Asmodee Italia al PLAY 26, tra stand e progetti culturali dedicati all’arte

Durante il primo giorno di PLAY 2026 abbiamo partecipato ad un particolare tour organizzato da Asmodee Italia, tra immaginazione, interpretazione, introspezione e senso di comunità.

Quest’anno PLAY a Bologna è stato molte cose: il ritorno dell’appuntamento annuale per gli amanti dei giochi da tavolo e di ruolo, un momento per rivedere persone che magari vivono lontane e passare del tempo insieme, ma anche un momento per celebrare il contributo femminile nel mondo (tema centrale di quest’anno per l’ottantesimo anniversario del suffragio femminile in Italia). A tutto ciò però, accostiamo anche altre decine di motivazioni che lo hanno reso speciale. Tra le tante, non è possibile non parlare di quanto sia stretto il legame tra i giochi e l’arte, arte come concetto concreto e non solo astratto, e che spazia in diversi ambiti, tra cui anche la comunità e gli spazi urbani.

In tal senso, l’azienda che più si è prodigata in quest’ultima branca è stata senza dubbio Asmodee Italia, che ci ha invitati ad un appuntamento speciale (in collaborazione con Adiacenze) dedicato ad un’iniziativa molto particolare che unisce proprio questi concetti. Si tratta di “Closer: Becoming The City”, un progetto culturale che affonda le proprie radici proprio nel legame tra arte, comunità e spazi urbani.

Non a caso culmine dell’esperienza che ci è stata proposta dall’azienda è stata un misto di tutto ciò, con il nostro tour che si è concluso in uno degli edifici più particolari presenti nel capoluogo. Ma procediamo per gradi.

Un tour all’interno dell’evento

La prima parte dell’appuntamento ha preso vita dopo un incontro all’entrata della fiera felsinea, durante il primo giorno, preludio di una passeggiata all’interno dei vari padiglioni. In questo tour abbiamo visitato i vari stand di Asmodee, situati nelle diverse zone della fiera: card game, giochi di ruolo, e giochi da tavolo, quest’ultimo il fulcro principale delle attività dell’azienda. In ognuna di queste location ci sono stati illustrati sia i prodotti più apprezzati dal pubblico, sia le novità che sono state introdotte con questa edizione di PLAY.

Nel tour abbiamo avuto modo anche di parlare con i diversi responsabili delle varie branche, che sono stati capaci di introdurci ancora di più nelle proprie piccole fette di mondo ludico. Chiaramente non c’è stato modo di dilungarsi troppo, ma erano evidenti passione e interesse per ciò che veniva mostrato. Insomma, era chiaro che per coloro che avevamo di fronte, e soprattutto per la nostra gentilissima guida, quello che stavamo vedendo era passione, oltre che mero lavoro.

Esprit Nouveau

La parte più concreta del nostro tour però ci ha portato all’esterno della fiera, in un’area che ancora è troppo poco conosciuta per il valore artistico che rappresenta. Ci siamo infatti spostati nel Padiglione Esprit Nouveau, una particolarissima costruzione, nonché riproduzione dello spazio lavorativoed espositivo – immaginato nel 1925 da Le Corbusier e Pierre Jeanneret niente meno che per l’Exposition International des Arts Décoratifs di Parigi di quell’anno, che purtroppo fu poi demolito dopo aver adempiuto al suo compito, limitato all’expo.

Il posto è stato agghindato di tutto punto per l’evento, e visivamente siamo stati accolti da riproduzioni giganti stampate su tela di alcune delle carte più evocative di Dixit, il gioco da tavolo per eccellenza che sfrutta immagini come mezzo e stimolo. Anche il tavolo di fronte alle sedie per la conferenza stampa era disseminato di carte, che abbiamo utilizzato poi per l’esperienza applicata a ciò che ci saremmo detti di lì a poco.

La struttura era un misto di spazi ricurvi, molto luminosi, e che lasciavano ampio respiro. Uno di quei rari casi in cui ci si può considerare al chiuso, ma con la mente che può volare libera.

