Lanterns 1×08, la recensione della prima stagione: i volti umani delle lanterne

La prima stagione si distingue per un approccio maturo alla mitologia DC, concentrandosi sulla fragilità degli eroi e sul passaggio di testimone tra Hal e John. Ecco la recensione!

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Per otto episodi Lanterns ha fatto una cosa piuttosto insolita per una serie di supereroi. Ci ha chiesto di aspettare. Ha lasciato che il mistero prendesse forma lentamente, ha messo Hal Jordan e John Stewart dentro una piccola comunità del Nebraska e ha preferito farci conoscere prima gli uomini dietro gli anelli, invece di mostrarci immediatamente tutto quello che il loro mondo poteva offrire. Alla fine della stagione è proprio questa la scelta che rimane più impressa.

Lanterns è una serie su Green Lantern che, per buona parte del tempo, sembra quasi non voler essere una serie su Green Lantern. Parte come un poliziesco, si trasforma progressivamente in fantascienza e soltanto quando arriva il momento giusto lascia intravedere quanto sia grande il mondo che ha costruito. È un approccio che non piacerà a chi cercava una storia piena di combattimenti e pianeti alieni fin dal primo episodio, ma che permette alla serie di trovare una propria identità in un genere ormai abituato a seguire formule molto più prevedibili.

lanterns

Un mistero che conta meno della strada

Il mistero sulla morte di Hal Jordan è stato il filo conduttore dell’intera stagione, ma alla fine è quasi secondario rispetto al percorso compiuto dai personaggi. Questo non significa che l’indagine sia irrilevante. Al contrario, è proprio attraverso quella ricerca che la serie riesce a parlare di famiglia, paura, senso di colpa e responsabilità. Il problema è che, guardando agli otto episodi nel loro insieme, alcune risposte arrivano con un meccanismo investigativo forse meno sorprendente di quanto la lunga attesa lasciasse immaginare.

È però difficile considerarlo un vero difetto quando si guarda alla destinazione. Lanterns non costruisce il proprio mistero soltanto per arrivare a un colpevole, ma invece lo usa per mettere i personaggi davanti alle conseguenze delle loro scelte e, soprattutto, per cambiare John Stewart.

Hal Jordan e John Stewart

Se c’è un elemento che rende Lanterns superiore alla media delle produzioni supereroistiche recenti è il rapporto tra Kyle Chandler e Aaron Pierre. Hal e John partono da due posizioni molto diverse e per gran parte della stagione sembrano incapaci di comprendere davvero l’altro. Chandler interpreta Hal con una sicurezza che nasconde continuamente stanchezza, ego e rimpianti, mentre Pierre costruisce un John inizialmente rigido e trattenuto, che lentamente impara a mettere in discussione tutto ciò che gli è stato insegnato.

La loro relazione non viene mai ridotta alla semplice dinamica tra maestro e allievo, perché c’è competizione, diffidenza, affetto, e anche una certa incapacità di comunicare quello che provano davvero. Quando la stagione arriva alla conclusione, il percorso dei due acquista un significato molto più personale. Il passaggio di testimone che sembrava essere al centro della storia fin dall’inizio non riguarda semplicemente chi indosserà un anello, ma riguarda invece ciò che una persona lascia a quella che viene dopo.

Aaron Pierre è la vera sorpresa

John Stewart è il personaggio che più di tutti cambia durante gli otto episodi e Aaron Pierre riesce a seguirne l’evoluzione senza trasformarlo in un eroe completamente diverso da quello che avevamo conosciuto. All’inizio è un uomo abituato a seguire ordini, disciplinato fino all’eccesso e poco disposto a mostrare le proprie emozioni. Episodio dopo episodio, però, comincia a prendere decisioni che appartengono sempre meno alle persone che lo hanno cresciuto e sempre più a lui.

La cosa interessante è che la serie non presenta questa trasformazione come una semplice acquisizione di potere. John diventa più forte proprio quando accetta di avere paura e di non avere tutte le risposte. È un percorso molto più umano di quello che normalmente accompagna la nascita di un supereroe e permette ad Aaron Pierre di diventare, alla fine della stagione, il vero punto di riferimento della serie.

Green Lantern senza dimenticare il mondo DC

L’altro grande rischio era quello di rendere Lanterns così diversa dal materiale originale da far sembrare l’elemento supereroistico quasi un ostacolo. Per buona parte della stagione la serie cammina su questo confine. Quando rimane concentrata sui personaggi funziona benissimo, mentre in alcuni momenti la mitologia delle Lanterne sembra entrare nella storia quasi per ricordarci che siamo comunque dentro il DC Universe. L’arrivo di Guy Gardner, la presenza di Sinestro e l’espansione della componente cosmica aprono possibilità interessanti, ma non tutti questi elementi ricevono lo spazio necessario per svilupparsi pienamente. Alcuni sembrano chiaramente pensati per ciò che potrebbe arrivare dopo, mentre la storia principale avrebbe probabilmente beneficiato di qualche deviazione in meno.

Nonostante questo, Lanterns riesce nella cosa più difficile: fa funzionare la propria storia anche per chi non conosce in profondità la mitologia di Green Lantern, mantenendo allo stesso tempo abbastanza riferimenti per chi arriva dai fumetti. È una qualità che le recensioni iniziali avevano già individuato, sottolineando come la serie riesca a essere accessibile senza rinunciare alla propria componente fantascientifica.

