Mullet MadJack, la recensione di un folle e psichedelico FPS stile anni 80/90

Uno shooter cyberpunk velocissimo e fuori controllo, che trasforma adrenalina, neon e caos arcade in una delle esperienze FPS più folli degli ultimi anni.

Ti piacciono i film action tamarri anni ’90? Hai adorato vedere Jason Statham correre come un disperato in Crank pur di non morire? Ti manca quell’epoca in cui i videogiochi non avevano paura di essere rumorosi, cafoni, velocissimi e completamente fuori controllo? Allora Mullet MadJack potrebbe essere esattamente il tipo di follia digitale che stavi cercando. Lo shooter sviluppato da HAMMER95 non prova minimamente a essere elegante o raffinato. Non vuole raccontarti una storia profonda, ne vuole guidarti lentamente dentro le sue meccaniche e soprattutto non vuole lasciarti respirare. Vuole prenderti a schiaffi fin dal primo minuto e obbligarti a sopravvivere dentro un trip cyberpunk alimentato da synthwave, neon e violenza ipercinetica.

Pubblicato originariamente nel maggio 2024 su PC, Mullet MadJack è arrivato successivamente anche su Nintendo Switch, piattaforma su cui lo abbiamo testato per questa recensione. E sorprendentemente, nonostante la natura estremamente frenetica del gameplay, il titolo di HAMMER95 riesce a mantenere intatta quasi tutta la propria anima arcade anche in versione portatile. La fluidità resta fondamentale per sostenere il ritmo forsennato dell’azione e, pur con qualche inevitabile compromesso tecnico rispetto alla versione PC, il gioco conserva tutta la sua velocità, il caos visivo e la scarica costante di adrenalina che lo rendono così particolare… E la cosa incredibile è che funziona dannatamente bene.

Mullet Madjack

Ironia Action anni 80/90

La trama è volutamente ridicola, ma perfettamente coerente con il tono generale dell’esperienza. Vestiamo i panni di MadJack, un anti-eroe con mullet anni ’80 e atteggiamento da protagonista anime ultra violento, impegnato a scalare un gigantesco grattacielo pieno di robot assassini per salvare una ragazza rapita. È tutto costruito come una gigantesca VHS cyberpunk dimenticata in qualche videoteca del 1994: esagerata, tamarra e totalmente priva di vergogna. Ma tanto la narrativa serve solo come scusa per spararti dentro uno degli FPS arcade più frenetici usciti negli ultimi anni.

L’idea centrale del gioco è tanto semplice quanto geniale: il protagonista ha soltanto dieci secondi di vita. Quando il timer arriva a zero, si muore all’istante. Per continuare a sopravvivere bisogna uccidere nemici, concatenare kill spettacolari e mantenere il flow del combattimento costantemente attivo. Non esistono pause vere, non esiste il concetto di “fermarsi un attimo a capire la situazione”. Mullet MadJack ti spinge continuamente in avanti come una locomotiva impazzita.

Corri, spara e non pensare!

Il bello di Mullet MadJack è che all’inizio sembra quasi ingestibile. I primi minuti sono puro caos: nemici ovunque, proiettili, countdown che scende troppo velocemente e il cervello che cerca disperatamente di capire cosa stia succedendo. Poi però il gioco scatta improvvisamente dentro la testa del giocatore. A un certo punto si smette di pensare e si inizia semplicemente a muoversi seguendo il ritmo. Ed è lì che il titolo di HAMMER95 diventa come una droga.

Ogni stanza si trasforma in una micro arena da attraversare alla massima velocità possibile. Si entra sparando, si scivola sotto i proiettili, si tira un calcio volante a un robot, lo si lancia contro una ventola gigante e si continua immediatamente verso il piano successivo mentre il timer torna a salire. Più le tue azioni saranno spettacolari più i minuti in cui resterai in vita aumenteranno. La cosa più intelligente è che il gioco premia continuamente lo stile. Uccidere normalmente un nemico garantisce qualche secondo extra, ma eliminarlo in maniera spettacolare permette di ottenere ricompense molto più generose. Questo sistema spinge il giocatore a sperimentare costantemente con l’ambiente e con le armi invece di limitarsi a sparare in maniera tradizionale.

Uccidi con stile

Mullet MadJack dà il meglio di sé proprio quando si smette di giocare “bene” e si inizia a giocare in maniera completamente irresponsabile. Pareti elettrificate, trappole ambientali, oggetti esplosivi e finisher corpo a corpo trasformano ogni combattimento in una sorta di playground ultraviolento dove l’obiettivo è sì sopravvivere, ma facendolo nel modo più spettacolare possibile. In questo senso il gioco ricorda un po’ Bulletstorm, ma con una velocità ancora più estrema.