La Città dei Sogni

Dopo il nostro arrivo è cominciata subito la conferenza stampa, in compagnia di Asmodee Italia, Adiacenze, Daniele Catalli e anche intervento della Dott.ssa Chiara Coci (Neuropsichiatra dell’Infanzia e dell’Adolescenza presso il Policlinico di Milano, che è stata con noi anche per il resto del tour). L’incontro ci ha visti passare per tutti gli argomenti citati, e primo per importanza l’annuncio della collaborazione tra Asmodee e Adiacenze all’interno di CLOSER: Becoming the city, un progetto che abbiamo reputato allo stesso tempo interessante ed educativo, coadiuvato anche da Dixit.

 

Dixit è infatti uno dei giochi da tavolo più iconici di sempre, capace di avvicinare qualsiasi tipo di giocatori, e che soprattutto è in grado di stimolare pensiero, interpretazione, e soprattutto quella che Dott.ssa Coci ha definito “Proiezione”. Il gioco per questa particolare occasione però è stato utilizzato per qualcosa di diverso, sfruttato come un vero e proprio strumento creativo, partecipativo e culturale: dopo la conferenza stampa abbiamo potuto infatti immaginare la nostra “città dei sogni”, rispondendo a delle domande poste sul muro della parete espositiva, e rispondendo ad esse semplicemente scegliendo un’immagine che rispecchiasse la nostra “proiezione” più adatta.

È stato incredibile provare sulla nostra pelle come determinate risposte fossero già lì, a domande che a volte a parole ricevono una risposta scontata, meccanica e automatica. Il linguaggio delle immagini di Dixit, ma anche la nostra immaginazione attivata, e perché no, le nostre storie personali, hanno creato qualcosa di intimo ed interpretativo, in un modo del tutto inaspettato ma assolutamente gradito.

È stato splendido inoltre poter parlare in modo diretto con gli altri invitati all’evento, con cui ci è sembrato naturale e genuino condividere le nostre interpretazioni e i nostri punti di vista, una partecipazione collettiva. Non fatico a definire questo uno dei momenti più magici e – passatemi il termine – positivamente surreali tra le fiere a cui ho partecipato. Se non ho mai pensato a quale sia la città dei sogni, ora ho le idee un po’ più chiare anche su quello.

Un’esperienza per pensare e condividere

Al termine della conferenza stampa, che ha dimostrato anche come immagini, associazioni e narrazione possano diventare strumenti di espressione, relazione e dialogo, e con anche possibili applicazioni in ambito clinico e psicologico, abbiamo potuto anche sperimentare brevemente in anteprima il laboratorio creativo condotto da Daniele Catalli. Anch’esso era ispirato al tema della “città dei sogni”, e nonostante la sua brevità è riuscito ad aprirci la mente su dei temi che spesso non vengono trattati col giusto riguardo.

Tutto ciò è poi culminato in un momento molto più rilassato, un aperitivo rinvigorente dove più che sentirci “in gioco”, ci siamo sentiti di “parlare del gioco” e delle esperienze appena concluse (e non solo, chiaramente). Uno scarico emotivo che ci ha fatto apprezzare di persona anche la parte più esterna dell’Esprit Nouveau, dove le forme e gli ambienti hanno continuato ed essere accoglienti e familiari. Ringraziamo anche il meteo per non averci tradito.

Quindi in pochissimo tempo tutti gli avventori hanno potuto assaggiare tutti i temi che ci erano stati anticipati: arte, tramite il gioco probabilmente più iconico dell’ultimo ventennio dedicato ad essa; gli spazi urbani, con una suggestiva location e con la spiegazione di un progetto a dir poco affascinante; e comunità, perché sia durante l’evento, sia durante il rinfresco finale, abbiamo potuto confrontarci tra di noi, conoscerci, e porre le giuste domande ed espresso curiosità verso i protagonisti del progetto.

Personalmente, si tratta di una delle esperienze di PLAY che terrò più care in generale, non solo di quest’anno, perché mi ha anche ricordato quanto anche i giochi siano allo stesso tempo arte e comunione, ma soprattutto persone: quelle che li creano, e quelle che li giocano.

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