Warhammer 40,000: Boltgun 2, la recensione: un boomer shooter brutale e imperdibile

Warhammer 40,000: Boltgun 2 è arrivato: abbiamo testato il nuovo boomer shooter, ecco la nostra recensione su gameplay, level design e atmosfera nel 41° millennio.

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Se nel primo capitolo non potevamo fare a meno di sparare e sparare all’infinito, quel perfetto connubio tra azione, sangue, gore e violenza è rappresentato da un videogioco del tutto carico di autostima. No, non sto parlando di un film di Robert Eggers, bensì di Warhammer 40,000: Boltgun 2, che sa come deliziare gli appassionati del celeberrimo franchise e tutti gli appassionati di boomer shooter.

Parlando personalmente, credo di avere una libreria immensa di FPS. Su Steam, PlayStation e Xbox. Nel corso di questi anni, l’ho rimpinguata talmente tanto da non riuscire più a capire quale avessi concluso o iniziato. Se c’è però una cosa di cui sono un grandissimo appassionato, è del sottogenere degli FPS, ovverossia i boomer shooter, capaci di solleticare le fantasie recondite degli appassionati ma soprattutto di essere un linguaggio completamente nuovo in un genere ricco e stratificato che sa come parlare al prossimo. Capaci di esaltare, di dare nuova linfa agli FPS e di insediarsi a dovere in un mercato agguerrito, i boomer shooter, ormai da diverso tempo, rappresentano il miglior modo per avvicinarsi a questo mondo. E, di conseguenza, anche celebri marchi come Warhammer, che è ormai una colonna portante anche del panorama videoludico oltre che dei giochi da tavolo, non hanno potuto fare a meno di inseguire questo sogno.

Un sogno che, va detto, per uno che è abituato a vivere gli FPS non è altro che assolutamente gradito. Non potevo esimermi, dunque, da toccare con mano in questi giorni Warhammer 40,000: Boltgun 2, un’opera che, a differenza del primo, prende sia molta ispirazione da DOOM, il padre di tutti gli FPS, inserendo però delle primizie che ho gradito nel corso di tutta l’avventura. E che non vedevo l’ora di raccontarvi in modo approfondito, dopo aver macinato quindici ore al suo interno per arrivare a formulare un pensiero coerente.

Warhammer 40,000: Boltgun 2 è più grande in ogni senso

Se non avete mai toccato prima un FPS e, di conseguenza, un boomer shooter, dovete sapere che questo titolo è interamente in prima persona. Dette le ovvietà per agevolare i lettori a capire di cosa si sta parlando, Warhammer 40,000, sviluppato da Auroch Digital e pubblicato da Devolver Digital, fa dei particellari e di tutte le caratteristiche del genere il suo intenso cavallo di battaglia. È bene parlare del gunplay, migliorato e affinato rispetto al capitolo precedente, già buono di per sé ma ancora manchevole di qualche guizzo creativo in più. La visuale in prima persona è intanto migliorata a seguito di un importante lavoro di rifinitura dell’interfaccia, la quale risulta ben condensata al suo interno per offrire un’azione immediata al giocatore in tutte le sue caratteristiche. La principale novità, fondamentale per vivere al meglio l’intera avventura, è l’implementazione di un altro personaggio oltre a quello classico, già presente nel primo Boltgun.

Tornando al mero gunplay del titolo, l’idea interessante e ben diluita è quella di aver aumentato in modo significativo l’intero armamentario, che è capace sia di offrire una mole di novità interessanti quanto di poter destreggiarsi a dovere tra le varie sezioni. Ammetto di non aver personalmente gradito la possibilità di attaccare gli eretici frontalmente, per quanto l’idea mi sia piaciuta, a causa di una gestione maldestra e un po’ artificiosa. Questa meccanica mi ha ricordato quella presente in DOOM: The Dark Ages – Revelations, che consisteva nello sminuzzare i nemici con una lancia capace di affettare i demoni e di essere adoperata come alternativa allo scudo, presente nel titolo di iD Software per differenziarlo dai salti e dalle acrobazie di DOOM Eternal. È stata comunque una mossa piuttosto saggia quella di inserirla nel corso della produzione, perché permette di interfacciarsi con intelligenza a un sistema di gioco comunque adatto allo scopo.

La precisione utilizzata è encomiabile, nonostante una natura piuttosto derivativa, ma comunque di grande impatto e di notevole fattura, segnale che il team ha lavorato in modo piuttosto attento a determinare in modo equilibrato l’intero gunplay. Questa è una scelta che a qualcuno potrebbe non piacere – come al sottoscritto – ma è stata in ogni caso necessaria per arrivare in modo meno appesantito a chi si avvicina al genere e al sottogenere per la primissima volta. Penso, in tal senso, ai tanti appassionati del franchise che non hanno mai toccato prima un FPS o non si sono mai avvicinati a un FPS. In Warhammer 40,000: Boltgun 2 potrebbero trovare il giusto compromesso tra la novità di un genere assai celebre e la totale passione di un franchise conosciuto e riconosciuto.