Anche il gunplay convince parecchio. Le armi hanno un feedback immediato, pesante e soddisfacente, mentre il movimento del protagonista resta sempre fluidissimo anche durante i momenti più deliranti. Correre sui muri, scivolare, sparare in salto e concatenare kill una dietro l’altra diventa incredibilmente naturale dopo poco tempo. La sensazione generale ricorda certi boomer shooter moderni come ULTRAKILL o Turbo Overkill, ma Mullet MadJack possiede un’identità molto più arcade e “ignorante”. Non cerca la perfezione tecnica assoluta o il combat system ultra sofisticato: punta tutto sulla scarica di adrenalina continua.

Uno psichedelico retro-cyberpunk

Artisticamente il gioco riesce a costruirsi una personalità fortissima. Neon sparati ovunque, sangue digitale, filtri VHS, anime girls anni ’90 e colori saturi fino alla nausea trasformano ogni livello in un’aggressione sensoriale continua. È volutamente eccessivo, quasi trash in certi momenti, ma proprio per questo incredibilmente memorabile.

La colonna sonora poi accompagna perfettamente il massacro. Synthwave, elettronica aggressiva e beat martellanti sostengono il ritmo dell’azione senza fermarsi praticamente mai. Non ci sono momenti di calma: Mullet MadJack vuole mantenere il giocatore costantemente sotto pressione e utilizza musica ed effetti sonori come parte integrante di questa filosofia.

Roguelite quanto basta

Interessante anche la componente roguelite inserita dagli sviluppatori. Dopo ogni livello si possono scegliere potenziamenti casuali che modificano sensibilmente il gameplay: rallentamento del tempo, danni aumentati, bonus agli headshot, più velocità o munizioni extra cambiano il modo di affrontare le run e aggiungono una discreta varietà all’esperienza. Non si tratta sicuramente del sistema roguelite più profondo mai visto, ma funziona bene all’interno della struttura arcade del gioco e soprattutto aumenta parecchio la rigiocabilità. Anche perché una singola run può essere completata abbastanza rapidamente.

La durata infatti è uno degli aspetti più particolari del titolo. Una partita standard a difficoltà normale può tranquillamente essere completata in circa tre ore. Tuttavia sarebbe un errore considerarlo un difetto vero e proprio, perché Mullet MadJack è chiaramente pensato per essere rigiocato più volte. Le varie difficoltà modificano sensibilmente il feeling del gameplay. Le modalità più semplici riducono la pressione del countdown, mentre quelle avanzate trasformano il gioco in una sorta di inferno arcade per riflessi e concentrazione fino ad arrivare alla difficoltà permadeth che rende tutto un inferno. E bisogna ammettere che il titolo dà il meglio proprio quando smette di avere pietà del giocatore.

Tutto scorre veloce anche su Switch

Portare uno shooter frenetico come Mullet MadJack su Nintendo Switch non era affatto una sfida semplice, soprattutto considerando quanto il gameplay si basi su riflessi, precisione e velocità costante. Eppure il lavoro svolto da HAMMER95 riesce sorprendentemente a mantenere intatta gran parte dell’esperienza originale. In modalità docked il gioco offre una fluidità generalmente stabile, fondamentale per sostenere uno shooting che non lascia praticamente mai respiro e che obbliga il giocatore a concatenare movimenti, headshot e kill in rapidissima successione. Anche durante gli scontri più caotici, pieni di effetti visivi, nemici e proiettili a schermo, il titolo resta abbastanza reattivo da non compromettere il flow del gameplay, elemento centrale dell’intera esperienza.

Mullet Madjack

In portatile, invece, Mullet MadJack cambia leggermente natura ma continua a funzionare molto bene. Lo schermo handheld rende l’azione ancora più immediata e “compressa”, quasi come avere tra le mani una versione arcade tascabile del gioco. Le sessioni brevi si sposano perfettamente con la struttura veloce delle run e con il ritmo forsennato dello shooting, rendendo la console Nintendo una piattaforma ideale per partite rapide e adrenaliniche. Certo, nelle fasi più confuse la leggibilità dell’azione può soffrire un po’, soprattutto a causa dell’enorme quantità di neon, effetti particellari e nemici presenti contemporaneamente su schermo, ma il porting riesce comunque a preservare la sensazione fondamentale del gioco: quella continua corsa in avanti fatta di riflessi, velocità e pura aggressività arcade.

