Tales of Eternia Remastered la recensione, un classico che sente il peso degli anni
Ecco la nostra recensione di Tales of Eternia Remastered, riproposizione del terzo capitolo dell'antologica serie di JRPG, uscito originariamente su Playstation 1 nel 2000
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La serie Tales of, una delle più longeve e durature in ambito di JRPG, sta facendo un grande lavoro in ambito di rimodernizzazione dei suoi capitoli e, di conseguenza, di preservazione videoludica, tematica tanto cara al giorno d’oggi anche a causa dell’estrema virata verso la digitalizzazione e dalle scelte (talvolta controverse) delle big e dei publisher. Dopo aver rimasterizzato capitoli più moderni, appartenenti perlopiù all’epoca PS3/PS4, Bandai Namco ha optato stavolta di tornare all’inizio del nuovo millennio con Tales of Eternia Remastered, terzo capitolo dell’antologica serie.
Tornare a uno degli episodi più datati, stavolta addirittura con grafica 2d, permette quindi di riscoprire le origini di alcune idee che avrebbero trovato una forma più compiuta nei capitoli successivi. Tales of Eternia Remastered ripropone infatti un’avventura nata su PlayStation nel 2000 in Giappone, poi arrivata in Occidente con il nome di Tales of Destiny II in Nord America. Nonostante la nuova edizione introduca diverse opzioni pensate per rendere l’esperienza più accessibile, la struttura rimane quella di un JRPG tradizionale, costruito attorno a un viaggio tra mondi diversi, personaggi destinati a stringere un legame e combattimenti in tempo reale. È un ritorno che permette di recuperare un capitolo importante della storia di Tales, ma che richiede anche di fare i conti con meccaniche e soluzioni appartenenti a un’altra epoca.
Due mondi, un gruppo da scoprire, amicizie da coltivare
Il protagonista è Reid Hershel, un giovane cacciatore che vive nel villaggio di Rasheans insieme all’amica d’infanzia Farah Oersted. La loro quotidianità viene sconvolta dall’arrivo di Meredy, una ragazza proveniente da Celestia che parla una lingua incomprensibile e porta con sé notizie preoccupanti. La sua misteriosa comparsa conduce Reid e Farah a riunirsi con Keele, amico d’infanzia dei due e studioso, per capire chi sia la misteriosa arrivata e quale pericolo abbia raggiunto il loro mondo.
L’ambientazione è uno degli elementi più interessanti di Eternia: il pianeta è infatti diviso tra Inferia e Celestia, due realtà separate non soltanto geograficamente, ma anche per cultura e organizzazione sociale. Il viaggio dei protagonisti si trasforma così in un’occasione per confrontarsi con modi di vivere differenti, mentre emerge una minaccia capace di mettere in pericolo entrambi i mondi: il Grande Impatto, la collisione catastrofica che i protagonisti dovranno cercare di impedire.
La trama segue una struttura piuttosto classica anche fra gli stilemi del genere, tra la ricerca degli spiriti elementali, incontri, rivelazioni e scontri con chi ha interessi diversi da quelli del gruppo; alcuni sviluppi sono prevedibili e la narrazione non possiede sempre la complessità dei capitoli più recenti, ma il racconto funziona soprattutto grazie alla sua dimensione avventurosa e al rapporto tra i personaggi.
Reid, Farah e Keele si conoscono infatti da tempo, perciò il gioco non deve costruire da zero la loro amicizia: battibecchi, confidenza e divergenze emergono naturalmente durante il viaggio. Meredy, invece, deve trovare il proprio posto all’interno del gruppo, anche a causa della barriera linguistica che inizialmente la separa dagli altri. Semplice, ma efficace, che permette al cast di acquisire familiarità senza ricorrere continuamente a lunghe sequenze dedicate alla sua presentazione.
L’avventura alterna momenti leggeri a passaggi più seri, affrontando le differenze tra le due civiltà e le conseguenze dei loro rapporti. Non tutto viene approfondito con la stessa efficacia e il ritmo può risultare discontinuo, ma Eternia conserva tutt’oggi il fascino dei giochi di ruolo giapponesi che affidavano gran parte del proprio appeal alla scoperta progressiva del mondo e delle persone che lo abitano.
Combattimenti in tempo reale
Il cuore del gameplay è l’Aggressive Linear Motion Battle System (A-LMBS), una variante del sistema di combattimento caratteristico della serie Tales. A differenza dei JRPG basati sulla selezione dei comandi da un menu, qui gli scontri si svolgono in tempo reale su un piano bidimensionale; il giocatore controlla direttamente uno dei personaggi, mentre gli altri membri del gruppo agiscono autonomamente seguendo le impostazioni impartite attraverso il menu tattico.
Gli attacchi normali possono essere combinati con le direzioni per eseguire mosse differenti, mentre le Arti permettono di sfruttare abilità speciali e tecniche più potenti. A queste si aggiungono gli incantesimi, che comprendono attacchi elementali e magie di supporto, con un ruolo importante soprattutto negli scontri più impegnativi. Imparare a coordinare le azioni del gruppo e a scegliere il momento giusto per utilizzare le abilità diventa progressivamente necessario per affrontare i nemici più resistenti.
Il sistema, però, mostra chiaramente i propri anni; all’inizio le possibilità offensive sono limitate e la mobilità dei personaggi non consente di costruire sequenze particolarmente elaborate. Le combo diventano più interessanti con l’acquisizione di nuove Arti, ma la sensazione di controllo e fluidità rimane distante da quella raggiunta dagli episodi più moderni. È un combattimento che richiede un po’ di pazienza prima di mostrare tutte le sue possibilità, senza però arrivare a una profondità tale da nascondere completamente i limiti della struttura originale.
