Insidious, Fuori dall’Altrove: la recensione del sesto film della saga inaugurata da James Wan

Recensione del sesto capitolo della saga horror di James Wan, diretto da Jacob Chase: la storia racconta di una mamma e una figlia ancora una volta legate all'Altrove.

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Jacob Chase dirige il sesto capitolo della fortunatissima saga iniziata nell’ormai lontano 2010 Insidious, dopo tre anni da Insidious – La porta rossa. Tra i produttori figurano due vecchie conoscenze: Leigh Whannell e James Wan, i creatori originali di questa e di altre saghe, come Saw e The Conjuring. Si nota qualcosa in comune in queste tre serie cinematografiche? Forse sì, purtroppo. Tre ottimi prodotti che hanno portato a sequel, spinoff, reboot e così via che durano da ormai troppo tempo. Insidious sembrava una piccola e originale opera completa con i due film iniziali, ottimi se visti di seguito, concepiti per chiudere in maniera ottimale una storia, dare le risposte necessarie e la soddisfazione agli spettatori. Invece, siamo ancora a parlarne.

Facciamo brevemente il punto: nel 2010 e 2013, grazie ai primi due capitoli, abbiamo conosciuto la storia della famiglia di Josh Lambert (Patrick Wilson), padre di Dalton, un ragazzino nato con il dono del viaggio astrale. Dalton aveva ereditato questa capacità proprio dal padre Josh, che nel frattempo aveva dimenticato di averla grazie all’ipnosi, ma Dalton si perde nell’Altrove: il “mondo parallelo” popolato da entità e demoni che attaccano le anime dei vivi, cercando di impossessarsi dei loro corpi e tornare in qualche modo alla vita reale. Nel secondo Insidious, lo stesso Josh veniva posseduto, ma grazie all’aiuto dei medium (prima fra tutti Elise Rainier, che però viene uccisa proprio da Josh posseduto), la famiglia riesce a risolvere i suoi problemi di possessione. I due film successivi, Insidious – L’inizio (2015) e Insidious – L’ultima chiave (2018) erano invece tornati indietro nel tempo, abbastanza inutilmente, per approfondire tematiche riguardo l’altrove, alcuni demoni e soprattutto Elise, forse rimasta uccisa troppo presto nella narrazione principale e quindi recuperata per piacere dei fan. La porta rossa, protagonista di questo lato della saga, diventa il temibile e terribile accesso dell’Altrove dal mondo dei vivi. Bisogna chiuderla! In Insidious – La porta rossa (2023), per l’appunto, torniamo alla storia di Josh nove anni dopo, quando dei retaggi di vita astrale tornano in Dalton e padre e figlio dovranno letteralmente affrontare di nuovo i loro demoni del passato. Altro capitolo dalla dubbia utilità.

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Cosa c’è fuori dall’altrove?

Siamo quindi all’attuale e uscito in sala da poco Insidious – Fuori dall’Altrove, dove non seguiamo più la storia della famiglia Lambert, ma ci spostiamo su mamma e figlia: Gemma è una giovane madre (e igienista dentale) rimasta orfana da bambina interpretata da Amelia Eve. La rispettiva madre, colpita da un’apparente grave malattia, sembra impazzire e si suicida davanti agli occhi di Gemma. Sembra che la storia inizi a ripetersi. Gemma viene perseguitata da visioni che hanno a che fare con il suo passato e con la casa in cui vive insieme alla figlia, la stessa in cui è nata. Le visioni diventano ben presto qualcosa di più e Gemma scopre di avere il potere del viaggio astrale e di potersi spostare sempre con più agilità (e pericolo) nell’Altrove. Ma conosciamo bene quanto questo potere sia pericoloso, perchè abbandonando il proprio corpo nella vita reale, esso diventerà un involucro da occupare per le entità che popolano l’altrove e presenze inquietanti che popolano invece quello reale. Gemma dovrà affrontare la sua tragedia con l’aiuto della defunta Elise tramite una medium ed il suo fidanzato poliziotto andando incontro alla solita storia già vista in molti film, ma con un’unica differenza che ha a che fare con un’interessante capacità di Gemma. È in grado infatti di trasportare cose o persone dall’altrove al mondo reale e viceversa, diventando un potenziale e potente ponte tra i due mondi. La storia si incrocerà con quella di una vecchia setta capeggiata da un demone e, naturalmente, con quella della madre.

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Attenzione però, perché una scena post-credit ci suggerisce che forse non siamo ancora alla fine della saga (e infatti, il finale chiude ben poco). Questo nuovo Insidious è come al solito un film dalla produzione solida, ben girato e gestito soprattutto nella prima metà, in cui risulta scorrere molto meglio. Come sempre però, a parte una solita nuova e interessante introduzione alla trama, diventa già visto e sempre meno originale andando verso il finale. Interessante un accenno all’utilizzo di inquietanti spazi liminali, che vanno molto di moda ultimamente, ma a parte il nuovo modo di rendere partecipe Elise ed il potere di Gemma, c’è poco da vedere.

In conclusione?

Il problema di Insidious, come delle altre due lunghe saghe di produzione James Wan e Leigh Whannell é che non se ne vede una fine. Cioè, ha perso una direzione nella quale si possa capire “ok, è questo che bisogna fare per risolvere la situazione”. Sembra che ogni nuovo film possa aprire e poi chiudere un nuovo capitolo sempre compatibile agli altri, sempre in qualche modo coerente, ma non necessariamente utile. Perché questo rende la storia principale, soprattutto dei primi due capitoli, col senno di poi sempre meno forte e credibile. Rende anche tutte le varie figure conosciute, soprattutto quella di Elise, meno importanti e potenti. Quindi, vale la pena continuare ancora con nuovi capitoli mediocri (ma non troppo brutti), girati bene, prodotti bene, ma che lasciano poco e niente allo spettatore?

Insidious: Fuori dall'Altrove

Insidious: Fuori dall’Altrove è il sesto e ancora non finale della saga omonima, che aggiunge ben poco e porta poche novità. Una saga forse stanca che non sa trovare un suo finale, ma che introduce una nuova abilità del viaggio astrale, non vista prima.

5.5 / 5

Pro
  • Interessante la nuova abilità della protagonista
  • Spazi liminali
Contro
  • Storia già vista
  • Non si vede una fine
  • A tratti noioso
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