Velocità, ma con qualche compromesso

Naturalmente Mullet MadJack non è un’esperienza perfetta, e gran parte dei suoi limiti derivano proprio dalla scelta di costruire tutto attorno alla velocità estrema. Il level design, ad esempio, svolge molto bene il proprio compito nel sostenere il ritmo forsennato dell’azione, ma raramente riesce a lasciare davvero il segno. Le mappe sono progettate quasi esclusivamente per mantenere il giocatore in costante movimento: corridoi, arene compatte, passaggi rapidi e sezioni verticali servono soprattutto a evitare qualsiasi rallentamento del flow. È una scelta coerente con la filosofia del gioco, ma che sul lungo periodo finisce inevitabilmente per sacrificare varietà e personalità degli ambienti.

Dopo alcune ore, infatti, molti livelli iniziano a confondersi tra loro. Cambiano colori, disposizione dei nemici e qualche elemento scenografico, ma la struttura generale tende spesso a ripetersi. Inoltre, proprio perché il gameplay obbliga a muoversi sempre a velocità folle, diventa difficile apprezzare davvero il lavoro artistico o memorizzare momenti specifici dei livelli. Il giocatore è così concentrato sul timer, sui nemici e sui riflessi da vivere gran parte dell’esperienza come una lunga scarica continua di adrenalina, senza vere pause capaci di spezzare il ritmo o creare situazioni più memorabili.

Anche il ritmo stesso, che inizialmente rappresenta il punto di forza assoluto del gioco, alla lunga rischia di diventare quasi estenuante. Mullet MadJack non concede praticamente mai respiro: ogni combattimento, ogni stanza e ogni movimento sono costruiti per mantenere costante la pressione sul giocatore. Questo approccio rende l’esperienza incredibilmente coinvolgente nelle prime run, ma può trasformarsi in qualcosa di quasi affaticante durante le run successive, soprattutto se giocate allo stesso livello di difficoltà. È uno di quei giochi che funzionano meglio in brevi scariche intense piuttosto che in maratone prolungate.

La narrativa rappresenta invece una scelta volutamente minimalista. Il gioco costruisce un immaginario cyberpunk tamarro e pieno di personalità, ma non sviluppa realmente personaggi, lore o worldbuilding. Tutto esiste esclusivamente per giustificare il gameplay e l’atmosfera generale. Chi cerca una storia articolata, dialoghi memorabili o una vera evoluzione narrativa rimarrà inevitabilmente deluso. I personaggi sono poco più che caricature funzionali all’azione, mentre il mondo di gioco resta sullo sfondo senza mai essere davvero approfondito.

Va però detto che HAMMER95 sembra perfettamente consapevole di questa scelta. Mullet MadJack non vuole essere un FPS cinematografico o emotivamente coinvolgente: vuole essere una scarica continua di adrenalina digitale. E proprio questa coerenza totale tra intenzioni e risultato finale impedisce a questi limiti di trasformarsi in veri difetti distruttivi per l’esperienza.

Mullet MadJack è uno shooter che vive quasi esclusivamente di gameplay, atmosfera e velocità. Ed è proprio questa sua natura estremamente sincera a renderlo così divertente. Non cerca compromessi, non rallenta mai e soprattutto non prova a essere qualcosa di diverso da ciò che è realmente. È un FPS tamarro, velocissimo, rumoroso e completamente fuori di testa. Ed è esattamente per questo che riesce a lasciare il segno.

Mullet MadJack

Mullet MadJack è uno di quei giochi che puntano tutto su una singola idea di gameplay e riescono a costruirci attorno un’esperienza sorprendentemente solida e memorabile. Il sistema del countdown trasforma ogni combattimento in una corsa disperata e adrenalinica, mentre il gunplay velocissimo, l’estetica cyberpunk anni ’90 e la colonna sonora synthwave contribuiscono a creare uno shooter con una personalità fortissima. Non mancano però alcuni limiti evidenti: il level design tende col tempo a diventare ripetitivo, la narrativa resta poco più di un pretesto e il ritmo costantemente sopra le righe può risultare stancante nelle sessioni più lunghe. Nonostante questo, HAMMER95 riesce comunque a confezionare uno degli FPS arcade più folli, divertenti e sinceramente originali degli ultimi anni, un titolo che non cerca compromessi e che proprio per questo riesce a distinguersi in un panorama sempre più omologato.

8.5 / 5

Pro
  • Gameplay velocissimo e super soddisfacente
  • Concept del countdown geniale
  • Grande rigiocabilità
Contro
  • Level design poco memorabile
  • Ritmo potenzialmente stancante
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