La varietà del gruppo aiuta comunque a mantenere vivo l’interesse. I personaggi hanno caratteristiche e abilità differenti, e alternare attacchi fisici, magie e supporto permette di affrontare le battaglie con approcci diversi. La gestione dell’intelligenza artificiale dei compagni, come già citato precedentemente, ha il suo peso: impartire ordini e definire il comportamento degli alleati è importante per evitare sprechi di risorse e affrontare con maggiore ordine le situazioni più complicate.
Al di fuori dei combattimenti, Tales of Eternia segue unaprogressione tradizionale. Si esplorano città e dungeon, si parla con gli abitanti e si attraversa la mappa del mondo per raggiungere la destinazione successiva. Il percorso principale è abbastanza lineare, ma lascia spazio a missioni secondarie, minigiochi e attività facoltative. La struttura può diventare ripetitiva quando il gioco richiede di tornare in luoghi già visitati, anche se l’esplorazione rimane una parte importante dell’avventura.
Un comparto tecnico che sente il peso degli anni
Sul piano tecnico, Tales of Eternia Remastered fatica a nascondere le proprie origini. Il gioco conserva la struttura visiva della versione PlayStation del 2000, con ambientazioni bidimensionali disegnate a mano, sprite dei personaggi e una mappa del mondo realizzata in 3D. La direzione artistica risulta tutt’oggi eccellente, uno dei punti forti della produzione, soprattutto grazie ai fondali ricchi di dettagli e alle animazioni durante i combattimenti. Eternia risulta tutt’oggi uno dei JRPG old school della Golden Age 2D più visivamente affascinanti, e questa rimodernizzazione riesce nell’intento di valorizzare e modernizzare la bellezza di quegli sfondi e ambientazioni.
L’immagine risulta più pulita rispetto all’originale, grazie a una risoluzione di base più alta e a un buon lavoro di pulizia, rendendo godibile Tales of Eternia anche su schermi più moderni; restiamo però convinti che il suo habitat naturale sia il portatile, con Switch 2 come piattaforma consigliata per riscoprire questo JRPG. L’intervento è dunque chiaramente molto conservativo, più orientato a rendere il gioco accessibile sulle piattaforme attuali che a rinnovarne davvero la veste grafica: il titolo remastered non è li a caso e chi si aspetta un lavoro di totale rimodernizzazione rimarrà deluso.
A emergere è soprattutto la distanza rispetto agli standard raggiunti dalla serie negli episodi più recenti: modelli, animazioni ed effetti visivi conservano una semplicità che può risultare spiazzante per chi si avvicina oggi a Tales of Eternia senza conoscere il periodo in cui è stato realizzato. La colonna sonora di Motoi Sakuraba, invece, rimane uno dei punti più solidi dell’intera produzione, con brani che accompagnano efficacemente l’esplorazione e gli scontri, contribuendo a dare carattere alle diverse situazioni anche quando la presentazione visiva mostra i propri limiti.
Una remaster che punta sulla comodità
Le aggiunte più significative di questa edizione riguardano soprattutto la qualità della vita. Gli indicatori degli obiettivi aiutano a orientarsi durante la progressione, mentre la possibilità di disattivare gli incontri casuali permette di concentrarsi sull’esplorazione o sulla storia senza essere continuamente interrotti. Sono presenti anche opzioni per modificare parametricamente l’intera esperienza di gioco: si può infatti modificare con dei moltiplicatori, che vanno da 1 a 4, elementi chiave come i danni inflitti, i soldi o l’esperienza ottenuta, la cucina e tante altre cose.
Si tratta di interventi utili per rendere più gestibile un’avventura dalla struttura tradizionale, senza modificarne radicalmente il ritmo o il funzionamento. Chi vuole affrontare Tales of Eternia così com’era stato concepito può inoltre alternare la resa rimasterizzata a quella originale, comprese le impostazioni relative agli effetti sonori.
Resta quindi da capire quanto il gioco riesca a reggere il confronto con i JRPG contemporanei. La risposta dipende soprattutto dalle aspettative: Eternia non offre la varietà di sistemi e la fluidità dei capitoli più recenti, ma conserva un’identità precisa, una buona dinamica di gruppo e un sistema di combattimento che rappresenta una tappa importante nell’evoluzione della serie. La rimasterizzazione rende il recupero più pratico, senza cancellare i limiti di un’opera nata oltre venticinque anni fa.
Tales of Eternia Remastered
Tales of Eternia Remastered è un altro importante tassello firmato Bandai Namco per la modernizzazione e preservazione di una delle sue serie cardine. Dopo gli ultimi lavori più “moderni” e attuali, Bandai ha deciso di tornare ai primi anni 2000, riportando su console moderne un titolo tanto affascinante quanto classico e, probabilmente, indigesto per i giocatori dell’ultima ora. Il lavoro di rimasterizzazione è buono, con tante qualità della vita utili a modernizzare l’esperienza: resta comunque ampia la forbice tra gli ultimi capitoli, come Berseria e Xillia, e questo Eternia che, dall’alto dei suoi 25 e più anni sulle spalle, offrirà per forza un’esperienza più arcaica e datata dei capitoli recenti, ma non per questo meno affascinante.
7.8 / 5
Pro
- Artisticamente ancora un gioiellino
- La storia è tutt'oggi affascinante e piacevole
- Buon lavoro sulla qualità della vita
Contro
- Gameplay e struttura sentono il peso degli anni, nonostante le rimodernizzazioni
- Potrebbe risultare indigesto per chi ha giocato solo gli ultimi Tales of