Una serie che non ha paura di rallentare

Il ritmo è probabilmente l’aspetto più divisivo della stagione. Ci sono episodi nei quali la storia sembra procedere molto lentamente e momenti in cui l’impressione è che la serie stia trattenendo deliberatamente informazioni che potrebbe già condividere con lo spettatore. Alcuni passaggi avrebbero potuto essere più compatti e, soprattutto nella parte centrale, la sensazione di attesa può diventare pesante.

Allo stesso tempo, è proprio questa lentezza ad aver permesso a Lanterns di costruire rapporti che altre produzioni avrebbero probabilmente risolto in poche scene. Il risultato è una stagione irregolare, ma raramente impersonale. E considerando quanto sia facile per una produzione supereroistica perdersi nella necessità di preparare il prossimo film, il prossimo personaggio o il prossimo grande evento, non è un risultato da sottovalutare.

Il finale sceglie la strada più difficile

Il finale è coerente con tutto ciò che la serie ha raccontato prima e soprattutto evita di trasformare la conclusione in una gara di effetti speciali. È una scelta che ha diviso anche la critica. Alcuni hanno apprezzato proprio il fatto che Lanterns abbia preferito una conclusione emotiva a un classico scontro conclusivo, mentre altri hanno trovato il risultato troppo contenuto per una serie arrivata al termine della propria stagione.

Personalmente, è una scelta che considero riuscita. Non perché la serie non avrebbe potuto offrirci una battaglia più grande, ma perché avrebbe tradito ciò che aveva costruito fino a quel momento. Il centro della storia sono sempre stati Hal e John, non la quantità di distruzione che una Lanterna può provocare. Il finale chiude quindi il percorso emotivo della stagione prima ancora di preoccuparsi di aprire quello successivo. E quando arriva il momento di lasciare andare Hal, la serie riesce a dare un peso reale a un rapporto che per otto episodi ha rappresentato il suo cuore.

Una ventata d’aria fresca nel genere

Il genere supereroistico negli ultimi anni ha spesso avuto difficoltà a trovare nuove forme. Le storie sono diventate sempre più interconnesse, le produzioni sempre più concentrate sulla necessità di preparare ciò che arriverà dopo e i personaggi hanno finito spesso per essere strumenti all’interno di universi narrativi più grandi. Lanterns invece prova a fare il contrario.

Prende due personaggi dei fumetti e li mette dentro una storia che parla soprattutto di persone, di famiglie e delle conseguenze delle proprie scelte. Quando decide di mostrare il lato cosmico non rinnega questa impostazione, ma prova a portarla con sé. Non tutto funziona allo stesso modo. Alcuni passaggi sono troppo lenti, alcune svolte sono più prevedibili di quanto vorrebbero essere e la mitologia DC a volte sembra entrare nella storia prima che la serie abbia trovato il modo migliore per utilizzarla e, nel complesso, la scommessa riesce.

Il bilancio della prima stagione

Dopo otto episodi, Lanterns lascia soprattutto la sensazione di aver raccontato una storia completa. Il mistero viene portato a conclusione, John Stewart arriva alla fine del proprio percorso e il rapporto con Hal trova una chiusura che dà un significato diverso a molti degli episodi precedenti. Restano naturalmente delle porte aperte e sarebbe difficile immaginare che DC Studios non voglia almeno valutare seriamente una seconda stagione, anche se al momento non c’è ancora un rinnovo ufficiale. La stampa specializzata ha già evidenziato quanto materiale rimanga a disposizione per continuare, soprattutto attorno a John, Sinestro e alla nuova posizione delle Lanterne sulla Terra.

Ma la cosa importante è che Lanterns non ha bisogno di una seconda stagione per dare un senso alla prima. Ed è probabilmente il complimento più grande che si possa fare alla serie.

Ha preso Green Lantern, uno dei personaggi più difficili da adattare senza cadere nel kitsch, e ha trovato un modo per renderlo credibile senza privarlo completamente della sua natura fantastica. Ha avuto il coraggio di rallentare, di lasciare spazio agli attori e di costruire una relazione che alla fine conta più dell’intreccio che l’ha fatta nascere. Per una serie supereroistica non è poco, considerando il genere e il momento che sta attraversando, è probabilmente proprio quello che serviva.

Lanterns

Lanterns è una buona prima stagione, anche se non perfetta: ha qualche problema di ritmo, alcune svolte narrative si possono intuire in anticipo e la mitologia DC, soprattutto quando prova ad allargarsi, non è sempre integrata con la stessa naturalezza della parte più intima della storia. Ma quando si concentra su Hal, John e sulle persone che li circondano, la serie trova una voce precisa e sorprendentemente matura. È una storia di Green Lantern che parla di paura senza aver paura di mostrare la fragilità dei propri eroi. Ed è proprio questa scelta, più di qualsiasi combattimento o riferimento ai fumetti, a rendere la prima stagione di Lanterns una delle produzioni supereroistiche più interessanti degli ultimi anni. Dopo otto episodi, il vero passaggio di testimone non riguarda soltanto l’anello. Riguarda la storia che Hal lascia a John e ciò che John decide di farne.

9 / 5

Pro
  • Hal e John sono il vero cuore della stagione
  • Un approccio adulto al genere supereroistico
  • Ottime interpretazioni di Kyle Chandler e Aaron Pierre
Contro
  • Ritmo a tratti troppo lento
  • Alcune svolte narrative prevedibili
  • Poco spazio ai personaggi secondari
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