Un pregevole lavoro di level design

Collegandomi a DOOM: The Dark Ages, è giusto sottolineare che la struttura del level design non è criptica o articolata come nei capitoli classici del franchise di iD Software. A essere tuttavia preponderante, nonché piuttosto insolito nell’ecosistema del titolo, è la differenziazione nelle aree. Ed è qualcosa che ho apprezzato molto per quanto, ed è importante ribadirlo, siano piuttosto derivate. Le macroaree ricordano quelle presenti in DOOM: The Dark Ages, e la mole di nemici da sminuzzare e triturare con le armi è piuttosto generosa. Poi ci sono le aree più piccine, in cui il level design va incontro a qualcosa di diverso, e che è più in linea con il capitolo precedente.

La presenza di collezionabili, unita a una buona ma moderata gestione dei livelli, è di pregevole fattura. Raccoglierli e assimilarli è la parte più interessante del titolo e, va detto, la natura certamente ibrida del titolo giova a favore di quest’ultimo in modo piuttosto unico. Perdersi nei suoi meandri è divertente quanto lo è uccidere, ma ciò che sa solleticare maggiormente è l’esplorazione, oltre al lore di Warhammer, qui preponderante ma mai, mai veramente di troppo. È l’equilibrio giusto tra tradizione, innovazione e precisione, e va omaggiato in modo chiaro il punto più innovativo del titolo: il gunplay.

Un lore di altissimo livello

Nel quarantunesimo millennio non esiste pace, e i confini dell’Imperium sono costantemente insidiati da minacce che emergono dalle profondità del Warp. Dopo aver dimostrato il proprio valore contro le orde del Caos, l’Ultramarine Malum Caedo viene richiamato ancora una volta al servizio quando una serie di mondi imperiali cade improvvisamente nel silenzio. Le comunicazioni si interrompono, le flotte di pattuglia scompaiono e interi sistemi stellari sembrano essere stati inghiottiti da una presenza oscura e incomprensibile. Quello che inizialmente appare come l’ennesimo focolaio eretico si rivela invece il primo segnale di una minaccia molto più vasta. Nel cuore della regione contaminata agisce Vashtorr l’Arkifane, signore delle macchine demoniache e artefice di una terrificante fusione tra tecnologia e potere del Warp. Attraverso antichi congegni sepolti sotto mondi dimenticati, il semidio del Caos sta costruendo una rete di manufatti capaci di corrompere la realtà stessa.

Inviato in prima linea, Malum Caedo attraversa pianeti devastati dalla guerra, città alveare ridotte a carcasse fumanti e complessi industriali trasformati in santuari dedicati agli Dei Oscuri. Ovunque giunga trova i segni della medesima calamità: uomini e donne consumati dalla follia, macchine possedute da entità demoniache e culti che venerano l’avvento di una nuova era guidata dall’Arkifane. Ad accompagnarlo nella missione vi è Nyra Veyrath, una determinata Sorella Guerriera la cui fede incrollabile rappresenta l’opposto della corruzione dilagante. Sebbene provengano da ordini differenti dell’Imperium, entrambi comprendono che il tempo a disposizione è limitato e che ogni ritardo permetterebbe al nemico di consolidare il proprio dominio.

La loro crociata li conduce attraverso una lunga scia di massacri e battaglie disperate. Ogni vittoria, però, svela un tassello ulteriore del piano di Vashtorr. L’entità non desidera semplicemente conquistare dei mondi: vuole trasformare interi sistemi stellari negli ingranaggi di una gigantesca macchina cosmica alimentata dal Warp. Pianeti, stazioni spaziali e flotte da guerra diventano componenti sacrificabili di un progetto destinato a sfidare le leggi della realtà. Mentre l’influenza del Caos cresce e nuove brecce si aprono nello spazio materiale, Malum e Nyra sono costretti a spingersi sempre più in profondità nel territorio nemico, affrontando legioni di demoni e campioni corrotti.

Il conflitto culmina in un assedio finale contro la fortezza meccanica di Vashtorr, un luogo in cui acciaio e carne si fondono in un’unica mostruosa creazione. Qui i protagonisti si trovano davanti alla scelta definitiva: sacrificare tutto per fermare il piano dell’Arkifane oppure assistere alla nascita di una nuova era di oscurità. In perfetto stile Warhammer 40,000, la storia diventa così un racconto di fede, guerra e sopravvivenza, nel quale l’eroismo non garantisce la vittoria e ogni trionfo viene conquistato a prezzo di sangue.

Se amate la grafica sprite, allora Warhammer 40,000 è il titolo giusto per voi. A livello completamente estetico è davvero meraviglioso, complice soprattutto il livello qualitativo degli effetti particellari, uniti al sangue che sporca a fiumi lo schermo e l’intero assetto grafico del titolo.

Warhammer 40,000: Boltgun 2

In conclusione, come penso sia chiaro, Warhammer 40,000 è un videogioco assolutamente pregevole e ben strutturato, capace sia di condensare a dovere le energie qualitative del brand con un gameplay che comunque riesce a dare al giocatore un’ottima inventiva. Farvelo sfuggire sarebbe un peccato.

8.3 / 5

Pro
  • Gunplay ben gestito
  • Un bel lavoro in fatto di lore
  • Level design pregevole
Contro
  • Derivativo
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