trasformarsi immediatamente in confidenti e sviluppano una relazione fatta soprattutto di confronto. Noel possiede inoltre una presenza scenica abbastanza forte da reggere senza difficoltà le sequenze condivise con Ritchson e, anzi, in diverse occasioni riesce persino a rubargli la scena. Avremmo volentieri trascorso più tempo con lei.

Funziona bene anche Christopher Rodriguez-Marquette nel ruolo di Jacob Merrick, personaggio che porta una componente decisamente più umana all’interno di una storia popolata da individui molto meno facili da comprendere. Kevin Weisman, nei panni di Plum, riesce invece a evitare che il proprio personaggio venga confinato alla semplice funzione comica, mentre Kevin Corrigan interpreta Docherty con un gusto particolare per quelle battute pronunciate nel momento meno appropriato possibile. Il risultato complessivo è probabilmente uno dei migliori ensemble della serie.

Forse l’elemento più interessante della quarta stagione non riguarda però le esplosioni, i combattimenti o il mistero, ma il protagonista. Jack Reacher ci ha abituati a entrare nelle situazioni avendo quasi sempre un vantaggio sugli avversari. È più forte. È più intelligente. Ha visto più cose. Conosce perfettamente ciò che può fare.

La quarta stagione gli toglie progressivamente questa certezza. Introduce avversari e situazioni capaci di metterlo qualche volta dalla parte sbagliata dell’equazione. E vedere un personaggio abituato ad avere sempre la risposta costretto a convivere con i propri errori aggiunge finalmente una sfumatura differente alla sua caratterizzazione. È una scelta piccola, ma potrebbe essere una delle più importanti per il futuro della serie.

Non sai mai di chi fidarti, se non di te stesso

Con Reacher 4 l’azione raggiunge probabilmente il suo punto più alto, il cast secondario è eccellente e il mistero centrale offre molti più cambiamenti di direzione di quanto fossimo abituati ad aspettarci dalla serie. Resta una prima metà leggermente più faticosa, soprattutto perché la sceneggiatura nasconde talmente tante informazioni da rischiare occasionalmente di nascondere anche il motivo per cui dovremmo preoccuparcene. Ma una volta superata quella fase, la stagione praticamente non si ferma più.

Personalmente potrei considerarla la migliore stagione di Reacher realizzata fino a oggi, anche davanti alle eccellenti prima e terza, perché sembra aver finalmente capito quanto possa spingersi lontano senza perdere ciò che rende questo personaggio così divertente. Ci sono botte. Tantissime. Ci sono personaggi riusciti, un Alan Ritchson ormai completamente padrone del ruolo e soprattutto una storia che continua a mischiare le proprie carte fino alla fine. Dopo quattro stagioni, Reacher avrebbe potuto iniziare a mostrare qualche segno di stanchezza. Il problema, semmai, è degli altri. Perché lui sembra avere ancora parecchia voglia di menare.

Eccellente

Reacher 4

Reacher 4 conferma la solidità della serie Prime Video e potrebbe essere persino la stagione migliore realizzata finora. Alan Ritchson è ormai perfettamente calato nel ruolo di Jack Reacher e qui mostra anche un lato più fallibile e interessante. La trama parte in modo più lento e misterioso, lasciando volutamente molti elementi fuori fuoco, ma quando i vari pezzi iniziano a combaciare la stagione cambia ritmo e diventa molto più coinvolgente. I colpi di scena si susseguono fino agli episodi finali, mantenendo alta l’attenzione. Le sequenze d’azione sono probabilmente le migliori viste nella serie, più varie, curate e spettacolari. Ottimo anche il nuovo cast, con Sydelle Noel particolarmente convincente nei panni di Tamara Green. L’assenza di Neagley pesa meno del previsto grazie a personaggi secondari ben costruiti. Qualche eccesso di spiegazioni nella seconda metà rallenta leggermente la narrazione, ma non compromette il risultato. Reacher 4 migliora la formula senza tradirla, offrendo azione, mistero e un protagonista ancora capace di sorprendere.

9 / 5

Pro
  • Le migliori sequenze d'azione della serie
  • Alan Ritchson continua a migliorare nel ruolo
  • Numerosi colpi di scena fino agli episodi conclusivi
  • Ottimo Sydelle Noel e convincente tutto il nuovo cast
Contro
  • La prima parte impiega troppo tempo a mostrare la vera direzione della storia
  • Alcune spiegazioni nella seconda metà risultano eccessivamente concentrate
  • Tamara Green avrebbe meritato ancora più spazio
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