Tormented Souls II, la recensione della versione per Nintendo Switch 2

Tormented Souls II arriva su Nintendo Switch 2 con l'intenzione di diventare un "horror d'altri tempi tascabile". Lo ha fatto bene o male? Ve lo spieghiamo nella nostra recensione

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Il mondo dei survival horror cosiddetti “a telecamera fissa” sono di fatto il punto di partenza per il genere sul mercato videoludico: tra i titoli consigliati in coda a questa recensione, non a caso, trovate progetti storici per il genere come Alone in the Dark e il primo capitolo di Resident Evil: entrambe queste serie, con il tempo e le innovazioni tecnologiche, hanno adottato soluzioni di gameplay differenti, più dinamiche e capaci di raggiungere il grande pubblico, ma questo non significa certo che la struttura che ha lanciato tutto questo sia definitivamente sparita…

Esempio calzante in tal senso è proprio quello di Tormented Souls II, gioco già uscito un anno fa circa che, dopo un breve periodo di incubazione, arriva su Nintendo Switch 2 in un’edizione nativa che punta ad avvicinare anche gli utenti Nintendo a questo ritorno all’horror classico. Scopriamo subito se i ragazzi di Dual Effect hanno fatto o meno un buon lavoro, sia nella fase strutturale in sé sia, soprattutto, nell’adattarsi alle potenzialità e limitazioni di Nintendo Switch 2.

Un rapido cenno a trama e storia principale

Torniamo nei panni della protagonista del primo capitolo, Caroline Walker, che si ritrova immersa in un inquietante e pericoloso mondo, fatto da antichi monasteri e minacce esoteriche, nel tentativo di salvare la sorella da un’oscura maledizione. Attraverso un ambiente graficamente potente e impattante, anche e soprattutto per ambientazioni e scene forti riportate, ci muoveremo in spazi chiusi interessati dalle tipiche telecamere fisse incontrate nei primissimi Resident Evil: un tuffo nel passato con idee moderne. Il titolo vanta una storia che si sviluppa nell’arco di circa 15 ore.

La trama non è particolarmente complessa, ma sono certamente degne di nota le ambientazioni, specialmente per come sono state disegnate e riportate in gioco, e il ritmo di gameplay, che si adatta facilmente all’approccio del giocatore stesso: sono infatti presenti numerosi enigmi che possono essere scoperti solo con un po’ di curiosità, senza che siano infatti obbligatori o vincolanti per il proseguire della trama.

Il tutto si risolve in un titolo sfidante anche nelle modalità più semplicistiche, basato su meccaniche “arcaiche” ma capaci di stimolare il giocatore alla riflessione anziché all’irruzione (proiettili contati, punti di interesse posizionati al fine di creare difficoltà) senza che la telecamera fissa condizioni in alcun modo la qualità dell’esperienza.

Artisticamente parlando, siamo sulla piena sufficienza: non c’è uno stile particolarmente definito, ma pulizia sia nel comparto grafico sia in quello sonoro.

Perché quella su Switch 2 non è la sua miglior veste?

Come potrete aver intuito dal titolo di questo paragrafo, non mi ritengo particolarmente soddisfatta di questa specifica versione del gioco, per 3 diversi motivi che di seguito voglio andare ad illustrare.

Il primo è la mancata possibilità di sfruttare le capacità dei nuovi joy-con, caratteristica che all’effettivo dovrebbe rendere i titoli più appetibili per questa console, dato che è una delle sue peculiarità. In più momenti del gioco, tra gameplay e menù, muoviamo il cursore di un mouse su tutto lo schermo, ma per qualche motivo ignoto, non è possibile rendere più agevole questa pratica tramite l’uso dell’apposita funzione dei joy-con 2, evidentemente non implementata nel porting.

La seconda motivazione è un comparto comandi legnoso e difficilmente gestibile. Vado dritta al sodo e faccio un esempio per spiegarmi al meglio al riguardo: abbiamo la selezione rapida degli oggetti dal menu (utile per, per esempio, passare da un’arma a lunga gittata ad una per il corpo a corpo nel corso di un combattimento) tramite una ruota formata da massimo 4 elementi selezionabili, ma questa selezione viene fatta tramite… la levetta analogica destra. Potete ben immaginare quanto sia difficile e stressante, in una situazione concitata, far fare quell’esatta selezione che vogliamo far capire al gioco. Tutto, in generale, si muove su questo avviso: un’intelligenza strutturale che non si applica al mezzo su cui è stata trasposta.

La terza, è la poca coordinazione tra gioco e controller: tornando al discorso joy-con, ci soffermiamo sulla vibrazione. Il titolo sfrutta la vibrazione dei joy-con 2, ma lo fa senza un ritegno ben preciso. Nelle situazioni di calma, abbiamo vibrazioni forti e concitate, mentre in quelle più ricche di azione, abbiamo raramente la medesima sensazione.

In conclusione, posso ritenere che il potenziale del titolo, che esiste senza alcun dubbio, pur potendo di fatto appassionare davvero solo una stretta cerchia di utenti, viene bruciato dalla poca volontà manifesta di adattarsi allo strumento a propria disposizione, ossia Nintendo Switch 2.

Sufficiente

Tormented Souls II

Quello di Tormented Souls II su Switch 2 è un porting che, sebbene con tantissimo potenziale, si dimostra piuttosto pigro e privo di volontà di avvicinarsi all’utenza scelta. Il gioco non è brutto, anzi è una manna dal cielo per i fan di un certo tipo di survival horror (quelli spiccatamente vecchio stile, come i citati), ma non è chiaramente pensato per essere giocato sull’ibrida Nintendo.

6 / 5

Pro
  • titolo ben pensato e strutturato
  • esperienza che si paragona a un passato glorioso
  • tecnicamente valido
Contro
  • non si adatta per niente alla console sulla quale si trova, e questo è il più grande dei difetti per un porting
  • User experience massacrata dai comandi
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